A PERDIFUMO SULLE ORME DEI MONACI E DELL’EREDITA’ DI SAN PIETRO PAPPACARBONE

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La strada sale a tornanti in mezzo al verde a conquista di collina. M’è compagna Emma Mutalipassi che mi ha prelevato in un pomeriggio di sole alla Stazione di Agropoli dove la brezza di mare porta profumo di iodio e sale. Uno sguardo incantato al borgo antico che minaccia voli sulle rotte del Mediterraneo dei miti e della grande storia e via con destinazione Perdifumo, terra di monaci e di filosofi. E’ bella la campagna nello scialo della fioritura della primavera. A margini di fossati il viola dei cardi in fiore con il velluto spiumato a fuoriuscita dal cilicio della scorza, il rosso fuoco dei papaveri, quello cardinalizio della sulla, il giallo sensuale delle ginestre ad esposizione disinvolta dell’oro effimero ad ingioiellare petti di colline, arabescate di case sparse. Riconosco chiese e conventi di Vatolla, Mercato e Camella, un tempo feudi di “signori” della contrada e regno di monaci santi e colti, alle prese con preghiere e meditazioni. Lassù appare scompare, giocando a nascondino con il fogliame degli uliveti il campanile arioso della parrocchiale. Cerca cielo con un filo di croce dalla caratteristica cupola a cipolla a memoria dei monaci italo/greci. Di qui è passata la storia grande e minuta del territorio. Ed è encomiabile l’iniziativa del comune, guidato con intelligenza e lungimiranza dal dott. Enzo PAOLILLO e che attraverso l’Assessorato alla Cultura e con il supporto organizzativo dei giovani motivati della Proloco, tenta di riscoprirne ed esaltarne le pagine più belle e prestigiose. Una di queste è fuori dubbio quella legata all’Abbazia di Sant’Arcangelo, che fu un tempo scuola/palestra di cultura, sotto la guida saggia e illuminata di San Pietro Pappacarbone, che qui operò come abate, dopo aver fatto l’esperienza a Cluny, alla Badia della Trinità di Cava e come vescovo di Policastro. Sulla figura dell’abate colto e santo hanno tenuto relazioni Mario INFANTE, che coltiva con successo la vocazione di storico, pur esercitando la professione del medico e il prof. Antonio CAPANO. Li ha preceduti una relazione di Amedeo LA GRECA che ha parlato sulla rete della conventualità sul territorio del CILENTO antico. Il convegno si è arricchito della presenza prestigiosa dell’Abate della TRINITA’ di Cava, monsignor Michele Petruzzelli, che ha intrattenuto l’uditorio sul tema della spiritualità dei Benedettini. Lucido e coinvolgente l’interevento di Pasquale Ferdinando, Giuliano MAZZEI, che ha spaziato ad ampio raggio sui temi oggetto del convegno. Attento, numeroso ed interessato il pubblico sullo spalto panoramico di una bella struttura dell’accoglienza ancora in fieri a un centinaio di metri dai resti dell’antica Abbazia. E così almeno per una sera Perdifumo ha acceso i riflettori dell’interesse sulla sua storia ed il Cilento ha sognato ipotizzando una rete di turismo culturale in grado di legare il lascito dei monaci italo greci del Golfo di Policastro (San Giovanni a Piro, Camerota, San Nazario, Cuccaro, Eremiti, Massicelle, Roccagloriosa) con quelli del corso dell’Alento, del Palistro e del Badolato (Ascea, Pattano, Casalvelino) e quello straorinario dei Benedettini (Castellabate e Perdifumo) senza dimenticare l’eredità notevole dei seguaci di San Francesco (Frati Minori e Cappuccini) il cui passaggio è testimoniato nei vari e numerosi conventi del territorio. Ne ha parlato a volo d’uccello, chi scrive, proponendo, tra l’altro, di istituzionalizzare l’evento con incontri mirati e, al limite, itineranti. Si è convenuto di dedicare un convegno a breve sul tema molto interessante: MONACHESIMO E AGRICOLTURA. Sono convinto che la intelligente determinazione dell’ASSESSORE al Turismo e alla Cultura, avv. Stefania De Simone, raccoglierà la proposta, la farà sua e la realizzerà, anche perché può contare sull’apporto entusiasta dei giovani della Proloco, a cominciare dal presidente Dott. Agostino PISANO e dalla vicepresidente, l’ottima e brava amica Emma MUTALIPASSI. Un bravo di cuore più che meritato alle donne attive e contagiose di simpatia, Amelia Delli Iaconi, Angela Sevo e Pina Di LUCCIA che hanno preparato una tavola assortita e ricca di assaggi di tipicità locali (Squisita la pasticceria!!!). Un applauso ai giovani maestri della Pent-Art di Albanella, Vincenzo Farabella, Martina Aquino, supportati dalla presentazione puntuale dell’elegante Pia Zito. Decisamente una serata da non dimenticare quella trascorsa all’insegna della cultura in un pomeriggio di sole goduto e vissuto carico di emozioni anche per lo spettacolo di un tramonto di fuoco nel mare del mito di Licosa. Il Cilento ha onorato la sua memoria storica come abbiamo commentato insieme all’amico Pasquale NATELLA, che , da bravo storico, è sempre attento e presente agli eventi di qualità del territorio.

Giuseppe Liuccio

g.liuccio@alice.it 

La strada sale a tornanti in mezzo al verde a conquista di collina. M’è compagna Emma Mutalipassi che mi ha prelevato in un pomeriggio di sole alla Stazione di Agropoli dove la brezza di mare porta profumo di iodio e sale. Uno sguardo incantato al borgo antico che minaccia voli sulle rotte del Mediterraneo dei miti e della grande storia e via con destinazione Perdifumo, terra di monaci e di filosofi. E’ bella la campagna nello scialo della fioritura della primavera. A margini di fossati il viola dei cardi in fiore con il velluto spiumato a fuoriuscita dal cilicio della scorza, il rosso fuoco dei papaveri, quello cardinalizio della sulla, il giallo sensuale delle ginestre ad esposizione disinvolta dell’oro effimero ad ingioiellare petti di colline, arabescate di case sparse. Riconosco chiese e conventi di Vatolla, Mercato e Camella, un tempo feudi di “signori” della contrada e regno di monaci santi e colti, alle prese con preghiere e meditazioni. Lassù appare scompare, giocando a nascondino con il fogliame degli uliveti il campanile arioso della parrocchiale. Cerca cielo con un filo di croce dalla caratteristica cupola a cipolla a memoria dei monaci italo/greci. Di qui è passata la storia grande e minuta del territorio. Ed è encomiabile l’iniziativa del comune, guidato con intelligenza e lungimiranza dal dott. Enzo PAOLILLO e che attraverso l’Assessorato alla Cultura e con il supporto organizzativo dei giovani motivati della Proloco, tenta di riscoprirne ed esaltarne le pagine più belle e prestigiose. Una di queste è fuori dubbio quella legata all’Abbazia di Sant’Arcangelo, che fu un tempo scuola/palestra di cultura, sotto la guida saggia e illuminata di San Pietro Pappacarbone, che qui operò come abate, dopo aver fatto l’esperienza a Cluny, alla Badia della Trinità di Cava e come vescovo di Policastro. Sulla figura dell’abate colto e santo hanno tenuto relazioni Mario INFANTE, che coltiva con successo la vocazione di storico, pur esercitando la professione del medico e il prof. Antonio CAPANO. Li ha preceduti una relazione di Amedeo LA GRECA che ha parlato sulla rete della conventualità sul territorio del CILENTO antico. Il convegno si è arricchito della presenza prestigiosa dell’Abate della TRINITA’ di Cava, monsignor Michele Petruzzelli, che ha intrattenuto l’uditorio sul tema della spiritualità dei Benedettini. Lucido e coinvolgente l’interevento di Pasquale Ferdinando, Giuliano MAZZEI, che ha spaziato ad ampio raggio sui temi oggetto del convegno. Attento, numeroso ed interessato il pubblico sullo spalto panoramico di una bella struttura dell’accoglienza ancora in fieri a un centinaio di metri dai resti dell’antica Abbazia. E così almeno per una sera Perdifumo ha acceso i riflettori dell’interesse sulla sua storia ed il Cilento ha sognato ipotizzando una rete di turismo culturale in grado di legare il lascito dei monaci italo greci del Golfo di Policastro (San Giovanni a Piro, Camerota, San Nazario, Cuccaro, Eremiti, Massicelle, Roccagloriosa) con quelli del corso dell’Alento, del Palistro e del Badolato (Ascea, Pattano, Casalvelino) e quello straorinario dei Benedettini (Castellabate e Perdifumo) senza dimenticare l’eredità notevole dei seguaci di San Francesco (Frati Minori e Cappuccini) il cui passaggio è testimoniato nei vari e numerosi conventi del territorio. Ne ha parlato a volo d’uccello, chi scrive, proponendo, tra l’altro, di istituzionalizzare l’evento con incontri mirati e, al limite, itineranti. Si è convenuto di dedicare un convegno a breve sul tema molto interessante: MONACHESIMO E AGRICOLTURA. Sono convinto che la intelligente determinazione dell’ASSESSORE al Turismo e alla Cultura, avv. Stefania De Simone, raccoglierà la proposta, la farà sua e la realizzerà, anche perché può contare sull’apporto entusiasta dei giovani della Proloco, a cominciare dal presidente Dott. Agostino PISANO e dalla vicepresidente, l’ottima e brava amica Emma MUTALIPASSI. Un bravo di cuore più che meritato alle donne attive e contagiose di simpatia, Amelia Delli Iaconi, Angela Sevo e Pina Di LUCCIA che hanno preparato una tavola assortita e ricca di assaggi di tipicità locali (Squisita la pasticceria!!!). Un applauso ai giovani maestri della Pent-Art di Albanella, Vincenzo Farabella, Martina Aquino, supportati dalla presentazione puntuale dell’elegante Pia Zito. Decisamente una serata da non dimenticare quella trascorsa all’insegna della cultura in un pomeriggio di sole goduto e vissuto carico di emozioni anche per lo spettacolo di un tramonto di fuoco nel mare del mito di Licosa. Il Cilento ha onorato la sua memoria storica come abbiamo commentato insieme all’amico Pasquale NATELLA, che , da bravo storico, è sempre attento e presente agli eventi di qualità del territorio.

Giuseppe Liuccio

g.liuccio@alice.it