Napoli. Chiara, la 36enne segregata in casa e liberata lo scorso 28 febbraio, oggi lascia l’ospedale per una comunità

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Napoli. Pesava 35 chili, oggi ne pesa 42. E con indosso il paio di jeans e il maglioncino di filo blu che le aveva portato la mamma nell’ultimo incontro avvenuto due giorni fa, ha lasciato l’ospedale. Chiara ha prima scartocciato un regalo ricevuto a sorpresa dal medico che l’ha tenuta in cura, il professore Parlato, una borsa di pelle blu a tracolla che tanto desiderava, e poi, un po’ a malincuore, ha salutato i medici del San Giovanni Bosco, quelli che per oltre tre mesi sono diventati gli amici di cui potersi fidare, dopo 8 lunghi anni di orribile segregazione. Chiara Graziani è stata dimessa ieri mattina dal reparto di servizio psichiatrico e diagnosi dell’Ospedale San Giovanni Bosco di Napoli «con un recupero del 60 per cento di tutte le facoltà». La mamma non c’era, sono arrivati i medici dell’Asl del Vomero che l’hanno accompagnata a Solopaca, in provincia di Benevento, dove resterà per un po’. Alloggerà nella Comunità terapeutica riabilitativa “Aquilone” dove è previsto un corretto lavoro di riabilitazione psichiatrica e psicosociale. La ragazza è da oggi seguita dal medico psicoterapeuta Salvatore Di Fede e dallo psichiatra Antonio Scala. «Oggi Chiara è arrivata da noi serena, ha mangiato e riposato e partecipato anche al primo lavoro di gruppo. Il professore Parlato – ha spiegato Di Fede – ha fatto un lavoro straordinario oltre l’urgenza, al San Giovanni Bosco hanno curato di Chiara anche l’aspetto sociale, ora a noi spetta l’aspetto di reinserimento sociale. Oggi abbiamo parlato con Chiara: ha le preoccupazioni di tutti i giovani, la casa e la mancanza di un lavoro». In comunità potrà «nel tempo» – sottolinea il dottore Di Fede – fare sport, partecipare ai progetti di agricoltura come l’orto didattico, fare corsi di cucina e ceramica, teatro e musicoterapia, vedere la televisione, chiacchierare e, magari, farsi anche degli amici fidati. «Perché lei ora è lucida – spiega il primario di psichiatria del San Giovanni Bosco Massimo Parlato – sono stato io ieri mattina a farle la sorpresa della borsa blu. Lei non è ancora molto attenta al senso dell’estetica, ma io ho voluto regalarle quella borsa, così per premiarla per la sua collaborazione in tutti questi mesi nel nostro difficile percorso medico riabilitativo». Chiara Graziani, la 36enne che era rimasta per 8 anni segregata nella sua casa di via Caldieri fino a quando lo scorso 28 febbraio non è stata liberata dagli uomini della polizia del commissariato dell’Arenella, ora finalmente sta meglio: pesa sei chili in più e i suoi capelli ricominciano a crescere. «Ha ancora forti segni di alopecia sul cuoio capelluto, non ha i denti dell’arcata superiore, sembra più vecchia degli anni che ha all’anagrafe, ma se consideriamo che da noi era arrivato un esserino che camminava a quattro zampe, defecava e urinava dappertutto, oggi possiamo senz’altro essere felici di aver visto andare via una ragazza che si lava e si veste da sola – dice orgoglioso il dottore Parlato – Chiara ora è lucida, sa raccontare bene i suoi rapporti familiari, non parla mai del padre, parla dei suoi rapporti con le zie, con la madre, con il fratello, di rapporti non felici, dettati probabilmente da un malinteso perbenismo. Quando parla dell’amore racconta del suo fidanzato conosciuto all’Università, suo primo e unico amore». (Claudia Marra – Il Mattino)

Napoli. Pesava 35 chili, oggi ne pesa 42. E con indosso il paio di jeans e il maglioncino di filo blu che le aveva portato la mamma nell’ultimo incontro avvenuto due giorni fa, ha lasciato l’ospedale. Chiara ha prima scartocciato un regalo ricevuto a sorpresa dal medico che l’ha tenuta in cura, il professore Parlato, una borsa di pelle blu a tracolla che tanto desiderava, e poi, un po’ a malincuore, ha salutato i medici del San Giovanni Bosco, quelli che per oltre tre mesi sono diventati gli amici di cui potersi fidare, dopo 8 lunghi anni di orribile segregazione. Chiara Graziani è stata dimessa ieri mattina dal reparto di servizio psichiatrico e diagnosi dell’Ospedale San Giovanni Bosco di Napoli «con un recupero del 60 per cento di tutte le facoltà». La mamma non c’era, sono arrivati i medici dell’Asl del Vomero che l’hanno accompagnata a Solopaca, in provincia di Benevento, dove resterà per un po’. Alloggerà nella Comunità terapeutica riabilitativa “Aquilone” dove è previsto un corretto lavoro di riabilitazione psichiatrica e psicosociale. La ragazza è da oggi seguita dal medico psicoterapeuta Salvatore Di Fede e dallo psichiatra Antonio Scala. «Oggi Chiara è arrivata da noi serena, ha mangiato e riposato e partecipato anche al primo lavoro di gruppo. Il professore Parlato – ha spiegato Di Fede – ha fatto un lavoro straordinario oltre l’urgenza, al San Giovanni Bosco hanno curato di Chiara anche l’aspetto sociale, ora a noi spetta l’aspetto di reinserimento sociale. Oggi abbiamo parlato con Chiara: ha le preoccupazioni di tutti i giovani, la casa e la mancanza di un lavoro». In comunità potrà «nel tempo» – sottolinea il dottore Di Fede – fare sport, partecipare ai progetti di agricoltura come l’orto didattico, fare corsi di cucina e ceramica, teatro e musicoterapia, vedere la televisione, chiacchierare e, magari, farsi anche degli amici fidati. «Perché lei ora è lucida – spiega il primario di psichiatria del San Giovanni Bosco Massimo Parlato – sono stato io ieri mattina a farle la sorpresa della borsa blu. Lei non è ancora molto attenta al senso dell’estetica, ma io ho voluto regalarle quella borsa, così per premiarla per la sua collaborazione in tutti questi mesi nel nostro difficile percorso medico riabilitativo». Chiara Graziani, la 36enne che era rimasta per 8 anni segregata nella sua casa di via Caldieri fino a quando lo scorso 28 febbraio non è stata liberata dagli uomini della polizia del commissariato dell’Arenella, ora finalmente sta meglio: pesa sei chili in più e i suoi capelli ricominciano a crescere. «Ha ancora forti segni di alopecia sul cuoio capelluto, non ha i denti dell’arcata superiore, sembra più vecchia degli anni che ha all’anagrafe, ma se consideriamo che da noi era arrivato un esserino che camminava a quattro zampe, defecava e urinava dappertutto, oggi possiamo senz’altro essere felici di aver visto andare via una ragazza che si lava e si veste da sola – dice orgoglioso il dottore Parlato – Chiara ora è lucida, sa raccontare bene i suoi rapporti familiari, non parla mai del padre, parla dei suoi rapporti con le zie, con la madre, con il fratello, di rapporti non felici, dettati probabilmente da un malinteso perbenismo. Quando parla dell’amore racconta del suo fidanzato conosciuto all’Università, suo primo e unico amore». (Claudia Marra – Il Mattino)