IL CRESCENT NON E’ ABUSIVO. IL CONSIGLIO DI STATO LO SALVA

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Il Crescent non è abusivo, non va abbattuto, ma tocca alla Sopraintendenza, e non al comune di Salerno, rilasciare una nuova autorizzazione paesaggistica essendo nullo il provvedimento posto in essere nelle scorse settimane da Palazzo di Città. Questa in estrema sintesi, al netto di tutti i tecnicismi propri di una sentenza amministrativa, quanto deciso dal Consiglio di Stato in merito all’ormai datata querelle. Una sentenza che, come sempre avviene quando c’è di mezzo il Crescent, non decreta né vinti, né vincitori. Infatti esultano tutti, tutti gridano alla vittoria. E’ la classica storia del bicchiere: gli attivisti di Italia Nostra lo vedono mezzo vuoto e puntano la loro attenzione sul fatto che sia stata bocciata dal Consiglio di Stato l’iniziativa del Comune di Salerno che tendeva, in qualche modo, a sostituirsi alla sopraintendenza per sdoganare definitivamente l’emiciclo disegnato da Bofill. Ma tirano un sospiro di sollievo anche i realizzatori dell’opera. La Crescent srl si è vista riconoscere dal Consiglio di Stato l’assoluta correttezza del procedimento tecnico-amministrativo seguito negli anni, soprattutto la non abusività dell’edificio. “Non sussistono – si legge nelle motivazioni – ostacoli normativi al riesercizio del potere pubblico mediante l’adozione di nuovi atti di autorizzazione paesaggistica, in quanto il divieto di sanatoria di opere realizzate in aree vincolate per legge non è applicabile nel caso in cui nel momento della realizzazione dell’opera il titolo abilitativo era stato rilasciato ed è stato solo successivamente annullato”. In pratica la palla passa nuovamente alla sopraintendenza chiamata a riformulare il parere paesaggistico sulla base di quelli che saranno i documenti forniti dal Comune di Salerno; per dirla in breve bisognerà rifare l’iter burocratico – che si pensava impossibile – una volta ottenuti i documenti necessari. La sopraintendenza avrà quarantacinque giorni di tempo per esprimersi potendo, ed è questo il grande elemento di novità racchiuso nel dispositivo del Consiglio di Stato, presentare delle prescrizioni alle quali bisognerà necessariamente conformarsi. Quali? Difficilmente potrà, ad esempio, prescrivere un abbassamento della quota, mentre potrebbe, ad esempio vietare la realizzazione delle due torri esterne quelle che nel progetto originario dovrebbero ospitare uffici comunali da una parte e sede dell’autorità portuale dall’altra…ma siamo, appunto, alle ipotesi, alle congetture! Di concreto c’è una sentenza, un dettato del supremo organo di giustizia amministrativa, che, inizialmente colto dagli attivisti anti-Crescent come un segnale inconfutabile di vittoria, oggi attraverso una serena e attenta lettura del assume ben altro significato.Il Crescent non è abusivo, non va abbattuto, ma tocca alla Sopraintendenza, e non al comune di Salerno, rilasciare una nuova autorizzazione paesaggistica essendo nullo il provvedimento posto in essere nelle scorse settimane da Palazzo di Città. Questa in estrema sintesi, al netto di tutti i tecnicismi propri di una sentenza amministrativa, quanto deciso dal Consiglio di Stato in merito all’ormai datata querelle. Una sentenza che, come sempre avviene quando c’è di mezzo il Crescent, non decreta né vinti, né vincitori. Infatti esultano tutti, tutti gridano alla vittoria. E’ la classica storia del bicchiere: gli attivisti di Italia Nostra lo vedono mezzo vuoto e puntano la loro attenzione sul fatto che sia stata bocciata dal Consiglio di Stato l’iniziativa del Comune di Salerno che tendeva, in qualche modo, a sostituirsi alla sopraintendenza per sdoganare definitivamente l’emiciclo disegnato da Bofill. Ma tirano un sospiro di sollievo anche i realizzatori dell’opera. La Crescent srl si è vista riconoscere dal Consiglio di Stato l’assoluta correttezza del procedimento tecnico-amministrativo seguito negli anni, soprattutto la non abusività dell’edificio. “Non sussistono – si legge nelle motivazioni – ostacoli normativi al riesercizio del potere pubblico mediante l’adozione di nuovi atti di autorizzazione paesaggistica, in quanto il divieto di sanatoria di opere realizzate in aree vincolate per legge non è applicabile nel caso in cui nel momento della realizzazione dell’opera il titolo abilitativo era stato rilasciato ed è stato solo successivamente annullato”. In pratica la palla passa nuovamente alla sopraintendenza chiamata a riformulare il parere paesaggistico sulla base di quelli che saranno i documenti forniti dal Comune di Salerno; per dirla in breve bisognerà rifare l’iter burocratico – che si pensava impossibile – una volta ottenuti i documenti necessari. La sopraintendenza avrà quarantacinque giorni di tempo per esprimersi potendo, ed è questo il grande elemento di novità racchiuso nel dispositivo del Consiglio di Stato, presentare delle prescrizioni alle quali bisognerà necessariamente conformarsi. Quali? Difficilmente potrà, ad esempio, prescrivere un abbassamento della quota, mentre potrebbe, ad esempio vietare la realizzazione delle due torri esterne quelle che nel progetto originario dovrebbero ospitare uffici comunali da una parte e sede dell’autorità portuale dall’altra…ma siamo, appunto, alle ipotesi, alle congetture! Di concreto c’è una sentenza, un dettato del supremo organo di giustizia amministrativa, che, inizialmente colto dagli attivisti anti-Crescent come un segnale inconfutabile di vittoria, oggi attraverso una serena e attenta lettura del assume ben altro significato.