Giro d’Italia. 40 anni dopo l’epica Pompei-Sorrento sul Faito, Fuente mangia il Cannibale – IL VIDEO

0

Giro d’Italia 1974 – L’epica terza tappa Pompei-Sorrento con la scalata del MOnte Faito

Fuente mangia il Cannibale

Positanonews, il giornale della Costiera Amalfitana-Sorrentina, vuole ricordarlo oggi 40 anni dopo con Gegè Lorenzano.  Spettacolare quel Giro d’Italia del 1974! I pronostici alla vigilia per la vittoria di quel Giro erano tutti per il campione belga Eddy Merckx detto “il cannibale”. L’unico ciclista che poteva impensierire seriamente il belga era un piccolo-grande scalatore spagnolo, Josè Manuel Fuente detto “Tarangu”, dai polpacci d’acciaio e dal cuore d’oro. I tifosi italiani propendevano più verso lo spagnolo quasi come l’unica icona vendicatrice contro lo strapotere del campionissimo belga Merckx. Sembrava quasi una sfida tra Davide e Golia, tra l’ufficialità della vittoria atletica e la sfida quasi impossibile, tra la classe innata del belga e la grinta tatticamente imprevedibile dello spagnolo. La terza tappa che si snodava  per 134 Km. da Pompei a Sorrento era di media difficoltà su di un percorso non proprio difficilissimo ma che prevedeva comunque le scalate delle due montagne dell’Agerola e del famigerato Monte Faito. Quella tappa fu il mio primo vero contatto reale col ciclismo professionistico , quello che solevo vedere da bambino in TV con le stupende immagini di paesaggi mozzafiato e di città d’arte che il Giro d’Italia attraversava. I tifosi più esperti del mio paesino mi iniziarono all’amore per il ciclismo trasportandomi sul penultimo tornante del Faito per farmi assistere ad uno spettacolo naturale e sportivo che non ho mai dimenticato. Gli appassionati si radunavano nel Circolo Papa Giovanni XXIII ed i pomeriggi trascorrevano sulle parole di interminabili discussioni che avevano come temi sempre gli stessi due soggetti: il dio calcio ed l’antidio ciclismo. I più anziani propendevano per il secondo, forse memori delle epiche sfide Girardengo-Belloni, Binda-Guerra e Coppi-Bartali. Sfide tutte italiane , tra campioni nostrani, conosciuti e divulgati dai mezzi d’informazione. Quell’anno invece proponeva una sfida insolita tra due stranieri; una sfida quasi improbabile tra il Golia belga Merckx ed il Davide spagnolo Fuente. Alto, compatto e ciclisticamente completo il belga, basso, esile, fortissimo in salita ma tatticamente imprevedibile lo spagnolo. Merckx era atleticamente perfetto, disciplinato nella sua condotta di gara e tatticamente sapiente ed esperto. Fuente era invece tatticamente imprevedibile, amava fumare ed era arrivato ad un accordo col suo direttore sportivo che gli consentiva solo tre sigarette quotidiane(una alla partenza e due in serata). Voci di corridoio dicevano che Pepe Grande controllasse le stanze dei suoi ciclisti ogni sera odorandone gli ambienti per vedere se il suo campione non avesse fumato qualche sigaretta in più del concesso. Addirittura Fuente chiedeva ai gregari delle altre squadre presenti nel suo stesso albergo di potersi recare a fumare nelle loro stanze, pur di non farsene accorgere dal guardingo direttore sportivo. Tarangu era anche superstizioso e portava sempre all’interno della manica sinistra della casacca un foulard col quale soleva asciugarsi il sudore; si diceva che fosse il suo talismano. Gemino, l’anziano bidello del circolo Papa Giovanni XXIII insieme al giovane barbiere Gigino furono i miei mentori a quello sport ed a quella indimenticabile sfida sportiva che si svolse sulle tappe di quel Giro d’Italia del 1974 . Con la vecchia e microscopica Fiat 500 di Gigino ci recammo di buonora dal nostro paesino Meta di Sorrento verso il Monte Faito situato non lontano. Insieme a Gigino e Gemino ci accompagnò anche Ugo, padre di Gigino, anch’egli appassionatissimo delle due ruote. La vecchia cinquecento non ci deluse e ci portò sino ad uno dei primi tornanti del Faito dal versante di Castellammare di Stabia, quello più duro ed ostico, che sarebbe stato affrontato dai ciclisti qualche ora dopo. Riuscimmo in quella stradina stretta di montagna a trovare uno spazio minimo per parcheggiare l’automobile, ma soprattutto riuscimmo a passare prima della chiusura definitiva e totale della strada da parte dell’organizzazione della corsa. Camminammo a piedi per circa tre- quattro km. E rimasi sorpreso delle irte pendenze della strada ed ancor più mi sorprendeva il repentino ulteriore cambio di pendenza in ogni tornante reso ancora più difficoltoso dal fondo in sampietrini vesuviani. Almeno i rettilinei erano a fondo asfaltato. Una stupenda giornata primaverile caratterizzava quei frangenti ed arrivammo finalmente nel miglior punto di osservazione possibile panoramico ed anche di visibilità di tutta la strada che avevamo percorso a piedi. Da quel punto si dominava la vista su tutto il Golfo di Napoli e con l’aiuto di un binocolo si notava addirittura l’imbocco che dalla statale conduceva al Faito, insomma era il punto ottimale di osservazione per quella tappa. Ingannammo l’attesa con altri tifosi intenti a montare un barbacue per arrostire carne e salsicce, nonostante fossimo a primavera inoltrata. La tappa partì pigramente da Pompei con il velocista belga Guido Reybroekk in maglia rosa ed una classifica praticamente piatta in relazione alle due precedenti tappe completamente piatte e senza difficoltà altimetriche di sorta. Ai nastri di partenza Fuente era tranquillo e concentratissimo. Lo spagnolo parlava quasi a denti stretti con i suoi gregari di fiducia della squadra “KAS” Uribezubia, Lazcano, Lopez Garril; si sentiva sicuro di una grande prestazione, tanto che ad un’intervista alla TV spagnola aveva preannunciato di vincere quella tappa con una gamba sola. Strano, stranissimo per un tipo schivo ed umile, assolutamente non guascone e spavaldo come Fuente, figlio di contadini di Limanes nei sobborghi di Oviedo nelle Asturie spagnole. Stranamente il supercampione belga Merckx era decisamente nervoso ed agitato ai nastri di partenza ed il confabulare di Fuente con i suoi gregari e con il direttore sportivo Pepe Grande lo rendeva ancora più nervoso. Merckx, quasi a scaricare la tensione, iniziò a parlare in fiammingo col suo più valente gregario dal cognome impronunciabile De Schoemaeker, unico alfiere del team “Molteni” validissimo anche in salita. La guerra dei nervi era iniziata già, ma la tappa si incamminò pigramente per i primi cinquanta km. tutti pianeggianti. La prima asperità era rappresentata dall’Agerola, montagna arcigna ma non impossibile dei Monti Lattari. Appena il gruppo compatto iniziò a salire verso l’Agerola Fuente inviò il più coriaceo dei suoi gregari : il basco Uribezubia all’attacco, provocando di conseguenza la reazione della compagine di Merckx, che dispose subito all’inseguimento del basco tutti i suoi gregari. Il traguardo era ancora lontano, ma Merckx temeva che Uribezubia potesse fungere da testa di ponte nella seconda salita al proprio capitano e quella situazione tattica gli dava proprio fastidio. Il vantaggio del basco aumentava e gli uomini della “Molteni” ad uno ad uno, stanchi del ritmo infernale cedevano. Il gruppo inseguitore si ridusse in cima all’Agerola a sole trenta unità, tra i quali un sol gregario di Merckx appunto il coriaceo De Schoemaeker. Merckx iniziò ad innervosirsi, il belga vedeva lacerarsi la sua grande sicurezza di supremazia. Merckx capiva che Fuente potesse essere l’unico a creargli seri problemi e non solo in salita. Sembrava pazzesco che già alla terza tappa di una competizione così lunga come il Giro d’Italia, si affrontasse in maniera così dura una tappa di media montagna. La selezione fu decisamente netta e la squadra spagnola realizzava alla lettera il suo progetto tattico. All’imbocco della salita del Faito transitava Uribezubia con circa due minuti sul gruppo dei migliori ridotti ad una ventina di unità. Ma il bello arrivava proprio in quel frangente; all’inizio della ripida irta della salita come una saetta Fuente scattò e lasciò di sasso gli altri componenti del gruppo. Come una furia Fuente creò un discreto distacco. Merckx pose vanamente all’inseguimento il suo unico gregario superstite De Schoemaeker. Fuente realizzò un’epica scalata raggiunse il suo gregario Uribezubia che non riuscì nemmeno a stargli dietro per pochi metri. Lo spagnolo si involava verso un’impresa storica, riuscì a transitare al gran premio della montagna con 1’ 30” su Uribezubia, 2’18” su Baronchelli , 2’38” su Merckx, Moser, Battaglin, Gimondi e Zilioli. La sfortuna dello spagnolo fu che l’arrivo era previsto in discesa a Sorrento. Fuente era un campione in salita ma difettava decisamente in discesa. La fortuna di Merckx fu quella di trovarsi a ruota del miglior discesista del momento Francesco Moser. In discesa Moser, Merckx e soci riuscirono a recuperare quasi due minuti allo spagnolo. All’arrivo di Sorrento tra un giubilo di tifosi letteralmente impazziti per l’impresa dell’asturiano, Merckx riuscì a ridurre i danni a soli 39”. Sulla linea d’arrivo il piccolo grande scalatore spagnolo riuscì egualmente a togliere lo scarpino dal pedale a voler rimarcare che avesse vinto con una sola gamba …. come promesso alla vigilia. Una tappa di media montagna fu trasformata in un vero inferno, ben 78 ciclisti arrivarono fuori tempo massimo, tra i quali anche la maglia rosa Reybroeck; dovettero essere tutti riammessi, altrimenti alla quarta tappa il Giro d’Italia sarebbe rimasto con soli 22 ciclisti. Un tripudio di tifosi italiani furono rapiti da quell’impresa dello spagnolo che conquistò alla grande la maglia rosa. Quel Giro del 1974 fu memorabile, Fuente vinse ben cinque tappa ed una la “regalò” al suo fedele gregario Lazcano; epica la vittoria di tappa dello spagnolo sulle “Tre cime di Lavaredo” in mezzo ad un fiume umano di tifosi venuti da ogni dove. Tarangu vinse la maglia verde quale migliore scalatore , ma perse la maglia rosa in una tappa senza particolari difficoltà, dove andò in crisi di fame e perse ben sette minuti. Merckx vinse quel giro per il rotto della cuffia con soli 12 secondi su Baronchelli, ma i sorci verdi glieli fece vedere Fuente. In una recente intervista Merckx affermò che l’avversario più ostico nella sua lunga carriera fu sicuramente Fuente, l’unico capace di staccarlo con faciltà in salita con degli scatti simili a rasoiate. Fuente morì giovanissimo a causa di un cancro ai reni, ma riuscì ad esaltare le folle italiane, spagnole e francesi nelle tappe di montagne dei grandi giri. La sua tattica schizofrenica lo fece divenire un vero idolo degli appassionati, appena la strada si impennava attaccava senza pensarci due volte. Fece sognare tutti i ragazzi appassionati della mia generazione, riuscì a scalzare Gimondi dai cuori dei tifosi italiani, poiché era l’unico capace di mettere  in difficoltà il cannibale Merckx. Ancor più Fuente fece sognare i tifosi delle due ruote che anche il cannibale potesse essere a sua volta mangiato. 

Eugenio Lorenzano 

Il video inviatoci da Giovanni Farzati 

Giro d'Italia 1974 – L’epica terza tappa Pompei-Sorrento con la scalata del MOnte Faito

Fuente mangia il Cannibale

Positanonews, il giornale della Costiera Amalfitana-Sorrentina, vuole ricordarlo oggi 40 anni dopo con Gegè Lorenzano.  Spettacolare quel Giro d’Italia del 1974! I pronostici alla vigilia per la vittoria di quel Giro erano tutti per il campione belga Eddy Merckx detto “il cannibale”. L’unico ciclista che poteva impensierire seriamente il belga era un piccolo-grande scalatore spagnolo, Josè Manuel Fuente detto “Tarangu”, dai polpacci d’acciaio e dal cuore d’oro. I tifosi italiani propendevano più verso lo spagnolo quasi come l’unica icona vendicatrice contro lo strapotere del campionissimo belga Merckx. Sembrava quasi una sfida tra Davide e Golia, tra l’ufficialità della vittoria atletica e la sfida quasi impossibile, tra la classe innata del belga e la grinta tatticamente imprevedibile dello spagnolo. La terza tappa che si snodava  per 134 Km. da Pompei a Sorrento era di media difficoltà su di un percorso non proprio difficilissimo ma che prevedeva comunque le scalate delle due montagne dell’Agerola e del famigerato Monte Faito. Quella tappa fu il mio primo vero contatto reale col ciclismo professionistico , quello che solevo vedere da bambino in TV con le stupende immagini di paesaggi mozzafiato e di città d’arte che il Giro d’Italia attraversava. I tifosi più esperti del mio paesino mi iniziarono all’amore per il ciclismo trasportandomi sul penultimo tornante del Faito per farmi assistere ad uno spettacolo naturale e sportivo che non ho mai dimenticato. Gli appassionati si radunavano nel Circolo Papa Giovanni XXIII ed i pomeriggi trascorrevano sulle parole di interminabili discussioni che avevano come temi sempre gli stessi due soggetti: il dio calcio ed l’antidio ciclismo. I più anziani propendevano per il secondo, forse memori delle epiche sfide Girardengo-Belloni, Binda-Guerra e Coppi-Bartali. Sfide tutte italiane , tra campioni nostrani, conosciuti e divulgati dai mezzi d’informazione. Quell’anno invece proponeva una sfida insolita tra due stranieri; una sfida quasi improbabile tra il Golia belga Merckx ed il Davide spagnolo Fuente. Alto, compatto e ciclisticamente completo il belga, basso, esile, fortissimo in salita ma tatticamente imprevedibile lo spagnolo. Merckx era atleticamente perfetto, disciplinato nella sua condotta di gara e tatticamente sapiente ed esperto. Fuente era invece tatticamente imprevedibile, amava fumare ed era arrivato ad un accordo col suo direttore sportivo che gli consentiva solo tre sigarette quotidiane(una alla partenza e due in serata). Voci di corridoio dicevano che Pepe Grande controllasse le stanze dei suoi ciclisti ogni sera odorandone gli ambienti per vedere se il suo campione non avesse fumato qualche sigaretta in più del concesso. Addirittura Fuente chiedeva ai gregari delle altre squadre presenti nel suo stesso albergo di potersi recare a fumare nelle loro stanze, pur di non farsene accorgere dal guardingo direttore sportivo. Tarangu era anche superstizioso e portava sempre all’interno della manica sinistra della casacca un foulard col quale soleva asciugarsi il sudore; si diceva che fosse il suo talismano. Gemino, l’anziano bidello del circolo Papa Giovanni XXIII insieme al giovane barbiere Gigino furono i miei mentori a quello sport ed a quella indimenticabile sfida sportiva che si svolse sulle tappe di quel Giro d’Italia del 1974 . Con la vecchia e microscopica Fiat 500 di Gigino ci recammo di buonora dal nostro paesino Meta di Sorrento verso il Monte Faito situato non lontano. Insieme a Gigino e Gemino ci accompagnò anche Ugo, padre di Gigino, anch’egli appassionatissimo delle due ruote. La vecchia cinquecento non ci deluse e ci portò sino ad uno dei primi tornanti del Faito dal versante di Castellammare di Stabia, quello più duro ed ostico, che sarebbe stato affrontato dai ciclisti qualche ora dopo. Riuscimmo in quella stradina stretta di montagna a trovare uno spazio minimo per parcheggiare l’automobile, ma soprattutto riuscimmo a passare prima della chiusura definitiva e totale della strada da parte dell’organizzazione della corsa. Camminammo a piedi per circa tre- quattro km. E rimasi sorpreso delle irte pendenze della strada ed ancor più mi sorprendeva il repentino ulteriore cambio di pendenza in ogni tornante reso ancora più difficoltoso dal fondo in sampietrini vesuviani. Almeno i rettilinei erano a fondo asfaltato. Una stupenda giornata primaverile caratterizzava quei frangenti ed arrivammo finalmente nel miglior punto di osservazione possibile panoramico ed anche di visibilità di tutta la strada che avevamo percorso a piedi. Da quel punto si dominava la vista su tutto il Golfo di Napoli e con l’aiuto di un binocolo si notava addirittura l’imbocco che dalla statale conduceva al Faito, insomma era il punto ottimale di osservazione per quella tappa. Ingannammo l’attesa con altri tifosi intenti a montare un barbacue per arrostire carne e salsicce, nonostante fossimo a primavera inoltrata. La tappa partì pigramente da Pompei con il velocista belga Guido Reybroekk in maglia rosa ed una classifica praticamente piatta in relazione alle due precedenti tappe completamente piatte e senza difficoltà altimetriche di sorta. Ai nastri di partenza Fuente era tranquillo e concentratissimo. Lo spagnolo parlava quasi a denti stretti con i suoi gregari di fiducia della squadra “KAS” Uribezubia, Lazcano, Lopez Garril; si sentiva sicuro di una grande prestazione, tanto che ad un’intervista alla TV spagnola aveva preannunciato di vincere quella tappa con una gamba sola. Strano, stranissimo per un tipo schivo ed umile, assolutamente non guascone e spavaldo come Fuente, figlio di contadini di Limanes nei sobborghi di Oviedo nelle Asturie spagnole. Stranamente il supercampione belga Merckx era decisamente nervoso ed agitato ai nastri di partenza ed il confabulare di Fuente con i suoi gregari e con il direttore sportivo Pepe Grande lo rendeva ancora più nervoso. Merckx, quasi a scaricare la tensione, iniziò a parlare in fiammingo col suo più valente gregario dal cognome impronunciabile De Schoemaeker, unico alfiere del team “Molteni” validissimo anche in salita. La guerra dei nervi era iniziata già, ma la tappa si incamminò pigramente per i primi cinquanta km. tutti pianeggianti. La prima asperità era rappresentata dall’Agerola, montagna arcigna ma non impossibile dei Monti Lattari. Appena il gruppo compatto iniziò a salire verso l’Agerola Fuente inviò il più coriaceo dei suoi gregari : il basco Uribezubia all’attacco, provocando di conseguenza la reazione della compagine di Merckx, che dispose subito all’inseguimento del basco tutti i suoi gregari. Il traguardo era ancora lontano, ma Merckx temeva che Uribezubia potesse fungere da testa di ponte nella seconda salita al proprio capitano e quella situazione tattica gli dava proprio fastidio. Il vantaggio del basco aumentava e gli uomini della “Molteni” ad uno ad uno, stanchi del ritmo infernale cedevano. Il gruppo inseguitore si ridusse in cima all’Agerola a sole trenta unità, tra i quali un sol gregario di Merckx appunto il coriaceo De Schoemaeker. Merckx iniziò ad innervosirsi, il belga vedeva lacerarsi la sua grande sicurezza di supremazia. Merckx capiva che Fuente potesse essere l’unico a creargli seri problemi e non solo in salita. Sembrava pazzesco che già alla terza tappa di una competizione così lunga come il Giro d’Italia, si affrontasse in maniera così dura una tappa di media montagna. La selezione fu decisamente netta e la squadra spagnola realizzava alla lettera il suo progetto tattico. All’imbocco della salita del Faito transitava Uribezubia con circa due minuti sul gruppo dei migliori ridotti ad una ventina di unità. Ma il bello arrivava proprio in quel frangente; all’inizio della ripida irta della salita come una saetta Fuente scattò e lasciò di sasso gli altri componenti del gruppo. Come una furia Fuente creò un discreto distacco. Merckx pose vanamente all’inseguimento il suo unico gregario superstite De Schoemaeker. Fuente realizzò un’epica scalata raggiunse il suo gregario Uribezubia che non riuscì nemmeno a stargli dietro per pochi metri. Lo spagnolo si involava verso un’impresa storica, riuscì a transitare al gran premio della montagna con 1’ 30” su Uribezubia, 2’18” su Baronchelli , 2’38” su Merckx, Moser, Battaglin, Gimondi e Zilioli. La sfortuna dello spagnolo fu che l’arrivo era previsto in discesa a Sorrento. Fuente era un campione in salita ma difettava decisamente in discesa. La fortuna di Merckx fu quella di trovarsi a ruota del miglior discesista del momento Francesco Moser. In discesa Moser, Merckx e soci riuscirono a recuperare quasi due minuti allo spagnolo. All’arrivo di Sorrento tra un giubilo di tifosi letteralmente impazziti per l’impresa dell’asturiano, Merckx riuscì a ridurre i danni a soli 39”. Sulla linea d’arrivo il piccolo grande scalatore spagnolo riuscì egualmente a togliere lo scarpino dal pedale a voler rimarcare che avesse vinto con una sola gamba …. come promesso alla vigilia. Una tappa di media montagna fu trasformata in un vero inferno, ben 78 ciclisti arrivarono fuori tempo massimo, tra i quali anche la maglia rosa Reybroeck; dovettero essere tutti riammessi, altrimenti alla quarta tappa il Giro d’Italia sarebbe rimasto con soli 22 ciclisti. Un tripudio di tifosi italiani furono rapiti da quell’impresa dello spagnolo che conquistò alla grande la maglia rosa. Quel Giro del 1974 fu memorabile, Fuente vinse ben cinque tappa ed una la “regalò” al suo fedele gregario Lazcano; epica la vittoria di tappa dello spagnolo sulle “Tre cime di Lavaredo” in mezzo ad un fiume umano di tifosi venuti da ogni dove. Tarangu vinse la maglia verde quale migliore scalatore , ma perse la maglia rosa in una tappa senza particolari difficoltà, dove andò in crisi di fame e perse ben sette minuti. Merckx vinse quel giro per il rotto della cuffia con soli 12 secondi su Baronchelli, ma i sorci verdi glieli fece vedere Fuente. In una recente intervista Merckx affermò che l’avversario più ostico nella sua lunga carriera fu sicuramente Fuente, l’unico capace di staccarlo con faciltà in salita con degli scatti simili a rasoiate. Fuente morì giovanissimo a causa di un cancro ai reni, ma riuscì ad esaltare le folle italiane, spagnole e francesi nelle tappe di montagne dei grandi giri. La sua tattica schizofrenica lo fece divenire un vero idolo degli appassionati, appena la strada si impennava attaccava senza pensarci due volte. Fece sognare tutti i ragazzi appassionati della mia generazione, riuscì a scalzare Gimondi dai cuori dei tifosi italiani, poiché era l’unico capace di mettere  in difficoltà il cannibale Merckx. Ancor più Fuente fece sognare i tifosi delle due ruote che anche il cannibale potesse essere a sua volta mangiato. 

Eugenio Lorenzano 

Il video inviatoci da Giovanni Farzati