Come si può difendere il nostro patrimonio artistico? Una riflessione del grande intellettuale Franco Lista.

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Nota di Maurizio Vitiello – Riceviamo e, volentieri, pubblichiamo una riflessione sul nostro patrimonio artistico del grande intellettuale Franco Lista, architetto e artista.

 

COME SI PUO’ DIFENDERE IL NOSTRO PATRIMONIO ARTISTICO?
di Franco Lista

Su “la Repubblica”, di martedì 24 giugno scorso, la rubrica di Corrado Augias ha ospitato una mia breve lettera, commentata dallo stesso ottimo Augias, a proposito dell’ingresso, ora a pagamento, dei visitatori che hanno più di 65 anni. Nella nota inviata al giornale ho indicato, per brevità di spazio, solo una delle ragioni che fanno ritenere questo provvedimento, per così dire, improvvido.
Tuttavia, vi sono altre ragioni, anch’esse socialmente e culturalmente rilevanti, da sottoporre a tutte le persone alle quali sta a cuore una diffusa fruizione dell’arte e che dovrebbero attivarsi e far sentire la propria voce per sollecitare una migliore configurazione del discutibile dispositivo ministeriale.
Riporto, per questo, la mia lettera aggiungendo, di seguito alcune considerazioni complementari:

Caro Augias, secondo una visione più complessiva (più propriamente, una visione sistemica di buon governo), i provvedimenti normativi dei vari ministri dovrebbero essere concepiti e coordinati tra di loro. Non mi pare che il recente decreto del ministro Franceschini risponda a questa impostazione. Faccio solo una breve considerazione a proposito dello stop all’ingresso gratuito ai musei per chi ha più 65 anni. I pensionati, per varie ragioni, tendono a impigrirsi, preferiscono stare in casa, il loro contatto col mondo è spesso solo la tv. Le conseguenze sono dannose al benessere generale degli anziani con costi crescenti alla pubblica sanità. Sicché, un piccolo stimolo come il soppresso ingresso gratuito, offerto magari agli over 70, in considerazione dell’allungamento della vita, potrebbe aiutare, sostenere una vita più attiva, più sana con la fruizione della storia e della bellezza, anche come risarcimento per un mancato, un sensibile esercizio che il pensionato non ha potuto fare durante la vita occupata dal lavoro.

Oltre a questo semplice rilievo, che peraltro andrebbe seriamente valutato in termini di costi-benefici, va detto che paesi evoluti e moderni come l’Inghilterra consentono l’ingresso gratuito a tutti i musei nazionali (National Gallery, British Museum, le Tate…), rappresentando con ciò un forte segno di civiltà che, a quanto pare, è stato ripreso da un paese di straordinaria consistenza demografica quale risulta essere la Cina.
Appare evidente che qui è in gioco l’incremento del numero dei visitatori, cosa che in questi paesi si è realizzato piuttosto rapidamente cogliendo l’obiettivo sociale dell’ampliamento della cultura, ritenendolo una priorità rispetto a tutte le altre valutazioni economiche.
Ora, se si fosse voluta fare un’azione, realmente e fortemente innovativa, il governo italiano avrebbe dovuto consentire (almeno per la durata di qualche generazione) l’ingresso gratuito ai musei per tutti i cittadini italiani, a prescindere dall’età e dalle posizioni che occupano.
Non è assolutamente paradossale quest’idea per una ragione tanto semplice quanto fondamentale tale da attraversare tutto l’arco del pensiero filosofico: dalla affinità tra bello e il buono dei Greci al rapporto tra etica ed estetica indagato da molti grandi pensatori e le cui riflessioni dovrebbero essere di guida a un ministero di natura culturale. Dunque, un investimento nell’estetica ha sicuramente una ricaduta in termini etici!
Su questo assunto si rileva il segno di civiltà dell’Inghilterra sicuramente da imitare considerando i livelli italiani di eticità. Potremmo (e la valutazione è per intero di responsabilità politica) convenire che col favorire, in modo profondo e ricorrente la frequentazione dei musei, delle aree archeologiche, delle gallerie, si potrebbe avviare un graduale processo di pedagogia della bellezza con qualche diffuso incremento di eticità e dunque un trasferimento nei comportamenti, nella condotta dei cittadini.
Qui vale la pena di richiamare una complessa e impagabile valutazione tra costi e benefici, ponendosi una domanda essenziale e, allo stesso tempo, cruciale per la sopravvivenza della nostra storia e della nostra cultura: come si può difendere il nostro patrimonio artistico?
La strada da percorrere è lunga ma è l’unica se non vogliamo limitare l’intervento al solo aumento delle ore di storia dell’arte nella inevitabile insularità della scuola. Consiste nell’aprire i musei a tutti i cittadini, nel favorire una didattica pubblica, allargata, strategicamente stimolata; sarà pure costosa, ma i benefici saranno largamente e ineguagliabilmente compensativi.
Solo così e per un non breve periodo si potrà sperare che gli italiani in possesso di un minimo di quella che Friedrich Schiller definiva Sinnlicheit (cioè sensibilità, sensorietà, sensualità), siano, nella loro generalità, nelle condizioni di fruire, difendere, tutelare il proprio patrimonio artistico che essendo un sistema di beni culturali include tante cose su cui intervenire e partecipare: dai musei chiusi (il museo Filangieri di Napoli, ad esempio) alle tele in rovina di molte chiese; dal paesaggio deturpato dall’abusivismo ai superstiti valori ambientali della nostra architettura mediterranea, fino alle grandi emergenze architettoniche … e così via.

Nota di Maurizio Vitiello – Riceviamo e, volentieri, pubblichiamo una riflessione sul nostro patrimonio artistico del grande intellettuale Franco Lista, architetto e artista.

 

COME SI PUO’ DIFENDERE IL NOSTRO PATRIMONIO ARTISTICO?
di Franco Lista

Su “la Repubblica”, di martedì 24 giugno scorso, la rubrica di Corrado Augias ha ospitato una mia breve lettera, commentata dallo stesso ottimo Augias, a proposito dell’ingresso, ora a pagamento, dei visitatori che hanno più di 65 anni. Nella nota inviata al giornale ho indicato, per brevità di spazio, solo una delle ragioni che fanno ritenere questo provvedimento, per così dire, improvvido.
Tuttavia, vi sono altre ragioni, anch’esse socialmente e culturalmente rilevanti, da sottoporre a tutte le persone alle quali sta a cuore una diffusa fruizione dell’arte e che dovrebbero attivarsi e far sentire la propria voce per sollecitare una migliore configurazione del discutibile dispositivo ministeriale.
Riporto, per questo, la mia lettera aggiungendo, di seguito alcune considerazioni complementari:

Caro Augias, secondo una visione più complessiva (più propriamente, una visione sistemica di buon governo), i provvedimenti normativi dei vari ministri dovrebbero essere concepiti e coordinati tra di loro. Non mi pare che il recente decreto del ministro Franceschini risponda a questa impostazione. Faccio solo una breve considerazione a proposito dello stop all’ingresso gratuito ai musei per chi ha più 65 anni. I pensionati, per varie ragioni, tendono a impigrirsi, preferiscono stare in casa, il loro contatto col mondo è spesso solo la tv. Le conseguenze sono dannose al benessere generale degli anziani con costi crescenti alla pubblica sanità. Sicché, un piccolo stimolo come il soppresso ingresso gratuito, offerto magari agli over 70, in considerazione dell’allungamento della vita, potrebbe aiutare, sostenere una vita più attiva, più sana con la fruizione della storia e della bellezza, anche come risarcimento per un mancato, un sensibile esercizio che il pensionato non ha potuto fare durante la vita occupata dal lavoro.

Oltre a questo semplice rilievo, che peraltro andrebbe seriamente valutato in termini di costi-benefici, va detto che paesi evoluti e moderni come l’Inghilterra consentono l’ingresso gratuito a tutti i musei nazionali (National Gallery, British Museum, le Tate…), rappresentando con ciò un forte segno di civiltà che, a quanto pare, è stato ripreso da un paese di straordinaria consistenza demografica quale risulta essere la Cina.
Appare evidente che qui è in gioco l’incremento del numero dei visitatori, cosa che in questi paesi si è realizzato piuttosto rapidamente cogliendo l’obiettivo sociale dell’ampliamento della cultura, ritenendolo una priorità rispetto a tutte le altre valutazioni economiche.
Ora, se si fosse voluta fare un’azione, realmente e fortemente innovativa, il governo italiano avrebbe dovuto consentire (almeno per la durata di qualche generazione) l’ingresso gratuito ai musei per tutti i cittadini italiani, a prescindere dall’età e dalle posizioni che occupano.
Non è assolutamente paradossale quest’idea per una ragione tanto semplice quanto fondamentale tale da attraversare tutto l’arco del pensiero filosofico: dalla affinità tra bello e il buono dei Greci al rapporto tra etica ed estetica indagato da molti grandi pensatori e le cui riflessioni dovrebbero essere di guida a un ministero di natura culturale. Dunque, un investimento nell’estetica ha sicuramente una ricaduta in termini etici!
Su questo assunto si rileva il segno di civiltà dell’Inghilterra sicuramente da imitare considerando i livelli italiani di eticità. Potremmo (e la valutazione è per intero di responsabilità politica) convenire che col favorire, in modo profondo e ricorrente la frequentazione dei musei, delle aree archeologiche, delle gallerie, si potrebbe avviare un graduale processo di pedagogia della bellezza con qualche diffuso incremento di eticità e dunque un trasferimento nei comportamenti, nella condotta dei cittadini.
Qui vale la pena di richiamare una complessa e impagabile valutazione tra costi e benefici, ponendosi una domanda essenziale e, allo stesso tempo, cruciale per la sopravvivenza della nostra storia e della nostra cultura: come si può difendere il nostro patrimonio artistico?
La strada da percorrere è lunga ma è l’unica se non vogliamo limitare l’intervento al solo aumento delle ore di storia dell’arte nella inevitabile insularità della scuola. Consiste nell’aprire i musei a tutti i cittadini, nel favorire una didattica pubblica, allargata, strategicamente stimolata; sarà pure costosa, ma i benefici saranno largamente e ineguagliabilmente compensativi.
Solo così e per un non breve periodo si potrà sperare che gli italiani in possesso di un minimo di quella che Friedrich Schiller definiva Sinnlicheit (cioè sensibilità, sensorietà, sensualità), siano, nella loro generalità, nelle condizioni di fruire, difendere, tutelare il proprio patrimonio artistico che essendo un sistema di beni culturali include tante cose su cui intervenire e partecipare: dai musei chiusi (il museo Filangieri di Napoli, ad esempio) alle tele in rovina di molte chiese; dal paesaggio deturpato dall’abusivismo ai superstiti valori ambientali della nostra architettura mediterranea, fino alle grandi emergenze architettoniche … e così via.