ANTONELLA MANSI LA PRESIDENTE DEL MONTE DEI PASCHI DI SIENA NELLA SUA SCALA

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Scala, Costiera amalfitana Riportiamo il bell’articolo di Emiliano Amato sul Vescovado Una Antonella Mansi a tutto campo quella che ieri sera ha entusiasmato la platea di …incostieraamalfitana.it Festa del Libro in Mediterraneo, svoltasi in suo onore a Scala, paese d’origine della sua famiglia con il sindaco di Scala Luigi Mansi e l’organizzatore della kermesse, Alfonso Bottone, che al termine le hanno consegnato il premio “Uomo/Donna del mio tempo” sezione “Imprenditoria ed Economia”. L’intervista tutta al femminile curata dalla giornalista Daniela Brancati, già direttore del TG3, ha svelato i tratti anche personali del presidente di Fondazione Monte dei Paschi di Siena. Una donna sempre capace di stupire, anche quando appena esordisce dice: «Non sono un imprenditore di successo – esordisce la Mansi – ci vuole tanta fatica per diventarlo. Una donna a quarant’ anni ha costruito una famiglia, io un percorso di esperienze con un percorso professionale importante di soddisfazioni».

Un curriculum vitae di tutto rispetto il suo, che racconta di una carriera già brillante, iniziata in giovane età come consigliere d’amministrazione e dirigente per la cura delle relazioni commerciali di Nuova Solmine di Scarlino, in provincia di Grosseto, la società di cui il padre Luigi è presidente.

Diversi gli incarichi e i ruoli di prestigio: presidente di Confindustria Toscana dal gennaio 2008 al dicembre 2011 e componente il direttivo nazionale di Confindustria; vicepresidente, con delega agli interni, del Comitato regionale dei giovani imprenditori di Confindustria toscana dal 2005 al 2007.

Dal 2012 è vicepresidente nazionale di Confindustria, occupandosi dell’organizzazione. Dal settembre 2013 è presidente della Fondazione Montepaschi. E’ Cavaliere al Merito della Repubblica italiana.

Una donna in carriera, che alla scadenza del suo mandato di presidente della Fondazione, durato nove mesi, ha già annunciato di non volersi ricandidare per tornare “a casa” a curare gli interessi dell’azienda di famiglia. Ma quello che ieri sera ha stupito è stata la personalità di una donna intelligente che da sempre sa ciò che vuole. Una vera e propria lady di ferro (non a caso uno dei suoi ispiratori è stata Margaret Thatcheroltre a Luigi Einaudi e Papa Giovanni Paolo II) che odia la maleducazione e ama il rigore.

«Sono una persona severa, mi piacciono le regole» ammette con convinzione. Lei che da adolescente non è stata certo una collegiale svizzera e che ha lasciato gli studi di giurisprudenza. «Non sono stata una secchiona ma con un carattere da gestire» rivolgendosi a papà Luigi (tra le altre cose patron del Gavorrano Calcio) seduto con sua madre e zia Angelina in platea. «Ho lasciato il collegio e l’Università – racconta -. Ci ho messo 4 anni per capire che mi trasmetteva soltanto negatività».

«Avete mai visto felicità in chi studia giurisprudenza?» chiede alla platea. Non vuole essere un alibi ma la dimostrazione della capacità di poter andare controcorrente e contro ogni sorta di luogo comune, pronta a fare ciò che la fa stare bene, con la determinazione di chi è consapevole dell’innato talento e dei propri mezzi. Genio e sregolatezza. E quando le viene chiesto l’imbarazzo che si prova a dover poi vivere in un mondo di etichette, prefissi e suffissi, risponde candidamente: «Ho sempre cercato di superare il fatto che non mi sia laureata pensando a lavorare concretamente e anche sodo, facendo ciò che davvero mi piaceva invece di passare il tempo su libri che non mi entusiasmavano». Man mano viene fuori non solo l’intenso percorso professionale che l’ha portata su palcoscenici nazionali, ma anche quello personale, dell’anima. Intransigente ma interessante, con quell’humour tutto toscano, mai banale, che provoca un certo fascino, in giacca di pelle fuori ordinanza, gonna longuette neri e tacco 10.

“La chimica del potere” (così definita da Panorama) sa di essere a casa e mette da parte la corazza che quotidianamente è costretta a indossare nella Città del Palio, dove le battaglie non finisco mai, specie di questi tempi e con certa stampa, sempre diffidente, mai capace di comprendere lo spessore di Antonella. Sa bene che al Montepaschi la nave è salva, ma che la tempesta non è finita.

«Competenza e merito»: questi i requisiti imprescindibili per la Mansi, che non fa differenze di genere, considerando addirittura discriminatori i privilegi verso le donne, le quote rosa. «L’elemento di genere non va, può essere discriminatorio all’interno di un’azienda – sostiene – Io non faccio distinzioni di genere e forse perché ho sempre vissuto nel mondo maschile non ho mai fatto differenze. Quando le aziende stanno per fallire metti una donna dentro. Molte multinazionali lo fanno. Ma io vedo tante donne con grandi capacità». Tra queste Emma Marcegaglia alla quale è legata da un profondo rapporto di amicizia. E quando le si chiede un’analisi sull’attuale momento politico italiano dice: «L’Italia è un paese che deve ritrovare il senso di responsabilità. Renzi non lo invidio, ha una lista della spesa lunghissima che non lo aiuta». Sul finire si lascia andare e chiarisce il legame con la “sua” Scala.

«Sono cresciuta in Toscana ma qui c’è il mio cuore. Ho sempre trascorso almeno un mese di vacanze d’estate, con mia nonna che mi cucinava cose buonissime».

E’ proprio sull’onda dei ricordi che Antonella non riesce proprio a controllare le emozioni quando dal pubblico le viene chiesto se quel rigore e quel genio fanno parte del suo codice genetico ereditato da nonno Lorenzo Mansi, storico sindaco di Ravello dal 1945 al 1971. Forse è soltanto questo, più di tanti altri, l’argomento capace di arrestarla. Antonella non trattiene le lacrime sentendo vibrare le corde del cuore. Non ha mai conosciuto suo nonno perché nata nel 1974, tre anni dopo la sua morte, ma ne conserva il ricordo di nipote orgogliosa trasmessole da papà Luigi. Ma si sa, buon sangue non mente. Mai.

Scala, Costiera amalfitana Riportiamo il bell'articolo di Emiliano Amato sul Vescovado Una Antonella Mansi a tutto campo quella che ieri sera ha entusiasmato la platea di ...incostieraamalfitana.it Festa del Libro in Mediterraneo, svoltasi in suo onore a Scala, paese d'origine della sua famiglia con il sindaco di Scala Luigi Mansi e l'organizzatore della kermesse, Alfonso Bottone, che al termine le hanno consegnato il premio "Uomo/Donna del mio tempo" sezione "Imprenditoria ed Economia". L'intervista tutta al femminile curata dalla giornalista Daniela Brancati, già direttore del TG3, ha svelato i tratti anche personali del presidente di Fondazione Monte dei Paschi di Siena. Una donna sempre capace di stupire, anche quando appena esordisce dice: «Non sono un imprenditore di successo – esordisce la Mansi – ci vuole tanta fatica per diventarlo. Una donna a quarant' anni ha costruito una famiglia, io un percorso di esperienze con un percorso professionale importante di soddisfazioni».

Un curriculum vitae di tutto rispetto il suo, che racconta di una carriera già brillante, iniziata in giovane età come consigliere d'amministrazione e dirigente per la cura delle relazioni commerciali di Nuova Solmine di Scarlino, in provincia di Grosseto, la società di cui il padre Luigi è presidente.

Diversi gli incarichi e i ruoli di prestigio: presidente di Confindustria Toscana dal gennaio 2008 al dicembre 2011 e componente il direttivo nazionale di Confindustria; vicepresidente, con delega agli interni, del Comitato regionale dei giovani imprenditori di Confindustria toscana dal 2005 al 2007.

Dal 2012 è vicepresidente nazionale di Confindustria, occupandosi dell'organizzazione. Dal settembre 2013 è presidente della Fondazione Montepaschi. E' Cavaliere al Merito della Repubblica italiana.

Una donna in carriera, che alla scadenza del suo mandato di presidente della Fondazione, durato nove mesi, ha già annunciato di non volersi ricandidare per tornare "a casa" a curare gli interessi dell'azienda di famiglia. Ma quello che ieri sera ha stupito è stata la personalità di una donna intelligente che da sempre sa ciò che vuole. Una vera e propria lady di ferro (non a caso uno dei suoi ispiratori è stata Margaret Thatcheroltre a Luigi Einaudi e Papa Giovanni Paolo II) che odia la maleducazione e ama il rigore.

«Sono una persona severa, mi piacciono le regole» ammette con convinzione. Lei che da adolescente non è stata certo una collegiale svizzera e che ha lasciato gli studi di giurisprudenza. «Non sono stata una secchiona ma con un carattere da gestire» rivolgendosi a papà Luigi (tra le altre cose patron del Gavorrano Calcio) seduto con sua madre e zia Angelina in platea. «Ho lasciato il collegio e l'Università – racconta -. Ci ho messo 4 anni per capire che mi trasmetteva soltanto negatività».

«Avete mai visto felicità in chi studia giurisprudenza?» chiede alla platea. Non vuole essere un alibi ma la dimostrazione della capacità di poter andare controcorrente e contro ogni sorta di luogo comune, pronta a fare ciò che la fa stare bene, con la determinazione di chi è consapevole dell'innato talento e dei propri mezzi. Genio e sregolatezza. E quando le viene chiesto l'imbarazzo che si prova a dover poi vivere in un mondo di etichette, prefissi e suffissi, risponde candidamente: «Ho sempre cercato di superare il fatto che non mi sia laureata pensando a lavorare concretamente e anche sodo, facendo ciò che davvero mi piaceva invece di passare il tempo su libri che non mi entusiasmavano». Man mano viene fuori non solo l'intenso percorso professionale che l'ha portata su palcoscenici nazionali, ma anche quello personale, dell'anima. Intransigente ma interessante, con quell'humour tutto toscano, mai banale, che provoca un certo fascino, in giacca di pelle fuori ordinanza, gonna longuette neri e tacco 10.

"La chimica del potere" (così definita da Panorama) sa di essere a casa e mette da parte la corazza che quotidianamente è costretta a indossare nella Città del Palio, dove le battaglie non finisco mai, specie di questi tempi e con certa stampa, sempre diffidente, mai capace di comprendere lo spessore di Antonella. Sa bene che al Montepaschi la nave è salva, ma che la tempesta non è finita.

«Competenza e merito»: questi i requisiti imprescindibili per la Mansi, che non fa differenze di genere, considerando addirittura discriminatori i privilegi verso le donne, le quote rosa. «L'elemento di genere non va, può essere discriminatorio all'interno di un'azienda – sostiene – Io non faccio distinzioni di genere e forse perché ho sempre vissuto nel mondo maschile non ho mai fatto differenze. Quando le aziende stanno per fallire metti una donna dentro. Molte multinazionali lo fanno. Ma io vedo tante donne con grandi capacità». Tra queste Emma Marcegaglia alla quale è legata da un profondo rapporto di amicizia. E quando le si chiede un'analisi sull'attuale momento politico italiano dice: «L'Italia è un paese che deve ritrovare il senso di responsabilità. Renzi non lo invidio, ha una lista della spesa lunghissima che non lo aiuta». Sul finire si lascia andare e chiarisce il legame con la "sua" Scala.

«Sono cresciuta in Toscana ma qui c'è il mio cuore. Ho sempre trascorso almeno un mese di vacanze d'estate, con mia nonna che mi cucinava cose buonissime».

E' proprio sull'onda dei ricordi che Antonella non riesce proprio a controllare le emozioni quando dal pubblico le viene chiesto se quel rigore e quel genio fanno parte del suo codice genetico ereditato da nonno Lorenzo Mansi, storico sindaco di Ravello dal 1945 al 1971. Forse è soltanto questo, più di tanti altri, l'argomento capace di arrestarla. Antonella non trattiene le lacrime sentendo vibrare le corde del cuore. Non ha mai conosciuto suo nonno perché nata nel 1974, tre anni dopo la sua morte, ma ne conserva il ricordo di nipote orgogliosa trasmessole da papà Luigi. Ma si sa, buon sangue non mente. Mai.