Mondiali 2014: James Rodriguez, Messi e Sneijder, che spettacolo i numeri 10

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La solitudine dei numeri 10. Che non saranno numeri primi, ma indossano una maglia che pesa una tonnellata, soprattutto in un Mondiale. Chi trova in se stesso la forza di trasformare la pressione in energia si garantisce un posto nella leggenda del calcio, gli altri rimangono schiacciati. Il 10, qui in Brasile, finora ha fatto grande James Rodriguez, confortato Messi, preoccupato Neymar, affondato Cassano. E si possono anche evitare paragoni impossibili tra epoche diverse, ma quel numero resta speciale, perché fa pensare subito a Pelé, Maradona o Platini, campioni che l’hanno nobilitato fino a renderlo un simbolo di classe.DIECI E LODE — Gli ultimi due numeri 10 a fare centro qui in Brasile sono stati Giovani dos Santos e Sneijder, in un ottavo da batticuore: quando la posta in palio è alta, Wesley tradisce raramente. Di James Rodriguez, negli ultimi due giorni, si è detto e scritto molto. Di Messi non c’è neppure bisogno di parlare, se non per evidenziare che, questa volta, le sue prestazioni con l’Albiceleste sono migliori di quelle viste a Barcellona nella stagione appena conclusa. Sono partiti forte anche Neymar e Benzema: il Meninho de Ouro, però, col Cile non ha brillato, mentre la punta francese dovrà confermarsi dopo i sigilli con Honduras e Svizzera. Rimane, comunque, tra i “10” positivi, come Hazard, che pur senza andare a bersaglio sta aiutando il Belgio a farsi onore. Alla compagnia si aggiungono due protagonisti a sorpresa: l’algerino Feghouli e il costaricano Ruiz hanno assaggiato il calcio di vertice in Liga e Premier League, ma quasi nessuno li avrebbe immaginati tra i leader di nazionali ancora in corsa dopo i gironi. Un po’ come l’eterno Karagounis, ancora importante per la Grecia. Applausi anche a due “10” africani eliminati: André Ayew e Gervinho hanno fatto ciò che dovevano.DIECI SOTTO ZERO — Il gruppo dei “senza infamia e senza lode” è folto: si va da Rooney a Modric, da Mikel a Valdivia e Xhaka. Ma quello dei flop è ancora più nutrito e di certo fa più rumore. Di Cassano abbiamo detto, non insistiamo per non infierire, in fondo questa Nazionale non è mai stata disegnata per lui. Ma anche Forlan non è riuscito a dare alcun contributo all’Uruguay, né Dzagoev ha potuto risalire posizioni nella considerazione di Capello, che lo “vede” poco. Per non parlare di Kagawa, che in Confederations Cup qui aveva fatto sognare il Giappone e ora, dopo un anno orribile al Manchester Utd, sembra uno qualunque. Comprimari anche Fabregas e Podolski, ma almeno il tedesco è andato avanti nel torneo, mentre Cesc resta un personaggio in cerca d’autore.La solitudine dei numeri 10. Che non saranno numeri primi, ma indossano una maglia che pesa una tonnellata, soprattutto in un Mondiale. Chi trova in se stesso la forza di trasformare la pressione in energia si garantisce un posto nella leggenda del calcio, gli altri rimangono schiacciati. Il 10, qui in Brasile, finora ha fatto grande James Rodriguez, confortato Messi, preoccupato Neymar, affondato Cassano. E si possono anche evitare paragoni impossibili tra epoche diverse, ma quel numero resta speciale, perché fa pensare subito a Pelé, Maradona o Platini, campioni che l’hanno nobilitato fino a renderlo un simbolo di classe.DIECI E LODE — Gli ultimi due numeri 10 a fare centro qui in Brasile sono stati Giovani dos Santos e Sneijder, in un ottavo da batticuore: quando la posta in palio è alta, Wesley tradisce raramente. Di James Rodriguez, negli ultimi due giorni, si è detto e scritto molto. Di Messi non c’è neppure bisogno di parlare, se non per evidenziare che, questa volta, le sue prestazioni con l’Albiceleste sono migliori di quelle viste a Barcellona nella stagione appena conclusa. Sono partiti forte anche Neymar e Benzema: il Meninho de Ouro, però, col Cile non ha brillato, mentre la punta francese dovrà confermarsi dopo i sigilli con Honduras e Svizzera. Rimane, comunque, tra i “10” positivi, come Hazard, che pur senza andare a bersaglio sta aiutando il Belgio a farsi onore. Alla compagnia si aggiungono due protagonisti a sorpresa: l’algerino Feghouli e il costaricano Ruiz hanno assaggiato il calcio di vertice in Liga e Premier League, ma quasi nessuno li avrebbe immaginati tra i leader di nazionali ancora in corsa dopo i gironi. Un po’ come l’eterno Karagounis, ancora importante per la Grecia. Applausi anche a due “10” africani eliminati: André Ayew e Gervinho hanno fatto ciò che dovevano.DIECI SOTTO ZERO — Il gruppo dei “senza infamia e senza lode” è folto: si va da Rooney a Modric, da Mikel a Valdivia e Xhaka. Ma quello dei flop è ancora più nutrito e di certo fa più rumore. Di Cassano abbiamo detto, non insistiamo per non infierire, in fondo questa Nazionale non è mai stata disegnata per lui. Ma anche Forlan non è riuscito a dare alcun contributo all’Uruguay, né Dzagoev ha potuto risalire posizioni nella considerazione di Capello, che lo “vede” poco. Per non parlare di Kagawa, che in Confederations Cup qui aveva fatto sognare il Giappone e ora, dopo un anno orribile al Manchester Utd, sembra uno qualunque. Comprimari anche Fabregas e Podolski, ma almeno il tedesco è andato avanti nel torneo, mentre Cesc resta un personaggio in cerca d’autore.