Benevento, maledetti playoff: ko a Lecce. I salentini conquistano la finale per la B, per i sanniti un palo di Padella

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La maledizione playoff continua. Il sogno promozione del Benevento si spegne al «Via del Mare» davanti a oltre un migliaio di tifosi giunti dal Sannio a bordo di pullman e auto private che hanno tinto di giallorosso A16, A14 e poi la Bari-Lecce. Ai salentini, in un pomeriggio caldo, bastano due gol, uno per tempo, per conquistare la finale dopo il pari dell’andata. A decidere il match Ferreira Pinto, sul cui diagonale Baiocco non è esente da responsabilità, e Zigoni, a segno poco dopo l’ingresso in campo. Una sconfitta carica di rimpianti, soprattutto per l’occasione persa all’andata. Brini e Lerda tengono fede ai loro credi tattici e così le squadre vengono schierate con moduli speculari (il 4-2-3-1) con Evacuo, re del gol in campionato, e Miccoli, a segno all’andata, terminali offensivi. L’avvio sembra simile a quello del «Vigorito»: squadre bloccate e in attesa di fiammate, affidate soprattutto agli esterni. A Padella tocca francobollare il Romario del Salento, mentre l’altro centrale Mengoni ha il compito di neutralizzare Beretta, il centrale del tridente schierato alle spalle dell’ex attaccante di Juventus e Benfica. A Celjak, che si è ripreso il posto dopo le amnesie dell’andata di Dicuonzo, e Som, schierato a sinistra, tocca controllare le incursioni di Doumbia, che in avvio spesso si sposta lungo l’out mancino proprio perché il croato chiude tutti i varchi, e Ferreira Pinto, scatenatosi dopo il gol. A centrocampo Davì, solito gladiatore, e Agyei, schierato al posto dell’infortunato Di Deo, duellano con Salvi e Papini. Una sfida tutta cuore e caccia al pallone. Il Benevento, in avanti, si affida a Evacuo per sfondare il bunker difensivo dei salentini ma prima dell’intervallo la mira sull’unico tiro scoccato è da dimenticare. Mancosu prova a trovare spazi e suggerimenti per lo stesso Evacuo e gli esterni Melara e Negro, leccese doc. Ma trovare varchi nella difesa salentina, guidata dai centrali Vinetot e Abruzzese, appare un’impresa, così come lo è sfondare lungo le corsie presidiate da Diniz, non sempre impeccabile, e Lopez. A imprimere un ritmo diverso alla gara è il vantaggio di Ferreira Pinto (19’), il cui diagonale inganna Baiocco. Il Lecce prova a spingere per chiudere il match e scacciare definitivamente l’incubo Brini, l’allenatore lo scorso anno sulla panchina del Carpi, la sorpresa della finale playoff. I giallorossi sanniti, sospinti dal calore di oltre mille tifosi, soffrono. Ferreira Pinto sfiora il raddoppio due volte (33’ e 39’), sulla seconda occasione è bravo Baiocco ad arpionare il pallone. Il Benevento si sveglia. E, su un corner di Mancosu, Padella di testa colpisce il palo. Il segno che non c’è la resa sebbene Doumbia (43’) vada vicino alla segnatura. Nella ripresa, la musica cambia. Il Benevento è più vivace. Il baricentro del gioco viene spostato nella trequarti salentina. Negro (fallisce il pari in avvio) e Melara spingono. Per Diniz e Lopez son dolori. Si cerca il gol. E Agyei (8’) ci va vicino. Il Lecce si innervosisce. Miccoli, diffidato, si becca anche un giallo per proteste per un tocco di mano ravvicinato in area di Padella e così salterà la finale d’andata. Lerda, dopo una manciata di minuti (16’), lo richiama in panchina e lancia Bogliacino. Brini replica sostituendo Mancosu con Campagnacci e Negro con Guerra: in pratica cambia il tridente alle spalle di Evacuo. La manovra resta briosa ma non si sfonda. Un peccato considerate anche le condizioni di Caglioni, per una manciata di minuti in bilico tra pali e panchina (poi lo sostituisce Perucchini). Arriva anche il gol ma quando Guerra tocca, dopo il colpo di testa di Mengoni, è in fuorigioco. Poco dopo il raddoppio di Zigoni, che sfrutta una respinta di Padella. A fine gara l’applauso dei tifosi giallorossi. Sugli spalti cori e fumogeni. La squadra ringrazia regalando le maglie. (Andrea Ferraro – Il Mattino)

La maledizione playoff continua. Il sogno promozione del Benevento si spegne al «Via del Mare» davanti a oltre un migliaio di tifosi giunti dal Sannio a bordo di pullman e auto private che hanno tinto di giallorosso A16, A14 e poi la Bari-Lecce. Ai salentini, in un pomeriggio caldo, bastano due gol, uno per tempo, per conquistare la finale dopo il pari dell’andata. A decidere il match Ferreira Pinto, sul cui diagonale Baiocco non è esente da responsabilità, e Zigoni, a segno poco dopo l’ingresso in campo. Una sconfitta carica di rimpianti, soprattutto per l’occasione persa all’andata. Brini e Lerda tengono fede ai loro credi tattici e così le squadre vengono schierate con moduli speculari (il 4-2-3-1) con Evacuo, re del gol in campionato, e Miccoli, a segno all’andata, terminali offensivi. L’avvio sembra simile a quello del «Vigorito»: squadre bloccate e in attesa di fiammate, affidate soprattutto agli esterni. A Padella tocca francobollare il Romario del Salento, mentre l’altro centrale Mengoni ha il compito di neutralizzare Beretta, il centrale del tridente schierato alle spalle dell’ex attaccante di Juventus e Benfica. A Celjak, che si è ripreso il posto dopo le amnesie dell’andata di Dicuonzo, e Som, schierato a sinistra, tocca controllare le incursioni di Doumbia, che in avvio spesso si sposta lungo l’out mancino proprio perché il croato chiude tutti i varchi, e Ferreira Pinto, scatenatosi dopo il gol. A centrocampo Davì, solito gladiatore, e Agyei, schierato al posto dell’infortunato Di Deo, duellano con Salvi e Papini. Una sfida tutta cuore e caccia al pallone. Il Benevento, in avanti, si affida a Evacuo per sfondare il bunker difensivo dei salentini ma prima dell’intervallo la mira sull’unico tiro scoccato è da dimenticare. Mancosu prova a trovare spazi e suggerimenti per lo stesso Evacuo e gli esterni Melara e Negro, leccese doc. Ma trovare varchi nella difesa salentina, guidata dai centrali Vinetot e Abruzzese, appare un’impresa, così come lo è sfondare lungo le corsie presidiate da Diniz, non sempre impeccabile, e Lopez. A imprimere un ritmo diverso alla gara è il vantaggio di Ferreira Pinto (19’), il cui diagonale inganna Baiocco. Il Lecce prova a spingere per chiudere il match e scacciare definitivamente l’incubo Brini, l’allenatore lo scorso anno sulla panchina del Carpi, la sorpresa della finale playoff. I giallorossi sanniti, sospinti dal calore di oltre mille tifosi, soffrono. Ferreira Pinto sfiora il raddoppio due volte (33’ e 39’), sulla seconda occasione è bravo Baiocco ad arpionare il pallone. Il Benevento si sveglia. E, su un corner di Mancosu, Padella di testa colpisce il palo. Il segno che non c’è la resa sebbene Doumbia (43’) vada vicino alla segnatura. Nella ripresa, la musica cambia. Il Benevento è più vivace. Il baricentro del gioco viene spostato nella trequarti salentina. Negro (fallisce il pari in avvio) e Melara spingono. Per Diniz e Lopez son dolori. Si cerca il gol. E Agyei (8’) ci va vicino. Il Lecce si innervosisce. Miccoli, diffidato, si becca anche un giallo per proteste per un tocco di mano ravvicinato in area di Padella e così salterà la finale d’andata. Lerda, dopo una manciata di minuti (16’), lo richiama in panchina e lancia Bogliacino. Brini replica sostituendo Mancosu con Campagnacci e Negro con Guerra: in pratica cambia il tridente alle spalle di Evacuo. La manovra resta briosa ma non si sfonda. Un peccato considerate anche le condizioni di Caglioni, per una manciata di minuti in bilico tra pali e panchina (poi lo sostituisce Perucchini). Arriva anche il gol ma quando Guerra tocca, dopo il colpo di testa di Mengoni, è in fuorigioco. Poco dopo il raddoppio di Zigoni, che sfrutta una respinta di Padella. A fine gara l’applauso dei tifosi giallorossi. Sugli spalti cori e fumogeni. La squadra ringrazia regalando le maglie. (Andrea Ferraro – Il Mattino)