«Cave canem», dopo il restauro torna ad abbaiare il guardiano simbolo di Pompei

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Pompei. Ancora qualche settimana e poi il mosaico del «CAVE CANEM», una delle decorazioni pavimentali di Pompei più note al mondo, tornerà leggibile così come era nei giorni che venti secoli fa precedettero l’eruzione vesuviana del 79 dopo Cristo. Francesco Esposito e i suoi restauratori stanno lavorando su quel simbolo degli scavi da circa due mesi, seguiti dal funzionario archeologo responsabile, Fabio Galeandro. Il mosaico, che propone un cane lupo, con pelo nero, nell’atto di aggredire eventuali malintenzionati che volessero penetrare nella domus, si trova all’ingresso principale della casa detta del «Poeta Tragico». Era in pessime condizioni da tempo il quadretto che, secondo gli archeologi, si trova in una casa che assieme a quella dei «Vettii» è la più riccamente decorata nell’ultima fase edilizia della città, ed è indicata come del «Poeta Tragico». Il mosaico presentava numerose tessere staccate dal piano d’appoggio ed era ricoperto da una patina di sporco, derivata per lo più da microrganismi che non solo ricoprivano le tessere ma le rendevano fragili. Il «CAVE CANEM» venne scoperto il 2 marzo 1825 e come tanti altri pezzi pregiati fu trasportato al Museo Archeologico di Napoli. Dunque, le operazioni di distacco e riposizionamento nella sede originaria, quest’ultimo avvenuto nel secolo passato, hanno contribuito non poco ad aumentare la fragilità delle piccole tessere di marmo. Il mosaico con il cane alla catena a Pompei non è una rarità. Nel mondo romano è ben noto, anche in affresco: Petronio nel Satyricon racconta che nella casa di Trimalcione era rappresentato un gigantesco cane da guardia. Un altro mosaico, simile a questo, venne ritrovato all’ingresso della «Casa di Paquio Proculo» a Pompei. In quel caso, però, il cane era solo legato alla catena ma non c’era l’iscrizione. Ed è stato proprio il motto «CAVE CANEM» a rendere famoso nel mondo il quadretto. Tanto da farlo utilizzare da Peppino Impastato, giornalista siciliano assassinato dalla mafia, per indicare quanto il sindaco di Cinisi fosse il «cane da guardia» di Tano Badalamenti, capobastone siciliano, oltre che da Michele Santoro, che ne ha fatto il logo della sua trasmissione «Servizio Pubblico». Assieme al mosaico sono stati restaurati e consolidati anche gli apparati decorativi delle pareti che sono ai lati dell’ingresso principale, situato proprio di fronte alle terme del Foro. Il costo dell’intervento, effettuato con i fondi ordinari della Soprintendenza, è di circa 20mila euro. «Il tutto» – spiega l’archeologo Fabio Galeandro – «in attesa di mettere mano anche al recupero strutturale della casa». Che dovrebbe partire, salvo intoppi burocratici, entro la fine dell’estate. (Carlo Avvisati – Il Mattino)

Pompei. Ancora qualche settimana e poi il mosaico del «CAVE CANEM», una delle decorazioni pavimentali di Pompei più note al mondo, tornerà leggibile così come era nei giorni che venti secoli fa precedettero l’eruzione vesuviana del 79 dopo Cristo. Francesco Esposito e i suoi restauratori stanno lavorando su quel simbolo degli scavi da circa due mesi, seguiti dal funzionario archeologo responsabile, Fabio Galeandro. Il mosaico, che propone un cane lupo, con pelo nero, nell’atto di aggredire eventuali malintenzionati che volessero penetrare nella domus, si trova all’ingresso principale della casa detta del «Poeta Tragico». Era in pessime condizioni da tempo il quadretto che, secondo gli archeologi, si trova in una casa che assieme a quella dei «Vettii» è la più riccamente decorata nell’ultima fase edilizia della città, ed è indicata come del «Poeta Tragico». Il mosaico presentava numerose tessere staccate dal piano d’appoggio ed era ricoperto da una patina di sporco, derivata per lo più da microrganismi che non solo ricoprivano le tessere ma le rendevano fragili. Il «CAVE CANEM» venne scoperto il 2 marzo 1825 e come tanti altri pezzi pregiati fu trasportato al Museo Archeologico di Napoli. Dunque, le operazioni di distacco e riposizionamento nella sede originaria, quest’ultimo avvenuto nel secolo passato, hanno contribuito non poco ad aumentare la fragilità delle piccole tessere di marmo. Il mosaico con il cane alla catena a Pompei non è una rarità. Nel mondo romano è ben noto, anche in affresco: Petronio nel Satyricon racconta che nella casa di Trimalcione era rappresentato un gigantesco cane da guardia. Un altro mosaico, simile a questo, venne ritrovato all’ingresso della «Casa di Paquio Proculo» a Pompei. In quel caso, però, il cane era solo legato alla catena ma non c’era l’iscrizione. Ed è stato proprio il motto «CAVE CANEM» a rendere famoso nel mondo il quadretto. Tanto da farlo utilizzare da Peppino Impastato, giornalista siciliano assassinato dalla mafia, per indicare quanto il sindaco di Cinisi fosse il «cane da guardia» di Tano Badalamenti, capobastone siciliano, oltre che da Michele Santoro, che ne ha fatto il logo della sua trasmissione «Servizio Pubblico». Assieme al mosaico sono stati restaurati e consolidati anche gli apparati decorativi delle pareti che sono ai lati dell’ingresso principale, situato proprio di fronte alle terme del Foro. Il costo dell’intervento, effettuato con i fondi ordinari della Soprintendenza, è di circa 20mila euro. «Il tutto» – spiega l’archeologo Fabio Galeandro – «in attesa di mettere mano anche al recupero strutturale della casa». Che dovrebbe partire, salvo intoppi burocratici, entro la fine dell’estate. (Carlo Avvisati – Il Mattino)