Intervista a Dorotea Memoli Apicella su Trotula de Ruggiero e dintorni, a cura di Maurizio Vitiello.

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Intervista di Maurizio Vitiello – Risponde la scrittrice Dorotea Memoli Apicella su Trotula de Ruggiero e dintorni.

 

1)MV – Perché questo suo interesse verso la storia di una leggendaria scienziata medievale?

1)DMA – Il mio interesse per Trotula de Ruggiero risale alla mia fanciullezza, quando mi arrovellavo inutilmente nella lettura del suo nome, inciso sulla lapide dell’omonima strada nel Centro Storico di Salerno, molto vicina alla mia casa nativa.

Più tardi i miei interessi di studiosa di Storia Salernitana m’indussero a interessarmi delle donne più famose della mia città e a scrivere le loro vite, intrecciando verità e leggenda e creando i primi due romanzi: Adelperga (moglie di Arechi II, principe di Benevento e Salerno) e Sichelgaita (ultima principessa longobarda e moglie di Roberto il Guiscardo).

A questo punto si affacciò alla mia mente l’irraggiungibile Trotula de Ruggiero, che prima avevo sempre e solo sognato.

E così m’imbattei nel suo cognomen, che mi spinse ad avventurarmi nell’iter complesso dell’onomastica, da cui riportai la notizia che il nome Ruggiero non era longobardo, ma risaliva all’avvento dei Normanni nel Sud Italia e che la Nostra scienziata era di origine normanna per parte di padre.

(Questo: in Divagazioni onomastiche su Trotula de Ruggiero, RSS. n. 46, Salerno 2006).

Da tale scoperta e dall’attenta lettura delle sue opere, De passioni bus mulierum ante, in et post partum e De ornatu mulierum, è scaturito il mio romanzo, “IO, TROTULA” che, in pectore già da tanti anni, ha visto la luce, grazie alla mia intuizione di partire dall’identificazione della sua origine paterna e dallo studio delle sue ricette.

Alla fine mi sono resa conto che questa mia opera viene a concludere una vera e propria trilogia, preceduta appunto dalle due opere summenzionate.

 

2) MV – Crede che oggi le donne occidentali si siano liberate dai vincoli maschili?

2)DMA – Le donne occidentali di oggi si sono liberate solo formalmente e socialmente dai vincoli maschili di un tempo. Prima di tutto perché nella società occidentale affiorano, sia pure inconsciamente, le antichissime sue radici culturali, risalenti a più di duemila anni fa, che sono imbevute della superiorità maschile, prima proveniente dalle vette dell’Olimpo, poi derivante dalle plaghe ecclesiali, in cui i poteri laici erano fortemente connessi con quelli religiosi (vedi il Medioevo).

Dalla divisione delle due sfere, quella politica e quella religiosa ebbe inizio lo sviluppo della società occidentale, insieme all’affermazione della donna e dei suoi diritti umani e civili.

Salvo, però, tante limitazioni determinate prima di tutto dall’impero dei mass–media, per cui lei è caduta dalla padella nella brace. Un modo subdolo e sottile, più che dell’uomo, del famigerato serpente dell’Eden di biblica memoria, che è servito ad attanagliare sia la donna che l’uomo nella morsa della falsità e della futilità, per distruggerne lo spirito.

 

3)MV – Quando, secondo lei, le donne non occidentali e non cristiane troveranno spazi di libertà?

3)DMA – Le donne orientali, variando ideologicamente e politicamente in relazione ai loro paesi di origine, avranno i loro spazi di libertà più ampi, meno ampi o addirittura inesistenti.

E tutto secondo la loro Storia e le loro radici plurisecolari.

 

4)MV – Oggi molte sono le scienziate in campo. Pensa che le scienze, le religioni, le valenze democratiche possano liberare la donna?

4)DMA – Il processo di liberazione della donna è ancora lento e faticoso, sia nel campo delle scienze, sia in quello religioso e politico.

Gli ostacoli più insormontabili sono costituiti dalla religione, specialmente nei paesi in cui domina la teocrazia o s’impongono i poteri antidemocratici, che distruggono la libertà e mortificano la natura umana.

 

5)MV – Quale futuro attende la donna? Sarà vicina la parità con l’uomo?   

5)DMA – Nemmeno l’Oracolo di Delfi, o la Sibilla cumana, o  le strigae di Benevento e le mulieres salernitanae, riunite in un sabba sulla spiaggia di Vetere (oggi Vietri sul mare), potrebbero profetizzare la parità della donna con l’uomo e la sua data.

Prima, perché tale parità è simile all’Araba fenice, di cui tutti favellano, senza mai incontrarla; poi, perché nel mondo attuale, così soggetto a mutamenti climatici, geomorfici, talvolta catastrofici, per non parlare di quelli cosmici, nulla è prevedibile.

L’argomento si fa ancora più grave, se si parla del progresso tecnologico, che ha davvero sconvolto l’ordine delle cose e ha condotto l’uomo moderno sulle vie della conoscenza informatica, tra i computer, i tablet, i cellulari prima semplici, poi sofisticati, con musiche, posta elettronica, video…, e chi più ne ha, più ne metta.

Una vera sarabanda di novità, a dir poco vertiginose che, iniziate meno di un ventennio fa, si sono ampliate e hanno assunto funzioni inimmaginabili, tanto da travolgere quasi tutto il pianeta.

E che dire delle guerre in agguato, con le superpotenze che le vogliono gestire? Che dei geni del male che si annidano nelle menti dei folli assetati di potenza?

Che cosa avverrà dunque tra un decennio? Che, di fronte a un domani così colmo d’insidie?

Vuoi vedere che verrà il fatidico momento in cui l’uomo e la donna ritorneranno alla natura come all’atto della creazione?

Forse si alleeranno di fronte al comune pericolo e cominceranno a vivere prima come due amicicon parità di diritti e di doveri, poi come sposi, consapevoli della loro unione, di fronte alla famiglia da loro fondata.

I loro ruoli s’intrecceranno e si adegueranno alla natura: lei avrà i figli e li alleverà, mentre svolgerà un lavoro sociale; lui l’aiuterà nella crescita dei figli e nella loro educazione, dedicandosi altresì al suo lavoro.

E’ un’utopia?

Ebbene, è necessario che sappiano che proprio nella loro armonia, sia pure sofferta e travagliata, ritroveranno la loro identità e saranno di nuovo se stessi.

Sono antiquata, ma ho conosciuto Trotula, che mi ha insegnato a essere soprattutto me stessa, sempre!

 

 

 

Intervista di Maurizio Vitiello – Risponde la scrittrice Dorotea Memoli Apicella su Trotula de Ruggiero e dintorni.

 

1)MV – Perché questo suo interesse verso la storia di una leggendaria scienziata medievale?

1)DMA – Il mio interesse per Trotula de Ruggiero risale alla mia fanciullezza, quando mi arrovellavo inutilmente nella lettura del suo nome, inciso sulla lapide dell’omonima strada nel Centro Storico di Salerno, molto vicina alla mia casa nativa.

Più tardi i miei interessi di studiosa di Storia Salernitana m’indussero a interessarmi delle donne più famose della mia città e a scrivere le loro vite, intrecciando verità e leggenda e creando i primi due romanzi: Adelperga (moglie di Arechi II, principe di Benevento e Salerno) e Sichelgaita (ultima principessa longobarda e moglie di Roberto il Guiscardo).

A questo punto si affacciò alla mia mente l’irraggiungibile Trotula de Ruggiero, che prima avevo sempre e solo sognato.

E così m’imbattei nel suo cognomen, che mi spinse ad avventurarmi nell’iter complesso dell’onomastica, da cui riportai la notizia che il nome Ruggiero non era longobardo, ma risaliva all’avvento dei Normanni nel Sud Italia e che la Nostra scienziata era di origine normanna per parte di padre.

(Questo: in Divagazioni onomastiche su Trotula de Ruggiero, RSS. n. 46, Salerno 2006).

Da tale scoperta e dall’attenta lettura delle sue opere, De passioni bus mulierum ante, in et post partum e De ornatu mulierum, è scaturito il mio romanzo, “IO, TROTULA” che, in pectore già da tanti anni, ha visto la luce, grazie alla mia intuizione di partire dall’identificazione della sua origine paterna e dallo studio delle sue ricette.

Alla fine mi sono resa conto che questa mia opera viene a concludere una vera e propria trilogia, preceduta appunto dalle due opere summenzionate.

 

2) MV – Crede che oggi le donne occidentali si siano liberate dai vincoli maschili?

2)DMA – Le donne occidentali di oggi si sono liberate solo formalmente e socialmente dai vincoli maschili di un tempo. Prima di tutto perché nella società occidentale affiorano, sia pure inconsciamente, le antichissime sue radici culturali, risalenti a più di duemila anni fa, che sono imbevute della superiorità maschile, prima proveniente dalle vette dell’Olimpo, poi derivante dalle plaghe ecclesiali, in cui i poteri laici erano fortemente connessi con quelli religiosi (vedi il Medioevo).

Dalla divisione delle due sfere, quella politica e quella religiosa ebbe inizio lo sviluppo della società occidentale, insieme all’affermazione della donna e dei suoi diritti umani e civili.

Salvo, però, tante limitazioni determinate prima di tutto dall’impero dei mass–media, per cui lei è caduta dalla padella nella brace. Un modo subdolo e sottile, più che dell’uomo, del famigerato serpente dell’Eden di biblica memoria, che è servito ad attanagliare sia la donna che l’uomo nella morsa della falsità e della futilità, per distruggerne lo spirito.

 

3)MV – Quando, secondo lei, le donne non occidentali e non cristiane troveranno spazi di libertà?

3)DMA – Le donne orientali, variando ideologicamente e politicamente in relazione ai loro paesi di origine, avranno i loro spazi di libertà più ampi, meno ampi o addirittura inesistenti.

E tutto secondo la loro Storia e le loro radici plurisecolari.

 

4)MV – Oggi molte sono le scienziate in campo. Pensa che le scienze, le religioni, le valenze democratiche possano liberare la donna?

4)DMA – Il processo di liberazione della donna è ancora lento e faticoso, sia nel campo delle scienze, sia in quello religioso e politico.

Gli ostacoli più insormontabili sono costituiti dalla religione, specialmente nei paesi in cui domina la teocrazia o s’impongono i poteri antidemocratici, che distruggono la libertà e mortificano la natura umana.

 

5)MV – Quale futuro attende la donna? Sarà vicina la parità con l'uomo?   

5)DMA – Nemmeno l’Oracolo di Delfi, o la Sibilla cumana, o  le strigae di Benevento e le mulieres salernitanae, riunite in un sabba sulla spiaggia di Vetere (oggi Vietri sul mare), potrebbero profetizzare la parità della donna con l’uomo e la sua data.

Prima, perché tale parità è simile all’Araba fenice, di cui tutti favellano, senza mai incontrarla; poi, perché nel mondo attuale, così soggetto a mutamenti climatici, geomorfici, talvolta catastrofici, per non parlare di quelli cosmici, nulla è prevedibile.

L’argomento si fa ancora più grave, se si parla del progresso tecnologico, che ha davvero sconvolto l’ordine delle cose e ha condotto l’uomo moderno sulle vie della conoscenza informatica, tra i computer, i tablet, i cellulari prima semplici, poi sofisticati, con musiche, posta elettronica, video…, e chi più ne ha, più ne metta.

Una vera sarabanda di novità, a dir poco vertiginose che, iniziate meno di un ventennio fa, si sono ampliate e hanno assunto funzioni inimmaginabili, tanto da travolgere quasi tutto il pianeta.

E che dire delle guerre in agguato, con le superpotenze che le vogliono gestire? Che dei geni del male che si annidano nelle menti dei folli assetati di potenza?

Che cosa avverrà dunque tra un decennio? Che, di fronte a un domani così colmo d’insidie?

Vuoi vedere che verrà il fatidico momento in cui l’uomo e la donna ritorneranno alla natura come all’atto della creazione?

Forse si alleeranno di fronte al comune pericolo e cominceranno a vivere prima come due amicicon parità di diritti e di doveri, poi come sposi, consapevoli della loro unione, di fronte alla famiglia da loro fondata.

I loro ruoli s’intrecceranno e si adegueranno alla natura: lei avrà i figli e li alleverà, mentre svolgerà un lavoro sociale; lui l’aiuterà nella crescita dei figli e nella loro educazione, dedicandosi altresì al suo lavoro.

E’ un’utopia?

Ebbene, è necessario che sappiano che proprio nella loro armonia, sia pure sofferta e travagliata, ritroveranno la loro identità e saranno di nuovo se stessi.

Sono antiquata, ma ho conosciuto Trotula, che mi ha insegnato a essere soprattutto me stessa, sempre!