LE VIE DELLA CROCE – Sede FAI di Salerno via Porta Catena 50 – Mercoledì 2 aprile 2014 ore 18,00 –

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Vernissage Mercoledì 2 aprile 2014 ore 18,00
Le opere resteranno esposte il mercoledì ed il venerdì dalle 18,00 alle 20,00 tutto il mese di Aprile
LE IMMAGINI E LE COSE di Antonio Trucillo
Le vie della croce sono le vie del linguaggio e il linguaggio può essere morte e resurrezione.
Queste nuove opere di Giacomo Palladino, non lontane cronologicamente dal mirabile presepe dipinto allestito quest’inverno a Minori, segnano un ulteriore scavo dell’artista alla ricerca del suo senso e di un senso non certo ultimativo ma almeno perentorio della sua pittura.
Attraverso una decina di dense tavole, Palladino ripercorre un suo personale itinerario segnato dalle stazioni tradizionalmente intese della Via Crucis combinate con un interpolazione di figure tradite dalla tradizione secolare dei battenti. Si che il discorso più ortodossamente iconografico del pianto delle pie donne, o della salita al Calvario, o dello stesso dramma della crocefissione è intercalato senza stridore con il discorso parallelo della bianchezza quasi spettrale della veste dei penitenti, sorta di controcanto necessario e complementare alla virtù stessa della rappresentazione. Si, perché quest’ultima è resa possibile dall’artista solo facendo accavallare più discorsi che, da diacronici nei vari strati di sedimentazione della memoria, diventano sincronici nell’atto della creazione.Vernissage Mercoledì 2 aprile 2014 ore 18,00
Le opere resteranno esposte il mercoledì ed il venerdì dalle 18,00 alle 20,00 tutto il mese di Aprile
LE IMMAGINI E LE COSE di Antonio Trucillo
Le vie della croce sono le vie del linguaggio e il linguaggio può essere morte e resurrezione.
Queste nuove opere di Giacomo Palladino, non lontane cronologicamente dal mirabile presepe dipinto allestito quest’inverno a Minori, segnano un ulteriore scavo dell’artista alla ricerca del suo senso e di un senso non certo ultimativo ma almeno perentorio della sua pittura.
Attraverso una decina di dense tavole, Palladino ripercorre un suo personale itinerario segnato dalle stazioni tradizionalmente intese della Via Crucis combinate con un interpolazione di figure tradite dalla tradizione secolare dei battenti. Si che il discorso più ortodossamente iconografico del pianto delle pie donne, o della salita al Calvario, o dello stesso dramma della crocefissione è intercalato senza stridore con il discorso parallelo della bianchezza quasi spettrale della veste dei penitenti, sorta di controcanto necessario e complementare alla virtù stessa della rappresentazione. Si, perché quest’ultima è resa possibile dall’artista solo facendo accavallare più discorsi che, da diacronici nei vari strati di sedimentazione della memoria, diventano sincronici nell’atto della creazione.

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