Boato nel Golfo di Pozzuoli, esplodono in mare duecento chili di tritolo |Foto

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di Nello Mazzone

 

POZZUOLI. Il boato dell’esplosione in mare dell’ordigno bellico rinvenuto nei fondali tra Procida e Monte di Procida è stato avvertito anche dai sismografi dell’Osservatorio Vesuviano. Duecento chili di tritolo che hanno sollevato una colonna d’acqua di oltre venti metri, mentre a qualche chilometro di distanza, nei pressi di una spiaggia libera, è stato rinvenuto a pelo d’acqua un arsenale militare abbandonato dopo l’8 settembre 1943 dai tedeschi in fuga verso il Nord Italia. Il golfo di Pozzuoli si conferma cimitero degli ordigni bellici.

Poco dopo mezzogiorno i palombari del nucleo sub antisminamento Sdai della Marina militare, coordinati dal capo-operazione Giuseppe Pittalis, hanno fatto brillare in sicurezza nel canale di Procida la bomba sganciata nel 1943 da un aereo americano. L’ordigno si inabissò e settant’anni dopo sono stati alcuni operai impegnati nella posa sottomarina del metanodotto Napoli-Procida a fare la scoperta, al largo dell’isolotto di San Martino.

Una bomba di fabbricazione Usa, da 500 libbre complessive, rimasta intatta dopo l’impatto con l’acqua. L’operazione di recupero è scattata poco dopo le 10 ed è stata preceduta da una conferenza stampa nel corso della quale il responsabile relazioni esterne del Comando logistico Marina militare, Claudio Romano, insieme al capo-operazioni Giuseppe Pittalis e al comandante della capitaneria di Pozzuoli Andrea Pellegrino hanno illustrato le difficoltà delle operazioni di recupero.

Tutto è stato fatto in poche ore, prima che il Maestrale facesse alzare la corrente. L’ordigno, sollevato da alcuni palloni aerostati e spostato lentamente a pelo d’acqua, è stato fatto brillare lontano dalle rotte di traghetti e cianciole. Per evitare problemi di interferenze è scattato nell’intera area di operazione il black-out di tutti i gestori telefonici cellulari: i moderni apparecchi avrebbero potuto innescare falsi contatti e far partire l’esplosione.

Ma all’alba di ieri sono stati scoperti altri ordigni inabissati nei fondali del golfo flegreo: due bombe da 55 chili di tritolo sono state segnalate alla capitaneria nei fondali al largo di Bacoli, mentre un arsenale militare tedesco è stato scoperto ad Arco Felice. Nella zona della spiaggia libera delle Monachelle, a poca distanza dal Portus Iulius romano e dalla zona archeologica sommersa di Punta Epitaffio: un sub privato ha segnalato la presenza di bombe a mano, bombe da mortaio e proiettili tedeschi del secondo conflitto mondiale. Un carico di tritolo ancora perfettamente attivo. A meno di un metro di profondità.

E i palombari della Marina militare stanno verificando anche un’altra, inquietante, ipotesi: queste bombe potrebbero essere divenute una sorta di deposito usato dalla camorra per i suoi attentati intimidatori per imporre il racket. La zona, infatti, è facilmente accessibile e non è controllata da nessuno.il mattino

 

di Nello Mazzone
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POZZUOLI. Il boato dell’esplosione in mare dell’ordigno bellico rinvenuto nei fondali tra Procida e Monte di Procida è stato avvertito anche dai sismografi dell’Osservatorio Vesuviano. Duecento chili di tritolo che hanno sollevato una colonna d’acqua di oltre venti metri, mentre a qualche chilometro di distanza, nei pressi di una spiaggia libera, è stato rinvenuto a pelo d’acqua un arsenale militare abbandonato dopo l’8 settembre 1943 dai tedeschi in fuga verso il Nord Italia. Il golfo di Pozzuoli si conferma cimitero degli ordigni bellici.

Poco dopo mezzogiorno i palombari del nucleo sub antisminamento Sdai della Marina militare, coordinati dal capo-operazione Giuseppe Pittalis, hanno fatto brillare in sicurezza nel canale di Procida la bomba sganciata nel 1943 da un aereo americano. L’ordigno si inabissò e settant’anni dopo sono stati alcuni operai impegnati nella posa sottomarina del metanodotto Napoli-Procida a fare la scoperta, al largo dell’isolotto di San Martino.

Una bomba di fabbricazione Usa, da 500 libbre complessive, rimasta intatta dopo l’impatto con l’acqua. L’operazione di recupero è scattata poco dopo le 10 ed è stata preceduta da una conferenza stampa nel corso della quale il responsabile relazioni esterne del Comando logistico Marina militare, Claudio Romano, insieme al capo-operazioni Giuseppe Pittalis e al comandante della capitaneria di Pozzuoli Andrea Pellegrino hanno illustrato le difficoltà delle operazioni di recupero.

Tutto è stato fatto in poche ore, prima che il Maestrale facesse alzare la corrente. L’ordigno, sollevato da alcuni palloni aerostati e spostato lentamente a pelo d'acqua, è stato fatto brillare lontano dalle rotte di traghetti e cianciole. Per evitare problemi di interferenze è scattato nell'intera area di operazione il black-out di tutti i gestori telefonici cellulari: i moderni apparecchi avrebbero potuto innescare falsi contatti e far partire l’esplosione.

Ma all’alba di ieri sono stati scoperti altri ordigni inabissati nei fondali del golfo flegreo: due bombe da 55 chili di tritolo sono state segnalate alla capitaneria nei fondali al largo di Bacoli, mentre un arsenale militare tedesco è stato scoperto ad Arco Felice. Nella zona della spiaggia libera delle Monachelle, a poca distanza dal Portus Iulius romano e dalla zona archeologica sommersa di Punta Epitaffio: un sub privato ha segnalato la presenza di bombe a mano, bombe da mortaio e proiettili tedeschi del secondo conflitto mondiale. Un carico di tritolo ancora perfettamente attivo. A meno di un metro di profondità.

E i palombari della Marina militare stanno verificando anche un’altra, inquietante, ipotesi: queste bombe potrebbero essere divenute una sorta di deposito usato dalla camorra per i suoi attentati intimidatori per imporre il racket. La zona, infatti, è facilmente accessibile e non è controllata da nessuno.il mattino