Su Facebook la pagina sparare ai napoletani, cambia nome – Napoletani infami e spie

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Su Facebook la pagina creata con il nome sparare ai napoletani non era sufficiente.(Adesso l’hanno ribattezzata Napoletani infami e spie)  Dedicata, si rivendica, «ai napoletani che vogliono bruciare Roma e che finiscono all’ospedale accoltellati o (ndr sic) sparati». E non è solo un problema d’italiano. L’anonimo sedicente tifoso romanista esce dal solco della demenza semplice per entrare in quello della demenza organizzata a scopo delinquenziale. Ovvero dell’incitamento a far del male, se non proprio ad eliminare un testimone di giustizia. Perchè questo profilo Facebook denuncia – con nome, cognome e fotografie – il tifoso napoletano che sarebbe «colpevole» di aver raccontato alla polizia come sono andate le cose il pomeriggio in cui Ciro Esposito è rimasto a terra con una pallottola in petto: qualcuno (il solo Gastone, tifoso giallorosso simpatizzante della destra estrema?) aveva sparato ad alzo zero contro la folla provocata, incattivita, furente. Si cercava della carne a terra, hanno subito notato i cronisti. Ed ora qualcuno non tollera che i fatti – più torbidi che oscuri – vengano alla luce. La pagina Facebook torna ossessivamente sull’invito a condividere e far girare «il più possibile» il volto del testimone, ritratto con lo sfondo del Vesuvio ma anche in curva, in azione, quasi a voler consentire a chiunque di localizzarlo durante una partita fra questo e quello striscione. Napolizia, carogne, spie, bastardi, tifoseria di spie e città di carogne sono gli insulti più riferibili. «L’infame tifoseria napoletana – dice un post – sta facendo girare le foto di una presunta trattativa fra la polizia ed i tifosi della Fiorentina». Ovvio che la furia, anch’essa un po’ demente, di chi risponde al fuoco col fuoco, dilaghi. «Non faremo festa finchè di Gastone non avremo la testa» posta un ultrà napoletano. Il clima, insomma, è incendiario. E nello scenario si inserisce anche l’anonimo che – con un italiano migliore per la verità di quello dell’amministratore della pagina – ha inviato la stessa lettera al Mattino ed alla società calcio Napoli. Minacce di morte per l’ormai celeberrimo Genny ’a carogna, stritolato fra il contendere a Francesco Schettino la palma di italiano più celebre del pianeta ed una storia più grande di lui e pericolosa. Ben scritta e tempestiva lo avverte che «deve pagare». Minacce difficili da comprendere senza l’esatta conoscenza di quel che è acaduto. Un incendio nel pagliaio che non poteva sfuggire alla polizia postale, i cyberpoliziotti che devono inseguire chi commette un reato nella prateria sterminata del web. Dopo gli accertamenti del caso un rapporto verrà inoltrato alla procura di Napoli, per le valutazioni del caso. Sarà un pm a decidere se richiedere gli indirizzi Ip delle macchine dalle quali partono le minacce e gli insulti. La partita infinita dell’Olimpico non smetterà per un pezzo di riservare sorprese.

fonte.ilmattino

Su Facebook la pagina creata con il nome sparare ai napoletani non era sufficiente.(Adesso l'hanno ribattezzata Napoletani infami e spie)  Dedicata, si rivendica, «ai napoletani che vogliono bruciare Roma e che finiscono all’ospedale accoltellati o (ndr sic) sparati». E non è solo un problema d’italiano. L’anonimo sedicente tifoso romanista esce dal solco della demenza semplice per entrare in quello della demenza organizzata a scopo delinquenziale. Ovvero dell’incitamento a far del male, se non proprio ad eliminare un testimone di giustizia. Perchè questo profilo Facebook denuncia – con nome, cognome e fotografie – il tifoso napoletano che sarebbe «colpevole» di aver raccontato alla polizia come sono andate le cose il pomeriggio in cui Ciro Esposito è rimasto a terra con una pallottola in petto: qualcuno (il solo Gastone, tifoso giallorosso simpatizzante della destra estrema?) aveva sparato ad alzo zero contro la folla provocata, incattivita, furente. Si cercava della carne a terra, hanno subito notato i cronisti. Ed ora qualcuno non tollera che i fatti – più torbidi che oscuri – vengano alla luce. La pagina Facebook torna ossessivamente sull’invito a condividere e far girare «il più possibile» il volto del testimone, ritratto con lo sfondo del Vesuvio ma anche in curva, in azione, quasi a voler consentire a chiunque di localizzarlo durante una partita fra questo e quello striscione. Napolizia, carogne, spie, bastardi, tifoseria di spie e città di carogne sono gli insulti più riferibili. «L’infame tifoseria napoletana – dice un post – sta facendo girare le foto di una presunta trattativa fra la polizia ed i tifosi della Fiorentina». Ovvio che la furia, anch’essa un po’ demente, di chi risponde al fuoco col fuoco, dilaghi. «Non faremo festa finchè di Gastone non avremo la testa» posta un ultrà napoletano. Il clima, insomma, è incendiario. E nello scenario si inserisce anche l’anonimo che – con un italiano migliore per la verità di quello dell’amministratore della pagina – ha inviato la stessa lettera al Mattino ed alla società calcio Napoli. Minacce di morte per l’ormai celeberrimo Genny ’a carogna, stritolato fra il contendere a Francesco Schettino la palma di italiano più celebre del pianeta ed una storia più grande di lui e pericolosa. Ben scritta e tempestiva lo avverte che «deve pagare». Minacce difficili da comprendere senza l’esatta conoscenza di quel che è acaduto. Un incendio nel pagliaio che non poteva sfuggire alla polizia postale, i cyberpoliziotti che devono inseguire chi commette un reato nella prateria sterminata del web. Dopo gli accertamenti del caso un rapporto verrà inoltrato alla procura di Napoli, per le valutazioni del caso. Sarà un pm a decidere se richiedere gli indirizzi Ip delle macchine dalle quali partono le minacce e gli insulti. La partita infinita dell’Olimpico non smetterà per un pezzo di riservare sorprese.

fonte.ilmattino

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