La Fifa blocca il mercato del Barça. Reina può restare, Mascherano ciao

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La Fifa condanna il Barcellona all’immobilità e all’autarchia fino all’estate del 2015. Secondo la Federazione internazionale il club catalano ha violato la norma che regola la cessione del cartellino di minori di 18 anni in almeno dieci casi, tra il 2009 e il 2013. Tra questi il gioiello della cantera, il coreano Lee Seung Woo (il Messi asiatico) e Antonio Sanabria da poco passato al Sassuolo. Per blaugrana scatta il divieto di fare acquisti (hanno già preso Ter Stegen e Halilovic) e cessioni. Il che non è che sia esattamente una bella prospettiva. Sempre che la sentenza sia confermata perché ora il Barça ha 90 giorni di tempo per preparare l’appello. Che farà di sicuro. È una sentenza pesante, una specie di cartellino rosso non a un calciatore ma a una società. Ti comporti male sul mercato? Niente mercato. Il Barcellona ha accolto con rabbia la sentenza, definendo le sanzioni «assolutamente sproporzionate». Il provvedimento arriva al culmine di un’annata nera, con le accuse sui 40 milioni che sarebbero spariti nell’acquisto del brasiliano Neymar e che hanno portato il presidente Rosell a dimettersi. In molti sono sicuri che alla fine il Barcellona riuscirà ad ottenere da quello «scontificio» che è il Tas la riabilitazione, magari con l’innalzamento della multa (al momento 950mila franchi svizzeri). Il club catalano si è già detto disposto a pagare qualsiasi sanzione, il male minore se paragonato al fatto che essere stati banditi da due sessioni di mercato rischia di complicare i piani futuri. E, potenzialmente, anche quelli del Napoli. Sotto un aspetto, in maniera positiva: Reina, infatti, non ha ancora deciso se dire di sì alla proposta di rinnovo di De Laurentiis proprio perché corona il sogno di tornare nella società dove ha vissuto 8 anni, fino al 2000. Lo stop agli ingaggi farebbe rompere gli indugi al portiere spagnolo. Gli aspetti negativi riguardano Mascherano e ,perché no, pure Zuniga: la trattativa con Jefecito si era gelata già da qualche giorno dopo il no secco di De Laurentiis a trattare un giocatore di 30 anni valutato 20 milioni e con ingaggio da 5,5 milioni a stagione. Ora, non è più neppure una suggestione. C’era poi la corte del Barça per il colombiano, non proprio un intoccabile. Tutto saltato. Almeno così sembra. La crociata della Fifa contro il «furto» di giovani talenti era iniziata nel 2010 quando colpì il Chelsea per l’ingaggio di Kakuta (ora alla Lazio) proprio alla stessa maniera: un anno di mercato bloccato. Poi finì a tarallucci e vino: 60 giorni dopo venne tutto tramutato in una sanzione pecuniaria. Eppure, a parole, il presidente Sepp Blatter ha persino minacciato penalizzazioni ai club sotto accusa che violano la norma sugli under 18. Fino a ieri era rimasto tutto sotto traccia. Ora la Fifa ci riprova. Vengano pure queste norme, a patto che chi sgarra paghi. Ed è quello che il mondo del calcio si attende che avvenga con il fair play finanziario. Dei 237 club sotto osservazione (quelli delle coppe), 161 sono a posto: tra le società italiane che sono a rischio sanzioni soltanto Milan e Inter. E le prime scadenze, le prime decisioni, s’avvicinano. Sono al lavoro i due organi di giustizia del fair play. A metà giugno i giudici emetteranno le prime sentenze, che potranno essere appellate al Tas (le cui decisioni arriveranno entro metà agosto). L’obiettivo è, naturalmente, fare in tempo per l’inizio del 2014-15: perché, tra le punizioni, potrebbero esserci anche penalizzazioni o addirittura espulsioni dalle coppe. Chissà se si arriverà a tanto, ma non è un mistero che, dal Psg al Manchester City, ci siano club che spendono ben più di quanto guadagnano. E che magari s’inventano megacontratti di sponsor retroattivi per far quadrare i conti. Il Napoli ha i conti in perfetto ordine e spinge perché quelle norme, che ha voluto la Uefa e non certo il club azzurro, vengano applicate. (Pino Taormina – Il Mattino)

La Fifa condanna il Barcellona all’immobilità e all’autarchia fino all’estate del 2015. Secondo la Federazione internazionale il club catalano ha violato la norma che regola la cessione del cartellino di minori di 18 anni in almeno dieci casi, tra il 2009 e il 2013. Tra questi il gioiello della cantera, il coreano Lee Seung Woo (il Messi asiatico) e Antonio Sanabria da poco passato al Sassuolo. Per blaugrana scatta il divieto di fare acquisti (hanno già preso Ter Stegen e Halilovic) e cessioni. Il che non è che sia esattamente una bella prospettiva. Sempre che la sentenza sia confermata perché ora il Barça ha 90 giorni di tempo per preparare l’appello. Che farà di sicuro. È una sentenza pesante, una specie di cartellino rosso non a un calciatore ma a una società. Ti comporti male sul mercato? Niente mercato. Il Barcellona ha accolto con rabbia la sentenza, definendo le sanzioni «assolutamente sproporzionate». Il provvedimento arriva al culmine di un’annata nera, con le accuse sui 40 milioni che sarebbero spariti nell’acquisto del brasiliano Neymar e che hanno portato il presidente Rosell a dimettersi. In molti sono sicuri che alla fine il Barcellona riuscirà ad ottenere da quello «scontificio» che è il Tas la riabilitazione, magari con l’innalzamento della multa (al momento 950mila franchi svizzeri). Il club catalano si è già detto disposto a pagare qualsiasi sanzione, il male minore se paragonato al fatto che essere stati banditi da due sessioni di mercato rischia di complicare i piani futuri. E, potenzialmente, anche quelli del Napoli. Sotto un aspetto, in maniera positiva: Reina, infatti, non ha ancora deciso se dire di sì alla proposta di rinnovo di De Laurentiis proprio perché corona il sogno di tornare nella società dove ha vissuto 8 anni, fino al 2000. Lo stop agli ingaggi farebbe rompere gli indugi al portiere spagnolo. Gli aspetti negativi riguardano Mascherano e ,perché no, pure Zuniga: la trattativa con Jefecito si era gelata già da qualche giorno dopo il no secco di De Laurentiis a trattare un giocatore di 30 anni valutato 20 milioni e con ingaggio da 5,5 milioni a stagione. Ora, non è più neppure una suggestione. C’era poi la corte del Barça per il colombiano, non proprio un intoccabile. Tutto saltato. Almeno così sembra. La crociata della Fifa contro il «furto» di giovani talenti era iniziata nel 2010 quando colpì il Chelsea per l’ingaggio di Kakuta (ora alla Lazio) proprio alla stessa maniera: un anno di mercato bloccato. Poi finì a tarallucci e vino: 60 giorni dopo venne tutto tramutato in una sanzione pecuniaria. Eppure, a parole, il presidente Sepp Blatter ha persino minacciato penalizzazioni ai club sotto accusa che violano la norma sugli under 18. Fino a ieri era rimasto tutto sotto traccia. Ora la Fifa ci riprova. Vengano pure queste norme, a patto che chi sgarra paghi. Ed è quello che il mondo del calcio si attende che avvenga con il fair play finanziario. Dei 237 club sotto osservazione (quelli delle coppe), 161 sono a posto: tra le società italiane che sono a rischio sanzioni soltanto Milan e Inter. E le prime scadenze, le prime decisioni, s’avvicinano. Sono al lavoro i due organi di giustizia del fair play. A metà giugno i giudici emetteranno le prime sentenze, che potranno essere appellate al Tas (le cui decisioni arriveranno entro metà agosto). L’obiettivo è, naturalmente, fare in tempo per l’inizio del 2014-15: perché, tra le punizioni, potrebbero esserci anche penalizzazioni o addirittura espulsioni dalle coppe. Chissà se si arriverà a tanto, ma non è un mistero che, dal Psg al Manchester City, ci siano club che spendono ben più di quanto guadagnano. E che magari s’inventano megacontratti di sponsor retroattivi per far quadrare i conti. Il Napoli ha i conti in perfetto ordine e spinge perché quelle norme, che ha voluto la Uefa e non certo il club azzurro, vengano applicate. (Pino Taormina – Il Mattino)