LA STAZIONE DI PAESTUM UN CONTENITORE DI PRESTIGIO: POSSIBILI DESTINAZIONI D’USO – A PRANZO CON LA STORIA?

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Ho letto di recente che è in fase di redazione, in sinergia feconda di sviluppi positivi, tra Comune, Sovrintendenza e Ferrovie, di un sottopasso carrabile  sul lato destro della Stazione di Paestum, guardando l’ingresso. La notizia va salutata positivamente non tanto e non solo perché eliminerebbe la separatezza tra PAESTUM E CAPACCIO rianimando tutto il vasto territorio collinare a conquista del vecchio capoluogo per un ruolo di dinamismo attivo di vecchie e nuove attività economiche, ma anche e, forse, soprattutto per ridisegnare una funzione di motore di sviluppo civile, economico e culturale della vecchia stazione. E fa bene il Sindaco Italo VOZA a  parlare, questa volta a proposito, di SVOLTA STORICA per l’intero territorio. Qualche anno fa scrissi un articolo sul tema, che ritorna di grande attualità. Lo ripropongo qui di  seguito come modesto contributo al dibattito, che certamente si farà ricco ed interessante tra Amministratori, imprenditori e tutta la più vasta società civile. Come è giusto che sia, tenuto conto della posta in gioco. E bene fa il Sindaco a metterci la faccia. Dalla realizzazione del progetto dipende non solo il futuro del territorio ma anche la fortuna di Italo VOZA come possibile leader politico di un territorio che va ben al di là del territorio capaccese pestano.Con onestà intellettuale glielo auguro di tutto cuore.

  

La Stazione di Paestum è “impresenziata”, come registra nell’arido linguaggio burocratico la Società delle Ferrovie. Invece può e, secondo me, deve trasformarsi in un laboratorio di creatività e di fantasia, come sostiene da tempo Sergio Vecchio nel suo progetto finalizzato al riuso e alla valorizzazione del casello 21, della sala d’attesa e di quella del buffet.

Una stazione è, per sua natura, luogo di approdo e di partenza e, conseguentemente, punto di sosta e di accoglienza. E, proprio per questo, non può essere “impresenziata”, con buona pace dei freddi burocrati delle Ferrovie. A maggior ragione non può esserlo quella di Paestum, dove, tra l’altro, alitano i Grandi Spiriti della Storia e della Cultura in una con i numerosi turisti anonimi a conquista di forti emozioni nella terra dei Miti e dell’Arte. Se mai si pone con urgenza, nell’immediato, il problema di una  dignitosa accoglienza che faccia leva su: un punto ristoro con edicola e biglietteria, un ufficio di informazioni turistiche di prima mano (cosa timidamente già avviata); la sistemazione dello spazio antistante con arredo floreale, spazio attrezzato per la sosta ed eventuali mini spettacoli ricercati, sofisticati, sperimentali e un po’ elitari, in cui la faccia da padrona la rosa, nella poliedricità dei colori, in attesa della individuazione della specie “damascena”, che a Paestum fu regina e fecondò la fantasia e la sensibilità dei poeti.  Il tutto in un “continuum” con Porta Sirena, che è accesso sacro, a fuga di cipressi a verde d’ombra e di mistero, a conquista di stupore di colonne doriche nella gloria del sole. Il viale rigorosamente pedonalizzato ed illeggiadrito da siepi di rose, a spalliera, me lo figuro come passeggiata propedeutica a  penetrare nel cuore della storia della città antica con bacheche/legende esplicative degli straordinari reperti dissepolti e dell’alternarsi delle dominazioni: dalla Poseidonia dei Greci, alla Paistom dei Lucani, alla Paestum dei Romani.

Sarebbe un biglietto da visita, all’insegna della cultura, per i tanti turisti che raggiungono il territorio via treno e non impegnerebbe grandi risorse soprattutto se ripartite tra Comune, Azienda del Turismo e Sovrintendenza con l’apporto responsabile e generoso degli operatori economici e degli Istituti di Credito, che pure rastrellano risparmi e lucrano profitti dalle ricche  e varie attività della pianura. Un atto dovuto, forse, e, soprattutto, un bell’esempio di impegno civile, sempre che ll Sindaco, la Giunta e l’intero Consiglio Comunale, per una volta tanto all’unanimità, maggioranze e minoranza insieme per una giusta causa,  sposino con convinzione  il progetto ed abbiano carisma ed autorevolezza per imporne la realizzazione. Ma, forse, è più di tutto necessario ipotizzare una destinazione all’enorme patrimonio immobiliare della vecchia stazione per farne uno straordinario e prismatico contenitore di attività: esposizione di prodotti tipici dell’agricoltura e dell’artigianato, punto di partenza per itinerari alla scoperta di arte, natura e tradizioni del territorio della kora  e, perchè no?, un ristorante che recuperi i fasti di quello antico, frequentato da sovrani, borghesi danarosi ed uomini di cultura, e che riproponga appetitosi menù, privilegiando le tipicità del territorio. Con una  opportuna promozione forse da Napoli e Salerno  e dai centri serviti dalla tratta ferroviaria sarebbero in tanti a programmare un “PRANZO CON LA STORIA” con conseguente passeggiata archeologica, utilizzando il treno, senza lo stress da traffico con la macchina. E, in attesa di un accordo di programma con le Ferrovie che prevede tempi lunghi resi lenti dalla burocrazia, io  lancerei da subito l’idea proprio con questo logo efficace “A PRANZO CON LA STORIA” in sinergia con i ristoratori che operano nell’area archeologica.

Oltretutto se si mette fine allo scandalo dello sbarramento permanente del passaggio a livello e della forzata separatezza con il territorio contiguo cesserà anche il disagio dei cittadini delle laboriose contrade di Ponte Marmoreo, Cortigliano, Chiorbo, Spinazzo e Tempa e, su su, la vasta contrada di Pazzano, che si arrampica sulla collina vista mare alla conquista del capoluogo. Il che consentirebbe una valida economia turistica all’insegna della qualificazione, diversificazione e destagionalizzazione dell’offerta di tutto un vasto territorio che dalla pianura trasmigra alla collina. Già qualcosa si muove in questa direzione per il coraggio e l’intraprendenza dell’imprenditoria privata. Qualche anno fa fui ospite di una serata memorabile per la calda ospitalità e la contagiosa simpatia dei proprietari e dei loro e, in parte, anche miei amici nella tenuta “GianCesare”. M’è memoria di panorama da visibilio di piacere con una mezzaluna che festonava argento sul mare ed occhieggiava dal fogliame di un gelso sbrigliato dalla brezza carica di profumi di gerani, lavanda,  rosmarino e qualche ginestra tardiva  ad arredo di  viottolo basolato, zigzagante a conquista di piscina. A destra il Santuario del Calpazio con il suo carico di storia e di tradizioni di pellegrinaggi di fede, a sinistra i ricami di luce dei paesi del Cilento a reciproco richiamo d’amore  con in fondo il promontorio di Agropoli a volo sull’acqua, alla distanza d’orizzonte sconfinato la costa d’Amalfi e Capri. Uno scenario impagabile da immettere nel vasto mercato dell’offerta del turismo di qualità.

E’ uno dei tanti esempi che potrebbero dare un ruolo alla collina che dalla piana trasmigra verso il capoluogo. E’ utopia la mia? Può darsi. Ma vorrei ricordare a me stesso che una comunità non ha futuro se non feconda la propria progettualità con un pizzico di sana follia. Il turismo e la cultura, poi, sono  attività che, per loro natura, esigono creatività e fantasia, mai disgiunte, ovviamente, dalla professionalità, dalla competenza e dalla affidabilità. Nel territorio le premesse ci sono tutte. Basta affidarne la gestione ad uomini capaci e credibili.

Giuseppe Liuccio

g.liuccio@alice.it 

Ho letto di recente che è in fase di redazione, in sinergia feconda di sviluppi positivi, tra Comune, Sovrintendenza e Ferrovie, di un sottopasso carrabile  sul lato destro della Stazione di Paestum, guardando l’ingresso. La notizia va salutata positivamente non tanto e non solo perché eliminerebbe la separatezza tra PAESTUM E CAPACCIO rianimando tutto il vasto territorio collinare a conquista del vecchio capoluogo per un ruolo di dinamismo attivo di vecchie e nuove attività economiche, ma anche e, forse, soprattutto per ridisegnare una funzione di motore di sviluppo civile, economico e culturale della vecchia stazione. E fa bene il Sindaco Italo VOZA a  parlare, questa volta a proposito, di SVOLTA STORICA per l’intero territorio. Qualche anno fa scrissi un articolo sul tema, che ritorna di grande attualità. Lo ripropongo qui di  seguito come modesto contributo al dibattito, che certamente si farà ricco ed interessante tra Amministratori, imprenditori e tutta la più vasta società civile. Come è giusto che sia, tenuto conto della posta in gioco. E bene fa il Sindaco a metterci la faccia. Dalla realizzazione del progetto dipende non solo il futuro del territorio ma anche la fortuna di Italo VOZA come possibile leader politico di un territorio che va ben al di là del territorio capaccese pestano.Con onestà intellettuale glielo auguro di tutto cuore.

  

La Stazione di Paestum è "impresenziata", come registra nell'arido linguaggio burocratico la Società delle Ferrovie. Invece può e, secondo me, deve trasformarsi in un laboratorio di creatività e di fantasia, come sostiene da tempo Sergio Vecchio nel suo progetto finalizzato al riuso e alla valorizzazione del casello 21, della sala d'attesa e di quella del buffet.

Una stazione è, per sua natura, luogo di approdo e di partenza e, conseguentemente, punto di sosta e di accoglienza. E, proprio per questo, non può essere "impresenziata", con buona pace dei freddi burocrati delle Ferrovie. A maggior ragione non può esserlo quella di Paestum, dove, tra l'altro, alitano i Grandi Spiriti della Storia e della Cultura in una con i numerosi turisti anonimi a conquista di forti emozioni nella terra dei Miti e dell'Arte. Se mai si pone con urgenza, nell'immediato, il problema di una  dignitosa accoglienza che faccia leva su: un punto ristoro con edicola e biglietteria, un ufficio di informazioni turistiche di prima mano (cosa timidamente già avviata); la sistemazione dello spazio antistante con arredo floreale, spazio attrezzato per la sosta ed eventuali mini spettacoli ricercati, sofisticati, sperimentali e un po’ elitari, in cui la faccia da padrona la rosa, nella poliedricità dei colori, in attesa della individuazione della specie "damascena”, che a Paestum fu regina e fecondò la fantasia e la sensibilità dei poeti.  Il tutto in un "continuum" con Porta Sirena, che è accesso sacro, a fuga di cipressi a verde d'ombra e di mistero, a conquista di stupore di colonne doriche nella gloria del sole. Il viale rigorosamente pedonalizzato ed illeggiadrito da siepi di rose, a spalliera, me lo figuro come passeggiata propedeutica a  penetrare nel cuore della storia della città antica con bacheche/legende esplicative degli straordinari reperti dissepolti e dell'alternarsi delle dominazioni: dalla Poseidonia dei Greci, alla Paistom dei Lucani, alla Paestum dei Romani.

Sarebbe un biglietto da visita, all'insegna della cultura, per i tanti turisti che raggiungono il territorio via treno e non impegnerebbe grandi risorse soprattutto se ripartite tra Comune, Azienda del Turismo e Sovrintendenza con l'apporto responsabile e generoso degli operatori economici e degli Istituti di Credito, che pure rastrellano risparmi e lucrano profitti dalle ricche  e varie attività della pianura. Un atto dovuto, forse, e, soprattutto, un bell'esempio di impegno civile, sempre che ll Sindaco, la Giunta e l’intero Consiglio Comunale, per una volta tanto all’unanimità, maggioranze e minoranza insieme per una giusta causa,  sposino con convinzione  il progetto ed abbiano carisma ed autorevolezza per imporne la realizzazione. Ma, forse, è più di tutto necessario ipotizzare una destinazione all'enorme patrimonio immobiliare della vecchia stazione per farne uno straordinario e prismatico contenitore di attività: esposizione di prodotti tipici dell'agricoltura e dell'artigianato, punto di partenza per itinerari alla scoperta di arte, natura e tradizioni del territorio della kora  e, perchè no?, un ristorante che recuperi i fasti di quello antico, frequentato da sovrani, borghesi danarosi ed uomini di cultura, e che riproponga appetitosi menù, privilegiando le tipicità del territorio. Con una  opportuna promozione forse da Napoli e Salerno  e dai centri serviti dalla tratta ferroviaria sarebbero in tanti a programmare un "PRANZO CON LA STORIA" con conseguente passeggiata archeologica, utilizzando il treno, senza lo stress da traffico con la macchina. E, in attesa di un accordo di programma con le Ferrovie che prevede tempi lunghi resi lenti dalla burocrazia, io  lancerei da subito l'idea proprio con questo logo efficace "A PRANZO CON LA STORIA" in sinergia con i ristoratori che operano nell'area archeologica.

Oltretutto se si mette fine allo scandalo dello sbarramento permanente del passaggio a livello e della forzata separatezza con il territorio contiguo cesserà anche il disagio dei cittadini delle laboriose contrade di Ponte Marmoreo, Cortigliano, Chiorbo, Spinazzo e Tempa e, su su, la vasta contrada di Pazzano, che si arrampica sulla collina vista mare alla conquista del capoluogo. Il che consentirebbe una valida economia turistica all'insegna della qualificazione, diversificazione e destagionalizzazione dell'offerta di tutto un vasto territorio che dalla pianura trasmigra alla collina. Già qualcosa si muove in questa direzione per il coraggio e l'intraprendenza dell'imprenditoria privata. Qualche anno fa fui ospite di una serata memorabile per la calda ospitalità e la contagiosa simpatia dei proprietari e dei loro e, in parte, anche miei amici nella tenuta "GianCesare". M'è memoria di panorama da visibilio di piacere con una mezzaluna che festonava argento sul mare ed occhieggiava dal fogliame di un gelso sbrigliato dalla brezza carica di profumi di gerani, lavanda,  rosmarino e qualche ginestra tardiva  ad arredo di  viottolo basolato, zigzagante a conquista di piscina. A destra il Santuario del Calpazio con il suo carico di storia e di tradizioni di pellegrinaggi di fede, a sinistra i ricami di luce dei paesi del Cilento a reciproco richiamo d'amore  con in fondo il promontorio di Agropoli a volo sull'acqua, alla distanza d'orizzonte sconfinato la costa d'Amalfi e Capri. Uno scenario impagabile da immettere nel vasto mercato dell'offerta del turismo di qualità.

E' uno dei tanti esempi che potrebbero dare un ruolo alla collina che dalla piana trasmigra verso il capoluogo. E' utopia la mia? Può darsi. Ma vorrei ricordare a me stesso che una comunità non ha futuro se non feconda la propria progettualità con un pizzico di sana follia. Il turismo e la cultura, poi, sono  attività che, per loro natura, esigono creatività e fantasia, mai disgiunte, ovviamente, dalla professionalità, dalla competenza e dalla affidabilità. Nel territorio le premesse ci sono tutte. Basta affidarne la gestione ad uomini capaci e credibili.

Giuseppe Liuccio

g.liuccio@alice.it