Usura in penisola sorrentina. Annullato il sequestro preventivo delle somme di denaro

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Sorrento. Una svolta decisamente a sorpresa. Che arriva puntuale, in un momento clou delle indagini attualmente in corso a Sorrento e dintorni sul presunto giro di usura. Il Tribunale del Riesame ha deciso di annullare i sequestri – preventivi – delle somme di denaro finite nel mirino di Procura della Repubblica di Torre Annunziata e carabinieri della stazione di Piano di Sorrento che, alcune settimane fa, «sigillarono» i contanti ritrovati negli appartamenti di alcuni indagati nell’ambito dell’attività investigativa. Un provvedimento restrittivo emanato dal Tribunale di Torre Annunziata dopo la richiesta di ulteriori intercettazioni telefoniche e «verifiche» domiciliari contenuta in un’informativa prodotta dai militari e rivolta al sostituto procuratore titolare dell’inchiesta, Silvio Pavia. Si tratta di somme abbastanza cospicue, pari a decine di migliaia di euro, che adesso il Riesame ha provveduto a «liberare» a favore degli indagati da tempo sotto i riflettori degli inquirenti. Accolte dunque le tesi difensive dei legali che, a caldo, poche ore dopo i sequestri messi a segno dai carabinieri, presentarono i ricorsi. Ciò però ovviamente non cambia molto nell’ambito dell’inchiesta. Il momento è di buon spessore investigativo. Buona fetta delle indagini si snoda attraverso le intercettazioni telefoniche. Sono proprio le conversazioni al cellulare ad aver dato concretezza per carabinieri della stazione di Piano di Sorrento e Procura della Repubblica di Torre Annunziata a un quadro decisamente a tinte fosche, in cui ci sarebbe in azione in penisola sorrentina una cellula di usurai indipendente da altri contesti. Sì, perché si è valutato finora tutto nei dettagli, soprattutto con l’asse con Castellammare di Stabia. L’origine delle indagini è una denuncia di un imprenditore di Sorrento che, provato per le incessanti richieste di saldare un prestito a interesse, non esitò a rivolgersi subito alle forze dell’ordine. Un grido di dolore raccolto al meglio con l’apertura di un fascicolo che è diventato molto più corposo – stando a ciò che è filtrato nelle scorse settimane – quando durante l’avvio di un’indagine per tentato omicidio sono spuntate novità rilevanti per il primo filone, quello «originario». Nella lista dei «sospettati» c’è Dario D’Isa, avvocato penalista di 38 anni originario di Piano di Sorrento e figlio di Claudio D’Isa (totalmente estraneo alla vicenda), magistrato della Corte di Cassazione che l’estate scorsa fece parte del collegio che confermò la sentenza di condanna per il caso Mediaset a carico dell’ex presidente del consiglio dei ministri Silvio Berlusconi. Non solo. Risulta iscritto nel registro degli indagati anche un finanziere. Originario della penisola sorrentina, 47 anni, stando alla ricostruzione finora effettuata dagli inquirenti, il militare si sarebbe reso protagonista di «comportamenti» un po’ fuori le righe che, per gli «007» sguinzagliati sul campo, inquadrerebbero senza timori un’ipotesi di reato che, sia chiaro, si sarebbe comunque consumata da «privato cittadino». E dunque non nelle vesti di militare della Guardia di finanza. Un aspetto abbastanza importante in tutta la vicenda che sta proseguendo ad alimentare attenzione anche nell’opinione pubblica della penisola sorrentina e non solo anche perché alcuni indagati sono originari di Castellammare di Stabia. (Salvatore Dare – Metropolis)

Sorrento. Una svolta decisamente a sorpresa. Che arriva puntuale, in un momento clou delle indagini attualmente in corso a Sorrento e dintorni sul presunto giro di usura. Il Tribunale del Riesame ha deciso di annullare i sequestri – preventivi – delle somme di denaro finite nel mirino di Procura della Repubblica di Torre Annunziata e carabinieri della stazione di Piano di Sorrento che, alcune settimane fa, «sigillarono» i contanti ritrovati negli appartamenti di alcuni indagati nell’ambito dell’attività investigativa. Un provvedimento restrittivo emanato dal Tribunale di Torre Annunziata dopo la richiesta di ulteriori intercettazioni telefoniche e «verifiche» domiciliari contenuta in un’informativa prodotta dai militari e rivolta al sostituto procuratore titolare dell’inchiesta, Silvio Pavia. Si tratta di somme abbastanza cospicue, pari a decine di migliaia di euro, che adesso il Riesame ha provveduto a «liberare» a favore degli indagati da tempo sotto i riflettori degli inquirenti. Accolte dunque le tesi difensive dei legali che, a caldo, poche ore dopo i sequestri messi a segno dai carabinieri, presentarono i ricorsi. Ciò però ovviamente non cambia molto nell’ambito dell’inchiesta. Il momento è di buon spessore investigativo. Buona fetta delle indagini si snoda attraverso le intercettazioni telefoniche. Sono proprio le conversazioni al cellulare ad aver dato concretezza per carabinieri della stazione di Piano di Sorrento e Procura della Repubblica di Torre Annunziata a un quadro decisamente a tinte fosche, in cui ci sarebbe in azione in penisola sorrentina una cellula di usurai indipendente da altri contesti. Sì, perché si è valutato finora tutto nei dettagli, soprattutto con l’asse con Castellammare di Stabia. L’origine delle indagini è una denuncia di un imprenditore di Sorrento che, provato per le incessanti richieste di saldare un prestito a interesse, non esitò a rivolgersi subito alle forze dell’ordine. Un grido di dolore raccolto al meglio con l’apertura di un fascicolo che è diventato molto più corposo – stando a ciò che è filtrato nelle scorse settimane – quando durante l’avvio di un’indagine per tentato omicidio sono spuntate novità rilevanti per il primo filone, quello «originario». Nella lista dei «sospettati» c’è Dario D’Isa, avvocato penalista di 38 anni originario di Piano di Sorrento e figlio di Claudio D’Isa (totalmente estraneo alla vicenda), magistrato della Corte di Cassazione che l’estate scorsa fece parte del collegio che confermò la sentenza di condanna per il caso Mediaset a carico dell’ex presidente del consiglio dei ministri Silvio Berlusconi. Non solo. Risulta iscritto nel registro degli indagati anche un finanziere. Originario della penisola sorrentina, 47 anni, stando alla ricostruzione finora effettuata dagli inquirenti, il militare si sarebbe reso protagonista di «comportamenti» un po’ fuori le righe che, per gli «007» sguinzagliati sul campo, inquadrerebbero senza timori un’ipotesi di reato che, sia chiaro, si sarebbe comunque consumata da «privato cittadino». E dunque non nelle vesti di militare della Guardia di finanza. Un aspetto abbastanza importante in tutta la vicenda che sta proseguendo ad alimentare attenzione anche nell’opinione pubblica della penisola sorrentina e non solo anche perché alcuni indagati sono originari di Castellammare di Stabia. (Salvatore Dare – Metropolis)