Le minoranze etnolinguistiche nel processo geopolitico tra Europa e Mediterraneo, di Pierfranco Bruni.

0

Nota di Maurizio Vitiello – Riceviamo e, volentieri, pubblichiamo una riflessione sulle minoranze etnolinguistiche di Pierfranco Bruni, Presidente Nazionale del Centro Studi e Ricerche “Francesco Grisi” e Responsabile del Progetto “Minoranze Linguistiche ed Etnie” del MiBACT  –  Direzione Generale per i Beni Librari, le Biblioteche e il Diritto d’Autore.  

 

Le  minoranze etnolinguistiche nel processo geopolitico tra Europa e Mediterraneo.
di Pierfranco Bruni

L’Umanesimo è uno spazio etnico in un attraversamento tra nuove e antiche emigrazioni – migrazioni. Segna una “frontiera” tra le inclusioni e le incomprensioni in quella “linea” di mare che è il Mediterraneo.
I popoli recuperano l’eredità del concetto di civiltà proprio nel passaggio storico, che è attraversamento antropologico, tra l’umanesimo e l’età pre-illuminista. Il Rinascimento non è soltanto il Secolo che si apre alla modernità. È l’epoca in cui la Ragione della storia comincia ad  avere un senso ponendo al centro non le singole realtà identitarie, ma articola le eredità in identità.
La tradizione di Marsilio Ficino solidifica la realtà della tradizione mentre Niccolò Machiavelli inserisce nella tradizione il codice politico della modernità in una visione politica in cui Firenze diventa quel “Principato” che lega la europeizzazione del pensiero alla mediterraneità dei popoli attraverso il valore non delle divergenze, ma degli etnos nel confronto delle distinzioni. D’altronde Cristoforo Colombo e il 1492 sono precisi riferimenti non solo storici ma prettamente antropologici.
Il rapporto tra immigrazioni – emigrazioni vive proprio nello spazio dell’umanesimo. Le minoranze etnolinguistiche in Italia sono territorio. Il territorio è geografia, ma anche espressione di una metafora che ha visto, appunto, il Mediterraneo come riferimento geopolitico in una etnicità che interessa il legame tra spiritualità dei popoli e linguaggi di eredità in identità.
Resta fondamentale il ruolo dell’Europa nelle dimensioni di una cultura delle etnie antiche e nuove, ma potrà avere ancora un orizzonte soltanto se si riesce a comprendere il valore storico e moderno del Mediterraneo.
L’Italia è una civiltà delle etnie. Etnie convergenti in una cultura inclusiva. Da questo punto di vista ogni minoranza linguistica non può non considerarsi una espressione etnica.
Su questo stiamo portando avanti uno studio che vede nel Mediterraneo le chiavi di lettura che pongono le etnie come conciliazione tra civiltà e cultura. Un antico insediamento nella coscienza dei popoli.
Sono le etnie il vero elemento di un processo antropologico nella visione geopolitica tra Europa e Mediterraneo.

Nota di Maurizio Vitiello – Riceviamo e, volentieri, pubblichiamo una riflessione sulle minoranze etnolinguistiche di Pierfranco Bruni, Presidente Nazionale del Centro Studi e Ricerche "Francesco Grisi" e Responsabile del Progetto “Minoranze Linguistiche ed Etnie” del MiBACT  –  Direzione Generale per i Beni Librari, le Biblioteche e il Diritto d’Autore.  

 

Le  minoranze etnolinguistiche nel processo geopolitico tra Europa e Mediterraneo.
di Pierfranco Bruni

L'Umanesimo è uno spazio etnico in un attraversamento tra nuove e antiche emigrazioni – migrazioni. Segna una "frontiera" tra le inclusioni e le incomprensioni in quella "linea" di mare che è il Mediterraneo.
I popoli recuperano l'eredità del concetto di civiltà proprio nel passaggio storico, che è attraversamento antropologico, tra l'umanesimo e l'età pre-illuminista. Il Rinascimento non è soltanto il Secolo che si apre alla modernità. È l'epoca in cui la Ragione della storia comincia ad  avere un senso ponendo al centro non le singole realtà identitarie, ma articola le eredità in identità.
La tradizione di Marsilio Ficino solidifica la realtà della tradizione mentre Niccolò Machiavelli inserisce nella tradizione il codice politico della modernità in una visione politica in cui Firenze diventa quel "Principato" che lega la europeizzazione del pensiero alla mediterraneità dei popoli attraverso il valore non delle divergenze, ma degli etnos nel confronto delle distinzioni. D'altronde Cristoforo Colombo e il 1492 sono precisi riferimenti non solo storici ma prettamente antropologici.
Il rapporto tra immigrazioni – emigrazioni vive proprio nello spazio dell'umanesimo. Le minoranze etnolinguistiche in Italia sono territorio. Il territorio è geografia, ma anche espressione di una metafora che ha visto, appunto, il Mediterraneo come riferimento geopolitico in una etnicità che interessa il legame tra spiritualità dei popoli e linguaggi di eredità in identità.
Resta fondamentale il ruolo dell'Europa nelle dimensioni di una cultura delle etnie antiche e nuove, ma potrà avere ancora un orizzonte soltanto se si riesce a comprendere il valore storico e moderno del Mediterraneo.
L'Italia è una civiltà delle etnie. Etnie convergenti in una cultura inclusiva. Da questo punto di vista ogni minoranza linguistica non può non considerarsi una espressione etnica.
Su questo stiamo portando avanti uno studio che vede nel Mediterraneo le chiavi di lettura che pongono le etnie come conciliazione tra civiltà e cultura. Un antico insediamento nella coscienza dei popoli.
Sono le etnie il vero elemento di un processo antropologico nella visione geopolitica tra Europa e Mediterraneo.