SALERNO EQUITALIA MIGLIAIA DI CARTELLE NON NOTIFICATE AL COMUNE

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Mai consegnate migliaia di cartelle
di Gianni Giannattasio Una vergogna! Non c’è altro vocabolo, a voler essere generosi, per definire quanto sta accadendo in città ai danni di migliaia di cittadini-utenti. Una stima esatta non è stata fatta, ma corre voce che gli avvisi di pagamento depositati da Equitalia presso la casa comunale negli ultimi 6-7 mesi sarebbero addirittura più di ventimila. Una cosa è certa: negli uffici dell’archivio, a Palazzo di Città, ogni giorno arrivano centinaia di cittadini per ritirare questi avvisi di pagamento. Si tratta di pagamenti di imposte, tasse e multe non pagate i per le quali il Comune ha passato la pratica ad Equitalia affinché provveda a recuperare il credito vantato dall’ente. La normativa, e qui cominciano le note dolenti, obbliga la società di riscossione, in questo caso Equitalia, alla notifica del cosiddetto “ruolo” all’interessato presso l’abitazione in cui ha il domicilio. A quanto sembra Equitalia si è affidata a Poste Italiane per eseguire questo servizio che, a sua volta, potrebbe averlo appaltato a terzi. Premesso che questo lavoro dovrebbe essere effettuato da personale abilitato, cioè da messi notificatori, la procedura vorrebbe che a casa del destinario si presenti una persona per notificare la richiesta di pagamento. Nel caso in cui a casa non c’è nessuno, la società di riscossione è tenuta a lasciare o ad inviare nei giorni immediamente successivi una comunicazione di mancato recapito e ad indicare il luogo presso cui provvedere al ritiro. Primi interrogativi: possibile che migliaia e migliaia di persone non siano state trovate a casa? I messi notificatori hanno davvero bussato alle porte dei contribuenti? Equitalia, o chi per essa, ha provveduto a lasciare nella buca delle lettere la comunicazione del mancato recapito o, a stretto giro di posta, ad inviare una comunicazione in cui indicava dove provvedere al ritiro? Parlando con i contribuenti, che a centinaia si recano ogni mattina al Comune, si scopre che solo qualche giorno prima hanno ricevuto l’avviso a recarsi presso l’archivio del Comune; che l’avviso non porta alcuna data e che la documentazione che gli interessava era stata depositata a Palazzo di Città almeno sei o sette mesi prima. In pratica sono venuti a conoscenza a distanza di mesi del deposito presso il Comune di un atto che li riguardava e per il quale in predenza non avevano ricevuto alcuna comunicazione. E al danno si aggiunge la beffa, perché non ci sono neanche più i termini per contestare l’atto, cosa che va fatta entro sessanta giorni dalla notifica, Come se non bastasse, essendo trascorsi mesi dal deposito al Comune, quasi certamente gli chiederanno di pagare anche spese per interessi e mora. Ci si dovrebbe difendere con un’azione legale, ma siccome il più delle volte si tratta di piccole somme, gli interessati preferiscono pagare e mettere la parola fine alla spiacevole vicenda. Altro interrogativo: è legittima una comunicazione senza alcun timbro che riporti la data di spedizione? Ma c’è di più: per chi sa quale infernale meccanismo ai destinatari era giunta anche una comunicazione delle Poste, per cui molti si sono sobbarcato l’onere di due file, di cui la prima infruttuosa all’ufficio postale solo per apprendere che l’atto era stato depositato al Comune. Intanto, solo nella giornata di ieri sul sito istituzionale del Comune di Salerno sono comparsi tre elenchi per complessivi 109 nominativi, per deposito di atti effettuati da Poste Italiane per conto di Equitalia lo scorso 28 marzo. Dunque l’obbligo di pubblicazione è stato rispettato, ma glili elenchi sul sito restano in visione un solo giorno. Si può pretendere dai cittadini di andare a consultare ogni giorno il sito del Comune per sapere se è stato depositato un atto a loro nome? Chissà quando queste 109 persone riceveranno da Equitalia e Poste Italiane l’avviso che li riguarda?Mai consegnate migliaia di cartelle
di Gianni Giannattasio Una vergogna! Non c’è altro vocabolo, a voler essere generosi, per definire quanto sta accadendo in città ai danni di migliaia di cittadini-utenti. Una stima esatta non è stata fatta, ma corre voce che gli avvisi di pagamento depositati da Equitalia presso la casa comunale negli ultimi 6-7 mesi sarebbero addirittura più di ventimila. Una cosa è certa: negli uffici dell’archivio, a Palazzo di Città, ogni giorno arrivano centinaia di cittadini per ritirare questi avvisi di pagamento. Si tratta di pagamenti di imposte, tasse e multe non pagate i per le quali il Comune ha passato la pratica ad Equitalia affinché provveda a recuperare il credito vantato dall’ente. La normativa, e qui cominciano le note dolenti, obbliga la società di riscossione, in questo caso Equitalia, alla notifica del cosiddetto “ruolo” all’interessato presso l’abitazione in cui ha il domicilio. A quanto sembra Equitalia si è affidata a Poste Italiane per eseguire questo servizio che, a sua volta, potrebbe averlo appaltato a terzi. Premesso che questo lavoro dovrebbe essere effettuato da personale abilitato, cioè da messi notificatori, la procedura vorrebbe che a casa del destinario si presenti una persona per notificare la richiesta di pagamento. Nel caso in cui a casa non c’è nessuno, la società di riscossione è tenuta a lasciare o ad inviare nei giorni immediamente successivi una comunicazione di mancato recapito e ad indicare il luogo presso cui provvedere al ritiro. Primi interrogativi: possibile che migliaia e migliaia di persone non siano state trovate a casa? I messi notificatori hanno davvero bussato alle porte dei contribuenti? Equitalia, o chi per essa, ha provveduto a lasciare nella buca delle lettere la comunicazione del mancato recapito o, a stretto giro di posta, ad inviare una comunicazione in cui indicava dove provvedere al ritiro? Parlando con i contribuenti, che a centinaia si recano ogni mattina al Comune, si scopre che solo qualche giorno prima hanno ricevuto l’avviso a recarsi presso l’archivio del Comune; che l’avviso non porta alcuna data e che la documentazione che gli interessava era stata depositata a Palazzo di Città almeno sei o sette mesi prima. In pratica sono venuti a conoscenza a distanza di mesi del deposito presso il Comune di un atto che li riguardava e per il quale in predenza non avevano ricevuto alcuna comunicazione. E al danno si aggiunge la beffa, perché non ci sono neanche più i termini per contestare l’atto, cosa che va fatta entro sessanta giorni dalla notifica, Come se non bastasse, essendo trascorsi mesi dal deposito al Comune, quasi certamente gli chiederanno di pagare anche spese per interessi e mora. Ci si dovrebbe difendere con un’azione legale, ma siccome il più delle volte si tratta di piccole somme, gli interessati preferiscono pagare e mettere la parola fine alla spiacevole vicenda. Altro interrogativo: è legittima una comunicazione senza alcun timbro che riporti la data di spedizione? Ma c’è di più: per chi sa quale infernale meccanismo ai destinatari era giunta anche una comunicazione delle Poste, per cui molti si sono sobbarcato l’onere di due file, di cui la prima infruttuosa all’ufficio postale solo per apprendere che l’atto era stato depositato al Comune. Intanto, solo nella giornata di ieri sul sito istituzionale del Comune di Salerno sono comparsi tre elenchi per complessivi 109 nominativi, per deposito di atti effettuati da Poste Italiane per conto di Equitalia lo scorso 28 marzo. Dunque l’obbligo di pubblicazione è stato rispettato, ma glili elenchi sul sito restano in visione un solo giorno. Si può pretendere dai cittadini di andare a consultare ogni giorno il sito del Comune per sapere se è stato depositato un atto a loro nome? Chissà quando queste 109 persone riceveranno da Equitalia e Poste Italiane l’avviso che li riguarda?

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