Pompei. Scandalo Palestra Grande, dal restauro alla discarica. Per i lavori un milione e mezzo: cantiere fermo dal 2009

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Pompei. Un milione e mezzo di euro (fondi stanziati dal commissariato dell’emergenza Scavi) da spendere per ristrutturare e allestire la Palestra Grande della città antica. Da cinque anni, però, l’imponente struttura che sorge all’ombra dell’Anfiteatro è chiusa al pubblico per lavori in corso. Anche se i lavori sono fermi. La tabella, affissa sui cancelli verdi serrati, spiega che il cantiere, aperto a metà del 2009, doveva essere consegnato il 15 febbraio del 2010 e chiuso il 19 dicembre dello stesso anno. Una dicitura contraddittoria, che lascia aperti molti interrogativi: come può essere consegnato un cantiere dieci mesi prima del termine stabilito per la fine dei lavori? E i soldi stanziati per l’intervento sono ancora disponibili nelle casse della Soprintendenza? Il freno è stato posto dalle inchieste della magistratura, che hanno puntato i riflettori su tutte le opere cantierate nell’era commissariale e dalla morte del direttore dei lavori. La ditta vincitrice dell’appalto, come si legge dal cartellone descrittivo, è la ditta Caccavo finita nell’inchiesta, tuttora in corso, avviata sul Teatro Grande dalla procura di Torre Annunziata. Nella stessa inchiesta figura l’ex commissario straordinario Marcello Fiori. Quando sarà restituita agli occhi del mondo la palestra dove si allenavano i gladiatori romani è un altro mistero. Né si capisce chi debba completare i lavori, visto che la ditta vincitrice dell’appalto è sotto inchiesta. La Palestra Grande era stata individuata per esporre il tesoro di Moregine, i venti pezzi di argenteria rinvenuti, a marzo del 2006, nel corso degli scavi per l’ampliamento dell’autostrada A3 Napoli-Salerno. I turisti si fermano affascinati davanti al monumento per fotografarne l’interno attraverso le sbarre dei cancelli. La loro delusione è tanta. A Pasquetta due visitatori, che non si rassegnavano all’idea di andare via dagli Scavi senza essere entrati nella Palestra grande per poter vivere l’emozione di immaginarsi gladiatori, hanno tentato di scavalcare la recinzione. Bloccati da un addetto alla vigilanza, ne è nata una lite piuttosto accesa. «Eravamo disposti anche ad essere denunciati – hanno raccontato i due giovani stranieri – pur di entrare nella palestra. È un peccato che il mondo venga privato di un monumento così suggestivo». Alla bellezza della struttura si contrappone la spazzatura e l’orrore di pannelli marrone scuro che penzolano dal soffitto. C’è poi il manto erboso altissimo, cresciuto nell’immensa piscina, a raccontarne visivamente lo stato di degrado. La grande Palestra sostituì, in epoca imperiale, quella sannitica situata vicino ai teatri, ma diventata insufficiente. Era l’edificio attrezzato per gli esercizi ginnici e le manifestazioni annuali del Collegium Iuvenum. È un’enorme area quadrata, di 130 metri per 140 metri, chiusa tutto intorno da un alto muro coronato da merlature e con aperture ad oriente e ponente. All’interno, e per tre lati, un lungo portico con colonne ioniche. Al centro, una grande piscina con il fondo inclinato da ponente a levante e, su un lato, i gradini dai quali ci si tuffava nell’acqua. Tutt’intorno vi era un doppio filare di grandi platani che, come d’uso nelle palestre greche, offrivano agli atleti riposo e frescura. Su una colonna del portico occidentale è stata trovata una scrittura segreta, cioè un criptogramma, che attesta la presenza a Pompei dei Cristiani. Ma all’ombra degli Scavi un altro scandalo si consuma in silenzio. Due gare del Grande Progetto Pompei, quelle che interessano il restauro delle Regio V e VII, sono ferme e non si conoscono i tempi di ripresa. Il bando, seppure vinto dalla srl Forte Costruzioni e Restauri, è al palo perché la seconda ditta classificata (una srl attenzionata dalla magistratura per altre opere realizzate per conto della soprintendenza che, nel frattempo, ha cambiato denominazione sociale, pur mantenendo lo stesso indirizzo) ha fatto ricorso al Tar. Nell’attesa che i giudici amministrativi si esprimano nel merito, due opere importanti e imponenti del Grande Progetto Pompei sono bloccate. Intanto il tempo scorre e la scadenza imposta dall’Unione Europea per la chiusura dei 39 cantieri, 31 dicembre 2015, si avvicina. (Susy Malafronte – Il Mattino)

Pompei. Un milione e mezzo di euro (fondi stanziati dal commissariato dell’emergenza Scavi) da spendere per ristrutturare e allestire la Palestra Grande della città antica. Da cinque anni, però, l’imponente struttura che sorge all’ombra dell’Anfiteatro è chiusa al pubblico per lavori in corso. Anche se i lavori sono fermi. La tabella, affissa sui cancelli verdi serrati, spiega che il cantiere, aperto a metà del 2009, doveva essere consegnato il 15 febbraio del 2010 e chiuso il 19 dicembre dello stesso anno. Una dicitura contraddittoria, che lascia aperti molti interrogativi: come può essere consegnato un cantiere dieci mesi prima del termine stabilito per la fine dei lavori? E i soldi stanziati per l’intervento sono ancora disponibili nelle casse della Soprintendenza? Il freno è stato posto dalle inchieste della magistratura, che hanno puntato i riflettori su tutte le opere cantierate nell’era commissariale e dalla morte del direttore dei lavori. La ditta vincitrice dell’appalto, come si legge dal cartellone descrittivo, è la ditta Caccavo finita nell’inchiesta, tuttora in corso, avviata sul Teatro Grande dalla procura di Torre Annunziata. Nella stessa inchiesta figura l’ex commissario straordinario Marcello Fiori. Quando sarà restituita agli occhi del mondo la palestra dove si allenavano i gladiatori romani è un altro mistero. Né si capisce chi debba completare i lavori, visto che la ditta vincitrice dell’appalto è sotto inchiesta. La Palestra Grande era stata individuata per esporre il tesoro di Moregine, i venti pezzi di argenteria rinvenuti, a marzo del 2006, nel corso degli scavi per l’ampliamento dell’autostrada A3 Napoli-Salerno. I turisti si fermano affascinati davanti al monumento per fotografarne l’interno attraverso le sbarre dei cancelli. La loro delusione è tanta. A Pasquetta due visitatori, che non si rassegnavano all’idea di andare via dagli Scavi senza essere entrati nella Palestra grande per poter vivere l’emozione di immaginarsi gladiatori, hanno tentato di scavalcare la recinzione. Bloccati da un addetto alla vigilanza, ne è nata una lite piuttosto accesa. «Eravamo disposti anche ad essere denunciati – hanno raccontato i due giovani stranieri – pur di entrare nella palestra. È un peccato che il mondo venga privato di un monumento così suggestivo». Alla bellezza della struttura si contrappone la spazzatura e l’orrore di pannelli marrone scuro che penzolano dal soffitto. C’è poi il manto erboso altissimo, cresciuto nell’immensa piscina, a raccontarne visivamente lo stato di degrado. La grande Palestra sostituì, in epoca imperiale, quella sannitica situata vicino ai teatri, ma diventata insufficiente. Era l’edificio attrezzato per gli esercizi ginnici e le manifestazioni annuali del Collegium Iuvenum. È un’enorme area quadrata, di 130 metri per 140 metri, chiusa tutto intorno da un alto muro coronato da merlature e con aperture ad oriente e ponente. All’interno, e per tre lati, un lungo portico con colonne ioniche. Al centro, una grande piscina con il fondo inclinato da ponente a levante e, su un lato, i gradini dai quali ci si tuffava nell’acqua. Tutt’intorno vi era un doppio filare di grandi platani che, come d’uso nelle palestre greche, offrivano agli atleti riposo e frescura. Su una colonna del portico occidentale è stata trovata una scrittura segreta, cioè un criptogramma, che attesta la presenza a Pompei dei Cristiani. Ma all’ombra degli Scavi un altro scandalo si consuma in silenzio. Due gare del Grande Progetto Pompei, quelle che interessano il restauro delle Regio V e VII, sono ferme e non si conoscono i tempi di ripresa. Il bando, seppure vinto dalla srl Forte Costruzioni e Restauri, è al palo perché la seconda ditta classificata (una srl attenzionata dalla magistratura per altre opere realizzate per conto della soprintendenza che, nel frattempo, ha cambiato denominazione sociale, pur mantenendo lo stesso indirizzo) ha fatto ricorso al Tar. Nell’attesa che i giudici amministrativi si esprimano nel merito, due opere importanti e imponenti del Grande Progetto Pompei sono bloccate. Intanto il tempo scorre e la scadenza imposta dall’Unione Europea per la chiusura dei 39 cantieri, 31 dicembre 2015, si avvicina. (Susy Malafronte – Il Mattino)

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