Storia di una ladra di libri allo Stabia Hall di Castellammare di Stabia

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Storia di una ladra di libri allo Stabia Hall di Castellammare di Stabia  , ieri sera, con le serate date intelligentemente dal nuovo gestore, Caracciolo, a cinque euro, il lunedì, martedì e mercoledì, è stato un film profondo e significativo, diretto da Brian Percival, con protagonisti Sophie Nélisse, Geoffrey Rush ed Emily Watson. Il film, ambientato nella Germania nazista al tempo delle persecuzioni contro gli ebrei, è tratto dall’omonimo romanzo dello scrittore australiano Markus Zusak, pubblicato in Italia da Frassinelli. La giovane Liesing ha solo nove anni quando è costretta a separarsi dalla madre per essere data in affidamento a una famiglia borghese di Molching, immaginaria cittadina della campagna tedesca. Il primo approccio della bambina nei confronti di questa comunità appare drammatico: il fratello di lei muore infatti all’improvviso, poco prima di conoscere i suoi genitori adottivi. Proprio durante il funerale di quest’ultimo, Liesing ruba il suo primo libro, dimenticato nella neve da uno dei becchini che avevano preso parte alla cerimonia. A partire da questo momento, la protagonista decide di assecondare il suo amore per la lettura prendendo “in prestito” tutti i volumi che le capitano a tiro. Nel frattempo, stringe una forte amicizia con Max, ragazzo di origine ebrea a cui suo padre ha offerto alloggio e protezione… Il romanzo sottolinea il ruolo centrale della lettura nel processo di formazione della nostra personalità. Il desiderio irrefrenabile che spinge Liesing alla ricerca di libri sempre nuovi si scontra infatti con la pretesa, comune ai regimi totalitari di qualsiasi colore politico, di addomesticare le menti proibendo la lettura di opere ritenute “scomode”. Secondo Zusak, sono soprattutto i libri a “salvare” chi li legge, non il contrario. Coraggiosa la scelta di affidare la narrazione alla personificazione stessa della morte, che incontra per la prima volta la protagonista durante il funerale del fratello e ne rimane colpita al punto tale da volerne raccontare la storia. Lo scrittore australiano riesce nell’intento di rappresentare questa inquietante presenza prescindendo dai tanti luoghi comuni che la vorrebbero spietata e del tutto priva di sentimenti, offrendo in tal modo un’originale chiave di lettura per l’intera vicenda.

Storia di una ladra di libri allo Stabia Hall di Castellammare di Stabia  , ieri sera, con le serate date intelligentemente dal nuovo gestore, Caracciolo, a cinque euro, il lunedì, martedì e mercoledì, è stato un film profondo e significativo, diretto da Brian Percival, con protagonisti Sophie Nélisse, Geoffrey Rush ed Emily Watson. Il film, ambientato nella Germania nazista al tempo delle persecuzioni contro gli ebrei, è tratto dall'omonimo romanzo dello scrittore australiano Markus Zusak, pubblicato in Italia da Frassinelli. La giovane Liesing ha solo nove anni quando è costretta a separarsi dalla madre per essere data in affidamento a una famiglia borghese di Molching, immaginaria cittadina della campagna tedesca. Il primo approccio della bambina nei confronti di questa comunità appare drammatico: il fratello di lei muore infatti all’improvviso, poco prima di conoscere i suoi genitori adottivi. Proprio durante il funerale di quest’ultimo, Liesing ruba il suo primo libro, dimenticato nella neve da uno dei becchini che avevano preso parte alla cerimonia. A partire da questo momento, la protagonista decide di assecondare il suo amore per la lettura prendendo "in prestito" tutti i volumi che le capitano a tiro. Nel frattempo, stringe una forte amicizia con Max, ragazzo di origine ebrea a cui suo padre ha offerto alloggio e protezione… Il romanzo sottolinea il ruolo centrale della lettura nel processo di formazione della nostra personalità. Il desiderio irrefrenabile che spinge Liesing alla ricerca di libri sempre nuovi si scontra infatti con la pretesa, comune ai regimi totalitari di qualsiasi colore politico, di addomesticare le menti proibendo la lettura di opere ritenute “scomode”. Secondo Zusak, sono soprattutto i libri a "salvare" chi li legge, non il contrario. Coraggiosa la scelta di affidare la narrazione alla personificazione stessa della morte, che incontra per la prima volta la protagonista durante il funerale del fratello e ne rimane colpita al punto tale da volerne raccontare la storia. Lo scrittore australiano riesce nell’intento di rappresentare questa inquietante presenza prescindendo dai tanti luoghi comuni che la vorrebbero spietata e del tutto priva di sentimenti, offrendo in tal modo un'originale chiave di lettura per l'intera vicenda.