Palma Campania. Ordinanza del sindaco: Troppi immigrati in giro, è vietato sputare a terra per il decoro e l’igiene

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Palma Campania. Sputare non sta bene, dicono le regole della buona creanza. Sputare in questo paese vesuviano, soprattutto se si è di «diversa etnia», può costare una multa da 25 a 500 euro. Sì, perché da 6 giorni qui è vietato sputare. E non solo dai finestrini, come ammonivano i cartellini sui treni, ma in qualsiasi luogo pubblico. Scritto e firmato dal sindaco Vincenzo Carbone, primo cittadino da 6 anni. Lui la spiega così: «Siamo stati sollecitati dai nostri concittadini a richiamare all’ordine la folta comunità di immigrati. Ho firmato l’ordinanza nell’interesse di tutti, per favorire ancora di più l’integrazione degli stranieri tra noi». Nelle premesse dell’ordinanza, il sindaco fa espresso cenno all’obiettivo di «integrazione sociale». Scrive il sindaco: «Le continue e diffuse lamentele dei cittadini rendono necessario procedere con urgenza per evitare gli inconvenienti di sputare in luogo pubblico e/o privato ad uso pubblico, al fine di evitare possibili episodi di intolleranza, che scaturiscono tra gli appartenenti alle diverse etnie nell’ambito della stessa collettività locale e che possono causare pericolo per l’ordine e la sicurezza pubblica». Fin qui la nuova ordinanza del sindaco di Palma Campania, perché il sindaco non è nuovo a ordinanze mirate agli stranieri. Sempre a maggio, due anni fa, firmò un altro provvedimento per «garantire dignità ai numerosi immigrati, perfetta integrazione e collaborazione sociale nel rispetto delle diverse culture». Era un invito a proprietari e fittuari a rispettare le leggi sull’idoneità e le condizioni delle case date in locazione. Richiamo diretto forse più agli speculatori locali, che fittano stamberghe senza luce nel centro storico, anche a 10-15 immigrati in situazioni igieniche precarie. Via Marconi, via San Felice, via Nola sono i luoghi dove si concentrano di più gli immigrati, in prevalenza originari del Bangladesh. Palma, come San Giuseppe Vesuviano, Terzigno fino a Nola, centri di immigrazione asiatica. Cinesi, ma anche bengalesi. Qui, su 15187 residenti, gli stranieri regolari sono 1054. Girando per strada se ne vedono tanti e il numero di immigrati che vivono a Palma sembra sia vicino ai 4mila. Lavorano spaccandosi la schiena nei campi, sfruttati dai caporali, ma soprattutto nelle fabbrichette vesuviane. Venti euro per dieci ore al giorno, a confezionare magliette, camicie, pantaloni. Da dieci a trenta in piccole stanze. Tutti al nero, a lavorare per più ditte, soprattutto campane, che sui prodotti poi ci affibbiano i loro marchi. Un sommerso in mano a titolari locali, ma anche a cinesi e bengalesi. Dice Giovanni Di Pietro, responsabile nazionale per il settore immigrazione del sindacato Sia-Confsal: «Vivo a Palma, la sede del sindacato è qui. Da anni, nell’area vesuviana si vive un succedersi di insofferenze dei locali verso gli immigrati. Gli extracomunitari sono sfruttati e guardati spesso con prevenzione. Certo, l’ordinanza sugli sputi firmata dal sindaco mi sembra strana. Direi molto anomala, tanto da spingere a sentimenti razzisti». Lo scorso ottobre il sindaco chiese al prefetto la convocazione di un comitato per l’ordine pubblico per discutere di convivenza tra locali e immigrati. L’occasione erano state delle risse e una denuncia per molestie partita da una ragazza di Palma Campania. Da allora si sono moltiplicati i controlli nelle piccole fabbriche tessili e nelle case del centro storico. Spiega Eleonora Cornacchia, comandante della polizia locale: «Con 7 agenti in organico, operiamo due controlli a settimana nelle case fittate e decine di verifiche nelle fabbriche con Inps, Asl e Ispettorato. Emerge un quadro poco trasparente». Oltre 20 segnalazioni di irregolarità in opifici, centinaia di denunce per immigrazione clandestina. La comunità bengalese si riunisce in via Trento, dove ha creato la «Association of Bangladesh». Un luogo di aggregazione e preghiera. Si aggiunge a piazza De Martino, dove i bengalesi si incontrano non sempre ben visti dalla gente locale. Dice il sindaco: «Le mie iniziative nascono da un bisogno di integrazione e tutela della salute. Ho concesso spesso il teatro per riunioni religiose, aiuto la comunità straniera. Tanto è vero che l’ambasciatore del Bangladesh è venuto qui ad incontrarci in maniera cordiale». (Gigi Di Fiore – Il Mattino)

Palma Campania. Sputare non sta bene, dicono le regole della buona creanza. Sputare in questo paese vesuviano, soprattutto se si è di «diversa etnia», può costare una multa da 25 a 500 euro. Sì, perché da 6 giorni qui è vietato sputare. E non solo dai finestrini, come ammonivano i cartellini sui treni, ma in qualsiasi luogo pubblico. Scritto e firmato dal sindaco Vincenzo Carbone, primo cittadino da 6 anni. Lui la spiega così: «Siamo stati sollecitati dai nostri concittadini a richiamare all’ordine la folta comunità di immigrati. Ho firmato l’ordinanza nell’interesse di tutti, per favorire ancora di più l’integrazione degli stranieri tra noi». Nelle premesse dell’ordinanza, il sindaco fa espresso cenno all’obiettivo di «integrazione sociale». Scrive il sindaco: «Le continue e diffuse lamentele dei cittadini rendono necessario procedere con urgenza per evitare gli inconvenienti di sputare in luogo pubblico e/o privato ad uso pubblico, al fine di evitare possibili episodi di intolleranza, che scaturiscono tra gli appartenenti alle diverse etnie nell’ambito della stessa collettività locale e che possono causare pericolo per l’ordine e la sicurezza pubblica». Fin qui la nuova ordinanza del sindaco di Palma Campania, perché il sindaco non è nuovo a ordinanze mirate agli stranieri. Sempre a maggio, due anni fa, firmò un altro provvedimento per «garantire dignità ai numerosi immigrati, perfetta integrazione e collaborazione sociale nel rispetto delle diverse culture». Era un invito a proprietari e fittuari a rispettare le leggi sull’idoneità e le condizioni delle case date in locazione. Richiamo diretto forse più agli speculatori locali, che fittano stamberghe senza luce nel centro storico, anche a 10-15 immigrati in situazioni igieniche precarie. Via Marconi, via San Felice, via Nola sono i luoghi dove si concentrano di più gli immigrati, in prevalenza originari del Bangladesh. Palma, come San Giuseppe Vesuviano, Terzigno fino a Nola, centri di immigrazione asiatica. Cinesi, ma anche bengalesi. Qui, su 15187 residenti, gli stranieri regolari sono 1054. Girando per strada se ne vedono tanti e il numero di immigrati che vivono a Palma sembra sia vicino ai 4mila. Lavorano spaccandosi la schiena nei campi, sfruttati dai caporali, ma soprattutto nelle fabbrichette vesuviane. Venti euro per dieci ore al giorno, a confezionare magliette, camicie, pantaloni. Da dieci a trenta in piccole stanze. Tutti al nero, a lavorare per più ditte, soprattutto campane, che sui prodotti poi ci affibbiano i loro marchi. Un sommerso in mano a titolari locali, ma anche a cinesi e bengalesi. Dice Giovanni Di Pietro, responsabile nazionale per il settore immigrazione del sindacato Sia-Confsal: «Vivo a Palma, la sede del sindacato è qui. Da anni, nell’area vesuviana si vive un succedersi di insofferenze dei locali verso gli immigrati. Gli extracomunitari sono sfruttati e guardati spesso con prevenzione. Certo, l’ordinanza sugli sputi firmata dal sindaco mi sembra strana. Direi molto anomala, tanto da spingere a sentimenti razzisti». Lo scorso ottobre il sindaco chiese al prefetto la convocazione di un comitato per l’ordine pubblico per discutere di convivenza tra locali e immigrati. L’occasione erano state delle risse e una denuncia per molestie partita da una ragazza di Palma Campania. Da allora si sono moltiplicati i controlli nelle piccole fabbriche tessili e nelle case del centro storico. Spiega Eleonora Cornacchia, comandante della polizia locale: «Con 7 agenti in organico, operiamo due controlli a settimana nelle case fittate e decine di verifiche nelle fabbriche con Inps, Asl e Ispettorato. Emerge un quadro poco trasparente». Oltre 20 segnalazioni di irregolarità in opifici, centinaia di denunce per immigrazione clandestina. La comunità bengalese si riunisce in via Trento, dove ha creato la «Association of Bangladesh». Un luogo di aggregazione e preghiera. Si aggiunge a piazza De Martino, dove i bengalesi si incontrano non sempre ben visti dalla gente locale. Dice il sindaco: «Le mie iniziative nascono da un bisogno di integrazione e tutela della salute. Ho concesso spesso il teatro per riunioni religiose, aiuto la comunità straniera. Tanto è vero che l’ambasciatore del Bangladesh è venuto qui ad incontrarci in maniera cordiale». (Gigi Di Fiore – Il Mattino)

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