Prandelli: «Vinciamo per la Patria». Accorato discorso del ct che potrebbe dimettersi in caso di eliminazione

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Cesare Prandelli, davanti al bivio senza appello del suo primo Mondiale, rivede la sua idea di calcio. Senza rinnegarla, si adegua alla situazione. Di chiaro pericolo nell’Arena Das Dunas di Natal: alle ore 13, le 18 da noi, è spareggio contro l’Uruguay. Da non perdere, per restare qui almeno fino agli ottavi. «È la partita più importante della mia carriera». All’Italia basta pareggiare. Ma per riuscirci non sono più sufficienti il gioco e il possesso palla. Bisogna usare il cuore e il fisico contro Tabarez, Suarez e Cavani, tre che ci conoscono bene. Sanno che cosa è successo a Recife, contro la Costa Rica, l’altra sfida giocata nel nordest del Brasile: lì gli azzurri hanno camminato. Stanchi e soprattutto fragili. «Ci dovete credere», ripete il ct da quella caduta inattesa, per risvegliare chi venerdì non ha avuto fiducia. La Nazionale senza anima non l’accetta proprio. Stavolta avverte subito il gruppo. È il giorno del giudizio. E il paragone, con l’atteggiamento dell’Uruguay che storicamente picchia e combatte, fa rumore. «Loro hanno un senso patriottico che noi non abbiamo come nazione. Siamo qui per rappresentare l’Italia. Così, se perdiamo un contrasto deve succedere perché sono stati bravi loro e non perché non siamo andati noi a contrastare. Dobbiamo superare tutte le difficoltà e dare tutto. Proprio tutto. Senza alibi». «Ho detto ai giocatori di non pensare a quello che sarà il dopo. Li voglio concentrati e determinati su questa sfida, difficile perché è da dentro o fuori. Al momento del sorteggio tutti, però, avrebbero firmato per essere qui, a giocarci la qualificazione alla terza partita». Accadde anche due anni fa a Poznan, in Polonia: l’Italia, battendo l’Irlanda, andò avanti nel torneo continentale. Dopo la finale persa a Kiev, Prandelli firmò il biennale per le qualificazioni. La Federcalcio, prima di partire per il Brasile, lo ha confermato fino a Euro 2016. Il ct, però, se l’Italia dovesse uscire oggi dal mondiale, potrebbe lasciare, rinunciando ai due anni di contratto. Il gesto è da mettere in preventivo, nonostante le due medaglie che ha sul petto, argento e bronzo, nelle due precedenti competizioni: vicecampione d’Europa e terzo all’ultima Confederations. «Non siamo capaci di giocare per il pari e quindi puntiamo alla vittoria», avverte Prandelli. «Non vorrei vedere la squadra subire. E comunque, se dovesse accadere, bisogna essere bravi a contrattaccare subito». I riflettori dell’Arena Das Dunas sono già accesi su Suarez e Cavani. «È la coppia d’attacco più forte del Mondiale: i due non danno riferimento, sanno attaccare l’area come pochi, hanno senso del gol. Dovremo essere bravi a lasciare poche opportunità». Replicherà con il blocco Juve che gli permette di tornare al 3-5-2 e con la coppia offensiva inedita che improvvisamente riconosce e condivide. «Mai detto che Balotelli e Immobile non possono giocare insieme. È chiaro che, se si gioca con due punte, devi modificare qualcosa nel gioco. Nell’ultima partita abbiamo schierato 4 attaccanti e non siamo riusciti a fare gol. Tante volte non è il numero delle punte a incidere, ma la capacità di attaccare la profondità». Presenta Immobile: «È calciatore moderno, aiuta la squadra, cerca la profondità, sa giocare fuori e segna: per essere un campione devi avere queste caratteristiche, se te ne manca una non sei completo. E lui in prospettiva può diventarlo». Piove a Natal. La temperatura oscilla tra i 24 e i 26 gradi. Pochi per spingere il medico Fifa ad autorizzare i timeout. Il ct va oltre. «I dati ci danno risultati molto buoni. L’Uruguay, contro la Costa Rica, ha giocato la nostra stessa partita. Noi abbiamo recuperato le energie fisiche. E anche quelle nervose. Siamo pronti». (Ugo Trani – Il Mattino)  

Cesare Prandelli, davanti al bivio senza appello del suo primo Mondiale, rivede la sua idea di calcio. Senza rinnegarla, si adegua alla situazione. Di chiaro pericolo nell'Arena Das Dunas di Natal: alle ore 13, le 18 da noi, è spareggio contro l'Uruguay. Da non perdere, per restare qui almeno fino agli ottavi. «È la partita più importante della mia carriera». All'Italia basta pareggiare. Ma per riuscirci non sono più sufficienti il gioco e il possesso palla. Bisogna usare il cuore e il fisico contro Tabarez, Suarez e Cavani, tre che ci conoscono bene. Sanno che cosa è successo a Recife, contro la Costa Rica, l'altra sfida giocata nel nordest del Brasile: lì gli azzurri hanno camminato. Stanchi e soprattutto fragili. «Ci dovete credere», ripete il ct da quella caduta inattesa, per risvegliare chi venerdì non ha avuto fiducia. La Nazionale senza anima non l'accetta proprio. Stavolta avverte subito il gruppo. È il giorno del giudizio. E il paragone, con l'atteggiamento dell'Uruguay che storicamente picchia e combatte, fa rumore. «Loro hanno un senso patriottico che noi non abbiamo come nazione. Siamo qui per rappresentare l’Italia. Così, se perdiamo un contrasto deve succedere perché sono stati bravi loro e non perché non siamo andati noi a contrastare. Dobbiamo superare tutte le difficoltà e dare tutto. Proprio tutto. Senza alibi». «Ho detto ai giocatori di non pensare a quello che sarà il dopo. Li voglio concentrati e determinati su questa sfida, difficile perché è da dentro o fuori. Al momento del sorteggio tutti, però, avrebbero firmato per essere qui, a giocarci la qualificazione alla terza partita». Accadde anche due anni fa a Poznan, in Polonia: l'Italia, battendo l'Irlanda, andò avanti nel torneo continentale. Dopo la finale persa a Kiev, Prandelli firmò il biennale per le qualificazioni. La Federcalcio, prima di partire per il Brasile, lo ha confermato fino a Euro 2016. Il ct, però, se l'Italia dovesse uscire oggi dal mondiale, potrebbe lasciare, rinunciando ai due anni di contratto. Il gesto è da mettere in preventivo, nonostante le due medaglie che ha sul petto, argento e bronzo, nelle due precedenti competizioni: vicecampione d'Europa e terzo all'ultima Confederations. «Non siamo capaci di giocare per il pari e quindi puntiamo alla vittoria», avverte Prandelli. «Non vorrei vedere la squadra subire. E comunque, se dovesse accadere, bisogna essere bravi a contrattaccare subito». I riflettori dell'Arena Das Dunas sono già accesi su Suarez e Cavani. «È la coppia d’attacco più forte del Mondiale: i due non danno riferimento, sanno attaccare l’area come pochi, hanno senso del gol. Dovremo essere bravi a lasciare poche opportunità». Replicherà con il blocco Juve che gli permette di tornare al 3-5-2 e con la coppia offensiva inedita che improvvisamente riconosce e condivide. «Mai detto che Balotelli e Immobile non possono giocare insieme. È chiaro che, se si gioca con due punte, devi modificare qualcosa nel gioco. Nell’ultima partita abbiamo schierato 4 attaccanti e non siamo riusciti a fare gol. Tante volte non è il numero delle punte a incidere, ma la capacità di attaccare la profondità». Presenta Immobile: «È calciatore moderno, aiuta la squadra, cerca la profondità, sa giocare fuori e segna: per essere un campione devi avere queste caratteristiche, se te ne manca una non sei completo. E lui in prospettiva può diventarlo». Piove a Natal. La temperatura oscilla tra i 24 e i 26 gradi. Pochi per spingere il medico Fifa ad autorizzare i timeout. Il ct va oltre. «I dati ci danno risultati molto buoni. L’Uruguay, contro la Costa Rica, ha giocato la nostra stessa partita. Noi abbiamo recuperato le energie fisiche. E anche quelle nervose. Siamo pronti». (Ugo Trani – Il Mattino)