Morte di Ciro -il Questore di Roma deve dare delle risposte -in quanti hanno partecipato all’agguato?e chi aveva organiz

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A  Napoli nonostante l’appello della famiglia di Ciro.No alla violenza,ci basta solo il nostro dolore,appare il primo striscione.Il sindaco De Magistris proclama il lutto cittadino.  

Ciro questa mattina è morto,le sue condizioni si sono aggravate ieri per un infezione al polmone.Simona Raimone la sua fidanzata non sa darsi pace,volevo una vita semplice con la persona che amavo.Non si puo’ morire cosi per una partita di calcio.Ciro amava il Napoli la sua passione.Lo seguiva ovunque, i suoi idoli ,Insigne e e Hamsik.Gli piaceva anche cucinare,soprattutto dolci di cui ne era ghiotto.Per la trasferta di Roma allo stadio Olimpico quel maledetto tre maggio Ciro aveva preparato la frittata e il casatiello ma la sua vita si è fermata davanti al circolo Ciak di Tor di Quinto.Il presidente del Napoli De Laurentiis attraverso Lombardo è stato sempre in contatto con i famiiari di Ciro.Anche Insigne e Hamsik con l’ex Paolo Cannavaro hanno chiesto notizie.

Cristiano e Giorgio Sandri, fratello e padre del tifoso della Lazio ucciso l’11 novembre del 2007 sull’A1,hanno fatto visita ai genitori di Ciro.

Miki de lucia per positanonews

Giustizia nel nome di Ciro Giustizia e verità, ma quelle le consonanti veramente scritte maiuscolo,perché si può morire portandosi appresso la colpa di aver comprato un biglietto andare a vedere la finale di Coppa Italia. Nient’altro che giustizia veriità.Al di là del bene  e soprattutto del male- la voce che si leva la dalla mamma e dal papà del tifoso napoletano dichiarato clinicamente morto ieri a Roma dopo 50giorni di agonia scandita da bollettini medici che alternavano ottimismo a momentidi oscura premonizione per la tragedia chesi sarebbe compiuta solo ieri, nel giorno di San Giovanni. Ferito a morte, sostiene già qualche voce fuori dal coro,per «odio etnico»: o forse solo per avere amato i colori della sua squadra di calcio. Follia assassina. Ciro viveva a Scampia, uno dei tanti quartieri maledetti di Napoli: ma non per questo si era perso, come pure può capitare ai tanti figli della Mala napoli. E invece no. Ciro era  riuscito a tenersi lontano dai quadrivi del malaffare, dalle piazze dello spaccio e della camorra  cialtrona;lavorava,e onestamente si guadagnava uno stipendio in un autolavaggio.Aveva gli occhi buoni,una ragazza da amare e un futuro cheil più malignodeidestini hafatto naufragare quel pomeriggio del tre maggio scorso nei pressi del circolo «Ciak» di Tor di Quinto: lì, in quel posto, luogo noto a tutti per essere unodei covi del tifo violento dei romanisti dove i napoletani in trasferta per assistere alla finale tra Fiorentina e Napoli mai e poi mai avrebbero dovuto confluire e dove, invece, per una scellerata omissione di qualcuno pure furono fatti arrivare per parcheggiare le loro auto.

Mail passato è storia. E da oggi la vicenda, da tragedia umana e familiare, si trasforma in freddo resoconto di cronaca giudiziaria. ‘indagine condotta dalla Squadra mobile capitolina guidata da un poliziotto navigato come Nicola Cavaliere e coordinata dalla Procura romana dovrà cercare di dare risposte concrete. La prima (e scontata) notizia è che nei confronti del presunto responsabile della morte di Esposito, l’ultrà giallorosso Daniele De Santis, il capo di accusa potrebbe passare da tentato omicidio a omicidio volontario. Per «Gastone»si spalancano i cancelli della Corte di Assise. Ma ancora tanti, troppi, restano i buchi neri nella ricostruzione di ciò che avvenne quel pomeriggio di quasi due mesi fa a Tordi Quinto. Nonsono bastati 50 giorni per fare luce su quei fatti: e ancora ci si dà battaglia su un incidente probatorio che  stando alle norme del codice – dovrebbe svolgersi subito per «cristallizzare» la scena del crimine; e che – invece – poco o nulla ancora ha ristallizzato.Troppi,quei buchi neri che rischiano oggi di far naufragare questa inchiesta.

Prima domanda:quante persone, oltre a De Santis,erano presenti nel momento in cui scattò l’agguato ai danni dei tifosi napoletaninei pressi del Ciak?

Nella zona non ci sono telecamere di videosorveglianza stradale, il che non aiuta; ma da alcuni filmati amatoriali acquisiti dalla magistratura inquirente si vede chiaramente che «Gastone» non era da solo.

E  dunque, secondo interrogativo: qualcuno aveva pianificato il raid contro i tifosi azzurri?

C’era una strategia dietro i fatti che poi degenerarono nella sparatoria in cui rimasero feriti Ciro e un altro tifoso napoletano?

Torniamo all’incidente probatorio: da Roma si apprende che il termine fissato per la consegna dei risultati è quello di settembre. Tanto, anzi troppo. Meglio  ancora: un  termine sconsiderato,tanto più che adesso c’è di mezzo un ragazzo che i medici hanno dichiarato clinicamente morto.La Procura di Roma, e questa è un’altra notizia, avrebbe da tempo identificato i componenti del commando che spalleggiò De Santis nell’agguato (perché di agguato si trattò): si tratterebbe di un pugno di manigoldi che, all’indomani dei gravissimi fatti che fecero da preludio alla finalissima di Coppa Italia,prepararono gli striscioni in difesa dello stesso De Santis, comparsi durante la successiva partita di campionato (Roma-Juventus). Gli accertamenti degli investigatori si concentrarono anche sugli occupanti di una jeep bianca che compare in un paio di video nel vialetto dove avvenne la sparatoria. 

Terza domanda manda: chi gettò in un cassonetto  dei rifiuti la pistola con la quale qualcuno (De Santis?) fece fuoco ferendo i due napoletani? E perché lo fece?

Raccontano i bene informati che in quella stessa zona erano soliti radunarsi non solo certi capi ultrà della Roma,ma anche personaggi poco raccomandabili ben noti alla Digos della Questura di Roma per essere ritenuti vicini agli  ambienti dell’estremismo neofascista. E, si sa, oggi lo sport sta alle curve da stadio come le bombe alle stragi di piazza Fontana e piazza della Loggia.Si scavi infondo.Si indaghi senza remore. A chiederlo non è solo la giustizia degli uomini, ma – e ci verrebbe di dire, soprattutto- quella di una madre e di un padre che da oggi non si daranno più pace sapendo che il loro figlio non tornerà più a casa. E che se n’è andato per sempre un giorno: solo per essere andato a tifare per la propria squadra,una sera del 2014 in cui si giocava la finale di Coppa Italia.

fonte:ilmattino

 

A  Napoli nonostante l'appello della famiglia di Ciro.No alla violenza,ci basta solo il nostro dolore,appare il primo striscione.Il sindaco De Magistris proclama il lutto cittadino.  

Ciro questa mattina è morto,le sue condizioni si sono aggravate ieri per un infezione al polmone.Simona Raimone la sua fidanzata non sa darsi pace,volevo una vita semplice con la persona che amavo.Non si puo' morire cosi per una partita di calcio.Ciro amava il Napoli la sua passione.Lo seguiva ovunque, i suoi idoli ,Insigne e e Hamsik.Gli piaceva anche cucinare,soprattutto dolci di cui ne era ghiotto.Per la trasferta di Roma allo stadio Olimpico quel maledetto tre maggio Ciro aveva preparato la frittata e il casatiello ma la sua vita si è fermata davanti al circolo Ciak di Tor di Quinto.Il presidente del Napoli De Laurentiis attraverso Lombardo è stato sempre in contatto con i famiiari di Ciro.Anche Insigne e Hamsik con l'ex Paolo Cannavaro hanno chiesto notizie.

Cristiano e Giorgio Sandri, fratello e padre del tifoso della Lazio ucciso l'11 novembre del 2007 sull'A1,hanno fatto visita ai genitori di Ciro.

Miki de lucia per positanonews

Giustizia nel nome di Ciro Giustizia e verità, ma quelle le consonanti veramente scritte maiuscolo,perché si può morire portandosi appresso la colpa di aver comprato un biglietto andare a vedere la finale di Coppa Italia. Nient'altro che giustizia veriità.Al di là del bene  e soprattutto del male- la voce che si leva la dalla mamma e dal papà del tifoso napoletano dichiarato clinicamente morto ieri a Roma dopo 50giorni di agonia scandita da bollettini medici che alternavano ottimismo a momentidi oscura premonizione per la tragedia chesi sarebbe compiuta solo ieri, nel giorno di San Giovanni. Ferito a morte, sostiene già qualche voce fuori dal coro,per «odio etnico»: o forse solo per avere amato i colori della sua squadra di calcio. Follia assassina. Ciro viveva a Scampia, uno dei tanti quartieri maledetti di Napoli: ma non per questo si era perso, come pure può capitare ai tanti figli della Mala napoli. E invece no. Ciro era  riuscito a tenersi lontano dai quadrivi del malaffare, dalle piazze dello spaccio e della camorra  cialtrona;lavorava,e onestamente si guadagnava uno stipendio in un autolavaggio.Aveva gli occhi buoni,una ragazza da amare e un futuro cheil più malignodeidestini hafatto naufragare quel pomeriggio del tre maggio scorso nei pressi del circolo «Ciak» di Tor di Quinto: lì, in quel posto, luogo noto a tutti per essere unodei covi del tifo violento dei romanisti dove i napoletani in trasferta per assistere alla finale tra Fiorentina e Napoli mai e poi mai avrebbero dovuto confluire e dove, invece, per una scellerata omissione di qualcuno pure furono fatti arrivare per parcheggiare le loro auto.


Mail passato è storia. E da oggi la vicenda, da tragedia umana e familiare, si trasforma in freddo resoconto di cronaca giudiziaria. 'indagine condotta dalla Squadra mobile capitolina guidata da un poliziotto navigato come Nicola Cavaliere e coordinata dalla Procura romana dovrà cercare di dare risposte concrete. La prima (e scontata) notizia è che nei confronti del presunto responsabile della morte di Esposito, l'ultrà giallorosso Daniele De Santis, il capo di accusa potrebbe passare da tentato omicidio a omicidio volontario. Per «Gastone»si spalancano i cancelli della Corte di Assise. Ma ancora tanti, troppi, restano i buchi neri nella ricostruzione di ciò che avvenne quel pomeriggio di quasi due mesi fa a Tordi Quinto. Nonsono bastati 50 giorni per fare luce su quei fatti: e ancora ci si dà battaglia su un incidente probatorio che  stando alle norme del codice – dovrebbe svolgersi subito per «cristallizzare» la scena del crimine; e che – invece – poco o nulla ancora ha ristallizzato.Troppi,quei buchi neri che rischiano oggi di far naufragare questa inchiesta.

Prima domanda:quante persone, oltre a De Santis,erano presenti nel momento in cui scattò l'agguato ai danni dei tifosi napoletaninei pressi del Ciak?

Nella zona non ci sono telecamere di videosorveglianza stradale, il che non aiuta; ma da alcuni filmati amatoriali acquisiti dalla magistratura inquirente si vede chiaramente che «Gastone» non era da solo.

E  dunque, secondo interrogativo: qualcuno aveva pianificato il raid contro i tifosi azzurri?

C'era una strategia dietro i fatti che poi degenerarono nella sparatoria in cui rimasero feriti Ciro e un altro tifoso napoletano?

Torniamo all'incidente probatorio: da Roma si apprende che il termine fissato per la consegna dei risultati è quello di settembre. Tanto, anzi troppo. Meglio  ancora: un  termine sconsiderato,tanto più che adesso c'è di mezzo un ragazzo che i medici hanno dichiarato clinicamente morto.La Procura di Roma, e questa è un'altra notizia, avrebbe da tempo identificato i componenti del commando che spalleggiò De Santis nell'agguato (perché di agguato si trattò): si tratterebbe di un pugno di manigoldi che, all'indomani dei gravissimi fatti che fecero da preludio alla finalissima di Coppa Italia,prepararono gli striscioni in difesa dello stesso De Santis, comparsi durante la successiva partita di campionato (Roma-Juventus). Gli accertamenti degli investigatori si concentrarono anche sugli occupanti di una jeep bianca che compare in un paio di video nel vialetto dove avvenne la sparatoria. 

Terza domanda manda: chi gettò in un cassonetto  dei rifiuti la pistola con la quale qualcuno (De Santis?) fece fuoco ferendo i due napoletani? E perché lo fece?

Raccontano i bene informati che in quella stessa zona erano soliti radunarsi non solo certi capi ultrà della Roma,ma anche personaggi poco raccomandabili ben noti alla Digos della Questura di Roma per essere ritenuti vicini agli  ambienti dell'estremismo neofascista. E, si sa, oggi lo sport sta alle curve da stadio come le bombe alle stragi di piazza Fontana e piazza della Loggia.Si scavi infondo.Si indaghi senza remore. A chiederlo non è solo la giustizia degli uomini, ma – e ci verrebbe di dire, soprattutto- quella di una madre e di un padre che da oggi non si daranno più pace sapendo che il loro figlio non tornerà più a casa. E che se n'è andato per sempre un giorno: solo per essere andato a tifare per la propria squadra,una sera del 2014 in cui si giocava la finale di Coppa Italia.

fonte:ilmattino