Croce e delizia, Benitez si gode la rinascita di Zuniga

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José Nestor Pekerman dovrebbe fare una statua a Rafa Benitez. Come la Colombia non dovrebbe mai smettere di dire grazie al Napoli. Sarà anche vero (forse, chissà) che il lavoro nobilita l’uomo, ma vogliamo parlare del riposo? Il non lavoro, l’assenza di stress, gli allenamenti senza partita. Ecco, per otto mesi il club azzurro ha coccolato Camilo Zuniga, lo ha rigenerato, lo ha rimesso al mondo, in pace con se stesso e con gli altri. E lo ha consegnato nella mani della nazionale del suo Paese nuovo di zecca. E Zuniga, questo è sotto gli occhi a tutti, aveva un enorme bisogno di staccare. La Colombia che vola nei quarti di finale di questo Mondiale all’insegna del Sudamerica ruota tutto sulla difesa degli «italiani» Zuniga – Zapata – Yepes – Armero. Camilo «Zuzu» non ce la faceva più a giocare con quel dolore al ginocchio, dopo mesi rutilanti: e dopo l’operazione a ottobre – subito dopo la gara di Champions con l’Arsenal – che lo avrebbe dovuto riconsegnare a Rafa dopo solo un mese di riabilitazione, Zuniga è scomparso dalla scene. Un bel guaio. Perché nel frattempo si fece male anche Mesto. Insomma, per Zuniga una stagione pazzesca. Fatta di dolorini al ginocchio che andavano e tornavano rendendo il suo recupero un vero tormento. Alla fine, come da previsione, Zuniga è tornato forte. Fortissimo. Ma il Napoli lo ha visto col binocolo per un anno intero: otto presenze in tutto, solo due scampoli nel 2014 con Sampdoria e Verona. Con il Cagliari se la prese con Rafa che lo fece riscaldare ma poi fece entrare Radosevic. Ma il rapporto tra Benitez e Zuniga è molto solido. D’altronde come quello con il Napoli: è legato agli azzurri con un contratto siglato ad ottobre scorso fino al 2018 che lo ha blindato dopo un’estate in cui era stato inseguito sia da Juventus che da Barcellona. Vederlo adesso correre e giocare ai livelli del Napoli di Mazzarri dimostra che anche l’operazione di recupero di Zuniga, sia pure lentissima, è stata comunque eccellente. La paura che Zuzu possa essere diventato un pallido clone di se stesso con le gambette che non frullavano più sono sparite definitivamente dopo la gara con il suo ex compagno di squadra, ma grande amico, Edinson Cavani. Grinta, determinazione e volontà da vendere. Il Napoli fa festa con la Colombia. In fondo anche Benitez deve dire grazie a Pekerman per la rinascita di Zuniga. (Pino Taormina – Il Mattino)

José Nestor Pekerman dovrebbe fare una statua a Rafa Benitez. Come la Colombia non dovrebbe mai smettere di dire grazie al Napoli. Sarà anche vero (forse, chissà) che il lavoro nobilita l’uomo, ma vogliamo parlare del riposo? Il non lavoro, l’assenza di stress, gli allenamenti senza partita. Ecco, per otto mesi il club azzurro ha coccolato Camilo Zuniga, lo ha rigenerato, lo ha rimesso al mondo, in pace con se stesso e con gli altri. E lo ha consegnato nella mani della nazionale del suo Paese nuovo di zecca. E Zuniga, questo è sotto gli occhi a tutti, aveva un enorme bisogno di staccare. La Colombia che vola nei quarti di finale di questo Mondiale all’insegna del Sudamerica ruota tutto sulla difesa degli «italiani» Zuniga – Zapata – Yepes – Armero. Camilo «Zuzu» non ce la faceva più a giocare con quel dolore al ginocchio, dopo mesi rutilanti: e dopo l’operazione a ottobre – subito dopo la gara di Champions con l’Arsenal – che lo avrebbe dovuto riconsegnare a Rafa dopo solo un mese di riabilitazione, Zuniga è scomparso dalla scene. Un bel guaio. Perché nel frattempo si fece male anche Mesto. Insomma, per Zuniga una stagione pazzesca. Fatta di dolorini al ginocchio che andavano e tornavano rendendo il suo recupero un vero tormento. Alla fine, come da previsione, Zuniga è tornato forte. Fortissimo. Ma il Napoli lo ha visto col binocolo per un anno intero: otto presenze in tutto, solo due scampoli nel 2014 con Sampdoria e Verona. Con il Cagliari se la prese con Rafa che lo fece riscaldare ma poi fece entrare Radosevic. Ma il rapporto tra Benitez e Zuniga è molto solido. D’altronde come quello con il Napoli: è legato agli azzurri con un contratto siglato ad ottobre scorso fino al 2018 che lo ha blindato dopo un’estate in cui era stato inseguito sia da Juventus che da Barcellona. Vederlo adesso correre e giocare ai livelli del Napoli di Mazzarri dimostra che anche l’operazione di recupero di Zuniga, sia pure lentissima, è stata comunque eccellente. La paura che Zuzu possa essere diventato un pallido clone di se stesso con le gambette che non frullavano più sono sparite definitivamente dopo la gara con il suo ex compagno di squadra, ma grande amico, Edinson Cavani. Grinta, determinazione e volontà da vendere. Il Napoli fa festa con la Colombia. In fondo anche Benitez deve dire grazie a Pekerman per la rinascita di Zuniga. (Pino Taormina – Il Mattino)