Positano. Oggi Laurito festeggia San Pietro con la banda di Luogosano. Fuochi d’artificio straordinari – VIDEO e FOTO

0

Oggi, domenica 29 giugno, nel rione Laurito di Positano in Costiera amalfitana si festeggia la festa di San Pietro nella Cappella presso il famoso albergo Hotel San Pietro. Non siamo riusciti a trovare nessuna informazione in rete, né locandine, ma a San Pietro abbiamo trovato lo storico “mast e’ fest” Nicola Acampora, che fa questo da mezzo secolo con la futura generazione.

.

Questa mattina per le vie di Positano la banda musicale di Luogosano. In serata, dopo la messa delle 20.00, la Processione con la statua di san Pietro dalla Cappella, dove si può ammirare oltre alla statua un meraviglioso affresco di Passalaqua, allo slargo Casola. Lo spettacolo musicale degli amici di Avellino per i fuochi artificiali.

Davvero molto carina l’illuminazione, ci è piaciuto in particolar modo un rosone a ridosso della roccia sulla sinistra, un centinaia di metri prima di arrivare alla chiesetta, complimenti. All’hotel San Pietro ospiti eccellenti ma riservatissimi per la famiglia Attanasio e Cinque. Abbiamo intervistato Nicola Acampora, “masto di festa” da mezzo secolo, poi i fuochi meravigliosi in anticipo rispetto alle previsioni (li aspettavamo tutti a mezzanotte), ma bellissimi.

foto fuochi di Massimo Capodanno . 

Foto festa e processione Giuseppe Di Martino

Riproponiamo il pezzo del compianto Luca Vespoli. La festa di San Pietro, il 29 giugno, rappresenta per noi il consueto sapore dei tempi andati. Niente di eccezionale comunque, ma pur sempre qualcosa per ricordare il modo di “vivere la festa” ieri e quella di oggi. Prima di raccontare come si svolgevano i festeggiamenti in onore del Santo alla frazione omonima, ad est andando verso Salerno, è bene dire che la Chiesa considera Solennità il giorno dedicato ai SS. Pietro e Paolo, oltretutto tra le più antiche e le più celebri dell’anno liturgico. Dopo la Vergine Maria, sono proprio gli Apostoli e martiri Pietro e Paolo, insieme a San Giovanni Battista, i Santi frequentemente ricordati e venerati. Pietro, costantemente al fianco del Signore in tutti i Vangeli, diresse la comunità di Gerusalemme ed ebbe un ruolo di primo piano nel Concilio che vi fu tenuto. Divenne capo della Chiesa di Roma, città nella quale fu martirizzato mediante crocifissione a testa in giù. Morì intorno al 64. Paolo, invece, nato nell’anno 3, era al servizio delle autorità incaricate dell’annientamento del Cristianesimo, ma fu poi miracolosamente convertito dal Signore stesso. Da allora comincio la sua opera di evangelizzazione. Fondò molte Chiese e, insieme a San Pietro, fu co-fondatore della Chiesa Romana. Morì a Roma nel 65 mediante decapitazione. Non conosceremo mai, al solito, il motivo per il quale la Chiesetta di San Pietro sia dedicata a questo Santo. Proviamo a dare una nostra interpretazione: provenienti la maggior parte dei pescatori locai dalla frazione Laurito, così chiamata per le numerose piante di alloro, comunemente detto lauro, che qui abbondavano nei secoli passati, considerato quindi che la tradizione di questi pescatori era di accendere, ogni qualvolta uscivano di casa per andare a mare, dei lumini nell’edicola della Madonna posta sulla facciata dell’abitazione (l’atto aveva una duplice motivazione: innanzitutto far sì che la Madonna vegliasse su di loro e poi per avere dal mare un punto di riferimento sicuro), la stessa cosa dev’essere accaduta con la Chiesetta di San Pietro fatta erigere sul cocuzzolo del promontorio nel secolo scorso da Filippo Talamo. In definitiva dovrebbe trattarsi di un misto di ex voto e punto di riferimento… nautico. Oltretutto siamo aderenti alla storia visto che l’Apostolo Pietro era un pescatore. Per la cronaca va detto che in antichità esisteva anche un’altra chiesetta dedicata al Santo sita, però, nella parte occidentale. Questa chiesetta, soggetta alla Cattedrale di Amalfi, fu in seguito trasformata in vigna. Solo nel 1177 l’Abate benedettino di San Vito di Positano, a nome Fra Enrico, la riscattò come si dice, permutandola con quella di S. Elia di Amalfi assoggettata, invece, all’abate di Positano. Sempre per la cronaca, nel 1823 un pescatore del luogo, tale Diodato Laino, scavando al di sotto della vecchia (attuale) Chiesa di San Pietro, si dice abbia trovato una statuetta d’oro raffigurante una divinità mitologica che si affrettò a vendere a Positano per trecento ducati. Subito dopo detta statuetta fu rivenduta a Napoli per mille ducati in più. Tutti gli abitanti della zona hanno comunque confermato, in passato, il fatto. Ciò starebbe a dimostrare che la pirateria di quelli di Laurito, alleatisi nel malaffare con alcuni predoni di Lipari, era esercitata in maniera massiccia. Fortunatamente l’associazione piratesca si sciolse dopo alcune fortunate spedizioni, sia perché i Lauritesi si contentavano di poco e sia per la prepotenza dei Liparotti che, nelle spartizioni del bottino, pretendevano di fare la parte del leone. Ritorniamo alla festa in onore di San Pietro, quella cioè che si organizzava allorquando eravamo bambini. Il classico colpo scuro, ben presto la mattina, serviva a ricordare alla popolazione la solennità del giorno. Sorvoliamo tutta la prima parte della giornata durante la quale, ieri come oggi, è dedicata esclusivamente alle funzioni religiose in Chiesa, per passare al pomeriggio. Dopo la solenne liturgia religiosa nella minuscola chiesetta, si portava la piccola statua del Santo in processione; una processione che si snodava, all’andata e al ritorno, sulla parte di strada provinciale (ora è nazionale) che dalla chiesetta arrivava a “Ponte do vuosche” (punta del bosco), nella curva prima del ristorante La Taverna del Leone, dove veniva preparato un altarino volante per la benedizione. Il primo atto era l’accensione delle luminarie costituite da tante lampare tenute vivide di luci per tutta la serata da un assordante generatore a nafta piazzato su di uno sgangheratissimo camioncino. Solo pochissimi anni prima, gli archi delle luminarie venivano accese da un pescatore locale con uno stoppino ardente posto all’estremità di una canna e tenute vive di luce per tutta la serata con il carburo, lo stesso che si usa, di solito, per la pesca notturna dei totani. Ogni arco era pieno di beccucci (quelli dell’acetilene) collegati all’enorme gassometro dove era stato inserito il carburo che, affinché producesse combustione, bisognava tenerlo costantemente bagnato. Precedeva la processione, a distanza di sicurezza, il fuochista che sparava “masconate” facendo scorrere uno stoppino ardente su dei buchi pieni di polvere esplosiva inseriti su di un lungo binario di ferro steso sul laterale della strada stessa. Riportato il Santo in Chiesa, cominciava lo “struscio” sulla strada da parte del popolo presente. C’erano poche cose di rilievo da fare in questo lasso di tempo prima dello sparo finale dei fuochi pirotecnici ai tempi nostri. Non che ora ce ne siano molte di più. Solo chi desiderava qualcosa di più commestibile, avendone la possibilità, andava sotto la piccola grotta, sita vicino a dove sono attualmente le cucine del ristorante “A1 Barilotto del Nonno”. Qui nel “furnillo” (piccolo forno) Michele Esposito, meglio conosciuto come Michele ‘o paneianche da Torre (ovvero Michele pane bianco, cioè panificatore, della Torre, non sappiamo se del Greco o Torre Annunziata. Si arrabbiava da morire quando lo si chiamava così), marito di “Mendina ‘a sorda” (sta per Clementina la sorda), faceva le pizze (buonissime) che tutti mangiavano con le mani dopo averle piegate in quattro parti. Da bere si poteva acquistare, sempre sotto questa grotta-forno, qualche bibita (birra, coca cola, aranciata e le gassose che produceva Antonino Russo detto “o gassusare”) tenute in fresco in una mezza tinozza piena di ghiaccio e ricoperta da un sacco di iuta affinché il freddo non evaporasse subito. Le persone del luogo di una certa età ricordano ancora che, nell’occasione, venivano da Positano, Pellegrino a vendere le paste (dolci) fresche, cioè alla crema e, da Conca dei Marini, una simpatica coppia che, per i classici quattro soldi (veri), vendevano acqua e anice prelevandola da un enorme e antidiluviano contenitore d’alluminio. In questo modo veniva risolto anche il problema del bere in una frazione che non possedeva una fontanella. Poi, con l’avvento delle bibite, sono scomparsi i due simpatici personaggi conchesi che ogni 29 giugno, considerati i tempi, era come se arrivassero da… lontano. Ai nostri giorni, invece, questo tempo intermedio, si trascorre al ristorante, serviti e riveriti come si dice. Questo è, ad esempio, il primo segno lampante del mutamento dei tempi. L’altro è rappresentato dai bei giocattoli computerizzati in vendita sulle bancarelle che hanno preso il posto di un romantico “Zazà suonapiattini”. Intanto sullo slargo davanti la chiesetta di San Pietro la banda musicale chiamata per l’occasione ad allietare il popolo, more solito, si esibiva… per conto proprio; solo in pochi l’apprezzavano. I più attenti, ieri come oggi, erano (e sono) i vettichesi, forse per inconscio amore di… campanile perché la frazione Laurito, per un certo periodo, nel XVII secolo, fece parte integrante del Comune di Praiano, aggregata alla frazione di Vettica Maggiore. Eccoci giunti al gran finale, al clou della giornata: lo sparo dei classici fuochi pirotecnici o da sotto ‘a masseria o da sotto ‘a vena, cioè al lato dell’attuale albergo San Pietro, ed il conseguente accorrere dei volontari per spegnere i relativi incendi prodotti dai botti. Anche questo faceva parte della… coreografia, fin quando, come si dice a Napoli, non furono apposti i cancelli di ferro alla Chiesa di Santa Chiara dopo che questa era stata ripulita interamente dai ladri. Ovvero fin quando non hanno preso atto della pericolosità dei fuochi sparati vicini a case o a boschi, materiale facilmente infiammabile. Di Luca VESPOLI

Oggi, domenica 29 giugno, nel rione Laurito di Positano in Costiera amalfitana si festeggia la festa di San Pietro nella Cappella presso il famoso albergo Hotel San Pietro. Non siamo riusciti a trovare nessuna informazione in rete, né locandine, ma a San Pietro abbiamo trovato lo storico "mast e' fest" Nicola Acampora, che fa questo da mezzo secolo con la futura generazione.

.

Questa mattina per le vie di Positano la banda musicale di Luogosano. In serata, dopo la messa delle 20.00, la Processione con la statua di san Pietro dalla Cappella, dove si può ammirare oltre alla statua un meraviglioso affresco di Passalaqua, allo slargo Casola. Lo spettacolo musicale degli amici di Avellino per i fuochi artificiali.

Davvero molto carina l'illuminazione, ci è piaciuto in particolar modo un rosone a ridosso della roccia sulla sinistra, un centinaia di metri prima di arrivare alla chiesetta, complimenti. All'hotel San Pietro ospiti eccellenti ma riservatissimi per la famiglia Attanasio e Cinque. Abbiamo intervistato Nicola Acampora, "masto di festa" da mezzo secolo, poi i fuochi meravigliosi in anticipo rispetto alle previsioni (li aspettavamo tutti a mezzanotte), ma bellissimi.

foto fuochi di Massimo Capodanno . 

Foto festa e processione Giuseppe Di Martino

Riproponiamo il pezzo del compianto Luca Vespoli. La festa di San Pietro, il 29 giugno, rappresenta per noi il consueto sapore dei tempi andati. Niente di eccezionale comunque, ma pur sempre qualcosa per ricordare il modo di "vivere la festa" ieri e quella di oggi. Prima di raccontare come si svolgevano i festeggiamenti in onore del Santo alla frazione omonima, ad est andando verso Salerno, è bene dire che la Chiesa considera Solennità il giorno dedicato ai SS. Pietro e Paolo, oltretutto tra le più antiche e le più celebri dell'anno liturgico. Dopo la Vergine Maria, sono proprio gli Apostoli e martiri Pietro e Paolo, insieme a San Giovanni Battista, i Santi frequentemente ricordati e venerati. Pietro, costantemente al fianco del Signore in tutti i Vangeli, diresse la comunità di Gerusalemme ed ebbe un ruolo di primo piano nel Concilio che vi fu tenuto. Divenne capo della Chiesa di Roma, città nella quale fu martirizzato mediante crocifissione a testa in giù. Morì intorno al 64. Paolo, invece, nato nell'anno 3, era al servizio delle autorità incaricate dell'annientamento del Cristianesimo, ma fu poi miracolosamente convertito dal Signore stesso. Da allora comincio la sua opera di evangelizzazione. Fondò molte Chiese e, insieme a San Pietro, fu co-fondatore della Chiesa Romana. Morì a Roma nel 65 mediante decapitazione. Non conosceremo mai, al solito, il motivo per il quale la Chiesetta di San Pietro sia dedicata a questo Santo. Proviamo a dare una nostra interpretazione: provenienti la maggior parte dei pescatori locai dalla frazione Laurito, così chiamata per le numerose piante di alloro, comunemente detto lauro, che qui abbondavano nei secoli passati, considerato quindi che la tradizione di questi pescatori era di accendere, ogni qualvolta uscivano di casa per andare a mare, dei lumini nell'edicola della Madonna posta sulla facciata dell'abitazione (l'atto aveva una duplice motivazione: innanzitutto far sì che la Madonna vegliasse su di loro e poi per avere dal mare un punto di riferimento sicuro), la stessa cosa dev'essere accaduta con la Chiesetta di San Pietro fatta erigere sul cocuzzolo del promontorio nel secolo scorso da Filippo Talamo. In definitiva dovrebbe trattarsi di un misto di ex voto e punto di riferimento… nautico. Oltretutto siamo aderenti alla storia visto che l'Apostolo Pietro era un pescatore. Per la cronaca va detto che in antichità esisteva anche un'altra chiesetta dedicata al Santo sita, però, nella parte occidentale. Questa chiesetta, soggetta alla Cattedrale di Amalfi, fu in seguito trasformata in vigna. Solo nel 1177 l'Abate benedettino di San Vito di Positano, a nome Fra Enrico, la riscattò come si dice, permutandola con quella di S. Elia di Amalfi assoggettata, invece, all'abate di Positano. Sempre per la cronaca, nel 1823 un pescatore del luogo, tale Diodato Laino, scavando al di sotto della vecchia (attuale) Chiesa di San Pietro, si dice abbia trovato una statuetta d'oro raffigurante una divinità mitologica che si affrettò a vendere a Positano per trecento ducati. Subito dopo detta statuetta fu rivenduta a Napoli per mille ducati in più. Tutti gli abitanti della zona hanno comunque confermato, in passato, il fatto. Ciò starebbe a dimostrare che la pirateria di quelli di Laurito, alleatisi nel malaffare con alcuni predoni di Lipari, era esercitata in maniera massiccia. Fortunatamente l'associazione piratesca si sciolse dopo alcune fortunate spedizioni, sia perché i Lauritesi si contentavano di poco e sia per la prepotenza dei Liparotti che, nelle spartizioni del bottino, pretendevano di fare la parte del leone. Ritorniamo alla festa in onore di San Pietro, quella cioè che si organizzava allorquando eravamo bambini. Il classico colpo scuro, ben presto la mattina, serviva a ricordare alla popolazione la solennità del giorno. Sorvoliamo tutta la prima parte della giornata durante la quale, ieri come oggi, è dedicata esclusivamente alle funzioni religiose in Chiesa, per passare al pomeriggio. Dopo la solenne liturgia religiosa nella minuscola chiesetta, si portava la piccola statua del Santo in processione; una processione che si snodava, all'andata e al ritorno, sulla parte di strada provinciale (ora è nazionale) che dalla chiesetta arrivava a "Ponte do vuosche" (punta del bosco), nella curva prima del ristorante La Taverna del Leone, dove veniva preparato un altarino volante per la benedizione. Il primo atto era l'accensione delle luminarie costituite da tante lampare tenute vivide di luci per tutta la serata da un assordante generatore a nafta piazzato su di uno sgangheratissimo camioncino. Solo pochissimi anni prima, gli archi delle luminarie venivano accese da un pescatore locale con uno stoppino ardente posto all'estremità di una canna e tenute vive di luce per tutta la serata con il carburo, lo stesso che si usa, di solito, per la pesca notturna dei totani. Ogni arco era pieno di beccucci (quelli dell'acetilene) collegati all'enorme gassometro dove era stato inserito il carburo che, affinché producesse combustione, bisognava tenerlo costantemente bagnato. Precedeva la processione, a distanza di sicurezza, il fuochista che sparava "masconate" facendo scorrere uno stoppino ardente su dei buchi pieni di polvere esplosiva inseriti su di un lungo binario di ferro steso sul laterale della strada stessa. Riportato il Santo in Chiesa, cominciava lo "struscio" sulla strada da parte del popolo presente. C'erano poche cose di rilievo da fare in questo lasso di tempo prima dello sparo finale dei fuochi pirotecnici ai tempi nostri. Non che ora ce ne siano molte di più. Solo chi desiderava qualcosa di più commestibile, avendone la possibilità, andava sotto la piccola grotta, sita vicino a dove sono attualmente le cucine del ristorante "A1 Barilotto del Nonno". Qui nel "furnillo" (piccolo forno) Michele Esposito, meglio conosciuto come Michele 'o paneianche da Torre (ovvero Michele pane bianco, cioè panificatore, della Torre, non sappiamo se del Greco o Torre Annunziata. Si arrabbiava da morire quando lo si chiamava così), marito di "Mendina 'a sorda" (sta per Clementina la sorda), faceva le pizze (buonissime) che tutti mangiavano con le mani dopo averle piegate in quattro parti. Da bere si poteva acquistare, sempre sotto questa grotta-forno, qualche bibita (birra, coca cola, aranciata e le gassose che produceva Antonino Russo detto "o gassusare") tenute in fresco in una mezza tinozza piena di ghiaccio e ricoperta da un sacco di iuta affinché il freddo non evaporasse subito. Le persone del luogo di una certa età ricordano ancora che, nell'occasione, venivano da Positano, Pellegrino a vendere le paste (dolci) fresche, cioè alla crema e, da Conca dei Marini, una simpatica coppia che, per i classici quattro soldi (veri), vendevano acqua e anice prelevandola da un enorme e antidiluviano contenitore d'alluminio. In questo modo veniva risolto anche il problema del bere in una frazione che non possedeva una fontanella. Poi, con l'avvento delle bibite, sono scomparsi i due simpatici personaggi conchesi che ogni 29 giugno, considerati i tempi, era come se arrivassero da… lontano. Ai nostri giorni, invece, questo tempo intermedio, si trascorre al ristorante, serviti e riveriti come si dice. Questo è, ad esempio, il primo segno lampante del mutamento dei tempi. L'altro è rappresentato dai bei giocattoli computerizzati in vendita sulle bancarelle che hanno preso il posto di un romantico "Zazà suonapiattini". Intanto sullo slargo davanti la chiesetta di San Pietro la banda musicale chiamata per l'occasione ad allietare il popolo, more solito, si esibiva… per conto proprio; solo in pochi l'apprezzavano. I più attenti, ieri come oggi, erano (e sono) i vettichesi, forse per inconscio amore di… campanile perché la frazione Laurito, per un certo periodo, nel XVII secolo, fece parte integrante del Comune di Praiano, aggregata alla frazione di Vettica Maggiore. Eccoci giunti al gran finale, al clou della giornata: lo sparo dei classici fuochi pirotecnici o da sotto 'a masseria o da sotto 'a vena, cioè al lato dell'attuale albergo San Pietro, ed il conseguente accorrere dei volontari per spegnere i relativi incendi prodotti dai botti. Anche questo faceva parte della… coreografia, fin quando, come si dice a Napoli, non furono apposti i cancelli di ferro alla Chiesa di Santa Chiara dopo che questa era stata ripulita interamente dai ladri. Ovvero fin quando non hanno preso atto della pericolosità dei fuochi sparati vicini a case o a boschi, materiale facilmente infiammabile. Di Luca VESPOLI

Lascia una risposta