Un’altra tragedia in pista, muore il pilota 24enne Emanuele Cassani

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«È morto un pilota». Davanti ai maxischermi di un centro commerciale, di una stazione ferroviaria o della sede di un quotidiano, il passaparola per uno sconosciuto resta identico a quello destinato ai campionissimi. Le motociclette hanno sempre lo stesso modo di uccidere, anche quando non danno da vivere. Emanuele Cassani aveva 24 anni ed è morto alle 14,30 di ieri in un tragico incidente di gara sul tracciato del Misano world circuit intitolato a Marco Simoncelli. Partecipava con la sua Yamaha R6 600 al Trofeo Bridgestone della Coppa Italia velocità. Sostenitori personali come sponsor, niente ingaggi, solo passione mantenuta lavorando in una ditta di Imola, e una corsa terminata a soli 50 metri dal via. Per sempre. «Si è trattato di un incidente drammatico, ma assolutamente possibile in pista» spiega Simone Folgori, responsabile del coordinamento della Coppa Italia per la Federazione italiana motociclismo. «Emanuele partiva in prima fila, è stato toccato alla partenza da altri due piloti, è scivolato sull’asfalto a centro gruppo e quindi investito dai concorrenti che sopraggiungevano, senza margine di controllo sugli eventi». Concitati ma rapidi i tempi dei soccorsi. «Il medico è intervenuto in meno di dieci secondi dall’impatto», conferma Folgori, ma le contusioni riportate hanno portato ad un decesso immediato. Diversa invece la sorte di un secondo pilota che inizialmente si riteneva in gravi condizioni e di cui dunque non sono state rivelate le generalità. L’ufficio stampa del circuito informa che ha riportato la frattura della clavicola oltre ad alcune escoriazioni, mentre per il suo trasporto all’ospedale Bufalini di Cesena è stata utilizzata l’eliambulanza chiamata originariamente per Cassani. Un caso che ha allarmato ancora di più sul bilancio di una domenica tragica, su cui volteggiano comunque ricorsi e coincidenze. Scontato pensare a Marco Simoncelli e al suo incidente in mondovisione il 23 ottobre 2011. Emanuele ha vissuto una dinamica diversa, anche se proprio nel circuito intitolato al Sic. Più seria invece la considerazione sulla tragedia che ha coinvolto nel 2010 il 19enne Shoya Tomizawa, proprio sulla pista di Misano Adriatico, durante una gara del campionato del mondo della classe Moto 2. E ancora questo tracciato, perlomeno sfortunato, è stato lo scenario del dramma che ha coinvolto la motociclista italiana Alessia Polita, costretta ad una paralisi che la condanna in sedia a rotelle, ma intenzionata a mettere sotto accusa le misure di sicurezza dell’autodromo romagnolo, con barriere di contenimento giudicate allora totalmente insufficienti. Aspettando iniziative per scandagliare a fondo eventuali responsabilità, arriva il cordoglio di prassi da parte delle istituzioni, dopo l’annullamento di tutte le gare della Coppa Italia di velocità in programma ieri. Il presidente della Federazione Paolo Sesti e l’organizzazione «si stringono ai familiari in questo momento difficile», certo, ma è più caldo il commento di Arnaldo Antonelli, padre di Andrea, morto il 21 luglio dell’anno scorso sul circuito di Mosca. «Non finisce mai… il motociclismo è uno sport pericoloso ma finché non sono cominciate a esserci tante tragedie come quella di Andrea non ci si pensava». (Gianluigi Giannetti – Il Mattino)

«È morto un pilota». Davanti ai maxischermi di un centro commerciale, di una stazione ferroviaria o della sede di un quotidiano, il passaparola per uno sconosciuto resta identico a quello destinato ai campionissimi. Le motociclette hanno sempre lo stesso modo di uccidere, anche quando non danno da vivere. Emanuele Cassani aveva 24 anni ed è morto alle 14,30 di ieri in un tragico incidente di gara sul tracciato del Misano world circuit intitolato a Marco Simoncelli. Partecipava con la sua Yamaha R6 600 al Trofeo Bridgestone della Coppa Italia velocità. Sostenitori personali come sponsor, niente ingaggi, solo passione mantenuta lavorando in una ditta di Imola, e una corsa terminata a soli 50 metri dal via. Per sempre. «Si è trattato di un incidente drammatico, ma assolutamente possibile in pista» spiega Simone Folgori, responsabile del coordinamento della Coppa Italia per la Federazione italiana motociclismo. «Emanuele partiva in prima fila, è stato toccato alla partenza da altri due piloti, è scivolato sull'asfalto a centro gruppo e quindi investito dai concorrenti che sopraggiungevano, senza margine di controllo sugli eventi». Concitati ma rapidi i tempi dei soccorsi. «Il medico è intervenuto in meno di dieci secondi dall'impatto», conferma Folgori, ma le contusioni riportate hanno portato ad un decesso immediato. Diversa invece la sorte di un secondo pilota che inizialmente si riteneva in gravi condizioni e di cui dunque non sono state rivelate le generalità. L'ufficio stampa del circuito informa che ha riportato la frattura della clavicola oltre ad alcune escoriazioni, mentre per il suo trasporto all'ospedale Bufalini di Cesena è stata utilizzata l'eliambulanza chiamata originariamente per Cassani. Un caso che ha allarmato ancora di più sul bilancio di una domenica tragica, su cui volteggiano comunque ricorsi e coincidenze. Scontato pensare a Marco Simoncelli e al suo incidente in mondovisione il 23 ottobre 2011. Emanuele ha vissuto una dinamica diversa, anche se proprio nel circuito intitolato al Sic. Più seria invece la considerazione sulla tragedia che ha coinvolto nel 2010 il 19enne Shoya Tomizawa, proprio sulla pista di Misano Adriatico, durante una gara del campionato del mondo della classe Moto 2. E ancora questo tracciato, perlomeno sfortunato, è stato lo scenario del dramma che ha coinvolto la motociclista italiana Alessia Polita, costretta ad una paralisi che la condanna in sedia a rotelle, ma intenzionata a mettere sotto accusa le misure di sicurezza dell'autodromo romagnolo, con barriere di contenimento giudicate allora totalmente insufficienti. Aspettando iniziative per scandagliare a fondo eventuali responsabilità, arriva il cordoglio di prassi da parte delle istituzioni, dopo l'annullamento di tutte le gare della Coppa Italia di velocità in programma ieri. Il presidente della Federazione Paolo Sesti e l'organizzazione «si stringono ai familiari in questo momento difficile», certo, ma è più caldo il commento di Arnaldo Antonelli, padre di Andrea, morto il 21 luglio dell'anno scorso sul circuito di Mosca. «Non finisce mai… il motociclismo è uno sport pericoloso ma finché non sono cominciate a esserci tante tragedie come quella di Andrea non ci si pensava». (Gianluigi Giannetti – Il Mattino)

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