A PAESTUM TORNA A FIORIR LA ROSA, MA…

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“Ci furono le rose/un tempo, gli asfodeli”.  Così Alfonso Gatto in “Novembre a Pesto”. E la sua è una delle ultime significative voci poetiche in difesa della rosa che fioriva due volte all’anno. Esiste una vasta antologia in proposito, che vanta nomi prestigiosi di tutte le letterature e di tutti i secoli. Si comincia dai latini Virgilio e Marziale per finire in pieno novecento a Giuseppe Ungaretti e passando per Torquato Tasso. Qualche quinquennio fa riscoprirono questa bella pagina letteraria, e non solo, la Sovraintendenza ai Beni Culturali ed il Parco del Cilento, che sottoscrissero, nell’ambito della Borsa Archeologica, un accordo di programma per la realizzazione di un roseto, da impiantare in parte nei pressi del tempio di Cerere ed in parte nello spazio  antistante quello di Nettuno- La notizia ebbe molta eco- Sovrintendenza e Parco si impegnarono ufficialmente e pubblicamente; e, così, si spesero un po’ di fondi pubblici. A distanza di un po’ di anni di quella iniziativa non rimane neppure il ricordo. Allora si ricorse alla rosa comune, in attesa che gli studiosi di botanica archeologica  individuassero la specie antica, che, per i più, sarebbe quella damascena. Salutai pubblicamente con entusiasmo l’iniziativa con più di un articolo su questo come su altri giornali, salvo a dover poi ricredermi e registrare un’altra cocente delusione. Leggo che ora ci prova il Museo del Grand Tour di Capaccio con un seminario/convegno previsto per sabato 3 maggio p.v.. Saluto positivamente l’iniziativa che si avvale di una relazione base del prof. Fernando La Greca, uno studioso di tutto rispetto, che conosco bene e che stimo molto per averlo avuto come alunno al Liceo Classico di Agropoli nei lontani anni ’70. La sua ricerca è una garanzia. Ho molti dubbi, invece, sulla realizzabilità del progetto, date le precedenti esperienze negative. Ma la speranza è l’ultima a morire e voglio, debbo, credere che l’iniziativa abbia un seguito positivo anche sulla realizzazione del progetto. Mi sarebbe piaciuto partecipare all’iniziativa con una relazione/comunicazione, anche perché sul progetto Roseto a Paestum ho scritto molto da dieci/quindici anni a questa parte, come ricorderà l’amico Gerardo Siano, impegnato oggi in una responsabilità istituzionale nell’Associazione Poseidonia. Lo sollecitai, infatti, a realizzare il roseto nella sua proprietà di famiglia a Spinazzo. Profitto dell’occasione per ritornare sul tema, nella speranza di dare un modesto contributo di idee/proposte al dibattito di sabato prossimo.

Paestum avrebbe bisogno di un ROSETO, di grande dimensione, con una sua autonoma gestione organizzativa ed amministrativa, come ce ne sono tanti in Italia, in Europa e nel mondo, a cominciare da quello ricco e vario di Roma, sull’Aventino, che attira diecine di migliaia di visitatori nel corso dell’anno.

Io  continuo a sognare un roseto pestano che si sviluppi su ettari di territorio e che sia articolato su percorsi di visita e di fruizione attrezzati, ragionati e finalizzati all’arricchimento della conoscenza di una bella pagina di storia del passato ma doti anche il territorio di una struttura da spendere con intelligenza sul mercato dell’offerta turistica di qualità con un ritorno di immagine straordinaria e con una ricaduta sull’economia locale e sull’occupazione.

Provo a ridisegnarne in breve i contorni:

a) nella vasta pianura c’è, per fortuna, spazio, anche in prossimità della cinta muraria della città dissepolta, per impegnare un bel po’ di ettari da sottrarre a carciofeti e fragoleti e destinare ad un roseto,appunto di ampie dimensioni che possa disporre di un parco attrezzato per l’accoglienza delle visite lungo tutto l’arco dell’anno;

b) qui è possibile impiantare un roseto che disponga lungo i percorsi della visita/fruizione di “legende” esplicative su: la specie delle rose impiantate e sulla loro provenienza, l’utilizzo della rosa nel corso dei secoli nella letteratura, nella pittura, nella musica e nei diversi altri settori dell’arte come fonte di ispirazione; la rosa nella medicina per la creazione di infusi salutari; la rosa nella cosmesi per le essenze dei profumi e per le creme di bellezza; la rosa nella enogastronomia; già nell’antichità c’era un vino aromatizzato alla rosa citato, tra l’altro, da Apicio. Ma non è necessario scomodare la storia del passato. Basta rifarsi alle ricette delle nostre nonne per riprendere a produrre il “rosolio”, il liquore all’essenza/profumo di rose o le “torte alle rose”.

Erano queste alcune delle idee portanti di quel progetto che miravano a dotare Paestum di una iniziativa per arricchire l’offerta turistica di qualità con:

1) un parco attrezzato in grado di attrarre il turismo per famiglie, quello scolastico e, ancora, per una nicchia considerevole di mercato della cultura (botanici, archeologi, storici) per una giornata di gradevole relax e non solo;

2) accendere l’interesse su un florovivaismo con il pedigree della grande storia;

3) stimolare l’imprenditoria a correre l’avventura dell’investimento lungo strade nuove ed originali in sintonia e proseguimento virtuoso del proprio vissuto storico;

4) attirare l’interesse delle industrie farmaceutiche e della cosmesi per lanciare un prodotto appetibile sui mercati: immagino una Linea Paestum nella profumeria e nella cosmesi (il giovane imprenditore nel campo della moda, Lucio Di Filippo, si muove in questa direzione);

5) sbrigliare la fantasia di chef e ristoratori per offrire menù che esaltino piatti e liquori alla rosa con una ricchezza e varietà che li renda unici ed originali nel settore, ecc. ecc.

Credo non sia difficile trovare aziende disposte ad investire in un settore che tira e molto. Il territorio ne ricaverebbe un vantaggio enorme sul piano dell’immagine che verrebbe certamente rilanciata con rilievo sui media nazionali ed internazionali, con una conseguente ricaduta sul piano degli investimenti e dell’occupazione.

L’accordo stipulato qualche anno fa tra Sovrintendenza e Parco non andava in questa direzione e, forse, anche per questo ha registrato un fallimento. Ora ritorna sul tema/progetto il Museo del Grand Tour con l’apporto autorevole della Fondazione G.B. Vico. E’ necessario ed opportuno andare avanti. Ci provino Daniela Di Bartolomeo, direttore del Museo del Grand Tour e l’amico Vincenzo Pepe, ottimo e vulcanico Presidente della Fondazione Vico. Un progetto di questa portata li consegnerebbe alla storia del territorio. Ci provino in sinergia con imprenditori locali, nazionali ed internazionali che abbiano intelligenza e lungimiranza per accettare la sfida e rischiare in proprio. Renderanno un buon servizio al Cilento ed onoreranno degnamente le cariche che ricoprono. Se volessero e dovessero  provarci, mi ritengano a disposizione, per quel poco che conto e valgo. Io all’iniziativa ci credo  e sono convinto che non sono solo, ma in ottima e numerosa compagnia di cilentani e non per esaltare e, al limite, commerciare su larga scala il rosolio da accompagnare anche ad una profumata fetta di torta alle rose. Oltretutto da tempo si è fatta strada una cucina con i fiori e ai fiori che fa tendenza.

BUON LAVORO!

 

Giuseppe Liuccio

email: g.liuccio@alice.it

"Ci furono le rose/un tempo, gli asfodeli".  Così Alfonso Gatto in "Novembre a Pesto". E la sua è una delle ultime significative voci poetiche in difesa della rosa che fioriva due volte all'anno. Esiste una vasta antologia in proposito, che vanta nomi prestigiosi di tutte le letterature e di tutti i secoli. Si comincia dai latini Virgilio e Marziale per finire in pieno novecento a Giuseppe Ungaretti e passando per Torquato Tasso. Qualche quinquennio fa riscoprirono questa bella pagina letteraria, e non solo, la Sovraintendenza ai Beni Culturali ed il Parco del Cilento, che sottoscrissero, nell'ambito della Borsa Archeologica, un accordo di programma per la realizzazione di un roseto, da impiantare in parte nei pressi del tempio di Cerere ed in parte nello spazio  antistante quello di Nettuno- La notizia ebbe molta eco- Sovrintendenza e Parco si impegnarono ufficialmente e pubblicamente; e, così, si spesero un po’ di fondi pubblici. A distanza di un po’ di anni di quella iniziativa non rimane neppure il ricordo. Allora si ricorse alla rosa comune, in attesa che gli studiosi di botanica archeologica  individuassero la specie antica, che, per i più, sarebbe quella damascena. Salutai pubblicamente con entusiasmo l'iniziativa con più di un articolo su questo come su altri giornali, salvo a dover poi ricredermi e registrare un’altra cocente delusione. Leggo che ora ci prova il Museo del Grand Tour di Capaccio con un seminario/convegno previsto per sabato 3 maggio p.v.. Saluto positivamente l’iniziativa che si avvale di una relazione base del prof. Fernando La Greca, uno studioso di tutto rispetto, che conosco bene e che stimo molto per averlo avuto come alunno al Liceo Classico di Agropoli nei lontani anni ’70. La sua ricerca è una garanzia. Ho molti dubbi, invece, sulla realizzabilità del progetto, date le precedenti esperienze negative. Ma la speranza è l’ultima a morire e voglio, debbo, credere che l’iniziativa abbia un seguito positivo anche sulla realizzazione del progetto. Mi sarebbe piaciuto partecipare all’iniziativa con una relazione/comunicazione, anche perché sul progetto Roseto a Paestum ho scritto molto da dieci/quindici anni a questa parte, come ricorderà l’amico Gerardo Siano, impegnato oggi in una responsabilità istituzionale nell’Associazione Poseidonia. Lo sollecitai, infatti, a realizzare il roseto nella sua proprietà di famiglia a Spinazzo. Profitto dell’occasione per ritornare sul tema, nella speranza di dare un modesto contributo di idee/proposte al dibattito di sabato prossimo.

Paestum avrebbe bisogno di un ROSETO, di grande dimensione, con una sua autonoma gestione organizzativa ed amministrativa, come ce ne sono tanti in Italia, in Europa e nel mondo, a cominciare da quello ricco e vario di Roma, sull'Aventino, che attira diecine di migliaia di visitatori nel corso dell'anno.

Io  continuo a sognare un roseto pestano che si sviluppi su ettari di territorio e che sia articolato su percorsi di visita e di fruizione attrezzati, ragionati e finalizzati all'arricchimento della conoscenza di una bella pagina di storia del passato ma doti anche il territorio di una struttura da spendere con intelligenza sul mercato dell'offerta turistica di qualità con un ritorno di immagine straordinaria e con una ricaduta sull'economia locale e sull'occupazione.

Provo a ridisegnarne in breve i contorni:

a) nella vasta pianura c'è, per fortuna, spazio, anche in prossimità della cinta muraria della città dissepolta, per impegnare un bel po’ di ettari da sottrarre a carciofeti e fragoleti e destinare ad un roseto,appunto di ampie dimensioni che possa disporre di un parco attrezzato per l'accoglienza delle visite lungo tutto l'arco dell'anno;

b) qui è possibile impiantare un roseto che disponga lungo i percorsi della visita/fruizione di "legende" esplicative su: la specie delle rose impiantate e sulla loro provenienza, l'utilizzo della rosa nel corso dei secoli nella letteratura, nella pittura, nella musica e nei diversi altri settori dell'arte come fonte di ispirazione; la rosa nella medicina per la creazione di infusi salutari; la rosa nella cosmesi per le essenze dei profumi e per le creme di bellezza; la rosa nella enogastronomia; già nell'antichità c'era un vino aromatizzato alla rosa citato, tra l'altro, da Apicio. Ma non è necessario scomodare la storia del passato. Basta rifarsi alle ricette delle nostre nonne per riprendere a produrre il “rosolio”, il liquore all’essenza/profumo di rose o le “torte alle rose”.

Erano queste alcune delle idee portanti di quel progetto che miravano a dotare Paestum di una iniziativa per arricchire l'offerta turistica di qualità con:

1) un parco attrezzato in grado di attrarre il turismo per famiglie, quello scolastico e, ancora, per una nicchia considerevole di mercato della cultura (botanici, archeologi, storici) per una giornata di gradevole relax e non solo;

2) accendere l'interesse su un florovivaismo con il pedigree della grande storia;

3) stimolare l'imprenditoria a correre l'avventura dell'investimento lungo strade nuove ed originali in sintonia e proseguimento virtuoso del proprio vissuto storico;

4) attirare l'interesse delle industrie farmaceutiche e della cosmesi per lanciare un prodotto appetibile sui mercati: immagino una Linea Paestum nella profumeria e nella cosmesi (il giovane imprenditore nel campo della moda, Lucio Di Filippo, si muove in questa direzione);

5) sbrigliare la fantasia di chef e ristoratori per offrire menù che esaltino piatti e liquori alla rosa con una ricchezza e varietà che li renda unici ed originali nel settore, ecc. ecc.

Credo non sia difficile trovare aziende disposte ad investire in un settore che tira e molto. Il territorio ne ricaverebbe un vantaggio enorme sul piano dell'immagine che verrebbe certamente rilanciata con rilievo sui media nazionali ed internazionali, con una conseguente ricaduta sul piano degli investimenti e dell'occupazione.

L'accordo stipulato qualche anno fa tra Sovrintendenza e Parco non andava in questa direzione e, forse, anche per questo ha registrato un fallimento. Ora ritorna sul tema/progetto il Museo del Grand Tour con l’apporto autorevole della Fondazione G.B. Vico. E' necessario ed opportuno andare avanti. Ci provino Daniela Di Bartolomeo, direttore del Museo del Grand Tour e l’amico Vincenzo Pepe, ottimo e vulcanico Presidente della Fondazione Vico. Un progetto di questa portata li consegnerebbe alla storia del territorio. Ci provino in sinergia con imprenditori locali, nazionali ed internazionali che abbiano intelligenza e lungimiranza per accettare la sfida e rischiare in proprio. Renderanno un buon servizio al Cilento ed onoreranno degnamente le cariche che ricoprono. Se volessero e dovessero  provarci, mi ritengano a disposizione, per quel poco che conto e valgo. Io all'iniziativa ci credo  e sono convinto che non sono solo, ma in ottima e numerosa compagnia di cilentani e non per esaltare e, al limite, commerciare su larga scala il rosolio da accompagnare anche ad una profumata fetta di torta alle rose. Oltretutto da tempo si è fatta strada una cucina con i fiori e ai fiori che fa tendenza.

BUON LAVORO!

 

Giuseppe Liuccio

email: g.liuccio@alice.it