Mps, sfida tra grandi soci dopo l’addio di Antonella Mansi

0

“Ma come, si dimette prima del Palio?”. La mossa di Antonella Mansi, questa sera a Scala in Costiera amalfitana ,  che ha annunciato di non ricandidarsi alla presidenza della Fondazione Mps, ha spiazzato anche i contradaioli senesi. L’uscita da Palazzo Sansedoni non sarà comunque rapida. Non solo per i tempi tecnici. Fra le ipotesi che circolano in queste ore c’è infatti anche la richiesta di una prorogatio dell’attuale deputazione amministrazione e del presidente fino a settembre per seguire l’aumento di capitale fino alla composizione del nuovo azionariato della banca. Intanto, stamattina si riuniscono la deputazione amministratrice e generale dell’ente. Gli appuntamenti erano già calendarizzate per le valutazioni del bilancio 2013 da approvare il 10 giugno e per avviare l’iter per il rinnovo dei vertici ma assumono una valore diverso e strategico dopo la decisione della Mansi di rinunciare alla riconferma che ha spiazzato un po’ tutti in città (compreso l’amministratore delegato Fabrizio Viola che oggi si è definito “sorpreso e meravigliato”). Perché arriva nel momento in cui alcune componenti della politica locale, proprio in virtù del rinnovo, si stavano organizzando per non far rinominare l’attuale deputazione amministratrice e la Mansi alla presidenza. Mettendo in discussione anche la permanenza del direttore generale Enrico Granata. Ieri però, dal fronte dei grandi elettori della Fondazioni, in particolare dal Comune e dalla Provincia (che l’8 giugno però sparirà come ente locale) sono arrivati apprezzamenti per il lavoro svolto dall’imprenditrice toscana. A seguire con attenzione questo delicato passaggio per la fondazione sono anche il presidente dell’Acri (la lobby delle Fondazioni) Giuseppe Guzzetti e il ministero del Tesoro. La palla però è nelle mani della deputazione generale che per altro è la stessa ad avere eletto la Mansi a settembre dell’anno scorso. Non a caso l’interessata, in un’intervista al Sole24Ore, riferendosi al suo successore ha parlato chiaramente di “continuità nella discontinuità”. Un messaggio lanciato agli enti nominanti che di fatto serve anche per rafforzare il rapporto di fiducia con gli alleati Fintech e Btg con cui ha stretto un patto di sindacato sul 9% del Monte e contribuirà per 450 milioni alla ricapitalizzazione. Per bilanciare i pesi nell’azionariato, e contrastare eventuali manovre sgradite sul fronte delle poltrone (il cda della banca scade nel 2015), alcuni soci vecchi e nuovi (dunque pronti a entrare con l’imminente aumento di capitale) vicini al presidente di Mps Alessandro Profumo, potrebbero rispondere mettendo in piedi un contro patto investendo circa un miliardo e presentando poi una lista alternativa all’accordo messo in piedi da Palazzo Sansedoni. L’obiettivo sarebbe quello di riconfermare Profumo alla presidenza, affiancato da un amministratore delegato espressione delle new entries al posto di Viola. Dalla parte della Mansi e dei due compagni di viaggio stranieri, sembrano però volersi spostare molti fondi di quelli già presenti nel capitale con il 22% cui si aggiungerebbero anche eventuali nuovi soci nonché gli stessi Btg e Fintech che potrebbero aumentare la loro quota in sede di aumento. La partita con il management sulla futura governance è quindi ancora tutta da giocare. Il primo match è atteso per domani (o mercoledì) quando si riunirà l’assemblea straordinaria dei soci della banca per approvare l’aumento di capitale da cinque miliardi. E la Mansi ci sarà, assicurano fonti senesi. fonte: www.ilmessaggero.it

"Ma come, si dimette prima del Palio?". La mossa di Antonella Mansi, questa sera a Scala in Costiera amalfitana ,  che ha annunciato di non ricandidarsi alla presidenza della Fondazione Mps, ha spiazzato anche i contradaioli senesi. L'uscita da Palazzo Sansedoni non sarà comunque rapida. Non solo per i tempi tecnici. Fra le ipotesi che circolano in queste ore c'è infatti anche la richiesta di una prorogatio dell'attuale deputazione amministrazione e del presidente fino a settembre per seguire l'aumento di capitale fino alla composizione del nuovo azionariato della banca. Intanto, stamattina si riuniscono la deputazione amministratrice e generale dell'ente. Gli appuntamenti erano già calendarizzate per le valutazioni del bilancio 2013 da approvare il 10 giugno e per avviare l'iter per il rinnovo dei vertici ma assumono una valore diverso e strategico dopo la decisione della Mansi di rinunciare alla riconferma che ha spiazzato un po' tutti in città (compreso l'amministratore delegato Fabrizio Viola che oggi si è definito "sorpreso e meravigliato"). Perché arriva nel momento in cui alcune componenti della politica locale, proprio in virtù del rinnovo, si stavano organizzando per non far rinominare l'attuale deputazione amministratrice e la Mansi alla presidenza. Mettendo in discussione anche la permanenza del direttore generale Enrico Granata. Ieri però, dal fronte dei grandi elettori della Fondazioni, in particolare dal Comune e dalla Provincia (che l'8 giugno però sparirà come ente locale) sono arrivati apprezzamenti per il lavoro svolto dall'imprenditrice toscana. A seguire con attenzione questo delicato passaggio per la fondazione sono anche il presidente dell'Acri (la lobby delle Fondazioni) Giuseppe Guzzetti e il ministero del Tesoro. La palla però è nelle mani della deputazione generale che per altro è la stessa ad avere eletto la Mansi a settembre dell'anno scorso. Non a caso l'interessata, in un'intervista al Sole24Ore, riferendosi al suo successore ha parlato chiaramente di "continuità nella discontinuità". Un messaggio lanciato agli enti nominanti che di fatto serve anche per rafforzare il rapporto di fiducia con gli alleati Fintech e Btg con cui ha stretto un patto di sindacato sul 9% del Monte e contribuirà per 450 milioni alla ricapitalizzazione. Per bilanciare i pesi nell'azionariato, e contrastare eventuali manovre sgradite sul fronte delle poltrone (il cda della banca scade nel 2015), alcuni soci vecchi e nuovi (dunque pronti a entrare con l'imminente aumento di capitale) vicini al presidente di Mps Alessandro Profumo, potrebbero rispondere mettendo in piedi un contro patto investendo circa un miliardo e presentando poi una lista alternativa all'accordo messo in piedi da Palazzo Sansedoni. L'obiettivo sarebbe quello di riconfermare Profumo alla presidenza, affiancato da un amministratore delegato espressione delle new entries al posto di Viola. Dalla parte della Mansi e dei due compagni di viaggio stranieri, sembrano però volersi spostare molti fondi di quelli già presenti nel capitale con il 22% cui si aggiungerebbero anche eventuali nuovi soci nonché gli stessi Btg e Fintech che potrebbero aumentare la loro quota in sede di aumento. La partita con il management sulla futura governance è quindi ancora tutta da giocare. Il primo match è atteso per domani (o mercoledì) quando si riunirà l'assemblea straordinaria dei soci della banca per approvare l'aumento di capitale da cinque miliardi. E la Mansi ci sarà, assicurano fonti senesi. fonte: www.ilmessaggero.it