Gigi Buffon sdrammatizza: se pure avessimo pareggiato martedì sarebbe servito un punto

0

Prandelli non cerca scuse e ammette che il caldo non era poi così caldo; qualche giocatore, invece, aggrappa la figuraccia alle temperature. Thiago Motta, ad esempio, sembrava il più provato. «Faceva caldo, abbiamo sofferto un caldo pazzesco. La Costa Rica correva più di noi, ma loro sono abituati a giocare con questo clima. Hanno fatto una partita da grande squadra ma, con tutto il rispetto, penso che abbiamo perso contro una formazione inferiore alla nostra. Se prendi i singoli giocatori non farebbero parte di nessuna grande squadra in Europa. L’Uruguay? Sarà una finale. Abbiamo tre giorni per recuperare, non sarà facile perché giocheremo di nuovo alle 13». Pirlo, distrutto, lascia la zona mista senza voglia di parlare. «Di sicuro faceva più caldo qui a Recife che non a Manaus», l’unica sua ammissione. Marchisio si mette a metà, forse il suo pensiero viaggia in parallelo con quello del ct. «Faceva molto caldo, ma non è una scusante». «Come ci si rialza? Guardando l’aspetto positivo: pure se avessimo pareggiato, non sarebbe cambiato nulla, perché avremmo dovuto fare comunque un punto nell’ultima gara», l’analisi di Gigi Buffon a fine partita. La qualificazione agli ottavi della Costa Rica non stupisce Buffon. «Molti lo considerano un risultato clamoroso, ma sono ancora quelli che pensano che ancora ci sia nel calcio la cenerentola, specialmente in competizioni importanti come un Mondiale. I fatti dimostrano che squadre con cui giocare e vincere facilmente ormai non esistono più. E anche da tempo». «Faremo una grande partita contro l’Uruguay – promette Antonio Cassano dopo l’esordio mondiale – Sono convinto che ce la faremo. Adesso è importante recuperare energie per fare una grande partita martedì. Emozione per l’esordio? Non ci sono emozioni. Se recuperiamo le energie possiamo fare una grande partita con l’Uruguay». Ancora infuriati per un rigore negato a Campbell, quando le squadre stavano per guadagnare gli spogliatoi a fine primo tempo, i giocatori della Costa Rica hanno pensato di farsi giustizia da soli, andando a stuzzicare la panchina dell’Italia. Il più attivo contro la protesta dei costaricani Salvatore Sirigu, protagonista anche stavolta ma non da titolare. Il portiere del Psg a fine partita, con un beffardo sorrisino, si è difeso: «Io non c’entro niente…». Insigne, anche lui molto attivo, ha ammesso: «Discutevamo per il rigore». Qualche manata è volata. «La Costa Rica oggi correva più di noi» è l’analisi secca di Giovanni Malagò, presidente del Coni, a Recife dopo il ko dell’Italia. «Non abbiamo mai fatto un Mondiale tutto in discesa, il calcio italiano ha sempre avuto questa caratteristica. Non dobbiamo appellarci però solo alla cabala, abbiamo tutti i requisiti per farcela sul campo»,dice. A complicare le cose c’è De Rossi. Lo vedi passare, lo guardi negli occhi e pensi: «Meglio stare alla larga, non è aria». E infatti il problema è molteplice: il centrocampista della Roma è sfinito, arrabbiatissimo per la sconfitta e in più zoppica. Che succede, è una botta? «No, ho dolore ma non è una botta», la risposta dell’azzurro-giallorosso. Peggio ancora, sarà un problema muscolare, la deduzione alla cieca. Detto, fatto. Del problema non si può conosce l’intensità ma si viene a sapere che è un indurimento del polpaccio, zona solitamente drammatica. De Rossi sente dolore, oggi a Natal effettuerà i controlli e ne sapremo. Fiato sospeso, dunque, in vista dell’Uruguay. (Il Mattino)

Prandelli non cerca scuse e ammette che il caldo non era poi così caldo; qualche giocatore, invece, aggrappa la figuraccia alle temperature. Thiago Motta, ad esempio, sembrava il più provato. «Faceva caldo, abbiamo sofferto un caldo pazzesco. La Costa Rica correva più di noi, ma loro sono abituati a giocare con questo clima. Hanno fatto una partita da grande squadra ma, con tutto il rispetto, penso che abbiamo perso contro una formazione inferiore alla nostra. Se prendi i singoli giocatori non farebbero parte di nessuna grande squadra in Europa. L'Uruguay? Sarà una finale. Abbiamo tre giorni per recuperare, non sarà facile perché giocheremo di nuovo alle 13». Pirlo, distrutto, lascia la zona mista senza voglia di parlare. «Di sicuro faceva più caldo qui a Recife che non a Manaus», l'unica sua ammissione. Marchisio si mette a metà, forse il suo pensiero viaggia in parallelo con quello del ct. «Faceva molto caldo, ma non è una scusante». «Come ci si rialza? Guardando l’aspetto positivo: pure se avessimo pareggiato, non sarebbe cambiato nulla, perché avremmo dovuto fare comunque un punto nell’ultima gara», l'analisi di Gigi Buffon a fine partita. La qualificazione agli ottavi della Costa Rica non stupisce Buffon. «Molti lo considerano un risultato clamoroso, ma sono ancora quelli che pensano che ancora ci sia nel calcio la cenerentola, specialmente in competizioni importanti come un Mondiale. I fatti dimostrano che squadre con cui giocare e vincere facilmente ormai non esistono più. E anche da tempo». «Faremo una grande partita contro l'Uruguay – promette Antonio Cassano dopo l’esordio mondiale – Sono convinto che ce la faremo. Adesso è importante recuperare energie per fare una grande partita martedì. Emozione per l'esordio? Non ci sono emozioni. Se recuperiamo le energie possiamo fare una grande partita con l’Uruguay». Ancora infuriati per un rigore negato a Campbell, quando le squadre stavano per guadagnare gli spogliatoi a fine primo tempo, i giocatori della Costa Rica hanno pensato di farsi giustizia da soli, andando a stuzzicare la panchina dell'Italia. Il più attivo contro la protesta dei costaricani Salvatore Sirigu, protagonista anche stavolta ma non da titolare. Il portiere del Psg a fine partita, con un beffardo sorrisino, si è difeso: «Io non c'entro niente…». Insigne, anche lui molto attivo, ha ammesso: «Discutevamo per il rigore». Qualche manata è volata. «La Costa Rica oggi correva più di noi» è l’analisi secca di Giovanni Malagò, presidente del Coni, a Recife dopo il ko dell'Italia. «Non abbiamo mai fatto un Mondiale tutto in discesa, il calcio italiano ha sempre avuto questa caratteristica. Non dobbiamo appellarci però solo alla cabala, abbiamo tutti i requisiti per farcela sul campo»,dice. A complicare le cose c’è De Rossi. Lo vedi passare, lo guardi negli occhi e pensi: «Meglio stare alla larga, non è aria». E infatti il problema è molteplice: il centrocampista della Roma è sfinito, arrabbiatissimo per la sconfitta e in più zoppica. Che succede, è una botta? «No, ho dolore ma non è una botta», la risposta dell'azzurro-giallorosso. Peggio ancora, sarà un problema muscolare, la deduzione alla cieca. Detto, fatto. Del problema non si può conosce l'intensità ma si viene a sapere che è un indurimento del polpaccio, zona solitamente drammatica. De Rossi sente dolore, oggi a Natal effettuerà i controlli e ne sapremo. Fiato sospeso, dunque, in vista dell'Uruguay. (Il Mattino)

Lascia una risposta