Lettera aperta di Don Nicola al Sindaco di S.Agnello

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Al Sig. Sindaco di Sant’Agnello
Piergiorgio Sagristani

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I sottoscritti convocati dal rettore di “ San Biagio”, da “Santa Maria del Castello” le fanno venire la sollecitazione a volere finalmente provvedere, con il sostegno del vescovo Franco Alfano (coalizzato con il parroco di S.Agnello per rimediare al presbitero Nicola De Maria di ritornare nello oratorio di “San Martino” donde fu estromesso con atto piratesco del suo successore e dove risiedono ancora la sua biblioteca e cari ricordi) a che si dia inizio ai lavori necessari per il ripristino dell’agibilita’ nella “chiesa di S.Biagio” di cui sappiamo essere il rettore. Lui, e non gia’ Don Natale Pane, parroco di S.Agnello, come lei ed egli stesso afferma per legittimare la appropriazione indebita da parte sua, dei locali della defunta Maresca Concetta, tenuti in locazione da “arredo casa” e lasciati, con testamento pubblico alla chiesa di “S.Biagio” gia nel 2006. Da allora il parroco di S.Agnello continua imperterrito a riscuotere i canoni di locazione dei suddetti locali mentre le casse della chiesa di S.Biagio sono sotto zero.
I sottoscritti sono sbalorditi dal fatto che il 22 C.M. si debba interessare delle questioni suddette il “tribunale di Sorrento” dove sono stati convocati sia il vescovo Alfano che il parroco di S.Agnello per rispondere: l’uno del mancato intervento sulla chiesa di “S.Biagio” e l’altro della appropriazione indebita dei locali della defunta “Concetta”. Vorremmo tanto che lei interponga la sua mediazione per impedire che tanta follia non trionfi.
In attesa le ossequiamo cordialmente sicuri di un suo riscontro e di una sua “missiva” che puo’ inviare per noi al rettore si “S.Biagio” prima del 22 C.M, data del giudizio del “Tribunale di Sorrento”.
N.B. – Il sindaco di S.Agnello da burocrate consumato ha usato delle indagini “Farsa” dei suoi vigili urbani per indurre la sua segretaria a indirizzare al parroco di S.Agnello, dopo il sopralluogo dei vigili del fuoco, l’ordinanza di sfratto dagli ambienti della chiesa di S.Biagio sia per le persone che per le cose. Al parroco Don Natale Pane, forte anche dell’alloggio delle gerarchie eclesiastiche e civili, non sembrero’ vero di poter giocare la carta di essere lui il rettore di S.Biagio nonostante che la nomina episcopale l’avesse il presbitero Nicola De Maria. Cio anche perché teneva in considerazione altissima le sentenze a suo favore: sia del giudice Coppola di Piano di Sorrento che dei giudici di Torre Annunziata i quali ( non tenendo alcun conto il fatto che la rettoria di S.Biagio che la proprietaria di un ‘altro locale, avendo pure un regolare partita iva) sentenziarono che la chiesa di S.Biagio si dovesse considerare una semplice appendice della parrocchia di S.Agnello e quindi bene aveva fatto arredo casa locataria a versare al parroco stesso, dal 2006, canone mensile sita presso la chiesa di S.Biagio anche se la arredo casa gia verssava alla chiesa di S.Biagio il canone mensile, per altro locale di propieta’ della stessa chiesa sito nel corso italia 157. Allora il giudice Coppola con fastidio ascolto’ il rettore di S.Biagio che cercava di fargli comprendere l’assurdita’ del fatto che la chiesa di S.Biagio potesse contenere un locale pubblico e per esso versare le tasse mentre non poteva poi possedere il locale surrettiziamente assundo dal parroco di S.Agnello per la mediazione offerta dal nipote della Sig. Maresca, parroco Franco Maresca, mediazione offerta attraverso il notaio Cannavale che non volle riconoscere il suo errore. Da aggiungere che dal primo giudizio il giudice Coppola si disse occuato per tutta la mattinata quando il rettore di S.Biagio si porto’ in tribunale per parlargli della suddetta questione e ogni decisione venne presa quando il rettore di S.Biagio non era rappresentato dal suo avvocato dimissionario Celestino Marcia. Questi perché dimissionario nulla disse al rettore di S.Biagio della tera udienza di tenersi in quel giorno, dopo che le altre due il rettore aveva presenziato. Certamente non la difeso l’avv. Celestino Marcia anche se pare fosse presente in tribunale in quel giorno. A questo punto si pone la domanda: del fiume di denaro che arriva nelle tasche dei giudici e degli avvocati quale beneficio viene soprattutto ai meno abbienti? E la domanda che si vorrebbe girare al premier Renzi che ha certamente in animo di cambiare le cose e la magistratura italiana.
S.Agnello lì 10 maggio 2014Al Sig. Sindaco di Sant’Agnello
Piergiorgio Sagristani

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I sottoscritti convocati dal rettore di “ San Biagio”, da “Santa Maria del Castello” le fanno venire la sollecitazione a volere finalmente provvedere, con il sostegno del vescovo Franco Alfano (coalizzato con il parroco di S.Agnello per rimediare al presbitero Nicola De Maria di ritornare nello oratorio di “San Martino” donde fu estromesso con atto piratesco del suo successore e dove risiedono ancora la sua biblioteca e cari ricordi) a che si dia inizio ai lavori necessari per il ripristino dell’agibilita’ nella “chiesa di S.Biagio” di cui sappiamo essere il rettore. Lui, e non gia’ Don Natale Pane, parroco di S.Agnello, come lei ed egli stesso afferma per legittimare la appropriazione indebita da parte sua, dei locali della defunta Maresca Concetta, tenuti in locazione da “arredo casa” e lasciati, con testamento pubblico alla chiesa di “S.Biagio” gia nel 2006. Da allora il parroco di S.Agnello continua imperterrito a riscuotere i canoni di locazione dei suddetti locali mentre le casse della chiesa di S.Biagio sono sotto zero.
I sottoscritti sono sbalorditi dal fatto che il 22 C.M. si debba interessare delle questioni suddette il “tribunale di Sorrento” dove sono stati convocati sia il vescovo Alfano che il parroco di S.Agnello per rispondere: l’uno del mancato intervento sulla chiesa di “S.Biagio” e l’altro della appropriazione indebita dei locali della defunta “Concetta”. Vorremmo tanto che lei interponga la sua mediazione per impedire che tanta follia non trionfi.
In attesa le ossequiamo cordialmente sicuri di un suo riscontro e di una sua “missiva” che puo’ inviare per noi al rettore si “S.Biagio” prima del 22 C.M, data del giudizio del “Tribunale di Sorrento”.
N.B. – Il sindaco di S.Agnello da burocrate consumato ha usato delle indagini “Farsa” dei suoi vigili urbani per indurre la sua segretaria a indirizzare al parroco di S.Agnello, dopo il sopralluogo dei vigili del fuoco, l’ordinanza di sfratto dagli ambienti della chiesa di S.Biagio sia per le persone che per le cose. Al parroco Don Natale Pane, forte anche dell’alloggio delle gerarchie eclesiastiche e civili, non sembrero’ vero di poter giocare la carta di essere lui il rettore di S.Biagio nonostante che la nomina episcopale l’avesse il presbitero Nicola De Maria. Cio anche perché teneva in considerazione altissima le sentenze a suo favore: sia del giudice Coppola di Piano di Sorrento che dei giudici di Torre Annunziata i quali ( non tenendo alcun conto il fatto che la rettoria di S.Biagio che la proprietaria di un ‘altro locale, avendo pure un regolare partita iva) sentenziarono che la chiesa di S.Biagio si dovesse considerare una semplice appendice della parrocchia di S.Agnello e quindi bene aveva fatto arredo casa locataria a versare al parroco stesso, dal 2006, canone mensile sita presso la chiesa di S.Biagio anche se la arredo casa gia verssava alla chiesa di S.Biagio il canone mensile, per altro locale di propieta’ della stessa chiesa sito nel corso italia 157. Allora il giudice Coppola con fastidio ascolto’ il rettore di S.Biagio che cercava di fargli comprendere l’assurdita’ del fatto che la chiesa di S.Biagio potesse contenere un locale pubblico e per esso versare le tasse mentre non poteva poi possedere il locale surrettiziamente assundo dal parroco di S.Agnello per la mediazione offerta dal nipote della Sig. Maresca, parroco Franco Maresca, mediazione offerta attraverso il notaio Cannavale che non volle riconoscere il suo errore. Da aggiungere che dal primo giudizio il giudice Coppola si disse occuato per tutta la mattinata quando il rettore di S.Biagio si porto’ in tribunale per parlargli della suddetta questione e ogni decisione venne presa quando il rettore di S.Biagio non era rappresentato dal suo avvocato dimissionario Celestino Marcia. Questi perché dimissionario nulla disse al rettore di S.Biagio della tera udienza di tenersi in quel giorno, dopo che le altre due il rettore aveva presenziato. Certamente non la difeso l’avv. Celestino Marcia anche se pare fosse presente in tribunale in quel giorno. A questo punto si pone la domanda: del fiume di denaro che arriva nelle tasche dei giudici e degli avvocati quale beneficio viene soprattutto ai meno abbienti? E la domanda che si vorrebbe girare al premier Renzi che ha certamente in animo di cambiare le cose e la magistratura italiana.
S.Agnello lì 10 maggio 2014