Nella Terra dei fuochi sciopero delle schede. «Nessuno ci rappresenta, siamo stati abbandonati»

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Poca gente, e molta rassegnazione, ieri, nei seggi della Terra dei fuochi. Esigue le percentuali finali di affluenza ad Afragola (35,62%), Acerra (38,26%), Qualiano (39,29%), Caivano (39,86%), Giugliano (41,69%). Se al Sud ha votato, mediamente, il 10% in meno della già esigua percentuale nazionale, nei Comuni della devastazione ambientale tra Napoli e Caserta le proporzioni scendono ancora di più, fino a dimezzarsi. Qui, del resto, anche gli appelli al voto hanno avuto il pudore del sottovoce e le tradizionali battaglie tra rappresentanti nelle sezioni elettorali sono stati minuetti tra pochi, instancabili, resistenti. Come una matrioska della desolazione, dentro un clima di sfiducia generale, è spuntata una sfiducia specifica, più locale: quella di essere stati, per troppo tempo, lasciati soli tra i veleni. Abbandonati, senza nemmeno essere sedotti. Peraltro, i roghi non si sono mai fermati, neppure nei giorni del voto. Uno di questi ha alzato la sua colonna nera di fumo da Masseria del Pozzo, a Giugliano, sabato pomeriggio, nel momento esatto in cui, a poche centinaia di metri, nelle scuole si presentavano, uno ad uno, gli scrutatori con le nomine e i seggi venivano ufficialmente allestiti. Altri sono divampati anche ieri, per grottesco paradosso, durante tutta la giornata elettorale, nelle campagne di località Cantariello, tra Afragola e Casalnuovo. «Io non mi sento rappresentato da nessuno poiché abito nella Terra dei fuochi»: questa la frase che «Voce per tutti», un gruppo ambientalista di Caivano, con oltre 5mila persone che ne seguono gli aggiornamenti sui social network, ha chiesto di far mettere a verbale dagli elettori nei seggi della provincia di Napoli. «Andiamo al seggio ma non in cabina – hanno chiesto – Siamo cittadini onesti, un popolo onesto, vogliamo votare, ne abbiamo il diritto, ma lo faremo solo quando tutto il marciume dalle nostre terre sarà sparito! Presentiamoci al seggio e facciamo mettere a verbale di non sentirci rappresentati da nessuno perché abitanti di questa terra». Al grido di «la nostra vita non vale un voto», gli ambientalisti di «Voce per tutti» hanno sostanzialmente chiesto all’elettore di recarsi comunque a votare, in modo da essere conteggiato, ma di rifiutare la scheda facendo compilare un apposito verbale con la motivazione. In verità, non sono stati molti a prendersi questa briga. Se ne è contata qualche decina, soprattutto nella zona di Pascarola (nei seggi 27 e 28 di Caivano) o di Succivo. Tra questi, Maria Teresa Belardo, 42 anni, che per dare ancora maggiore forza alla sua scelta, ha fotografato verbale e tessera elettorale e ha pubblicato tutto su Facebook. «Il motivo di questa scelta – commenta – è evidente a tutti quelli che vivono qui. Nonostante promesse e passerelle nulla è stato fatto». Diverso, invece, l’appello del Comitato contro l’inceneritore di Giugliano: «Alcuni politici – hanno detto in un manifesto – che hanno causato il disastro ambientale sono candidati; per favore non votateli, perché un popolo che non ha memoria non ha futuro e non ha il diritto di guardare in faccia ai propri figli». «Anche io ho visto seggi quasi deserti – dice Franco Mennitto, di Acerra, presidente del Museo di Pulcinella, del Folklore e della Civiltà contadina, che invece a votare ci è andato, e con convinzione – Il clima era tranquillo, ma quasi per rassegnazione. Mancavano perfino i tradizionali galoppini che accompagnano gli elettori quasi fin dentro la cabina. Hanno votato i più giovani e più anziani. Mi hanno colpito le loro facce: ho visto gente che lo faceva con determinazione, non perché portata lì, né perché doveva fare un favore a qualcuno. Evidentemente, il voto per qualcuno è ancora una responsabilità sacra, di cui non si può fare a meno». Una necessità morale, più che una scelta. Contro tutte le evidenze. E a dispetto, pure, di una campagna elettorale che si è trascinata in sordina. Nessun appuntamento in piazza. Qualche riunione al sicuro, tra quattro pareti, chiusi nelle stanze, con un filo di pudore. Perfino i muri sono sembrati meno imbrattati del solito. E forse è l’unica cosa da ricordare davvero in questo strano, desolato, dimenticabile turno elettorale nella Terra dei fuochi. (Antonio Menna – Il Mattino)

Poca gente, e molta rassegnazione, ieri, nei seggi della Terra dei fuochi. Esigue le percentuali finali di affluenza ad Afragola (35,62%), Acerra (38,26%), Qualiano (39,29%), Caivano (39,86%), Giugliano (41,69%). Se al Sud ha votato, mediamente, il 10% in meno della già esigua percentuale nazionale, nei Comuni della devastazione ambientale tra Napoli e Caserta le proporzioni scendono ancora di più, fino a dimezzarsi. Qui, del resto, anche gli appelli al voto hanno avuto il pudore del sottovoce e le tradizionali battaglie tra rappresentanti nelle sezioni elettorali sono stati minuetti tra pochi, instancabili, resistenti. Come una matrioska della desolazione, dentro un clima di sfiducia generale, è spuntata una sfiducia specifica, più locale: quella di essere stati, per troppo tempo, lasciati soli tra i veleni. Abbandonati, senza nemmeno essere sedotti. Peraltro, i roghi non si sono mai fermati, neppure nei giorni del voto. Uno di questi ha alzato la sua colonna nera di fumo da Masseria del Pozzo, a Giugliano, sabato pomeriggio, nel momento esatto in cui, a poche centinaia di metri, nelle scuole si presentavano, uno ad uno, gli scrutatori con le nomine e i seggi venivano ufficialmente allestiti. Altri sono divampati anche ieri, per grottesco paradosso, durante tutta la giornata elettorale, nelle campagne di località Cantariello, tra Afragola e Casalnuovo. «Io non mi sento rappresentato da nessuno poiché abito nella Terra dei fuochi»: questa la frase che «Voce per tutti», un gruppo ambientalista di Caivano, con oltre 5mila persone che ne seguono gli aggiornamenti sui social network, ha chiesto di far mettere a verbale dagli elettori nei seggi della provincia di Napoli. «Andiamo al seggio ma non in cabina – hanno chiesto – Siamo cittadini onesti, un popolo onesto, vogliamo votare, ne abbiamo il diritto, ma lo faremo solo quando tutto il marciume dalle nostre terre sarà sparito! Presentiamoci al seggio e facciamo mettere a verbale di non sentirci rappresentati da nessuno perché abitanti di questa terra». Al grido di «la nostra vita non vale un voto», gli ambientalisti di «Voce per tutti» hanno sostanzialmente chiesto all'elettore di recarsi comunque a votare, in modo da essere conteggiato, ma di rifiutare la scheda facendo compilare un apposito verbale con la motivazione. In verità, non sono stati molti a prendersi questa briga. Se ne è contata qualche decina, soprattutto nella zona di Pascarola (nei seggi 27 e 28 di Caivano) o di Succivo. Tra questi, Maria Teresa Belardo, 42 anni, che per dare ancora maggiore forza alla sua scelta, ha fotografato verbale e tessera elettorale e ha pubblicato tutto su Facebook. «Il motivo di questa scelta – commenta – è evidente a tutti quelli che vivono qui. Nonostante promesse e passerelle nulla è stato fatto». Diverso, invece, l'appello del Comitato contro l'inceneritore di Giugliano: «Alcuni politici – hanno detto in un manifesto – che hanno causato il disastro ambientale sono candidati; per favore non votateli, perché un popolo che non ha memoria non ha futuro e non ha il diritto di guardare in faccia ai propri figli». «Anche io ho visto seggi quasi deserti – dice Franco Mennitto, di Acerra, presidente del Museo di Pulcinella, del Folklore e della Civiltà contadina, che invece a votare ci è andato, e con convinzione – Il clima era tranquillo, ma quasi per rassegnazione. Mancavano perfino i tradizionali galoppini che accompagnano gli elettori quasi fin dentro la cabina. Hanno votato i più giovani e più anziani. Mi hanno colpito le loro facce: ho visto gente che lo faceva con determinazione, non perché portata lì, né perché doveva fare un favore a qualcuno. Evidentemente, il voto per qualcuno è ancora una responsabilità sacra, di cui non si può fare a meno». Una necessità morale, più che una scelta. Contro tutte le evidenze. E a dispetto, pure, di una campagna elettorale che si è trascinata in sordina. Nessun appuntamento in piazza. Qualche riunione al sicuro, tra quattro pareti, chiusi nelle stanze, con un filo di pudore. Perfino i muri sono sembrati meno imbrattati del solito. E forse è l'unica cosa da ricordare davvero in questo strano, desolato, dimenticabile turno elettorale nella Terra dei fuochi. (Antonio Menna – Il Mattino)