A PAESTUM TORNA A FIORIR LA ROSA E A PROFUMARE CON LE SIRENAE ESSENCE DELLE SORELLE MARINO

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“Ci furono le rose/un tempo, gli asfodeli”. Così Alfonso Gatto in “Novembre a Pesto”. E la sua è una delle ultime significative voci poetiche in difesa della rosa che fioriva due volte all’anno. Esiste una vasta antologia in proposito, che vanta nomi prestigiosi di tutte le letterature e di tutti i secoli. Si comincia dai latini Virgilio e Marziale per finire in pieno novecento a Giuseppe Ungaretti passando per Torquato Tasso. Qualche quinquennio fa riscoprirono questa bella pagina letteraria, e non solo, la Sovraintendenza ai Beni Culturali ed il Parco del Cilento, che sottoscrissero, nell’ambito della Borsa Archeologica, un  accordo di programma per la realizzazione di un roseto, da impiantare in parte nei pressi del tempio di Cerere ed in parte nello spazio  antistante quello di Nettuno – La notizia ebbe molta eco – Sovrintendenza e Parco si impegnarono ufficialmente e pubblicamente; e, così, si spesero un po’ di fondi pubblici. A distanza di un po’ di anni di quella iniziativa non rimane neppure il ricordo. Allora si ricorse alla rosa comune, in attesa che gli studiosi di botanica archeologica  individuassero la specie antica, che, per i più, sarebbe quella damascena. Salutai pubblicamente con entusiasmo l’iniziativa con più di un articolo su questo come su altri giornali, salvo a dover poi ricredermi e registrare un’altra cocente delusione. Di recente ho conosciuto Martina Marino con il marito Mario Trevisan. Mi hanno parlato del loro laboratorio di profumi a Capaccio Paestum, in Viale della Repubblica, che imposta il loro lavoro sulla memoria storica proprio della Rosa di Pesto e lo sostanzia con ricerche sul mito delle sirene, tutte le sirene, a cominciare da Leucosia,ovviamente, per continuare con Molpa, Ligea, Li Galli, Partenope e le tante meno conosciute, ma, comunque, ossificate  dal mito, dalla storia e dalla fantasia popolare sulle coste cilentane: Rodon ,Elea, Kamaraton, ecc. Alla loro amicizia si è aggiunta anche quella di Emilia. E ne sono felice. Credo che abbiano avuto una intuizione felice ed abbiano iniziato un percorso fecondo di sviluppi positivi, dando, così, l’esempio di come si possa e si debba superare il pressapochismo, l’improvvisazione e la retorica delle discussioni affollate, quasi sempre, di orecchianti tuttologi vanesi a caccia di passerelle per il semplice gusto dell’apparire (una genia dura a morire e che ha imperversato e danneggiato a lungo il territorio, bloccandone lo sviluppo nella fumosità della progettualità improvvisata e pasticciata) per passare, invece, alla operatività concreta. E si cominciano a vedere i frutti, che io saluto con entusiasmo. Anche perchè  io mi batto da anni per la creazione di un Roseto a Paestum. Ne ho scritto molto da dieci/quindici anni a questa parte, come ricorderà, tra gli altri, l’amico Gerardo Siano, impegnato oggi in una responsabilità istituzionale nell’Associazione Poseidonia. Lo sollecitai, infatti, a realizzare il roseto nella sua proprietà di famiglia a Spinazzo.

Profitto dell’occasione per ritornare sul tema, anche per dare un contributo di idee alle Sorelle Martina ed Emilia Marino che con Mario Trevisan hanno costituito una società, che lavora con serietà  ad un laboratorio di aromatologia e non solo (per saperne di più www.sirenaessence.com). Paestum, secondo me, avrebbe bisogno di un ROSETO, di grande dimensione, con una sua autonoma gestione organizzativa ed amministrativa, come ce ne sono tanti in Italia, in Europa e nel mondo, a cominciare da quello ricco e vario di Roma, sull’Aventino, che attira decine di migliaia di visitatori nel corso dell’anno.

Io continuo a sognare un roseto pestano che si sviluppi su ettari di territorio e che sia articolato su percorsi di visita e di fruizione attrezzati, ragionati e finalizzati all’arricchimento della conoscenza di una bella pagina di storia del passato ma doti anche il territorio di una struttura da spendere con intelligenza sul mercato dell’offerta turistica di qualità con un ritorno di immagine straordinaria e con una ricaduta sull’economia locale e sull’occupazione.

Provo a ridisegnarne in breve i contorni:

a) nella vasta pianura c’è, per fortuna, spazio, anche in prossimità della cinta muraria della città dissepolta, per impegnare un bel pò di ettari, a volte incolti, ma all’occorrenza da sottrarre a carciofeti e fragoleti e destinare ad un roseto, appunto, di ampie dimensioni che possa disporre di un parco attrezzato per l’accoglienza delle visite lungo tutto l’arco dell’anno; b) qui è possibile impiantare un roseto che disponga lungo i percorsi della visita/ fruizione di “legende” esplicative su: la specie delle rose impiantate e sulla loro provenienza, l’utilizzo della rosa nel corso dei secoli nella letteratura, nella pittura, nella musica e nei diversi altri settori dell’arte come fonte di ispirazione; la rosa nella medicina per la creazione di infusi salutari; la rosa nella cosmesi per le essenze dei profumi e per le creme di bellezza; la rosa nella enogastronomia; già nell’antichità c’era un vino aromatizzato alla rosa citato, tra l’altro, da Apicio. Ma non è necessario scomodare la storia del passato. Basta rifarsi alle ricette delle nostre nonne per riprendere a produrre il “rosolio”, il liquore all’essenza/profumo di rose o le “torte alle rose”.

Erano queste alcune delle idee portanti di quel progetto che mirava a dotare Paestum di una iniziativa per arricchire l’offerta turistica di qualità con:

1) un parco attrezzato in grado di attrarre il turismo per famiglie, quello scolastico e, ancora, per una nicchia considerevole di mercato della cultura (botanici, archeologi, storici) per una giornata di gradevole relax e non solo;

2) accendere l’interesse su un florovivaismo con il pedigree della grande storia;

3) stimolare l’imprenditoria a correre l’avventura dell’investimento lungo strade nuove ed originali in sintonia e proseguimento virtuoso del proprio vissuto storico;

4) attirare l’interesse delle industrie farmaceutiche e della cosmesi per lanciare un prodotto appetibile sui mercati: immagino una Linea Paestum nella profumeria e nella cosmesi.

5) sbrigliare la fantasia di chef e ristoratori per offrire menu che esaltino piatti e liquori alla rosa con una ricchezza e varietà che li renda unici ed originali nel settore, ecc. ecc..

Si tratta di un progetto ambizioso, ma le Sorelle Martina ed Emilia Marino insieme a Mario Trevisan hanno entusiasmo e motivazione da vendere e sono sulla strada giusta per realizzarlo anche a tappe nel tempo .E’ la prima volta, credo, nel territorio che una attività economica si presenta con lo spessore della cultura innervata nella tradizione. Il fatto va salutato positivamente e sottolineato adeguatamente. Dalle nostre parti è passato Ulisse e Omero prima, Apollonio Rodio dopo e Virgilio successivamente, parlando solo dell’antichità. Vi hanno immaginato il regno delle sirene e, conseguentemente della seduzione, della bellezza e dell’amore. Quale promozione migliore per far conoscere un prodotto di qualità. Martina, Emilia e Mario lo hanno capito e si muovono di conseguenza. Vanno elogiate e sostenute con una raccomandazione. Bando agli improvvisatori e ai pressappochisti tuttologi. Si  sempre e solo alla Cultura con la maiuscola. E una proposta: una bella serie di conferenze su MITI E STORIA del territorio. Sono il viatico giusto per successo. E per finire un invito a tutti a seguire con interesse Le SORELLE MARINO nella loro attività che continuerà a stupirci, a cominciare dall’iniziativa prevista per il 29 giugno, ore 10,00/11,00, nella prestigiosa cornice di Villa Salati.

 

Giuseppe Liuccio

email:g.liuccio@alice.it

"Ci furono le rose/un tempo, gli asfodeli". Così Alfonso Gatto in "Novembre a Pesto". E la sua è una delle ultime significative voci poetiche in difesa della rosa che fioriva due volte all'anno. Esiste una vasta antologia in proposito, che vanta nomi prestigiosi di tutte le letterature e di tutti i secoli. Si comincia dai latini Virgilio e Marziale per finire in pieno novecento a Giuseppe Ungaretti passando per Torquato Tasso. Qualche quinquennio fa riscoprirono questa bella pagina letteraria, e non solo, la Sovraintendenza ai Beni Culturali ed il Parco del Cilento, che sottoscrissero, nell'ambito della Borsa Archeologica, un  accordo di programma per la realizzazione di un roseto, da impiantare in parte nei pressi del tempio di Cerere ed in parte nello spazio  antistante quello di Nettuno – La notizia ebbe molta eco – Sovrintendenza e Parco si impegnarono ufficialmente e pubblicamente; e, così, si spesero un po’ di fondi pubblici. A distanza di un po’ di anni di quella iniziativa non rimane neppure il ricordo. Allora si ricorse alla rosa comune, in attesa che gli studiosi di botanica archeologica  individuassero la specie antica, che, per i più, sarebbe quella damascena. Salutai pubblicamente con entusiasmo l'iniziativa con più di un articolo su questo come su altri giornali, salvo a dover poi ricredermi e registrare un’altra cocente delusione. Di recente ho conosciuto Martina Marino con il marito Mario Trevisan. Mi hanno parlato del loro laboratorio di profumi a Capaccio Paestum, in Viale della Repubblica, che imposta il loro lavoro sulla memoria storica proprio della Rosa di Pesto e lo sostanzia con ricerche sul mito delle sirene, tutte le sirene, a cominciare da Leucosia,ovviamente, per continuare con Molpa, Ligea, Li Galli, Partenope e le tante meno conosciute, ma, comunque, ossificate  dal mito, dalla storia e dalla fantasia popolare sulle coste cilentane: Rodon ,Elea, Kamaraton, ecc. Alla loro amicizia si è aggiunta anche quella di Emilia. E ne sono felice. Credo che abbiano avuto una intuizione felice ed abbiano iniziato un percorso fecondo di sviluppi positivi, dando, così, l’esempio di come si possa e si debba superare il pressapochismo, l’improvvisazione e la retorica delle discussioni affollate, quasi sempre, di orecchianti tuttologi vanesi a caccia di passerelle per il semplice gusto dell’apparire (una genia dura a morire e che ha imperversato e danneggiato a lungo il territorio, bloccandone lo sviluppo nella fumosità della progettualità improvvisata e pasticciata) per passare, invece, alla operatività concreta. E si cominciano a vedere i frutti, che io saluto con entusiasmo. Anche perchè  io mi batto da anni per la creazione di un Roseto a Paestum. Ne ho scritto molto da dieci/quindici anni a questa parte, come ricorderà, tra gli altri, l’amico Gerardo Siano, impegnato oggi in una responsabilità istituzionale nell’Associazione Poseidonia. Lo sollecitai, infatti, a realizzare il roseto nella sua proprietà di famiglia a Spinazzo.

Profitto dell’occasione per ritornare sul tema, anche per dare un contributo di idee alle Sorelle Martina ed Emilia Marino che con Mario Trevisan hanno costituito una società, che lavora con serietà  ad un laboratorio di aromatologia e non solo (per saperne di più www.sirenaessence.com). Paestum, secondo me, avrebbe bisogno di un ROSETO, di grande dimensione, con una sua autonoma gestione organizzativa ed amministrativa, come ce ne sono tanti in Italia, in Europa e nel mondo, a cominciare da quello ricco e vario di Roma, sull'Aventino, che attira decine di migliaia di visitatori nel corso dell'anno.

Io continuo a sognare un roseto pestano che si sviluppi su ettari di territorio e che sia articolato su percorsi di visita e di fruizione attrezzati, ragionati e finalizzati all'arricchimento della conoscenza di una bella pagina di storia del passato ma doti anche il territorio di una struttura da spendere con intelligenza sul mercato dell'offerta turistica di qualità con un ritorno di immagine straordinaria e con una ricaduta sull'economia locale e sull'occupazione.

Provo a ridisegnarne in breve i contorni:

a) nella vasta pianura c'è, per fortuna, spazio, anche in prossimità della cinta muraria della città dissepolta, per impegnare un bel pò di ettari, a volte incolti, ma all’occorrenza da sottrarre a carciofeti e fragoleti e destinare ad un roseto, appunto, di ampie dimensioni che possa disporre di un parco attrezzato per l'accoglienza delle visite lungo tutto l'arco dell'anno; b) qui è possibile impiantare un roseto che disponga lungo i percorsi della visita/ fruizione di "legende" esplicative su: la specie delle rose impiantate e sulla loro provenienza, l'utilizzo della rosa nel corso dei secoli nella letteratura, nella pittura, nella musica e nei diversi altri settori dell'arte come fonte di ispirazione; la rosa nella medicina per la creazione di infusi salutari; la rosa nella cosmesi per le essenze dei profumi e per le creme di bellezza; la rosa nella enogastronomia; già nell'antichità c'era un vino aromatizzato alla rosa citato, tra l'altro, da Apicio. Ma non è necessario scomodare la storia del passato. Basta rifarsi alle ricette delle nostre nonne per riprendere a produrre il “rosolio”, il liquore all’essenza/profumo di rose o le “torte alle rose”.

Erano queste alcune delle idee portanti di quel progetto che mirava a dotare Paestum di una iniziativa per arricchire l'offerta turistica di qualità con:

1) un parco attrezzato in grado di attrarre il turismo per famiglie, quello scolastico e, ancora, per una nicchia considerevole di mercato della cultura (botanici, archeologi, storici) per una giornata di gradevole relax e non solo;

2) accendere l'interesse su un florovivaismo con il pedigree della grande storia;

3) stimolare l'imprenditoria a correre l'avventura dell'investimento lungo strade nuove ed originali in sintonia e proseguimento virtuoso del proprio vissuto storico;

4) attirare l'interesse delle industrie farmaceutiche e della cosmesi per lanciare un prodotto appetibile sui mercati: immagino una Linea Paestum nella profumeria e nella cosmesi.

5) sbrigliare la fantasia di chef e ristoratori per offrire menu che esaltino piatti e liquori alla rosa con una ricchezza e varietà che li renda unici ed originali nel settore, ecc. ecc..

Si tratta di un progetto ambizioso, ma le Sorelle Martina ed Emilia Marino insieme a Mario Trevisan hanno entusiasmo e motivazione da vendere e sono sulla strada giusta per realizzarlo anche a tappe nel tempo .E’ la prima volta, credo, nel territorio che una attività economica si presenta con lo spessore della cultura innervata nella tradizione. Il fatto va salutato positivamente e sottolineato adeguatamente. Dalle nostre parti è passato Ulisse e Omero prima, Apollonio Rodio dopo e Virgilio successivamente, parlando solo dell’antichità. Vi hanno immaginato il regno delle sirene e, conseguentemente della seduzione, della bellezza e dell’amore. Quale promozione migliore per far conoscere un prodotto di qualità. Martina, Emilia e Mario lo hanno capito e si muovono di conseguenza. Vanno elogiate e sostenute con una raccomandazione. Bando agli improvvisatori e ai pressappochisti tuttologi. Si  sempre e solo alla Cultura con la maiuscola. E una proposta: una bella serie di conferenze su MITI E STORIA del territorio. Sono il viatico giusto per successo. E per finire un invito a tutti a seguire con interesse Le SORELLE MARINO nella loro attività che continuerà a stupirci, a cominciare dall’iniziativa prevista per il 29 giugno, ore 10,00/11,00, nella prestigiosa cornice di Villa Salati.

 

Giuseppe Liuccio

email:g.liuccio@alice.it