Sirigu, brillante contro l’Inghilterra, potrebbe essere riconfermato se lo juventino Buffon non recupera

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Un portiere è per sempre. L’intoccabile per eccellenza. Ne scegli uno e quello è. Appunto, per sempre. Le rivalità, il corpo a corpo per la leadership, hanno sempre portato disastri. Un esempio su tutti: Tancredi-Galli, Messico ’86. Uno in panchina a rodersi il fegato, l’altro in campo con la paura di sbagliare. In passato, però, i Sirigu sono tanti. Sono quei numeri “dodici” che intervengono in caso di necessità e casualità, per infortunio del compagno o magari vincono la concorrenza al fotofinish e si ritrovano prima titolari, poi eroi. Mondiali 1970, ct Valcareggi. Qui il dualismo viene stroncato alla vigilia. Gioca Albertosi, non Zoff, titolare a Euro ’68, tra l’altro vinto dall’Italia in casa. Scelta complicata ma dettata da questioni tecniche, non legate a infortuni. L’Italia arriva in finale e Valcareggi, almeno questa scelta, non la paga. Diverso il discorso per Sacchi a Usa ’94. Marchegiani sostituisce Pagliuca, espulso nella gara contro la Norvegia, seconda della prima fase. Il portiere della Lazio si fa Messico (ancora primo turno) e Nigeria (ottavi). Poi il rientro di Pagliuca fino alla finale di Los Angeles. Ma in quelle due partite, Luca non ha fatto rimpiangere il primo. Nel 1998, Mondiale in Francia, è Pagliuca stavolta a scavalcare il suo rivale, stavolta per infortunio: Peruzzi va ko durante il ritiro di Coverciano, Cesare Maldini chiama dentro il ventenne Buffon a fare il terzo, Toldo secondo. E proprio Toldo, invece, diventa l’eroe per caso di Euro 2000, quando Buffon, come Peruzzi, prima della partenza per l’Olanda si rompe una mano. Irrecuperabile. Panico. Invece l’allora portiere della Fiorentina tra i pali ci sta alla grande, nessuno rimpiange Gigi. Tocca le stelle, Toldo, quando diventa protagonista della finale con l’Olanda, vinta ai rigori. Esperienza negativa a Sudafrica 2010, invece, per Marchetti, che ha dovuto sostituire Buffon neutralizzato da un’ernia del disco. Giocherà Marchetti. Male. Lui, un eroe per caso, ma decadente. Sirigu, primo portiere sardo in azzurro, si gode il momento, senza slanci. «Non sarà una partita a cambiare le gerarchie. Nella vita bisogna essere realisti. Sono pronto a dare tutto me stesso, ma non sono in competizione con Buffon. Lui è molto più di un giocatore per l’Italia». Salvatore è sereno, sa il fatto suo. «Il consiglio migliore? Quello che Gigi non mi ha dato: non mi ha mai detto “Sono contento che giochi”. Ho apprezzato». Il portiere del Psg, però, non è piovuto dal cielo, una certa esperienza se la portava dietro per aver sporcato i guanti anche in Chamnpions League. «Ma il Mondiale è tutta un’altra cosa. In questo clima, poi…». Non vuole togliere il posto a Buffon, ma concorre per il ruolo di simpaticone dello spogliatoio. Salvatore ha una personalità variegata: ama l’arte, ha un cavallo di nome Genio e si diverte a fare le imitazioni. «Quella di Balotelli resta la migliore in assoluto. Lo dice lui? No, lo dico io… Alla play, Thiago e io siamo i più bravi nei giochi di guerra, Immobile, Insigne, Cerci nel calcio. De Rossi pensa di essere forte a basket, ma non è vero». Botta di saggezza finale. «Noi italiani siamo un popolo curioso, ci piace prenderci in giro, sfottò tra squadra e squadra e tra regione e regione. Mi diverte questo teatrino, davvero. Poi arriva la maglia azzurra e unisce tutti. E questo mi piace molto. Gioco nella squadra di tutti e sono felice». (Alessandro Angeloni – Il Mattino)     

Un portiere è per sempre. L'intoccabile per eccellenza. Ne scegli uno e quello è. Appunto, per sempre. Le rivalità, il corpo a corpo per la leadership, hanno sempre portato disastri. Un esempio su tutti: Tancredi-Galli, Messico '86. Uno in panchina a rodersi il fegato, l'altro in campo con la paura di sbagliare. In passato, però, i Sirigu sono tanti. Sono quei numeri “dodici” che intervengono in caso di necessità e casualità, per infortunio del compagno o magari vincono la concorrenza al fotofinish e si ritrovano prima titolari, poi eroi. Mondiali 1970, ct Valcareggi. Qui il dualismo viene stroncato alla vigilia. Gioca Albertosi, non Zoff, titolare a Euro '68, tra l'altro vinto dall'Italia in casa. Scelta complicata ma dettata da questioni tecniche, non legate a infortuni. L'Italia arriva in finale e Valcareggi, almeno questa scelta, non la paga. Diverso il discorso per Sacchi a Usa '94. Marchegiani sostituisce Pagliuca, espulso nella gara contro la Norvegia, seconda della prima fase. Il portiere della Lazio si fa Messico (ancora primo turno) e Nigeria (ottavi). Poi il rientro di Pagliuca fino alla finale di Los Angeles. Ma in quelle due partite, Luca non ha fatto rimpiangere il primo. Nel 1998, Mondiale in Francia, è Pagliuca stavolta a scavalcare il suo rivale, stavolta per infortunio: Peruzzi va ko durante il ritiro di Coverciano, Cesare Maldini chiama dentro il ventenne Buffon a fare il terzo, Toldo secondo. E proprio Toldo, invece, diventa l'eroe per caso di Euro 2000, quando Buffon, come Peruzzi, prima della partenza per l'Olanda si rompe una mano. Irrecuperabile. Panico. Invece l'allora portiere della Fiorentina tra i pali ci sta alla grande, nessuno rimpiange Gigi. Tocca le stelle, Toldo, quando diventa protagonista della finale con l'Olanda, vinta ai rigori. Esperienza negativa a Sudafrica 2010, invece, per Marchetti, che ha dovuto sostituire Buffon neutralizzato da un'ernia del disco. Giocherà Marchetti. Male. Lui, un eroe per caso, ma decadente. Sirigu, primo portiere sardo in azzurro, si gode il momento, senza slanci. «Non sarà una partita a cambiare le gerarchie. Nella vita bisogna essere realisti. Sono pronto a dare tutto me stesso, ma non sono in competizione con Buffon. Lui è molto più di un giocatore per l'Italia». Salvatore è sereno, sa il fatto suo. «Il consiglio migliore? Quello che Gigi non mi ha dato: non mi ha mai detto “Sono contento che giochi”. Ho apprezzato». Il portiere del Psg, però, non è piovuto dal cielo, una certa esperienza se la portava dietro per aver sporcato i guanti anche in Chamnpions League. «Ma il Mondiale è tutta un'altra cosa. In questo clima, poi…». Non vuole togliere il posto a Buffon, ma concorre per il ruolo di simpaticone dello spogliatoio. Salvatore ha una personalità variegata: ama l'arte, ha un cavallo di nome Genio e si diverte a fare le imitazioni. «Quella di Balotelli resta la migliore in assoluto. Lo dice lui? No, lo dico io… Alla play, Thiago e io siamo i più bravi nei giochi di guerra, Immobile, Insigne, Cerci nel calcio. De Rossi pensa di essere forte a basket, ma non è vero». Botta di saggezza finale. «Noi italiani siamo un popolo curioso, ci piace prenderci in giro, sfottò tra squadra e squadra e tra regione e regione. Mi diverte questo teatrino, davvero. Poi arriva la maglia azzurra e unisce tutti. E questo mi piace molto. Gioco nella squadra di tutti e sono felice». (Alessandro Angeloni – Il Mattino)