Salerno. I detriti del vecchio pastificio Amato sepolti sotto una strada

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Salerno. I detriti del vecchio pastificio Amato, quello dove si voleva far nascere il complesso residenziale firmato Jean Nouvel, non sono finiti soltanto nel cantiere di piazza della Libertà, ma anche sotto la superficie di una strada interpoderale che collega la zona di Sant’Eustachio con la parte collinare della città. C’è anche questo nelle carte della Procura che ha chiuso le indagini sullo smaltimento illecito di rifiuti e si prepara a chiedere per 17 persone il rinvio a giudizio. Secondo le verifiche dei carabinieri del Noe, alcuni camion carichi di pietre e calcinacci sono partiti nel 2010 dallo stabilimento in demolizione a via Picenza per essere utilizzati «quale materiale di riempimento della realizzanda piazza della Libertà», altri sono stati invece dirottati verso via Santa Maria del Pumbolo, impiegati per un sottofondo stradale spesso dieci centimetri in una strada lunga settecento metri e larga tre e mezzo. Due ipotesi di smaltimento illecito di rifiuti, perché le ditte che lo hanno eseguito non erano autorizzate e perché non risultano seguite le obbligatorie procedura di vagliatura e pulitura del materiale. Tra i responsabili gli inquirenti hanno individuato i vertici della Esa, che si occupava dei lavori a piazza della Libertà e degli abbattimenti nel pastificio, e quelli della ditta Celentano che eseguiva le demolizioni in subappalto e avrebbe attuato lo smaltimento. Indagati sono anche i tecnici che dirigevano i lavori nei due cantieri e che secondo l’accusa hanno autorizzato la procedura irregolare: Sergio Delle Femine per lo stabilimento Amato e Paolo Baia per la piazza. Poi c’è l’altro fronte dell’inchiesta, quello per lo sversamento di terra e rocce scavate dalla Gepa costruzioni nel cantiere di Santa Teresa e portate senza autorizzazione in cave di Montecorvino Pugliano e Pellazzano. In tutto gli indagati sono 17: Gilberto Belcore (Esa costruzioni), Paolo Baia (direttore lavori), Mario Califano (omonima ditta di movimento terra), Giuseppe e Luigi Celentano (snc “Fratelli Celentano”), Sergio Delle Femine (direttore lavori nel vecchio pastificio Amato), Armando ed Enrico Esposito (Esa costruzioni), Antonella Iannone (Meca srl, gestore della cava a Pellazzano), Pietro Marchesano (Alpi srl gestore della cava a Montecorvino Pugliano), Franco Marrazzo (Gepa costruzioni), Alberto Picentino (Alpi srl), Bruno Picentino (Sarno costruzioni) Antonio Ragusa (tecnico comunale), Candida Sansone (Sarno costruzioni), Salvatore Costantino (operaio), Nicola Giuseppe Grimaldi (responsabile di cantiere). Gli ultimi due rispondono solo per lo sversamento a terra delle acque di lavaggio delle betoniere. (Clemy De Maio – La Città di Salerno)

Salerno. I detriti del vecchio pastificio Amato, quello dove si voleva far nascere il complesso residenziale firmato Jean Nouvel, non sono finiti soltanto nel cantiere di piazza della Libertà, ma anche sotto la superficie di una strada interpoderale che collega la zona di Sant’Eustachio con la parte collinare della città. C’è anche questo nelle carte della Procura che ha chiuso le indagini sullo smaltimento illecito di rifiuti e si prepara a chiedere per 17 persone il rinvio a giudizio. Secondo le verifiche dei carabinieri del Noe, alcuni camion carichi di pietre e calcinacci sono partiti nel 2010 dallo stabilimento in demolizione a via Picenza per essere utilizzati «quale materiale di riempimento della realizzanda piazza della Libertà», altri sono stati invece dirottati verso via Santa Maria del Pumbolo, impiegati per un sottofondo stradale spesso dieci centimetri in una strada lunga settecento metri e larga tre e mezzo. Due ipotesi di smaltimento illecito di rifiuti, perché le ditte che lo hanno eseguito non erano autorizzate e perché non risultano seguite le obbligatorie procedura di vagliatura e pulitura del materiale. Tra i responsabili gli inquirenti hanno individuato i vertici della Esa, che si occupava dei lavori a piazza della Libertà e degli abbattimenti nel pastificio, e quelli della ditta Celentano che eseguiva le demolizioni in subappalto e avrebbe attuato lo smaltimento. Indagati sono anche i tecnici che dirigevano i lavori nei due cantieri e che secondo l’accusa hanno autorizzato la procedura irregolare: Sergio Delle Femine per lo stabilimento Amato e Paolo Baia per la piazza. Poi c’è l’altro fronte dell’inchiesta, quello per lo sversamento di terra e rocce scavate dalla Gepa costruzioni nel cantiere di Santa Teresa e portate senza autorizzazione in cave di Montecorvino Pugliano e Pellazzano. In tutto gli indagati sono 17: Gilberto Belcore (Esa costruzioni), Paolo Baia (direttore lavori), Mario Califano (omonima ditta di movimento terra), Giuseppe e Luigi Celentano (snc “Fratelli Celentano”), Sergio Delle Femine (direttore lavori nel vecchio pastificio Amato), Armando ed Enrico Esposito (Esa costruzioni), Antonella Iannone (Meca srl, gestore della cava a Pellazzano), Pietro Marchesano (Alpi srl gestore della cava a Montecorvino Pugliano), Franco Marrazzo (Gepa costruzioni), Alberto Picentino (Alpi srl), Bruno Picentino (Sarno costruzioni) Antonio Ragusa (tecnico comunale), Candida Sansone (Sarno costruzioni), Salvatore Costantino (operaio), Nicola Giuseppe Grimaldi (responsabile di cantiere). Gli ultimi due rispondono solo per lo sversamento a terra delle acque di lavaggio delle betoniere. (Clemy De Maio – La Città di Salerno)

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