“Le coste e la piazza hanno l’ombra di Pitagora nella Calabria di Francesco Grisi”, di Marilena Cavallo.

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Nota di Maurizio Vitiello – Riceviamo e, volentieri, pubblichiamo la riflessione su “Le coste e la piazza hanno l’ombra di Pitagora nella Calabria di Francesco Grisi” della studiosa Marilena Cavallo.

 

 

Le coste e la piazza hanno l’ombra di Pitagora

nella Calabria di Francesco Grisi

di Marilena Cavallo

“La piazza è una voce.
La voce raccoglie echi di mare.
Le coste hanno l’ombra di Pitagora
e  i numeri sono nel vento.
Ho camminato. Nel girotondo delle parole
nell’ascolto. E poi. Verranno i pescatori
con il sale del mare di Cutro”.

Lo scrivere di Francesco Grisi è un adagio che si raccoglie in chiare immagini che sembrano, a prima lettura, quasi descrittive o “fotografiche”, ma costituiscono un mosaico i cui tasselli sono spazi di memorie. Queste memorie sono fatte di luoghi e si definiscono in un caratterizzante immaginario.
La Calabria e Cutro, in particolare, sono elementi, in Grisi, poetici.

Spesso ritorna la figura di Pitagora ed è visto come metafora di una profonda grecità, ma anche come fondamentale incastro di radici.

Nell’insieme si avverte, con coerenza, un linguaggio dalle forti tonalità ironiche.
L’ironia è  anche il riso istrionico, ma è soprattutto il tempo consolidato delle malinconie. Nella poesia, inedita, riportata ad incipit, dal titolo: “La piazza è una voce”,  si registrano tutte le componenti di una esistenza di un luogo che è ben metaforizzato tra il mare, Cutro e i simboli che ogni parola sottolinea.
Bisogna fare attenzione anche ad una singola parola  considerato il modello linguistico e la presenza o l’assenza della punteggiatura.
La piazza di (o in)  Grisi è sempre un luogo mediterraneo. È l’agorà nel vero concetto che offre un senso allo spazio metaforico e reale dell’incontro tra l’immaginario, i ricordi e la contemplazione. Nella cultura mediterranea la contemplazione dei luoghi è una chiave di lettura.

La grecità nella Calabria è testimonianza contemplante. Gli studi di Pierfranco Bruni hanno permesso di aprire a ventaglio una chiave di lettura su tutto il contesto poetico e narrativo di Grisi. E anche questi inediti ci permettono di approfondire le indicazioni già sottolineati, nelle sue pubblicazioni da Pierfranco Bruni. La metafora di cui parla spesso Bruni è “sorgente” letteraria e umana negli scritti di Grisi.
Così come in questi altri versi in cui la piazza è ancora un riferimento.

“Di notte. Ho sostato nella piazza.
La luce. Il riflesso della luna. Passeggera
nel trascorrere del vento. Io. Nel gioco di una partita a scacchi ho raccolto l’infanzia di mio padre. E. La nonna. Dialoga con i colombi.
Cutro è una vita. Il resto sono città.
Nelle estati con il fuoco del sole poi
si scendeva a mare”.

Il titolo: “Nel trascorrere del vento, a Cutro”. Inediti anche questi versi. Molto inteso il passaggio nel quale si sottolinea che Cutro è una vita mentre tutto il resto è come se passasse nell’anonimo delle città.
Insomma la memoria è una costante del ritornare “pavesianamente” a un paese. In quel paese che significa la sconfitta del non essere soli.

Francesco Grisi è come se raccontasse, ma è anche se se si raccontasse recuperando tempo e storia. La sua storia in un tempo che non è  comunque mai fermo.

La poesia, il romanzo, la riflessione critica rimandano spesso ad una lunga “leggenda” che è il “racconto” di una vita.

La Calabria, Cutro, il Mediterraneo restano, dunque,  radici. Ma sono anche un viaggio.

Un viaggio vissuto con il sogno e l’attrazione di Pitagora nel custodire memorie.

 

Nota di Maurizio Vitiello – Riceviamo e, volentieri, pubblichiamo la riflessione su “Le coste e la piazza hanno l'ombra di Pitagora nella Calabria di Francesco Grisi” della studiosa Marilena Cavallo.

 

 

Le coste e la piazza hanno l'ombra di Pitagora

nella Calabria di Francesco Grisi

di Marilena Cavallo

"La piazza è una voce.
La voce raccoglie echi di mare.
Le coste hanno l'ombra di Pitagora
e  i numeri sono nel vento.
Ho camminato. Nel girotondo delle parole
nell'ascolto. E poi. Verranno i pescatori
con il sale del mare di Cutro
".

Lo scrivere di Francesco Grisi è un adagio che si raccoglie in chiare immagini che sembrano, a prima lettura, quasi descrittive o "fotografiche", ma costituiscono un mosaico i cui tasselli sono spazi di memorie. Queste memorie sono fatte di luoghi e si definiscono in un caratterizzante immaginario.
La Calabria e Cutro, in particolare, sono elementi, in Grisi, poetici.

Spesso ritorna la figura di Pitagora ed è visto come metafora di una profonda grecità, ma anche come fondamentale incastro di radici.

Nell'insieme si avverte, con coerenza, un linguaggio dalle forti tonalità ironiche.
L'ironia è  anche il riso istrionico, ma è soprattutto il tempo consolidato delle malinconie. Nella poesia, inedita, riportata ad incipit, dal titolo: "La piazza è una voce",  si registrano tutte le componenti di una esistenza di un luogo che è ben metaforizzato tra il mare, Cutro e i simboli che ogni parola sottolinea.
Bisogna fare attenzione anche ad una singola parola  considerato il modello linguistico e la presenza o l'assenza della punteggiatura.
La piazza di (o in)  Grisi è sempre un luogo mediterraneo. È l'agorà nel vero concetto che offre un senso allo spazio metaforico e reale dell'incontro tra l'immaginario, i ricordi e la contemplazione. Nella cultura mediterranea la contemplazione dei luoghi è una chiave di lettura.

La grecità nella Calabria è testimonianza contemplante. Gli studi di Pierfranco Bruni hanno permesso di aprire a ventaglio una chiave di lettura su tutto il contesto poetico e narrativo di Grisi. E anche questi inediti ci permettono di approfondire le indicazioni già sottolineati, nelle sue pubblicazioni da Pierfranco Bruni. La metafora di cui parla spesso Bruni è "sorgente" letteraria e umana negli scritti di Grisi.
Così come in questi altri versi in cui la piazza è ancora un riferimento.

"Di notte. Ho sostato nella piazza.
La luce. Il riflesso della luna. Passeggera
nel trascorrere del vento. Io. Nel gioco di una partita a scacchi ho raccolto l'infanzia di mio padre. E. La nonna. Dialoga con i colombi.
Cutro è una vita. Il resto sono città.
Nelle estati con il fuoco del sole poi
si scendeva a mare
".

Il titolo: "Nel trascorrere del vento, a Cutro". Inediti anche questi versi. Molto inteso il passaggio nel quale si sottolinea che Cutro è una vita mentre tutto il resto è come se passasse nell'anonimo delle città.
Insomma la memoria è una costante del ritornare "pavesianamente" a un paese. In quel paese che significa la sconfitta del non essere soli.

Francesco Grisi è come se raccontasse, ma è anche se se si raccontasse recuperando tempo e storia. La sua storia in un tempo che non è  comunque mai fermo.

La poesia, il romanzo, la riflessione critica rimandano spesso ad una lunga "leggenda" che è il "racconto" di una vita.

La Calabria, Cutro, il Mediterraneo restano, dunque,  radici. Ma sono anche un viaggio.

Un viaggio vissuto con il sogno e l'attrazione di Pitagora nel custodire memorie.