Recuperate due tele di Gauguin e Bonnard rubate nel 1970. Erano state acquistate all’asta da un operaio per 45mila lire

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Non era il solito ombrello dimenticato sui sedili di un treno, ma due tele di Paul Gauguin e di Pierre Bonnard. Le ha tenute nella propria cucina, per quarant’anni, un operaio siciliano che lavorava alla Fiat e ora in pensione. Recuperate dal Nucleo Tutela del Patrimonio Culturale dei Carabinieri, la storia del loro ritrovamento è stata raccontata ieri a Roma, nella sede del Ministero per i Beni le Attività Culturali e il Turismo, con il generale Mariano Mossa e dal ministro Mibact Dario Franceschini. Si tratta della “Natura morta con frutta sul tavolo”, dedicata da Gauguin alla contessa di Ninais, datato 1889 (46,5×53 cm), valore tra i 15 e i 30 milioni di euro, e della “Fanciulla seduta in giardino”, a firma di Bonnard (44×54 cm), che attualmente vale tra i cinque e i seicentomila euro. Furono acquistate a un’asta di Sotheby’s, a Londra, il 28 giugno 1961, dai coniugi Marks-Kennedy – dove Marks è uno dei titolari del marchio di abbigliamento Marks&Spencer – per la cifra di 45mila sterline. Il prezzo al quale fu battuta l’opera di Gauguin resta ancora il più alto mai pagato per le «nature morte» del pittore parigino. Nel 1970 le opere furono rubate nella casa della coppia: due articoli di giornali, uno sul New York Times del 7 giugno ed uno pubblicato il giorno dopo su un quotidiano di Singapore, riportano la notizia del furto. Poi delle tele non si sa più nulla. In realtà sono in viaggio. Oltrepassata la Manica, sono ritrovate dagli addetti alle pulizie del treno che collega Lione a Torino: un «oggetto smarrito» che come tanti finisce nei depositi delle Ferrovie dello Stato. Nel 1975 le Ferrovie bandiscono un’asta con gli oggetti non reclamati: dopo gli ombrelli, le pipe, i cappelli, arriva la tornata con i ritrovamenti più importanti. In sala c’è un operaio siciliano che lavora in Fiat: animo sensibile all’arte e alla bellezza ma inesperto, famiglia giù al Sud, ammazza la solitudine partecipando alle aste. Le due tele sono proposte al prezzo di cinquantamila lire: non c’è alcuna offerta. Il banditore abbassa il prezzo a quarantacinquemila, «altrimenti li gettiamo nella spazzatura», dice. L’operaio alza la mano e se li aggiudica. Se li porta nella casetta in cui abita a Torino, li appende in cucina a fargli compagnia nelle cene solitarie. Finalmente in pensione, si ricongiunge alla famiglia. Si trasferisce a casa sua in Sicilia. Armi, bagagli e i due quadri; li appende di nuovo in cucina. Ha la soddisfazione di poter mandare il figlio a studiare architettura all’università di Siracusa. Nell’estate del 2013 passa a trovarlo un amico di famiglia che ha occhio per l’arte e lo avverte: guarda che quei quadri che hai in cucina sono roba importante. Nei quarant’anni che li ha posseduti l’operaio non s’é mai posto il problema del valore che potessero avere. Gli piacevano, s’era affezionato a quei colori, oggi resi meno vividi dai fumi che, per forza, si alzano dai vapori delle pentole in ebollizione. In contatto con il Nucleo dei Carabinieri, l’amico di famiglia scatta alle tele due fotografie: non rientrano nella banca dati in possesso del Ntpc, cominciano le indagini. Si scopre che le opere furono oggetto di furto nel 1970; l’operaio viene convinto, attraverso il suo legale, a consegnarle. Non sappiamo se s’è mai morso le mani. Le due tele ora si trovano nel caveau dei Carabinieri a Roma ed il caso è nelle mani del Procuratore aggiunto della Procura di Roma, Giancarlo Capaldo, che ha aperto un’indagine penale a carico di ignoti. «Innegabile la buona fede dell’operaio e l’acquisto presso un’asta pubblica – ha detto il generale Mossa – Abbiamo sollecitato la polizia londinese, com’è prassi, per verificare l’eventuale esistenza di eredi Marks-Kennedy». Fuori dai denti, si fa il tifo per la restituzione delle due tele all’operaio Fiat. (Maria Tiziana Lemme – Il Mattino)

Non era il solito ombrello dimenticato sui sedili di un treno, ma due tele di Paul Gauguin e di Pierre Bonnard. Le ha tenute nella propria cucina, per quarant'anni, un operaio siciliano che lavorava alla Fiat e ora in pensione. Recuperate dal Nucleo Tutela del Patrimonio Culturale dei Carabinieri, la storia del loro ritrovamento è stata raccontata ieri a Roma, nella sede del Ministero per i Beni le Attività Culturali e il Turismo, con il generale Mariano Mossa e dal ministro Mibact Dario Franceschini. Si tratta della “Natura morta con frutta sul tavolo”, dedicata da Gauguin alla contessa di Ninais, datato 1889 (46,5×53 cm), valore tra i 15 e i 30 milioni di euro, e della “Fanciulla seduta in giardino”, a firma di Bonnard (44×54 cm), che attualmente vale tra i cinque e i seicentomila euro. Furono acquistate a un'asta di Sotheby's, a Londra, il 28 giugno 1961, dai coniugi Marks-Kennedy – dove Marks è uno dei titolari del marchio di abbigliamento Marks&Spencer – per la cifra di 45mila sterline. Il prezzo al quale fu battuta l'opera di Gauguin resta ancora il più alto mai pagato per le «nature morte» del pittore parigino. Nel 1970 le opere furono rubate nella casa della coppia: due articoli di giornali, uno sul New York Times del 7 giugno ed uno pubblicato il giorno dopo su un quotidiano di Singapore, riportano la notizia del furto. Poi delle tele non si sa più nulla. In realtà sono in viaggio. Oltrepassata la Manica, sono ritrovate dagli addetti alle pulizie del treno che collega Lione a Torino: un «oggetto smarrito» che come tanti finisce nei depositi delle Ferrovie dello Stato. Nel 1975 le Ferrovie bandiscono un'asta con gli oggetti non reclamati: dopo gli ombrelli, le pipe, i cappelli, arriva la tornata con i ritrovamenti più importanti. In sala c'è un operaio siciliano che lavora in Fiat: animo sensibile all'arte e alla bellezza ma inesperto, famiglia giù al Sud, ammazza la solitudine partecipando alle aste. Le due tele sono proposte al prezzo di cinquantamila lire: non c'è alcuna offerta. Il banditore abbassa il prezzo a quarantacinquemila, «altrimenti li gettiamo nella spazzatura», dice. L'operaio alza la mano e se li aggiudica. Se li porta nella casetta in cui abita a Torino, li appende in cucina a fargli compagnia nelle cene solitarie. Finalmente in pensione, si ricongiunge alla famiglia. Si trasferisce a casa sua in Sicilia. Armi, bagagli e i due quadri; li appende di nuovo in cucina. Ha la soddisfazione di poter mandare il figlio a studiare architettura all'università di Siracusa. Nell'estate del 2013 passa a trovarlo un amico di famiglia che ha occhio per l'arte e lo avverte: guarda che quei quadri che hai in cucina sono roba importante. Nei quarant'anni che li ha posseduti l'operaio non s'é mai posto il problema del valore che potessero avere. Gli piacevano, s'era affezionato a quei colori, oggi resi meno vividi dai fumi che, per forza, si alzano dai vapori delle pentole in ebollizione. In contatto con il Nucleo dei Carabinieri, l'amico di famiglia scatta alle tele due fotografie: non rientrano nella banca dati in possesso del Ntpc, cominciano le indagini. Si scopre che le opere furono oggetto di furto nel 1970; l'operaio viene convinto, attraverso il suo legale, a consegnarle. Non sappiamo se s'è mai morso le mani. Le due tele ora si trovano nel caveau dei Carabinieri a Roma ed il caso è nelle mani del Procuratore aggiunto della Procura di Roma, Giancarlo Capaldo, che ha aperto un'indagine penale a carico di ignoti. «Innegabile la buona fede dell'operaio e l'acquisto presso un'asta pubblica – ha detto il generale Mossa – Abbiamo sollecitato la polizia londinese, com'è prassi, per verificare l'eventuale esistenza di eredi Marks-Kennedy». Fuori dai denti, si fa il tifo per la restituzione delle due tele all'operaio Fiat. (Maria Tiziana Lemme – Il Mattino)