Italia, a casa tra rancori e indifferenza dei tifosi. Facce basse e poca voglia di scherzare

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Un viaggio desolante. Facce basse, poca voglia di scherzare, tantomeno di parlare. Il ritorno non è mai come la partenza, è sempre più triste. Ma qui non è una questione di saudade, ma solo di nervi e rancori. L’Italia è arrivata prima a Milano Malpensa, intorno a mezzogiorno, poi ha dovuto attendere il calmarsi del nubifragio che si è abbattuto su Roma per atterrare con un’ora di ritardo anche sulla Capitale. Sia a Nord sia a Sud, indifferenza. È finito il tempo dei pomodori tirati ai calciatori. Balotelli viaggia al fianco di Fanny e quando lascia l’aero scappa via come ha fatto a Natal dopo l’Uruguay. Macchina privata e non bus sotto bordo come gli altri. Isolato fino alla meta. Pure Cassano se ne sta per conto suo. Ma non sono solo loro due i colpevoli della disfatta azzurra. «Non è giusto accanirsi con Balotelli», dice Darmian. Il vicepresidente della Figc, Demetrio Albertini, durante il volo lancia un sasso. «Se Balotelli meriterà di vestire la maglia della nazionale sarà convocato, se no toccherà a qualcun altro. Di sicuro l’Italia deve ricominciare da Pirlo. Speriamo che ci ripensi e resti. Da traghettatore: è uno dei più grandi della storia del calcio». Andrea accetta l’invito e, almeno lui, le “dimissioni” le ritira. «Se il nuovo ct lo vorrà, mi metterò a disposizione». Apertura, dunque, al nuovo corso. Certo, se dovesse arrivare Allegri, che tre anni fa lo ha invitato ad andare via dal Milan perché troppo stagionato, per lui non sarebbe il massimo. Pirlo già era stato spinto dagli amici Buffon e De Rossi: ripensaci, resta con noi. La sua permanenza passa dal ruolo che avrà e lo ha già detto a Mangaratiba («stare in panchina mi fa incazzare»). Si mette, insomma, a disposizione, poi si vedrà. Balotelli o non Balotelli. «Non parlo di Mario, in Brasile abbiamo fatto una brutta figura e basta», rincara la dose Buffon, uno dei più delusi dalle scelte del ct e dai comportamenti di alcuni compagni. Nel 2006 c’erano altri uomini, qui ha toccato con mano che con gente di poco spessore non si va da nessuna parte. Prima dell’atterraggio a Malpensa, Cassano ha avuto il tempo di far tornare il sorriso a Buffon, con il quale ha spesso discusso in Brasile. Il portiere canticchia il brano “Maracanà” del rapper Emis Killa che parla di Favelas, Antonio si rivolge a Gigi e dice: «Tu uscivi da là, eh….». Buffon prima non reagisce, capisce che scherza. E replica: «Sei uno scriteriato, ti darei degli schiaffoni». Ancora? Se fosse stato così per i venti giorni precedenti, forse le cose sarebbero andate diversamente. Forse. L’invidia per chi è sceso a Malpensa è grande. I “romani”, cioè quelli che dovevano arrivare a Fiumicino, sono dovuti restare seduti in aereo per più di un’ora. A Roma pioveva a dirotto, non si poteva atterrare. Aquilani, Bonucci, Candreva, Cerci, De Rossi, Perin, Thiago Motta e Verrati erano esausti: «Possiamo andare a prendere un treno?», la richiesta nemmeno troppo indecente. Pazienza, abbiate pazienza. Un sorrisino nei loro volti si è illuminato quando l’aereo è ripartito. A Fiumicino però c’era qualche striscione: «Che pippe! Vergognatevi, indegni!!!», è stato scritto. Difficile che gli azzurri li abbiano visti, dal momento che sono stati fatti passare da una delle uscite di servizio dello scalo. (Alessandro Angeloni – Il Mattino)

Un viaggio desolante. Facce basse, poca voglia di scherzare, tantomeno di parlare. Il ritorno non è mai come la partenza, è sempre più triste. Ma qui non è una questione di saudade, ma solo di nervi e rancori. L'Italia è arrivata prima a Milano Malpensa, intorno a mezzogiorno, poi ha dovuto attendere il calmarsi del nubifragio che si è abbattuto su Roma per atterrare con un'ora di ritardo anche sulla Capitale. Sia a Nord sia a Sud, indifferenza. È finito il tempo dei pomodori tirati ai calciatori. Balotelli viaggia al fianco di Fanny e quando lascia l'aero scappa via come ha fatto a Natal dopo l'Uruguay. Macchina privata e non bus sotto bordo come gli altri. Isolato fino alla meta. Pure Cassano se ne sta per conto suo. Ma non sono solo loro due i colpevoli della disfatta azzurra. «Non è giusto accanirsi con Balotelli», dice Darmian. Il vicepresidente della Figc, Demetrio Albertini, durante il volo lancia un sasso. «Se Balotelli meriterà di vestire la maglia della nazionale sarà convocato, se no toccherà a qualcun altro. Di sicuro l'Italia deve ricominciare da Pirlo. Speriamo che ci ripensi e resti. Da traghettatore: è uno dei più grandi della storia del calcio». Andrea accetta l'invito e, almeno lui, le "dimissioni" le ritira. «Se il nuovo ct lo vorrà, mi metterò a disposizione». Apertura, dunque, al nuovo corso. Certo, se dovesse arrivare Allegri, che tre anni fa lo ha invitato ad andare via dal Milan perché troppo stagionato, per lui non sarebbe il massimo. Pirlo già era stato spinto dagli amici Buffon e De Rossi: ripensaci, resta con noi. La sua permanenza passa dal ruolo che avrà e lo ha già detto a Mangaratiba («stare in panchina mi fa incazzare»). Si mette, insomma, a disposizione, poi si vedrà. Balotelli o non Balotelli. «Non parlo di Mario, in Brasile abbiamo fatto una brutta figura e basta», rincara la dose Buffon, uno dei più delusi dalle scelte del ct e dai comportamenti di alcuni compagni. Nel 2006 c'erano altri uomini, qui ha toccato con mano che con gente di poco spessore non si va da nessuna parte. Prima dell'atterraggio a Malpensa, Cassano ha avuto il tempo di far tornare il sorriso a Buffon, con il quale ha spesso discusso in Brasile. Il portiere canticchia il brano "Maracanà" del rapper Emis Killa che parla di Favelas, Antonio si rivolge a Gigi e dice: «Tu uscivi da là, eh….». Buffon prima non reagisce, capisce che scherza. E replica: «Sei uno scriteriato, ti darei degli schiaffoni». Ancora? Se fosse stato così per i venti giorni precedenti, forse le cose sarebbero andate diversamente. Forse. L'invidia per chi è sceso a Malpensa è grande. I "romani", cioè quelli che dovevano arrivare a Fiumicino, sono dovuti restare seduti in aereo per più di un'ora. A Roma pioveva a dirotto, non si poteva atterrare. Aquilani, Bonucci, Candreva, Cerci, De Rossi, Perin, Thiago Motta e Verrati erano esausti: «Possiamo andare a prendere un treno?», la richiesta nemmeno troppo indecente. Pazienza, abbiate pazienza. Un sorrisino nei loro volti si è illuminato quando l'aereo è ripartito. A Fiumicino però c'era qualche striscione: «Che pippe! Vergognatevi, indegni!!!», è stato scritto. Difficile che gli azzurri li abbiano visti, dal momento che sono stati fatti passare da una delle uscite di servizio dello scalo. (Alessandro Angeloni – Il Mattino)