Circum gratis a mogli e figli dei dipendenti. L’azienda dice basta. Sindacati in rivolta: così si viola la legge

0

«Agli agenti e loro famiglie vengono concessi annualmente, sulle linee esercitate dall’azienda, biglietti di viaggio e buoni per trasporto di bagaglio gratuito od a prezzo ridotto». Recita così l’articolo 34 del regio decreto numero 148 del 1931. Sono passati 83 anni ma il decreto è ancora in vigore ed è in base ad esso che, sulle aziende di trasporto, i parenti diretti dei dipendenti non pagano il ticket di viaggio. Far viaggiare i parenti gratis, dunque, non è una prassi consolidata o, peggio ancora, un favore. È una legge. Una legge vetusta, ma pur sempre una legge. Solo che, in tempi di vacche magre e bilanci in perdita, in casa Circumvesuviana hanno deciso di ridiscutere i termini di questa concessione. Ma i sindacati non ci stanno, hanno proclamato la procedura di raffreddamento (l’iter obbligatorio che precede lo sciopero) e accusano: «È davvero con questi mezzi che si vogliono sanare i conti?». Tutto è cominciato dieci mesi fa, con l’ordine di servizio numero 140: l’Eav, la società che ha inglobato Circum, Sepsa e Metrocampania, ha annunciato l’intenzione di avviare una «rivisitazione delle procedure aziendali in merito al rilascio delle tessere familiari». È con la tessera familiare, infatti, che si ottiene il diritto a non pagare il biglietto. Viene rilasciata ai genitori del dipendente, alla moglie e ai figli sotto i 26 anni. Una volta sul treno è necessario esibirla per viaggiare gratis: di fatto sostituisce il ticket. Spiega Luca Del Prete dell’Orsa: «Si tratta di un diritto acquisito del lavoratore, non certo di un privilegio. È regolato da una legge, che sarà anche vecchia ma è ancora in vigore. Noi stigmatizziamo la poca chiarezza dell’azienda,che prima ha annunciato una revisione della procedura e ora, a distanza di quasi un anno, non fornisce risposte chiare ed esaustive». L’esigenza di rivedere gli accordi con i lavoratori è nata dopo la fusione tra le tre aziende: è sorta una società tutta nuova che, peraltro, ha subito avviato una profonda spending review. Pietro Voci, il commissario di governo nominato proprio per sanare i conti del trasporto campano, sta provando ad attuare un piano di rientro che rappresenta una cura da cavallo per il bilancio sgangherato dell’Eav. Lo stop alla tessera familiare è, probabilmente, un segnale: «la società sta approfondendo e valutando le varie problematiche relative al rilascio dei titoli di viaggio. A breve saranno prese decisioni», hanno detto i rappresentanti aziendali nel corso dell’ultimo incontro. Resta critico il sindacato: «Sollecitiamo da sempre un rilancio del servizio di controllo dei biglietti e di lotta all’evasione, chiediamo un veloce ritorno alla bigliettazione aziendale dopo i problemi che si sono verificati con Unico Campania e invece si ragiona se tagliare le tessere dei parenti dei dipendenti, come se questa fosse la soluzione a tutti i problemi». (Francesco Gravetti – Il Mattino)

«Agli agenti e loro famiglie vengono concessi annualmente, sulle linee esercitate dall'azienda, biglietti di viaggio e buoni per trasporto di bagaglio gratuito od a prezzo ridotto». Recita così l’articolo 34 del regio decreto numero 148 del 1931. Sono passati 83 anni ma il decreto è ancora in vigore ed è in base ad esso che, sulle aziende di trasporto, i parenti diretti dei dipendenti non pagano il ticket di viaggio. Far viaggiare i parenti gratis, dunque, non è una prassi consolidata o, peggio ancora, un favore. È una legge. Una legge vetusta, ma pur sempre una legge. Solo che, in tempi di vacche magre e bilanci in perdita, in casa Circumvesuviana hanno deciso di ridiscutere i termini di questa concessione. Ma i sindacati non ci stanno, hanno proclamato la procedura di raffreddamento (l’iter obbligatorio che precede lo sciopero) e accusano: «È davvero con questi mezzi che si vogliono sanare i conti?». Tutto è cominciato dieci mesi fa, con l’ordine di servizio numero 140: l’Eav, la società che ha inglobato Circum, Sepsa e Metrocampania, ha annunciato l’intenzione di avviare una «rivisitazione delle procedure aziendali in merito al rilascio delle tessere familiari». È con la tessera familiare, infatti, che si ottiene il diritto a non pagare il biglietto. Viene rilasciata ai genitori del dipendente, alla moglie e ai figli sotto i 26 anni. Una volta sul treno è necessario esibirla per viaggiare gratis: di fatto sostituisce il ticket. Spiega Luca Del Prete dell’Orsa: «Si tratta di un diritto acquisito del lavoratore, non certo di un privilegio. È regolato da una legge, che sarà anche vecchia ma è ancora in vigore. Noi stigmatizziamo la poca chiarezza dell’azienda,che prima ha annunciato una revisione della procedura e ora, a distanza di quasi un anno, non fornisce risposte chiare ed esaustive». L’esigenza di rivedere gli accordi con i lavoratori è nata dopo la fusione tra le tre aziende: è sorta una società tutta nuova che, peraltro, ha subito avviato una profonda spending review. Pietro Voci, il commissario di governo nominato proprio per sanare i conti del trasporto campano, sta provando ad attuare un piano di rientro che rappresenta una cura da cavallo per il bilancio sgangherato dell’Eav. Lo stop alla tessera familiare è, probabilmente, un segnale: «la società sta approfondendo e valutando le varie problematiche relative al rilascio dei titoli di viaggio. A breve saranno prese decisioni», hanno detto i rappresentanti aziendali nel corso dell’ultimo incontro. Resta critico il sindacato: «Sollecitiamo da sempre un rilancio del servizio di controllo dei biglietti e di lotta all’evasione, chiediamo un veloce ritorno alla bigliettazione aziendale dopo i problemi che si sono verificati con Unico Campania e invece si ragiona se tagliare le tessere dei parenti dei dipendenti, come se questa fosse la soluzione a tutti i problemi». (Francesco Gravetti – Il Mattino)

Lascia una risposta