Strage del pullman del 28 luglio 2013: freni e guardrail sotto accusa. Depositata maxi-perizia della procura di Avellino

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Avellino. Un bus senza freni, lanciato a folle velocità contro barriere che avrebbero dovuto attenuare l’impatto, impedendogli di precipitare e di causare una delle più gravi stragi viste sulle strade italiane dal dopoguerra ad oggi. Le 650 pagine della maxi-perizia consegnata ieri a tutte le parti coinvolte nell’inchiesta sull’incidente del 28 luglio scorso sul viadotto Acqualonga dell’A16, ripercorrono secondo dopo secondo, con dovizia di particolari tecnici, l’odissea di 40 persone (più 8 sopravvissuti), perlopiù di Pozzuoli, che di ritorno da una gita persero la vita dopo una discesa incontrollata del mezzo, reso ingovernabile da un guasto, e un volo di circa trenta metri all’altezza di Monteforte Irpino, causato dalla rottura delle barriere autostradali. Ieri, dunque, un’altra tappa dell’inchiesta aperta sulla tragedia. È stata, infatti, notificata agli indagati la perizia già depositata ad aprile scorso presso la Procura della Repubblica di Avellino. Nell’inchiesta, condotta dal procuratore Rosario Cantelmo e dai pm Adriano Del Bene e Cecilia Annecchini, si ipotizzano i reati di omicidio colposo plurimo e disastro colposo. Sette, in tutto, gli indagati: si tratta di due dirigenti tuttora in servizio presso la società Autostrade spa e di tre ex responsabili del tronco autostradale in cui avvenne l’incidente. A loro si aggiunge Gennaro Lametta, proprietario del bus e titolare dell’agenzia di viaggio che aveva noleggiato il mezzo ai pellegrini puteolani. Con lui, infine, il fratello Ciro, autista del bus, morto nell’incidente dopo aver cercato in tutti i modi di fermare il mezzo. Il documento consegnato ieri alle parti, che ora potranno operare controdeduzioni, è firmato dai periti scelti della Procura di Avellino: Alessandro Lima, Vittorio Giavotto, Andrea Demozzi e Lorenzo Caramma. In allegato alle 650 pagine ne sono state presentate altre 1500, contenenti planimetrie, analisi tecniche, meccaniche e dei materiali. Inoltre, a corredo, è stata depositata anche una ricostruzione video tridimensionale dell’incidente. Dalle pagine confezionate dai periti emergono le criticità già ravvisate dai rilievi effettuati in occasione dell’incidente probatorio. In primis, si confermano i problemi nella meccanica del bus precipitato, così come quelli negli ancoraggi delle barriere di protezione, che non ressero all’impatto con il veicolo. I periti, in pratica, hanno accertato che il bus, durante il tragitto, perse il sistema di trasmissione a causa della rottura di alcuni bulloni. Alcuni componenti della trasmissione, sganciandosi, tranciarono dei condotti idraulici, lasciando il pullman senza freni proprio sulla discesa di Monteforte Irpino. Nel tentativo di frenare la corsa, l’autista, Ciro Lametta, morto insieme ad altre 39 persone, urtò ripetutamente prima le mura e poi le barriere di new jersey poste sul lato destro della carreggiata, che cedettero facendo precipitare il pullman nel dirupo sotto il viadotto Acqualonga. La relazione dei periti si sofferma, oltre che sui gravi problemi tecnici dell’autoveicolo (è ancora in corso un’inchiesta parallela, con due funzionari della Motorizzazione indagati, per accertare se i documenti della revisione fossero stati contraffatti), sulle criticità dei cosiddetti «tirafondi», le grosse viti che dovrebbero bloccare i diversi pezzi del guardrail e che invece non hanno resistito all’impatto con il bus. I quattro consulenti hanno quindi prodotto una consistente mole di lavoro. Come era già stato ipotizzato nelle prime tappe dell’inchiesta, l’autobus affrontò senza freni quel lungo tratto in discesa della Napoli-Canosa (in direzione del capoluogo partenopeo) prima di precipitare nella scarpata. Ora la parola passa nuovamente alla Procura irpina, che si appresta a chiudere le indagini e a valutare, di conseguenza, eventuali richieste di rinvio a giudizio. (Livio Coppola – Il Mattino)

Avellino. Un bus senza freni, lanciato a folle velocità contro barriere che avrebbero dovuto attenuare l’impatto, impedendogli di precipitare e di causare una delle più gravi stragi viste sulle strade italiane dal dopoguerra ad oggi. Le 650 pagine della maxi-perizia consegnata ieri a tutte le parti coinvolte nell’inchiesta sull’incidente del 28 luglio scorso sul viadotto Acqualonga dell’A16, ripercorrono secondo dopo secondo, con dovizia di particolari tecnici, l’odissea di 40 persone (più 8 sopravvissuti), perlopiù di Pozzuoli, che di ritorno da una gita persero la vita dopo una discesa incontrollata del mezzo, reso ingovernabile da un guasto, e un volo di circa trenta metri all’altezza di Monteforte Irpino, causato dalla rottura delle barriere autostradali. Ieri, dunque, un’altra tappa dell’inchiesta aperta sulla tragedia. È stata, infatti, notificata agli indagati la perizia già depositata ad aprile scorso presso la Procura della Repubblica di Avellino. Nell'inchiesta, condotta dal procuratore Rosario Cantelmo e dai pm Adriano Del Bene e Cecilia Annecchini, si ipotizzano i reati di omicidio colposo plurimo e disastro colposo. Sette, in tutto, gli indagati: si tratta di due dirigenti tuttora in servizio presso la società Autostrade spa e di tre ex responsabili del tronco autostradale in cui avvenne l'incidente. A loro si aggiunge Gennaro Lametta, proprietario del bus e titolare dell'agenzia di viaggio che aveva noleggiato il mezzo ai pellegrini puteolani. Con lui, infine, il fratello Ciro, autista del bus, morto nell'incidente dopo aver cercato in tutti i modi di fermare il mezzo. Il documento consegnato ieri alle parti, che ora potranno operare controdeduzioni, è firmato dai periti scelti della Procura di Avellino: Alessandro Lima, Vittorio Giavotto, Andrea Demozzi e Lorenzo Caramma. In allegato alle 650 pagine ne sono state presentate altre 1500, contenenti planimetrie, analisi tecniche, meccaniche e dei materiali. Inoltre, a corredo, è stata depositata anche una ricostruzione video tridimensionale dell'incidente. Dalle pagine confezionate dai periti emergono le criticità già ravvisate dai rilievi effettuati in occasione dell’incidente probatorio. In primis, si confermano i problemi nella meccanica del bus precipitato, così come quelli negli ancoraggi delle barriere di protezione, che non ressero all'impatto con il veicolo. I periti, in pratica, hanno accertato che il bus, durante il tragitto, perse il sistema di trasmissione a causa della rottura di alcuni bulloni. Alcuni componenti della trasmissione, sganciandosi, tranciarono dei condotti idraulici, lasciando il pullman senza freni proprio sulla discesa di Monteforte Irpino. Nel tentativo di frenare la corsa, l'autista, Ciro Lametta, morto insieme ad altre 39 persone, urtò ripetutamente prima le mura e poi le barriere di new jersey poste sul lato destro della carreggiata, che cedettero facendo precipitare il pullman nel dirupo sotto il viadotto Acqualonga. La relazione dei periti si sofferma, oltre che sui gravi problemi tecnici dell'autoveicolo (è ancora in corso un'inchiesta parallela, con due funzionari della Motorizzazione indagati, per accertare se i documenti della revisione fossero stati contraffatti), sulle criticità dei cosiddetti «tirafondi», le grosse viti che dovrebbero bloccare i diversi pezzi del guardrail e che invece non hanno resistito all'impatto con il bus. I quattro consulenti hanno quindi prodotto una consistente mole di lavoro. Come era già stato ipotizzato nelle prime tappe dell’inchiesta, l'autobus affrontò senza freni quel lungo tratto in discesa della Napoli-Canosa (in direzione del capoluogo partenopeo) prima di precipitare nella scarpata. Ora la parola passa nuovamente alla Procura irpina, che si appresta a chiudere le indagini e a valutare, di conseguenza, eventuali richieste di rinvio a giudizio. (Livio Coppola – Il Mattino)