Pompei. Bivacco tra le domus, gli avanzi di cibo ai cani randagi. Salsa, briciole e gelati imbrattano gli Scavi

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Pompei. Turisti negli Scavi, «Cave Canem». Non è il celebre mosaico della casa del Poeta Tragico, bensì l’avvertimento che la soprintendenza lancia ai visitatori attraverso i cartelli affissi all’ingresso di Porta Marina Superiore e lungo le strade dell’antica città. I randagi entrano dai varchi aperti al pubblico di Porta Marina Superiore, Porta Marina Inferiore e Piazza Anfiteatro e da quello degli addetti ai lavori di Porta Stabia. «È lì che li potete trovare – spiegano alcuni custodi – anche davanti al ristorante, nei pressi di Casa Bacco, c’è il ritrovo dei randagi». Si mescolano tra la folla di turisti in fila alle biglietterie e, seguendo l’odore del cibo, arrivano fino al ristorante, passando per il Foro, speranzosi di ricevere avanzi di cibo dai turisti. Le loro speranze non tardano a diventare realtà. Molti stranieri si fermano a mangiare pizze, panini e patatine seduti sui marciapiedi, si lasciano intenerire dagli sguardi languidi dei cagnolini affamati, poggiano a terra parte del loro pranzo. I bambini, in particolare, lasciano sul fondo dei secchielli una parte del loro gelato da offrire ai randagi. In questo modo briciole, salse e panna invadono senza pietà il sito archeologico. Su richiesta del ministro Dario Franceschini, il commissario prefettizio Aldo Aldi ha fatto scattare il piano comunale antirandagismo. Volontari ai varchi per impedire l’ingresso ai cani già dalla prossima settimana e ricovero presso strutture adeguate per i clandestini dell’area archeologica. Ma i tesori della città sepolta devono fare i conti anche con i «dog-tourist». Cani al seguito del padrone che non potrebbero entrare negli scavi – lo dispone la Soprintendenza – ma, per il livello zero dei controlli, oltrepassano comunque il varco. Il divieto viene puntualmente eluso dai turisti e da chi, cosa ancor più grave, dovrebbe farlo rispettare. Accade, così, che nel corso del tour archeologico ci si possa imbattere nei randagi ma anche in graziosi cucciolotti portati a spasso dai loro proprietari. E questo è il fattore scatenante della rabbia dei cani senza padrone che, alla vista di potenziali rivali, tendono a difendere il proprio territorio in modo aggressivo. dai nuovi arrivati. La loro aggressività li porta, così, ad azzannare e aggredire i turisti. Se non devono difendere il territorio e non vengono infastiditi da nessuno, i cani degli scavi dormono per la maggior parte della giornata. Nella tarda mattinata di ieri molti visitatori francesi, tedeschi e spagnoli andavano a passeggio con i loro amici a quattro zampe tra il Foro, il Tempio di Venere e via dell’Abbondanza. La museruola? Dimenticata a casa. Della paletta e del sacchetto per raccogliere i bisogni, poi, nemmeno l’ombra. Può capitare, così, di calpestare i bisogni dei «dog-tourist» tra una visita e l’altra delle domus. È l’ennesima vergogna degli Scavi. (Susy Malafronte – Il Mattino)

Pompei. Turisti negli Scavi, «Cave Canem». Non è il celebre mosaico della casa del Poeta Tragico, bensì l’avvertimento che la soprintendenza lancia ai visitatori attraverso i cartelli affissi all’ingresso di Porta Marina Superiore e lungo le strade dell’antica città. I randagi entrano dai varchi aperti al pubblico di Porta Marina Superiore, Porta Marina Inferiore e Piazza Anfiteatro e da quello degli addetti ai lavori di Porta Stabia. «È lì che li potete trovare – spiegano alcuni custodi – anche davanti al ristorante, nei pressi di Casa Bacco, c’è il ritrovo dei randagi». Si mescolano tra la folla di turisti in fila alle biglietterie e, seguendo l’odore del cibo, arrivano fino al ristorante, passando per il Foro, speranzosi di ricevere avanzi di cibo dai turisti. Le loro speranze non tardano a diventare realtà. Molti stranieri si fermano a mangiare pizze, panini e patatine seduti sui marciapiedi, si lasciano intenerire dagli sguardi languidi dei cagnolini affamati, poggiano a terra parte del loro pranzo. I bambini, in particolare, lasciano sul fondo dei secchielli una parte del loro gelato da offrire ai randagi. In questo modo briciole, salse e panna invadono senza pietà il sito archeologico. Su richiesta del ministro Dario Franceschini, il commissario prefettizio Aldo Aldi ha fatto scattare il piano comunale antirandagismo. Volontari ai varchi per impedire l’ingresso ai cani già dalla prossima settimana e ricovero presso strutture adeguate per i clandestini dell’area archeologica. Ma i tesori della città sepolta devono fare i conti anche con i «dog-tourist». Cani al seguito del padrone che non potrebbero entrare negli scavi – lo dispone la Soprintendenza – ma, per il livello zero dei controlli, oltrepassano comunque il varco. Il divieto viene puntualmente eluso dai turisti e da chi, cosa ancor più grave, dovrebbe farlo rispettare. Accade, così, che nel corso del tour archeologico ci si possa imbattere nei randagi ma anche in graziosi cucciolotti portati a spasso dai loro proprietari. E questo è il fattore scatenante della rabbia dei cani senza padrone che, alla vista di potenziali rivali, tendono a difendere il proprio territorio in modo aggressivo. dai nuovi arrivati. La loro aggressività li porta, così, ad azzannare e aggredire i turisti. Se non devono difendere il territorio e non vengono infastiditi da nessuno, i cani degli scavi dormono per la maggior parte della giornata. Nella tarda mattinata di ieri molti visitatori francesi, tedeschi e spagnoli andavano a passeggio con i loro amici a quattro zampe tra il Foro, il Tempio di Venere e via dell’Abbondanza. La museruola? Dimenticata a casa. Della paletta e del sacchetto per raccogliere i bisogni, poi, nemmeno l’ombra. Può capitare, così, di calpestare i bisogni dei «dog-tourist» tra una visita e l’altra delle domus. È l’ennesima vergogna degli Scavi. (Susy Malafronte – Il Mattino)