JUVE STABIA STRAPPA IL PARI CON L’AVELLINO MA LA RETROCESSIONE E’ VICINA

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Castellammare di Stabia. Ora che anche l’ultima in classifica diventa per l’Avellino un Everest su cui arrampicarsi, un ottomila che costringe a soffrire, dannarsi, rincorrere, affannarsi col cuore in gola, rischiando di sprofondare in un crepaccio, allora forse è giunto il momento di mettere in discussione qualcosa, all’interno della squadra irpina. Come minimo l’adeguatezza di alcuni uomini a svolgere i compiti che l’allenatore indica. E magari anche le stesse scelte di Rastelli. Non vincere qui, sia chiaro, non è una vergogna. Perché è un derby. Sentito e con molta rivalità. E perché la Juve Stabia ha messo nella sfida non solo tanto cuore ma anche un bel po’ di talento. Per fortuna di Rastelli e di tutto l’ambiente irpino, uno degli ultimi assalti del secondo tempo è quello buono, con Galabinov (11esimo gol della stagione, rimasto 75 minuti in panchina) esibisce la sua giocata da centravanti di razza e regala il 2-2. Solo un po’ di ossigeno che non cancellerà le polemiche. Perché è stato un brutto Avellino, strampalato tatticamente (tanto che non si arriva nemmeno all’intervallo per sostituire D’Angelo per far spazio a Togni), scombinato e incostante, a tratti persino borioso. Che con questo pareggio perde altro terreno da quell’ottavo posto che dà l’accesso ai playoff per la serie A (adesso a due punti). La Juve Stabia mette a segno mezza impresa. È una goccia nel mare, sia chiaro: due punti nelle ultime nove giornate e una vittoria che sfugge via dal 24 gennaio non possono trasformare la zucca in carrozza. La retrocessione è inevitabile, ma vedere il vecchietto Fabio Caserta, 36 anni a settembre, prendere per mano la squadra come un ragazzino dà sensazioni importanti per il prossimo futuro. Una doppietta per il capitano (non andava in gol da marzo 2013), che mostra la maglia con la foto del fratello morto in un incidente stradale. Il pubblico apprezza, e sostiene a lungo la squadra, per poi contestarla alla fine. Eppure è stata probabilmente una delle più belle gare della stagione, dove Braglia indovina qualsiasi cosa. La Juve Stabia va avanti per due volte, in azioni molto simili: traversone dalla fascia e guizzo di Caserta che in entrambi i casi sembra sbucare dal nulla, quasi a fari spenti. La prima volta è Castaldo (ottavo gol in campionato) ad acciuffare il pari, nei minuti di recupero del primo tempo nell’unica occasione che l’attenta retroguardia stabiese concede. A questo punto l’Avellino crede di aver già superato l’ostacolo e cede campo alle iniziative della Juve Stabia che anche nella ripresa continua a controllare ma anche a proporsi con maggiore continuità. Come se ad avere un obiettivo vero siano i gialloblù e non gli irpini. L’incapacità di costruire le azioni offensivi contro la peggiore difesa della serie B (63 gol incassati, subisce reti da 30 gare consecutive) basta da solo, per rivelare che il re è nudo e che i lavori per raggiungere i playoff sono complicatissimi: questa, adesso, non è una squadra in grado di poter sognare la serie A. Perché con 5 punti nelle ultime 5 partite è difficile raggiungere qualsiasi traguardo. È una gara tra chi galoppa ventre a terra e chi corricchia anche se con maggiore sapienza tecnica. I gol sono, in fondo le cose più belle viste in questa partita. La Juve Stabia ne segna due che questa volta le servono almeno a non perdere. Ora è solo una corsa ad evitare che l’aritmetica arrivi il più tardi possibile a condannare la squadra di Braglia alla retrocessione.

Castellammare di Stabia. Ora che anche l'ultima in classifica diventa per l'Avellino un Everest su cui arrampicarsi, un ottomila che costringe a soffrire, dannarsi, rincorrere, affannarsi col cuore in gola, rischiando di sprofondare in un crepaccio, allora forse è giunto il momento di mettere in discussione qualcosa, all'interno della squadra irpina. Come minimo l’adeguatezza di alcuni uomini a svolgere i compiti che l’allenatore indica. E magari anche le stesse scelte di Rastelli. Non vincere qui, sia chiaro, non è una vergogna. Perché è un derby. Sentito e con molta rivalità. E perché la Juve Stabia ha messo nella sfida non solo tanto cuore ma anche un bel po' di talento. Per fortuna di Rastelli e di tutto l'ambiente irpino, uno degli ultimi assalti del secondo tempo è quello buono, con Galabinov (11esimo gol della stagione, rimasto 75 minuti in panchina) esibisce la sua giocata da centravanti di razza e regala il 2-2. Solo un po' di ossigeno che non cancellerà le polemiche. Perché è stato un brutto Avellino, strampalato tatticamente (tanto che non si arriva nemmeno all'intervallo per sostituire D'Angelo per far spazio a Togni), scombinato e incostante, a tratti persino borioso. Che con questo pareggio perde altro terreno da quell'ottavo posto che dà l'accesso ai playoff per la serie A (adesso a due punti). La Juve Stabia mette a segno mezza impresa. È una goccia nel mare, sia chiaro: due punti nelle ultime nove giornate e una vittoria che sfugge via dal 24 gennaio non possono trasformare la zucca in carrozza. La retrocessione è inevitabile, ma vedere il vecchietto Fabio Caserta, 36 anni a settembre, prendere per mano la squadra come un ragazzino dà sensazioni importanti per il prossimo futuro. Una doppietta per il capitano (non andava in gol da marzo 2013), che mostra la maglia con la foto del fratello morto in un incidente stradale. Il pubblico apprezza, e sostiene a lungo la squadra, per poi contestarla alla fine. Eppure è stata probabilmente una delle più belle gare della stagione, dove Braglia indovina qualsiasi cosa. La Juve Stabia va avanti per due volte, in azioni molto simili: traversone dalla fascia e guizzo di Caserta che in entrambi i casi sembra sbucare dal nulla, quasi a fari spenti. La prima volta è Castaldo (ottavo gol in campionato) ad acciuffare il pari, nei minuti di recupero del primo tempo nell'unica occasione che l’attenta retroguardia stabiese concede. A questo punto l'Avellino crede di aver già superato l'ostacolo e cede campo alle iniziative della Juve Stabia che anche nella ripresa continua a controllare ma anche a proporsi con maggiore continuità. Come se ad avere un obiettivo vero siano i gialloblù e non gli irpini. L'incapacità di costruire le azioni offensivi contro la peggiore difesa della serie B (63 gol incassati, subisce reti da 30 gare consecutive) basta da solo, per rivelare che il re è nudo e che i lavori per raggiungere i playoff sono complicatissimi: questa, adesso, non è una squadra in grado di poter sognare la serie A. Perché con 5 punti nelle ultime 5 partite è difficile raggiungere qualsiasi traguardo. È una gara tra chi galoppa ventre a terra e chi corricchia anche se con maggiore sapienza tecnica. I gol sono, in fondo le cose più belle viste in questa partita. La Juve Stabia ne segna due che questa volta le servono almeno a non perdere. Ora è solo una corsa ad evitare che l'aritmetica arrivi il più tardi possibile a condannare la squadra di Braglia alla retrocessione.