La faccia nascosta di Capri: l’isola dei sentieri sperduti e degli angoli nascosti

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C’è un’altra Capri, al di là della Piazzetta, tappa di migliaia di pendolari. È l’isola dei sentieri sperduti tra le ginestre in fiore, gli angoli noti solo agli abitanti, la contrada di Cesina che circonda il monte San Michele, della Torina, e soprattutto di Tiberio, che la gente chiama Timberio, territorio privilegiato degli ultimi schiappaiuoli, pescatori, boscaioli, scalatori.
La scoperta inizia alle spalle del salotto del mondo. Al di là delle scale che portano alla chiesa, quella che una volta era la cattedrale, si entra nel labirinto di strette viuzze che si aprono su incantevoli piazzette, gruppi di casette dalle volte ad arco, a botte, a crociera, fuse in un misto di stili architettonici che nei secoli si sono armonizzati tra loro, balconi fioriti, dove vivono i capresi, indigeni e di adozione. Il grande e grigio palazzo vescovile e gli archi di palazzo Cerio annunciano la Capri seicentesca delle dimore aristocratiche, impreziosite da stucchi e torri smerlate, e dei monasteri.
Per scoprire i segreti dell’isola, in via delle Botteghe che ha accolto i fornai, i verdurai espulsi dai caffè all’aperto della piazzetta (Tiberio è preferito dai locali, il Gran Caffè dai turisti), c’è la storica libreria di Capri, La Conchiglia, un piccolo cenacolo culturale dove si va a far due chiacchiere e ad acquistare le raffinate edizioni, con lo stesso logo, dei proprietari Ausilia Veneruso e Riccardo Esposito, famosi per le battaglie contro gli abusivismi che a ondate minacciano l’isola. Sugli scaffali si trova di tutto, dal reportage del francese Jean Jacques Bouchard, il primo straniero moderno che mise piede nell’isola nel 1600, alla Flora privata di Capri di Edwin Cerio, l’illuminato sindaco degli anni gloriosi dell’isola.
L’altra Capri si nasconde tra le terrazze assolate dove i contadini mettono i fichi a seccare al sole e la vista spettacolare sulla penisola sorrentina, nella struggente novecentesca villa Lysis, regno del trasgressivo barone Fersen, dedicata all’amore e alla morte. Ma anche lungo la stradina che sale all’ Arco Naturale, la scultura di roccia sospesa tra mare e cielo modellata da secoli, immersa in uno scenario wagneriano di picchi a strapiombo. La passeggiata per arrivarci è una delle più belle dell’isola, tra case bianche con giardini e orci di terracotta, scorci di mare, limonaie e terrazze pompeiane sostenute da esili colonne e riparate da pergolati fioriti. Superato il ristorante Le Grottelle, tappa irrinunciabile per i ravioli capresi ripieni di morbida ricotta, appaiono davanti agli occhi Punta Campanella,la penisola sorrentina e, nei giorni più limpidi, le coste del Cilento. I turisti si fermano qui. Gli habitué invece imboccano la scalinata che scende ai Faraglioni, oltre 700 gradini, alternati a tratti di strada pianeggiante che si snoda lungo la collina, tra cespugli odorosi. Lo sguardo abbraccia le pareti rosate dello scoglio del Monacone circondato da voli di uccelli marini che proteggono i nidi. «Sali su una barca» consiglia Graham Greene, uno dei tanti scrittori innamorati dell’isola «Immagina l’emozione di un viaggiatore che arrivi per la prima volta davanti a questi enormi scogli a precipizio…

(di Giuliana Gandini – da Sailing & Travel Magazine 2014)C’è un’altra Capri, al di là della Piazzetta, tappa di migliaia di pendolari. È l’isola dei sentieri sperduti tra le ginestre in fiore, gli angoli noti solo agli abitanti, la contrada di Cesina che circonda il monte San Michele, della Torina, e soprattutto di Tiberio, che la gente chiama Timberio, territorio privilegiato degli ultimi schiappaiuoli, pescatori, boscaioli, scalatori.
La scoperta inizia alle spalle del salotto del mondo. Al di là delle scale che portano alla chiesa, quella che una volta era la cattedrale, si entra nel labirinto di strette viuzze che si aprono su incantevoli piazzette, gruppi di casette dalle volte ad arco, a botte, a crociera, fuse in un misto di stili architettonici che nei secoli si sono armonizzati tra loro, balconi fioriti, dove vivono i capresi, indigeni e di adozione. Il grande e grigio palazzo vescovile e gli archi di palazzo Cerio annunciano la Capri seicentesca delle dimore aristocratiche, impreziosite da stucchi e torri smerlate, e dei monasteri.
Per scoprire i segreti dell’isola, in via delle Botteghe che ha accolto i fornai, i verdurai espulsi dai caffè all’aperto della piazzetta (Tiberio è preferito dai locali, il Gran Caffè dai turisti), c’è la storica libreria di Capri, La Conchiglia, un piccolo cenacolo culturale dove si va a far due chiacchiere e ad acquistare le raffinate edizioni, con lo stesso logo, dei proprietari Ausilia Veneruso e Riccardo Esposito, famosi per le battaglie contro gli abusivismi che a ondate minacciano l’isola. Sugli scaffali si trova di tutto, dal reportage del francese Jean Jacques Bouchard, il primo straniero moderno che mise piede nell’isola nel 1600, alla Flora privata di Capri di Edwin Cerio, l’illuminato sindaco degli anni gloriosi dell’isola.
L’altra Capri si nasconde tra le terrazze assolate dove i contadini mettono i fichi a seccare al sole e la vista spettacolare sulla penisola sorrentina, nella struggente novecentesca villa Lysis, regno del trasgressivo barone Fersen, dedicata all’amore e alla morte. Ma anche lungo la stradina che sale all’ Arco Naturale, la scultura di roccia sospesa tra mare e cielo modellata da secoli, immersa in uno scenario wagneriano di picchi a strapiombo. La passeggiata per arrivarci è una delle più belle dell’isola, tra case bianche con giardini e orci di terracotta, scorci di mare, limonaie e terrazze pompeiane sostenute da esili colonne e riparate da pergolati fioriti. Superato il ristorante Le Grottelle, tappa irrinunciabile per i ravioli capresi ripieni di morbida ricotta, appaiono davanti agli occhi Punta Campanella,la penisola sorrentina e, nei giorni più limpidi, le coste del Cilento. I turisti si fermano qui. Gli habitué invece imboccano la scalinata che scende ai Faraglioni, oltre 700 gradini, alternati a tratti di strada pianeggiante che si snoda lungo la collina, tra cespugli odorosi. Lo sguardo abbraccia le pareti rosate dello scoglio del Monacone circondato da voli di uccelli marini che proteggono i nidi. «Sali su una barca» consiglia Graham Greene, uno dei tanti scrittori innamorati dell’isola «Immagina l’emozione di un viaggiatore che arrivi per la prima volta davanti a questi enormi scogli a precipizio…

(di Giuliana Gandini – da Sailing & Travel Magazine 2014)

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