Maltrattava i figliocci e annotava su un calendario le punizioni e le umiliazioni: patrigno in manette

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Era talmente metodico nel punire e maltrattare i suoi figliocci che annotava orari e umiliazioni sul calendario. Spesso li teneva per ore immobili e al buio, pena la costrizione a leccare la loro pipì se per la paura la facevano sotto.
L’altro supplizio di routine il controllo delle feci per bilanciare l’alimentazione. E, per rientrare più nella normalità, il divieto assoluto di accendere la tv e di comunicare tra loro. È finito grazie all’intervento del centro anti-violenza Differenza Donna, l’incubo di due bambini romeni, un maschio e una femmina di 10 e 12 anni, all’inizio degli abusi, maltrattati per anni dal compagno della madre, un sessantenne romano. Per Dario B. ora è arrivato anche il conto con la giustizia. L’altra mattina è stato condannato dai giudici della VI sezione penale del tribunale di Roma a cinque anni di carcere, senza benefici. Il presidente del collegio, Cristiana Russo, ha accolto in pieno le richieste del pm Mario Dovinola.

LE PUNIZIONI
Avevano paura i bambini. Non avevano possibilità di sfuggire alle punizioni e tantomeno di ribellarsi, altrimenti volavano le sberle. Il capo di imputazione, redatto dal pm Franscesco Saverio Scavo, il magistrato titolare dell’inchiesta, è raccapricciante: parla di «pugni, schiaffi e calci in ogni parte del corpo laddove i ragazzi non si attenessero alle prescrizioni imposte». In una occasione aveva costretto Viorel (il maschietto), ha ricostruito l’accusa, «dopo averlo svegliato di notte e dopo avergli detto che voleva picchiarlo perché teneva la testa sotto le coperte, a leccare con la lingua per sei o sette volte la sua urina fuoriuscita per il timore ingenerato dal violento atteggiamento del patrigno». L’uomo, però, era accusato anche di violenza sessuale, oltre che dei diabolici maltrattamenti. Dopo aver soggiogato con le botte e le punizioni i due figliastri, avrebbe provato a molestare la femminuccia «approfittando delle occasioni in cui la madre si assentava da casa per motivi di lavoro». L’avvocato Cristina Cerrato, legale di Differenza Donna, ha dimostrato in aula che le prevaricazioni erano sistematiche. Le violenze sono state denunciate dalla professoressa d’inglese.

DI ADELAIDE PIERUCCI IL GAZZETTINO.ITEra talmente metodico nel punire e maltrattare i suoi figliocci che annotava orari e umiliazioni sul calendario. Spesso li teneva per ore immobili e al buio, pena la costrizione a leccare la loro pipì se per la paura la facevano sotto.
L’altro supplizio di routine il controllo delle feci per bilanciare l’alimentazione. E, per rientrare più nella normalità, il divieto assoluto di accendere la tv e di comunicare tra loro. È finito grazie all’intervento del centro anti-violenza Differenza Donna, l’incubo di due bambini romeni, un maschio e una femmina di 10 e 12 anni, all’inizio degli abusi, maltrattati per anni dal compagno della madre, un sessantenne romano. Per Dario B. ora è arrivato anche il conto con la giustizia. L’altra mattina è stato condannato dai giudici della VI sezione penale del tribunale di Roma a cinque anni di carcere, senza benefici. Il presidente del collegio, Cristiana Russo, ha accolto in pieno le richieste del pm Mario Dovinola.

LE PUNIZIONI
Avevano paura i bambini. Non avevano possibilità di sfuggire alle punizioni e tantomeno di ribellarsi, altrimenti volavano le sberle. Il capo di imputazione, redatto dal pm Franscesco Saverio Scavo, il magistrato titolare dell’inchiesta, è raccapricciante: parla di «pugni, schiaffi e calci in ogni parte del corpo laddove i ragazzi non si attenessero alle prescrizioni imposte». In una occasione aveva costretto Viorel (il maschietto), ha ricostruito l’accusa, «dopo averlo svegliato di notte e dopo avergli detto che voleva picchiarlo perché teneva la testa sotto le coperte, a leccare con la lingua per sei o sette volte la sua urina fuoriuscita per il timore ingenerato dal violento atteggiamento del patrigno». L’uomo, però, era accusato anche di violenza sessuale, oltre che dei diabolici maltrattamenti. Dopo aver soggiogato con le botte e le punizioni i due figliastri, avrebbe provato a molestare la femminuccia «approfittando delle occasioni in cui la madre si assentava da casa per motivi di lavoro». L’avvocato Cristina Cerrato, legale di Differenza Donna, ha dimostrato in aula che le prevaricazioni erano sistematiche. Le violenze sono state denunciate dalla professoressa d’inglese.

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