Moto GP. Cannibale Marquez, ma Rossi c’è. Quinto trionfo consecutivo per lo spagnolo su Honda Valentino si piazza second

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Prove di forza, illusioni e psicologia. Il gran premio di Le Mans corre su questi binari ed il primo posto è riservato all’alta velocità firmata Marquez, che parte male dalla prima casella, commette due «lunghi» alla curva 8 (l’illusione, appunto, di una fallibilità che non c’è), sfila decimo e poi, senza sforzo apparente, completa un recupero magistrale fino a conquistare il quinto trionfo davanti a Valentino Rossi ed Alvaro Bautista. La seconda M1 al traguardo, quella clienti di Espargaro (quarto), certifica invece la crisi fisico-spirituale di Lorenzo che chiude sesto dietro ad un Pedrosa rallentato dalla recente operazione al braccio e sprofonda ad ottanta punti dalla vetta. In altre parole, il vice campione del mondo non è praticamente più in corsa per il titolo. Scenario ribaltato rispetto al 2013 dato che adesso la prima guida Yamaha è, a tutti gli effetti, Valentino che ha lavorato con metodo e astuzia (vedere anche i complimenti al nuovo telaio tanto bistrattato da Jorge) per tornare al centro del progetto. A Le Mans come a Jerez, il Dottore ha dimostrato di essere vivo, vegeto ed il più competitivo dopo l’inarrivabile coppia Honda-Marquez. In Francia non è arrivato solo il podio numero centocinquanta in Moto-Gp, ma anche la conferma che il triennio più buio è davvero acqua passata. Reattivo allo spegnimento dei semafori, sicuro e concreto nei duelli, nei primi giri Rossi si è sbarazzato di Bradl, Espargaro e Dovizioso (ottavo), fino a guidare la corsa e tentare la fuga. Che però non si è mai concretizzata perche l’attuale programma di Marquez non prevede trionfi altrui. Dopo un recupero impreziosito da manovre straordinarie (sorpassi all’esterno ed in derapata nelle chicane) lo spagnolo non ha neanche combattuto per la leadership perché una volta ricucito lo strappo, Rossi ha sbagliato la staccata alla curva nove spalancando la porta al rivale. «Peccato, è stato il mio unico errore – spiega il pesarese – avrei preferito un po’ di battaglia ma ero al limite e Marc aveva in ogni caso qualche decimo in più. Comunque sono felice, la moto ha una base eccellente e se riusciamo a fare dei piccoli passi avanti possiamo essere molto competitivi. E poi Marquez non potrà mica vincerle tutte». Rossi saluta con il sorriso e fissa la rivincita al Mugello, dove il «Cabroncito» arriverà con 42 punti di vantaggio su Pedrosa e numeri da consegnare ai posteri; trentasette vittorie in carriera di cui le ultime cinque consecutive come Valentino nel 2008 e tutte ottenute dalla pole come Doohan nel 1997: «Mi sono divertito – racconta Marc – anche se sono partito troppo rilassato. La rimonta però è stata bella ma so che al Mugello sarà ancora più difficile perché è casa di Vale». Già. E perché per la prima volta dal 2009, Valentino affronterà il weekend nella pista più amata con il cuore leggero, motivazioni stellari ed una voglia matta di spodestare il giovane dittatore. (Matteo Morichini – Il Mattino)

Prove di forza, illusioni e psicologia. Il gran premio di Le Mans corre su questi binari ed il primo posto è riservato all’alta velocità firmata Marquez, che parte male dalla prima casella, commette due «lunghi» alla curva 8 (l’illusione, appunto, di una fallibilità che non c’è), sfila decimo e poi, senza sforzo apparente, completa un recupero magistrale fino a conquistare il quinto trionfo davanti a Valentino Rossi ed Alvaro Bautista. La seconda M1 al traguardo, quella clienti di Espargaro (quarto), certifica invece la crisi fisico-spirituale di Lorenzo che chiude sesto dietro ad un Pedrosa rallentato dalla recente operazione al braccio e sprofonda ad ottanta punti dalla vetta. In altre parole, il vice campione del mondo non è praticamente più in corsa per il titolo. Scenario ribaltato rispetto al 2013 dato che adesso la prima guida Yamaha è, a tutti gli effetti, Valentino che ha lavorato con metodo e astuzia (vedere anche i complimenti al nuovo telaio tanto bistrattato da Jorge) per tornare al centro del progetto. A Le Mans come a Jerez, il Dottore ha dimostrato di essere vivo, vegeto ed il più competitivo dopo l’inarrivabile coppia Honda-Marquez. In Francia non è arrivato solo il podio numero centocinquanta in Moto-Gp, ma anche la conferma che il triennio più buio è davvero acqua passata. Reattivo allo spegnimento dei semafori, sicuro e concreto nei duelli, nei primi giri Rossi si è sbarazzato di Bradl, Espargaro e Dovizioso (ottavo), fino a guidare la corsa e tentare la fuga. Che però non si è mai concretizzata perche l’attuale programma di Marquez non prevede trionfi altrui. Dopo un recupero impreziosito da manovre straordinarie (sorpassi all’esterno ed in derapata nelle chicane) lo spagnolo non ha neanche combattuto per la leadership perché una volta ricucito lo strappo, Rossi ha sbagliato la staccata alla curva nove spalancando la porta al rivale. «Peccato, è stato il mio unico errore – spiega il pesarese – avrei preferito un po’ di battaglia ma ero al limite e Marc aveva in ogni caso qualche decimo in più. Comunque sono felice, la moto ha una base eccellente e se riusciamo a fare dei piccoli passi avanti possiamo essere molto competitivi. E poi Marquez non potrà mica vincerle tutte». Rossi saluta con il sorriso e fissa la rivincita al Mugello, dove il «Cabroncito» arriverà con 42 punti di vantaggio su Pedrosa e numeri da consegnare ai posteri; trentasette vittorie in carriera di cui le ultime cinque consecutive come Valentino nel 2008 e tutte ottenute dalla pole come Doohan nel 1997: «Mi sono divertito – racconta Marc – anche se sono partito troppo rilassato. La rimonta però è stata bella ma so che al Mugello sarà ancora più difficile perché è casa di Vale». Già. E perché per la prima volta dal 2009, Valentino affronterà il weekend nella pista più amata con il cuore leggero, motivazioni stellari ed una voglia matta di spodestare il giovane dittatore. (Matteo Morichini – Il Mattino)

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