Giro, tragedia sfiorata in tv. La moto Rai travolge in diretta un volontario: trasportato in elicottero, è in coma

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Il Giro ha rischiato la tragedia. Nell’attraversamento di Biella, prima che il plotone imboccasse la salita verso il Santuario, a 17 km dal traguardo, d’improvviso davanti alla telecamera della Rai è comparsa una macchia gialla e subito l’inquadratura è cambiata. Un flash terribile. Attimi di panico e di terrore. Perché pure nella brevità del fotogramma si era capito che si trattava di una figura umana. Investita dalla moto della Rai. Attimi di silenzio e di panico. Il parlottare frenetico fuori onda di Francesco Pancani, il telecronista. Il giallo era la pettorina di Angelo Leone, 55 anni, assessore del Comune di Andorno Micca, caposervizio della Protezione Civile di Valle Cervo, ferito gravemente. Per gli uomini Rai semplici contusioni ed escoriazioni. Il volontario, immediatamente soccorso dai medici è stato sedato, intubato e affidato all’elisoccorso che lo ha trasportato in elicottero al CTO di Torino, dove è tenuto in coma farmacologico. «La Tac alla testa» recita il comunicato della direzione, «ha mostrato la presenza di alcune piccole lesioni emorragiche diffuse del tessuto nervoso». Ma non fratture. La prognosi riservata. Un episodio bruttissimo di cui la tv ha dato solo una breve informazione da parte di Mauro Vegni, direttore di corsa durante il “Processo alla tappa”: lo spettacolo deve continuare. Intanto la giovane Italia della premiata ditta Reverberi & C. colpisce ancora. Dopo la fuga vincente del vicentino Cànola a Rivarolo ecco il bis, ieri, di Enrico Battaglin, classe ’89, sulla storica montagna di Pantani. Il veneto di Marostica aveva vinto l’anno scorso la tappa di Serra San Bruno. Poi una brutta caduta aveva mandato in tilt l’intera stagione. «Era un anno fa esatto. Però quella caduta mi ha dato grinta e rabbia. E oggi mi sono rifatto». Battaglin è uno degli specialisti delle corse di un giorno. Ma se vede il traguardo a portata di pedale diventa irresistibile. Come ieri quando, dopo aver ceduto leggermente sui punti più ripidi dell’ascesa al Santuario, è ritornato imperiosamente bruciando le speranze del colombiano Pantano e dell’azzurro Cataldo. «Non è stato facile perché ero in fuga dal primo chilometro. Ma ho tenuto duro. Ho lasciato andare chi allungava e poi all’ultimo ho dato tutto, ho provato anche se le gambe mi facevano male. Mi è andata bene». La prima montagna ha comunque dato il suo verdetto. Il colombiano Uran è parso meno intoccabile di quanto non si ipotizzasse dopo la crono di Barolo. Lui minimizza. «Ho perduto 25” da Quintana, non è un problema. Ho una squadra fortissima e le salite sono ancora tante». Ma ha dovuto cedere 5” anche ad un ostinato Evans, ex maglia rosa, che ora lo tampina a 32” in classifica. Pozzovivo è stato l’unico coraggioso ad attaccare, a 4,5 km dal traguardo. Lo ha marcato subito il colombiano Quintana. Lo davano in difficoltà, preda dell’allergia. Invece c’è, eccome. «Forse ho anticipato troppo, ma ho visto gli altri in difficoltà. Quintana non mi ha aiutato, altrimenti avremmo guadagnato di più». Ci riproverà oggi. In programma un altro storico arrivo all’insù: Montecampione. (Eugenio Capodacqua)  

Il Giro ha rischiato la tragedia. Nell’attraversamento di Biella, prima che il plotone imboccasse la salita verso il Santuario, a 17 km dal traguardo, d’improvviso davanti alla telecamera della Rai è comparsa una macchia gialla e subito l’inquadratura è cambiata. Un flash terribile. Attimi di panico e di terrore. Perché pure nella brevità del fotogramma si era capito che si trattava di una figura umana. Investita dalla moto della Rai. Attimi di silenzio e di panico. Il parlottare frenetico fuori onda di Francesco Pancani, il telecronista. Il giallo era la pettorina di Angelo Leone, 55 anni, assessore del Comune di Andorno Micca, caposervizio della Protezione Civile di Valle Cervo, ferito gravemente. Per gli uomini Rai semplici contusioni ed escoriazioni. Il volontario, immediatamente soccorso dai medici è stato sedato, intubato e affidato all’elisoccorso che lo ha trasportato in elicottero al CTO di Torino, dove è tenuto in coma farmacologico. «La Tac alla testa» recita il comunicato della direzione, «ha mostrato la presenza di alcune piccole lesioni emorragiche diffuse del tessuto nervoso». Ma non fratture. La prognosi riservata. Un episodio bruttissimo di cui la tv ha dato solo una breve informazione da parte di Mauro Vegni, direttore di corsa durante il “Processo alla tappa”: lo spettacolo deve continuare. Intanto la giovane Italia della premiata ditta Reverberi & C. colpisce ancora. Dopo la fuga vincente del vicentino Cànola a Rivarolo ecco il bis, ieri, di Enrico Battaglin, classe ’89, sulla storica montagna di Pantani. Il veneto di Marostica aveva vinto l’anno scorso la tappa di Serra San Bruno. Poi una brutta caduta aveva mandato in tilt l’intera stagione. «Era un anno fa esatto. Però quella caduta mi ha dato grinta e rabbia. E oggi mi sono rifatto». Battaglin è uno degli specialisti delle corse di un giorno. Ma se vede il traguardo a portata di pedale diventa irresistibile. Come ieri quando, dopo aver ceduto leggermente sui punti più ripidi dell’ascesa al Santuario, è ritornato imperiosamente bruciando le speranze del colombiano Pantano e dell’azzurro Cataldo. «Non è stato facile perché ero in fuga dal primo chilometro. Ma ho tenuto duro. Ho lasciato andare chi allungava e poi all’ultimo ho dato tutto, ho provato anche se le gambe mi facevano male. Mi è andata bene». La prima montagna ha comunque dato il suo verdetto. Il colombiano Uran è parso meno intoccabile di quanto non si ipotizzasse dopo la crono di Barolo. Lui minimizza. «Ho perduto 25” da Quintana, non è un problema. Ho una squadra fortissima e le salite sono ancora tante». Ma ha dovuto cedere 5” anche ad un ostinato Evans, ex maglia rosa, che ora lo tampina a 32” in classifica. Pozzovivo è stato l’unico coraggioso ad attaccare, a 4,5 km dal traguardo. Lo ha marcato subito il colombiano Quintana. Lo davano in difficoltà, preda dell'allergia. Invece c'è, eccome. «Forse ho anticipato troppo, ma ho visto gli altri in difficoltà. Quintana non mi ha aiutato, altrimenti avremmo guadagnato di più». Ci riproverà oggi. In programma un altro storico arrivo all’insù: Montecampione. (Eugenio Capodacqua)  

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