ROMA CHOC, DONNA MUORE IN OSPEDALE: DIMENTICATA DALL’INFERMIERA

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ROMA – Non poteva respirare da sola, la signora Lucia: a 60 anni d’età, il suo fisico era logorato da un tumore maligno che la costringeva a restare attaccata ad una bombola di ossigeno.
Non poteva nemmeno camminare. Per questo, una mattina aveva suonato il campanello di emergenza e chiesto ad un’infermiera di essere accompagnata al bagno.

Ma proprio lì, accanto alla stanza in cui era degente, Lucia è deceduta. L’operatrice che doveva vigilare su di lei, infatti, si sarebbe letteralmente dimenticata della paziente, lasciandola sola al gabinetto sprovvista della mascherina di ventilazione e staccando dal turno di lavoro come se nulla fosse. Per questo motivo, Alessandra Ritrovato, infermiera presso l’Ospedale Israelitico di Roma, è stata rinviata a giudizio con l’accusa di omicidio colposo. Sono stati i vertici del nosocomio a segnalare la vicenda in Procura: dopo essere venuto a conoscenza della dinamica dei fatti, Giovanni Luigi Spinelli, che all’epoca era il direttore sanitario dell’azienda, ha sporto denuncia.

IL DECESSO
E’ il 2 ottobre del 2011, Lucia è ricoverata presso il reparto di oncologia: ha una forma tumorale maligna e soffre di insufficienza respiratoria. Deve stare costantemente attaccata ad una bombola di ossigeno. Senza mascherina di ventilazione, la paziente resiste poche decine di secondi al massimo, prima che il respiro si affanni e la gola si chiuda. Alle 6,45 Lucia necessita di andare al bagno, ma ha difficoltà a deambulare. La donna, quindi, suona il campanello di chiamata. Arriva l’infermiera Ritrovato: sarà lei ad assisterla. L’operatrice accompagna Lucia ai servizi, ma non adotta tutte le cautele necessarie.

Pur essendo a conoscenza della condizione della paziente, infatti, l’infermiera sospende l’ossigenoterapia e non si serve nemmeno di una bombola portatile. Dopo avere scortato Lucia fino al bagno, inoltre, la Ritrovato smonta dal turno di lavoro e si dimentica di compilare il registro delle consegne. Lucia resta sola, senza assistenza e, soprattutto, senza mascherina di ventilazione. Fino a morire. E’ un addetto alle pulizie a trovarla accasciata accanto in bagno.

L’INCHIESTA
Il pm Mario Ardigò dispone una consulenza medico legale per accertare se la morte della paziente sia collegabile alla condotta negligente dell’infermiera. Il magistrato, però, chiede poi l’archiviazione del caso. Secondo il pm, infatti, nonostante siano ravvisabili gravi elementi di colpa a carico della Ritrovato non sarebbe possibile sostenere con assoluta certezza che questi abbiano causato la morte della degente. L’avvocato Michele Gentiloni Silveri, difensore dei familiari di Lucia, presenta quindi opposizione alla richiesta della Procura. E la sua tesi viene accolta dal gip Tiziana Coccoluto che dispone il rinvio a giudizio dell’infermiera.

di Michela Allegri LEGGO.ITROMA – Non poteva respirare da sola, la signora Lucia: a 60 anni d’età, il suo fisico era logorato da un tumore maligno che la costringeva a restare attaccata ad una bombola di ossigeno.
Non poteva nemmeno camminare. Per questo, una mattina aveva suonato il campanello di emergenza e chiesto ad un’infermiera di essere accompagnata al bagno.

Ma proprio lì, accanto alla stanza in cui era degente, Lucia è deceduta. L’operatrice che doveva vigilare su di lei, infatti, si sarebbe letteralmente dimenticata della paziente, lasciandola sola al gabinetto sprovvista della mascherina di ventilazione e staccando dal turno di lavoro come se nulla fosse. Per questo motivo, Alessandra Ritrovato, infermiera presso l’Ospedale Israelitico di Roma, è stata rinviata a giudizio con l’accusa di omicidio colposo. Sono stati i vertici del nosocomio a segnalare la vicenda in Procura: dopo essere venuto a conoscenza della dinamica dei fatti, Giovanni Luigi Spinelli, che all’epoca era il direttore sanitario dell’azienda, ha sporto denuncia.

IL DECESSO
E’ il 2 ottobre del 2011, Lucia è ricoverata presso il reparto di oncologia: ha una forma tumorale maligna e soffre di insufficienza respiratoria. Deve stare costantemente attaccata ad una bombola di ossigeno. Senza mascherina di ventilazione, la paziente resiste poche decine di secondi al massimo, prima che il respiro si affanni e la gola si chiuda. Alle 6,45 Lucia necessita di andare al bagno, ma ha difficoltà a deambulare. La donna, quindi, suona il campanello di chiamata. Arriva l’infermiera Ritrovato: sarà lei ad assisterla. L’operatrice accompagna Lucia ai servizi, ma non adotta tutte le cautele necessarie.

Pur essendo a conoscenza della condizione della paziente, infatti, l’infermiera sospende l’ossigenoterapia e non si serve nemmeno di una bombola portatile. Dopo avere scortato Lucia fino al bagno, inoltre, la Ritrovato smonta dal turno di lavoro e si dimentica di compilare il registro delle consegne. Lucia resta sola, senza assistenza e, soprattutto, senza mascherina di ventilazione. Fino a morire. E’ un addetto alle pulizie a trovarla accasciata accanto in bagno.

L’INCHIESTA
Il pm Mario Ardigò dispone una consulenza medico legale per accertare se la morte della paziente sia collegabile alla condotta negligente dell’infermiera. Il magistrato, però, chiede poi l’archiviazione del caso. Secondo il pm, infatti, nonostante siano ravvisabili gravi elementi di colpa a carico della Ritrovato non sarebbe possibile sostenere con assoluta certezza che questi abbiano causato la morte della degente. L’avvocato Michele Gentiloni Silveri, difensore dei familiari di Lucia, presenta quindi opposizione alla richiesta della Procura. E la sua tesi viene accolta dal gip Tiziana Coccoluto che dispone il rinvio a giudizio dell’infermiera.

di Michela Allegri LEGGO.IT