L’appello disperato di un disabile: “Sono stanco di questo ergastolo, mi viene voglia di suicidarmi”

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“Mai come oggi, mai come in questo momento, riesco a capire quelle persone che si arrendono e si tolgono la vita. Io sono stanco, ma stanco di vivere questa vita assurda. Così stanco che, oggi, se non metto realmente in funzione il cervello è la giornata che la faccio finita con questa vita”.

Inizia così la testimonianza straziante di un uomo, Roberto Diiorio, disabile costretto in carrozzina, che vive in un vicolo del centro storico di Caiazzo (Caserta).

“È possibile che in Italia i disabili debbano essere così ignorati da far pensare al suicidio come unica e sola via di uscita?

Le istituzioni,  l’Asl di competenza, l’ambito C4, sono avvolte – racconta amaramente Roberto – in un menefreghismo totale, uno scaricabarile impressionante. L ’unica cosa che mi viene da dire è vergogna!”.

Roberto Diiorio è un disabile totale, costretto in questa condizione da una malattia rara e non riconosciuta, alla quale si sono aggiunte (come purtroppo spesso accade) diverse complicazioni di salute, tali da renderlo totalmente non autonomo e col solo aiuto della madre.

“Penso, penso e ripenso: sono tutto scassato, vivo con mia madre praticamente in simbiosi. Lei mi accudisce in tutto e per tutto, lei mi abbraccia, lei mi consola, lei si alza nel cuore della notte se solo io faccio un sospiro! Mia madre, mia madre, solo lei – scrive sul suo profilo facebook Roberto -, nonostante la sua età, mi aiuta a lavare, a vestire, mi prepara il pranzo, la cena, mi serve con si sul dire “come un prete sull’altare”. Io la adoro, amo mia madre, più della mia stessa vita! Sono abituato, la mattina, appena mi sveglio, il mio primo pensiero, la prima persona che chiamo è lei, sempre e solo lei! Siamo diventati un solo corpo, un solo pensiero, se io sto male, sta male pure lei e così accade con me. Pensiamo le stesse cose, ridiamo alle stesse battute, abbiamo gli stessi gusti alimentari……….e se un giorno, dovesse mancare? Io sono certo che morirei il giorno dopo, non mi farei mai e poi mai chiudere in un istituto, meglio la morte”.

Roberto ha una grande forza e voglia di combattere ma, sostanzialmente, si sente solo.

“L’ASL di competenza mi ha fatto cento promesse, tante chiacchiere, ma non hanno mosso un dito. L’Ambito C4 non credo mi conoscano neppure. Risultato? Io vivo prigioniero in casa. Tutti questi signori hanno le mie cartelle cliniche, tutti hanno letto che tra le mille patologie che ho, sono affetto da depressione maggiore con autolesionismo, sono seguito dal CSM, ma ho bisogno di libertà, per non pensare a determinate cose. L’ASL mi aveva assicurato che una cooperativa mi sarebbe venuta a prendere due volte a settimana – dichiara Roberto -per farmi vivere un minimo il paese, per farmi prendere un pochino d’aria, per farmi assaggiare un minimo di libertà. Ma niente”.

La conclusione dell’appello di Roberto, è davvero da “mancare” il fiato.

“Sono stanco di scontare un ergastolo senza aver commesso nessun reato, di essere ignorato dalle istituzioni che dovrebbero tutelarmi, stanco di pagare per farmi fare la spesa, per farmi portare a prendere un po’ d’aria, per andare dal medico o in farmacia. Io non ce la faccio più. Una pensione da disabile percepisco, non sono miliardario, sono un uomo onesto. Io non sono un falso invalido, quindi pretendo che mi si rispetti almeno come cittadino!”.

Mai come oggi, mai come in questo momento, riesco a capire quelle persone che si arrendono e si tolgono la vita. Io sono stanco, ma stanco di vivere questa vita assurda. Così stanco che, oggi, se non metto realmente in funzione il cervello è la giornata che la faccio finita con questa vita”.

Inizia così la testimonianza straziante di un uomo, Roberto Diiorio, disabile costretto in carrozzina, che vive in un vicolo del centro storico di Caiazzo (Caserta).

È possibile che in Italia i disabili debbano essere così ignorati da far pensare al suicidio come unica e sola via di uscita?

Le istituzioni,  l’Asl di competenza, l’ambito C4, sono avvolte – racconta amaramente Roberto – in un menefreghismo totale, uno scaricabarile impressionante. L ’unica cosa che mi viene da dire è vergogna!”.

Roberto Diiorio è un disabile totale, costretto in questa condizione da una malattia rara e non riconosciuta, alla quale si sono aggiunte (come purtroppo spesso accade) diverse complicazioni di salute, tali da renderlo totalmente non autonomo e col solo aiuto della madre.

roberto diiorio 2Penso, penso e ripenso: sono tutto scassato, vivo con mia madre praticamente in simbiosi. Lei mi accudisce in tutto e per tutto, lei mi abbraccia, lei mi consola, lei si alza nel cuore della notte se solo io faccio un sospiro! Mia madre, mia madre, solo lei – scrive sul suo profilo facebook Roberto -, nonostante la sua età, mi aiuta a lavare, a vestire, mi prepara il pranzo, la cena, mi serve con si sul dire “come un prete sull’altare”. Io la adoro, amo mia madre, più della mia stessa vita! Sono abituato, la mattina, appena mi sveglio, il mio primo pensiero, la prima persona che chiamo è lei, sempre e solo lei! Siamo diventati un solo corpo, un solo pensiero, se io sto male, sta male pure lei e così accade con me. Pensiamo le stesse cose, ridiamo alle stesse battute, abbiamo gli stessi gusti alimentari……….e se un giorno, dovesse mancare? Io sono certo che morirei il giorno dopo, non mi farei mai e poi mai chiudere in un istituto, meglio la morte”.

Roberto ha una grande forza e voglia di combattere ma, sostanzialmente, si sente solo.

“L’ASL di competenza mi ha fatto cento promesse, tante chiacchiere, ma non hanno mosso un dito. L’Ambito C4 non credo mi conoscano neppure. Risultato? Io vivo prigioniero in casa. Tutti questi signori hanno le mie cartelle cliniche, tutti hanno letto che tra le mille patologie che ho, sono affetto da depressione maggiore con autolesionismo, sono seguito dal CSM, ma ho bisogno di libertà, per non pensare a determinate cose. L’ASL mi aveva assicurato che una cooperativa mi sarebbe venuta a prendere due volte a settimana – dichiara Roberto -per farmi vivere un minimo il paese, per farmi prendere un pochino d’aria, per farmi assaggiare un minimo di libertà. Ma niente”.

La conclusione dell’appello di Roberto, è davvero da “mancare” il fiato.

Sono stanco di scontare un ergastolo senza aver commesso nessun reato, di essere ignorato dalle istituzioni che dovrebbero tutelarmi, stanco di pagare per farmi fare la spesa, per farmi portare a prendere un po’ d’aria, per andare dal medico o in farmacia. Io non ce la faccio più. Una pensione da disabile percepisco, non sono miliardario, sono un uomo onesto. Io non sono un falso invalido, quindi pretendo che mi si rispetti almeno come cittadino!”.