Inchiesta sul cardinale Tarcisio Bertone, giallo in Vaticano. La Santa Sede smentisce che ci sia un’indagine

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Roma. Era una di quelle operazioni che il presidente dello Ior Ettore Gotti Tedeschi, cacciato due anni dopo dalla banca vaticana, aveva bocciato. L’affare, alla fine, è andato in porto e adesso nei conti dell’Istituto per le opere di religione c’è un buco di 15 milioni di euro, soldi che l’ex segretario di Stato Tarcisio Bertone ha voluto venissero prestati al suo amico Ettore Bernabei per comprare la «Lux vide», società vicina alla Santa sede che produce fiction per Rai e Mediaset. Le tracce della mega operazione erano già agli atti dell’inchiesta romana sulla banca Vaticana, ma adesso la bufera sul cardinale Bertone è tutta interna alle mura leonine, con l’Aif (Autorità di informazione finanziaria vaticana) che ha aperto un fascicolo sull’ex segretario di Stato, perché i soldi, concessi attraverso una spericolata operazione finanziaria con passaggi dai paradisi fiscali e l’emissione di obbligazioni, non sono mai stati restitutiti alla banca. L’operazione. Sono passati circa due anni da quando la Rml comunicazioni, società dei Bernabei, chiede circa 15 milioni di euro per acquistare un maggior numero di azioni della «Lux vide spa». Nella compagine sociale della «Lux vide» i Bernabei compaiono già attraverso la Movie invest, limited inglese di famiglia che controlla alcune azioni attraverso l’italiana Rml comunicazione. Con loro ci sono Impresa san Paolo, la francese Quinta communication di Tarak Ben Ammar, la Ricerche e consulenze aziendali di Pellegrino Capaldo e Impresat, una società controllata da una fondazione ecclesiastica. Per ottenere i 15 milioni dallo Ior è la Movie invest ad emettere 15 milioni di obbligazioni convertibili che vengono acquistate dalla società diritto maltese Futura e rivendute alla banca vaticana per 15 milioni di euro. Il valore, in realtà, sarebbe stato superiore a quello di mercato. A fine 2012 l’operazione trasforma il credito in azioni e alla fine del 2013 le azioni, praticamente senza valore, vengono trasferite dalla banca vaticana ad una fondazione, con una perdita stimata in 15 milioni di euro. L’operazione, approvata dalla commissione cardinalizia, era stata voluta da Bertone e concessa con il placet del board laico dello Ior. Le mail. Le tracce dell’affare Ior-Lux vide erano già comparse nelle carte del nucleo di polizia valutaria della Guardia di Finanza. Il procuratore aggiunto Nello Rossi e del pm Stefano Fava avevano acquisito dai colleghi napoletani la corrispondenza tra Gotti Tedeschi e Marco Simeon, allora direttore di Rai Vaticano e delle relazioni istituzionali. A fine 2010 Simeon, protetto di Bertone, faceva pressioni perché lo Ior comprasse per 20 milioni una quota del 25 per cento della Lux Vide. «Caro Ettore, credo fermamente nel progetto Lux Vide (…). Ho incontrato il Presidente Geronzi col quale ho analizzato alcune strategie che qui ti trasmetto, affinché Tu possa rivolgerle al Cardinale. Tarak Ben Anmmar è la figura più rappresentativa in campo televisivo che abbia I’Italia e non solo; Egli è l’uomo di Vincent Bolloré (titolare di una grande partecipazione in Mediobanca e Generali), siede nel cda di Mediaset (…), Tarak è uomo d’affari, di primo livello, poliedrico e fiduciario di un sistema di interessi che vanno dalla comunicazione alla finanza. È lui il principale attore di quella che io vorrei chiamare per comodità ‘New Lux’; lo Ior propongo che entri attraverso l’acquisto di quote appartenenti alla famiglia Bernabei, per una percentuale tra il 25-30%. In tal modo sarebbe possibile pianificare un futuro della società contando sulla quota di Tarak e Capaldo che volentieri aderirebbero a un piano di rilancio». Poi aggiungeva: «I rapporti con la Rai potrebbero essere regolamentati in modo migliore e la presenza di Tarak potrebbe aprire a Mediaset il mercato Lux». Gotti stroncava la proposta con poche frasi il 3 dicembre, in un promemoria confidenziale destinato a Bertone: «Il valore richiesto non è frutto di vere valutazioni di mercato, sarebbe molto più basso”. Nel 2012, comunque lo Ior entrava in gioco. La difesa. La prima replica, dopo quella ufficiale del Vaticano che stigmatizza l’assenza di indagini penali, arriva proprio da Bertone: «C’è molta invenzione da parte della stampa. Non riesco a capire il perché di questi attacchi. Io sono in sintonia con il Papa, mi sento tranquillo». Poi le precisazioni dei produttori Luca e Matilde Bernabei: «Nel rispetto del contratto di finanziamento abbiamo rimborsato un prestito obbligazionario con azioni Lux al valore stimato da una perizia di Deloitte.L’organismo che ha erogato il prestito ci ha poi comunicato che le azioni Lux sarebbero state trasferite ad una Fondazione di diritto vaticano». (Valentina Errante – Il Mattino)

Roma. Era una di quelle operazioni che il presidente dello Ior Ettore Gotti Tedeschi, cacciato due anni dopo dalla banca vaticana, aveva bocciato. L'affare, alla fine, è andato in porto e adesso nei conti dell'Istituto per le opere di religione c'è un buco di 15 milioni di euro, soldi che l'ex segretario di Stato Tarcisio Bertone ha voluto venissero prestati al suo amico Ettore Bernabei per comprare la «Lux vide», società vicina alla Santa sede che produce fiction per Rai e Mediaset. Le tracce della mega operazione erano già agli atti dell'inchiesta romana sulla banca Vaticana, ma adesso la bufera sul cardinale Bertone è tutta interna alle mura leonine, con l'Aif (Autorità di informazione finanziaria vaticana) che ha aperto un fascicolo sull'ex segretario di Stato, perché i soldi, concessi attraverso una spericolata operazione finanziaria con passaggi dai paradisi fiscali e l'emissione di obbligazioni, non sono mai stati restitutiti alla banca. L'operazione. Sono passati circa due anni da quando la Rml comunicazioni, società dei Bernabei, chiede circa 15 milioni di euro per acquistare un maggior numero di azioni della «Lux vide spa». Nella compagine sociale della «Lux vide» i Bernabei compaiono già attraverso la Movie invest, limited inglese di famiglia che controlla alcune azioni attraverso l'italiana Rml comunicazione. Con loro ci sono Impresa san Paolo, la francese Quinta communication di Tarak Ben Ammar, la Ricerche e consulenze aziendali di Pellegrino Capaldo e Impresat, una società controllata da una fondazione ecclesiastica. Per ottenere i 15 milioni dallo Ior è la Movie invest ad emettere 15 milioni di obbligazioni convertibili che vengono acquistate dalla società diritto maltese Futura e rivendute alla banca vaticana per 15 milioni di euro. Il valore, in realtà, sarebbe stato superiore a quello di mercato. A fine 2012 l'operazione trasforma il credito in azioni e alla fine del 2013 le azioni, praticamente senza valore, vengono trasferite dalla banca vaticana ad una fondazione, con una perdita stimata in 15 milioni di euro. L'operazione, approvata dalla commissione cardinalizia, era stata voluta da Bertone e concessa con il placet del board laico dello Ior. Le mail. Le tracce dell'affare Ior-Lux vide erano già comparse nelle carte del nucleo di polizia valutaria della Guardia di Finanza. Il procuratore aggiunto Nello Rossi e del pm Stefano Fava avevano acquisito dai colleghi napoletani la corrispondenza tra Gotti Tedeschi e Marco Simeon, allora direttore di Rai Vaticano e delle relazioni istituzionali. A fine 2010 Simeon, protetto di Bertone, faceva pressioni perché lo Ior comprasse per 20 milioni una quota del 25 per cento della Lux Vide. «Caro Ettore, credo fermamente nel progetto Lux Vide (…). Ho incontrato il Presidente Geronzi col quale ho analizzato alcune strategie che qui ti trasmetto, affinché Tu possa rivolgerle al Cardinale. Tarak Ben Anmmar è la figura più rappresentativa in campo televisivo che abbia I'Italia e non solo; Egli è l'uomo di Vincent Bolloré (titolare di una grande partecipazione in Mediobanca e Generali), siede nel cda di Mediaset (…), Tarak è uomo d'affari, di primo livello, poliedrico e fiduciario di un sistema di interessi che vanno dalla comunicazione alla finanza. È lui il principale attore di quella che io vorrei chiamare per comodità ‘New Lux'; lo Ior propongo che entri attraverso l'acquisto di quote appartenenti alla famiglia Bernabei, per una percentuale tra il 25-30%. In tal modo sarebbe possibile pianificare un futuro della società contando sulla quota di Tarak e Capaldo che volentieri aderirebbero a un piano di rilancio». Poi aggiungeva: «I rapporti con la Rai potrebbero essere regolamentati in modo migliore e la presenza di Tarak potrebbe aprire a Mediaset il mercato Lux». Gotti stroncava la proposta con poche frasi il 3 dicembre, in un promemoria confidenziale destinato a Bertone: «Il valore richiesto non è frutto di vere valutazioni di mercato, sarebbe molto più basso". Nel 2012, comunque lo Ior entrava in gioco. La difesa. La prima replica, dopo quella ufficiale del Vaticano che stigmatizza l'assenza di indagini penali, arriva proprio da Bertone: «C'è molta invenzione da parte della stampa. Non riesco a capire il perché di questi attacchi. Io sono in sintonia con il Papa, mi sento tranquillo». Poi le precisazioni dei produttori Luca e Matilde Bernabei: «Nel rispetto del contratto di finanziamento abbiamo rimborsato un prestito obbligazionario con azioni Lux al valore stimato da una perizia di Deloitte.L'organismo che ha erogato il prestito ci ha poi comunicato che le azioni Lux sarebbero state trasferite ad una Fondazione di diritto vaticano». (Valentina Errante – Il Mattino)