Napoli. Villa comunale, il flash mob è un flop: «Troppa indifferenza»

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Napoli. Quando alle undici della domenica delle palme i promotori del flash mob in difesa della Villa Comunale fanno la conta dei presenti – più o meno una cinquantina – la realtà reale rivela, impietosa, le menzogne di quella virtuale: «Mille “like” su Facebook e qui siamo in pochi» si indispone una signora, interpretando la delusione generale. E aggiunge: «Ci sono i ragazzi e mancano gli adulti: che vergogna». Dietro di lei, una ventina di studenti delle scuole medie Carlo Poerio, Tito Livio, Fiorelli, Viviani e Mercalli stanno improvvisando sulle note di “Happy”, il tormentone di Pharrell Williams, una danza propiziatoria intorno al tronco mozzato di uno degli alberi tagliati. Ma nella villa sventrata dai cantieri della metro e umiliata dall’incuria c’è poco da stare allegri. Non a caso, Stefano Pisani è venuto qui con la faccia dipinta da Pierrot. «Faccio l’ingegnere, ma oggi per la mia città mi sono truccato da clown triste. I nostri politici, di destra e di sinistra, i pagliacci li fanno con le loro facce» accusa. «Siamo scontenti ma irriducibili – assicura Paolo Santanelli, presidente di Chiaia per Napoli – non abbiamo mai mollato, eppure siamo stati abbandonati da tutti: tra le bandane arancioni e un’opposizione di centro destra assente». Sergio Fedele, presidente di “Napoli Punto e a capo”, fa prima autocritica: «Dobbiamo confrontarci con la mancanza di efficacia di queste iniziative». Ma Fedele punta il dito in un’altra direzione: «Sono assenti i partiti, ma anche gli ordini professionali, le associazioni di categoria e i sindacati: tutti appiattiti sulle posizioni di chi governa enti locali». E mentre laggiù due giapponesi disorientati fanno lo slalom tra pozzanghere e recinzioni, Bona Mustilli di Progetto Napoli e Lucio Mauro di Cittadinanzattiva concludono indignati: «Questa città ha smarrito il senso civico». Intanto, Elisabetta, impiegata cinquantenne, denuncia: «Ho subito due tentativi di rapina, qui dentro tutto è permesso». Le signore accanto a lei confermano: «Nella Casina del boschetto, frequentata fino a poco fa da tossicodipendenti e balordi e adesso recintata, i ragazzi entrano ancora, scavalcando». Un dipendente pubblico interviene: «Posso garantirvi che i dipendenti comunali sono dei vagabondi. Nella villa, che è di tutti, parcheggiano motorini e lavano le macchine». Gli architetti Francesca Falasconi e Antonella Pane assicurano: «Ieri notte gli operai del Comune hanno messo il vestito della festa alla villa, ma tra pozzanghere, buche, giochi per i bambini rotti e alberi tagliati, le insidie sono tante». Francesco Borrelli dei Verdi solleva una domanda: «Che fine ha fatto il lampadario di inestimabile valore che illuminava la sala della Casina del boschetto? Il Comune lo portò via». Dopo un po’ arriva anche l’architetto Luigi Ugramin, dirigente del servizio qualità dello spazio urbano di palazzo San Giacomo. «Sono qui da cittadino». Quello che lui non dice, lo scrive il vicesindaco Tommaso Sodano in una nota: «Voglio rassicurare gli organizzatori del flash mob nella Villa comunale. L’amministrazione pone la massima attenzione verso questo patrimonio cittadino. Gli alberi abbattuti erano compromessi in modo irrecuperabile ma saranno ripiantati nel corso di questo stesso anno. Per i lavori all’impianto di irrigazione, a cura della Abc, e la ripavimentazione, la durata degli interventi è di 180 giorni. Quanto al cantiere dell’Ansaldo per la Linea 6, stiamo insistendo affinché la ditta concluda in tempi rapidi». Sul restauro della preziosa Cassa armonica, da anni a pezzi, Sodano informa: «La gara è in pubblicazione e le associazioni sono informate». Ma sulla ditta incaricata degli interventi di stabilizzazione della pavimentazione pende un’interdittiva antimafia pervenuta due giorni prima dell’inizio dei lavori. (Davide Cerbone – Il Mattino)

Napoli. Quando alle undici della domenica delle palme i promotori del flash mob in difesa della Villa Comunale fanno la conta dei presenti – più o meno una cinquantina – la realtà reale rivela, impietosa, le menzogne di quella virtuale: «Mille “like” su Facebook e qui siamo in pochi» si indispone una signora, interpretando la delusione generale. E aggiunge: «Ci sono i ragazzi e mancano gli adulti: che vergogna». Dietro di lei, una ventina di studenti delle scuole medie Carlo Poerio, Tito Livio, Fiorelli, Viviani e Mercalli stanno improvvisando sulle note di "Happy", il tormentone di Pharrell Williams, una danza propiziatoria intorno al tronco mozzato di uno degli alberi tagliati. Ma nella villa sventrata dai cantieri della metro e umiliata dall'incuria c'è poco da stare allegri. Non a caso, Stefano Pisani è venuto qui con la faccia dipinta da Pierrot. «Faccio l'ingegnere, ma oggi per la mia città mi sono truccato da clown triste. I nostri politici, di destra e di sinistra, i pagliacci li fanno con le loro facce» accusa. «Siamo scontenti ma irriducibili – assicura Paolo Santanelli, presidente di Chiaia per Napoli – non abbiamo mai mollato, eppure siamo stati abbandonati da tutti: tra le bandane arancioni e un'opposizione di centro destra assente». Sergio Fedele, presidente di “Napoli Punto e a capo”, fa prima autocritica: «Dobbiamo confrontarci con la mancanza di efficacia di queste iniziative». Ma Fedele punta il dito in un'altra direzione: «Sono assenti i partiti, ma anche gli ordini professionali, le associazioni di categoria e i sindacati: tutti appiattiti sulle posizioni di chi governa enti locali». E mentre laggiù due giapponesi disorientati fanno lo slalom tra pozzanghere e recinzioni, Bona Mustilli di Progetto Napoli e Lucio Mauro di Cittadinanzattiva concludono indignati: «Questa città ha smarrito il senso civico». Intanto, Elisabetta, impiegata cinquantenne, denuncia: «Ho subito due tentativi di rapina, qui dentro tutto è permesso». Le signore accanto a lei confermano: «Nella Casina del boschetto, frequentata fino a poco fa da tossicodipendenti e balordi e adesso recintata, i ragazzi entrano ancora, scavalcando». Un dipendente pubblico interviene: «Posso garantirvi che i dipendenti comunali sono dei vagabondi. Nella villa, che è di tutti, parcheggiano motorini e lavano le macchine». Gli architetti Francesca Falasconi e Antonella Pane assicurano: «Ieri notte gli operai del Comune hanno messo il vestito della festa alla villa, ma tra pozzanghere, buche, giochi per i bambini rotti e alberi tagliati, le insidie sono tante». Francesco Borrelli dei Verdi solleva una domanda: «Che fine ha fatto il lampadario di inestimabile valore che illuminava la sala della Casina del boschetto? Il Comune lo portò via». Dopo un po' arriva anche l'architetto Luigi Ugramin, dirigente del servizio qualità dello spazio urbano di palazzo San Giacomo. «Sono qui da cittadino». Quello che lui non dice, lo scrive il vicesindaco Tommaso Sodano in una nota: «Voglio rassicurare gli organizzatori del flash mob nella Villa comunale. L'amministrazione pone la massima attenzione verso questo patrimonio cittadino. Gli alberi abbattuti erano compromessi in modo irrecuperabile ma saranno ripiantati nel corso di questo stesso anno. Per i lavori all'impianto di irrigazione, a cura della Abc, e la ripavimentazione, la durata degli interventi è di 180 giorni. Quanto al cantiere dell'Ansaldo per la Linea 6, stiamo insistendo affinché la ditta concluda in tempi rapidi». Sul restauro della preziosa Cassa armonica, da anni a pezzi, Sodano informa: «La gara è in pubblicazione e le associazioni sono informate». Ma sulla ditta incaricata degli interventi di stabilizzazione della pavimentazione pende un'interdittiva antimafia pervenuta due giorni prima dell'inizio dei lavori. (Davide Cerbone – Il Mattino)