Vico Equense la storia della funivia del Faito

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Vico Equense – «La prima grande funivia delle nostre regioni, ideata dai nostri tecnici, costruita dalle nostre maestranze, e destinata ad aumentare le attrazioni della plaga partenopea, di cui Monte Faito è una delle più attraenti, maliose perle». Così la definivano i giornali nel ’52. E’ stata una delle più grandi innovazioni nell’ambito dei trasporti territoriali dell’epoca; oggi è ferma e il suo futuro è a rischio. La funivia di monte Faito è stata aperta al pubblico il 24 agosto 1952 con lo scopo prevalentemente turistico di collegare la montagna con la linea costiera. La stazione a valle è stata creata nei pressi di quella della Circumvesuviana di Castellammare di Stabia, sulla linea Napoli-Sorrento con l’obiettivo di creare un ottimo interscambio tra treno e funivia. Il mezzo permetteva in 8 minuti di raggiungere la montagna, rendendola accessibile a tutti. Le cabine erano due e partivano in contemporanea dalle due stazioni, con una capacità di trasporto di 35 persone; una capienza che garantiva una portata di 500 utenti l’ora. «Attraverso la funivia, il Faito sarà la meta preferita di tutti i turisti: diventerà come Capri e Pompei, come il Vesuvio, Paestum ed Ercolano questo angolo divino, dove tutto sembra circonfuso di sogno e donde spicca la bellezza ineguagliabile del mare di Napoli». Così scrivevano i giornali di un veicolo che aveva tutte le potenzialità per dare un nuovo impulso al turismo. Il «polmone verde» della penisola è, infatti, presto diventato una delle mete turistiche più ambite del territorio: dai soggiorni lunghi alle gite del fine settimana. Nel 1960, nella giornata di Ferragosto, si è verificato l’unico incidente che riguarda l’impianto: al primo cavalletto, la cabina proveniente da Faito, probabilmente per l’alta velocità, si è sganciata dai fili di trazione, schiantandosi sui binari della ferrovia sottostante e provocando la morte di due persone.

Dopo tale incidente sono stati necessari lavori di manutenzione che hanno portato anche alla sostituzione delle due cabine, il cui colore è cambiato: da avorio e rosso in celeste. La vita della funivia è, poi, trascorsa tranquilla fino al 1988 quando sono cominciati i lavori di ammodernamento finanziati sia dalla Regione Campania che dal Ministero dei trasporti per un totale di circa 3miliardi e mezzo di lire. L’impianto è stato riaperto nel 1990 e le vetture sono state nuovamente cambiate, questa volta in livrea grigia con righe rosse e il simbolo della Circumvesuviana sia sulla fiancata anteriore che quella posteriore. La funivia era abitualmente in funzione dal 1º aprile al 31 ottobre. I giorni di maggiore affluenza erano quelli di pasquetta, 25 aprile, 1° maggio, ferragosto. Un collegamento importante, dunque, sia per i visitatori che per gli abitanti della montagna. Circa un centinaio le persone che vivono lì, 8 gli esercizi commerciali attivi tra cui bar, rifugi e ristoranti, numerosi i tecnici delle stazioni di ripetizione dei segnali Rai e Mediaset che ogni giorno si recano sulla montagna. Dopo 60 anni di attività nel settembre del 2012 la funivia ha avuto uno stop e nessuno ha più potuto usufruire del servizio. Tutti speravano in una chiusura temporanea ma oggi il rischio di vederla morire è alto. Di quel tanto decantato «gioiello» oggi nessuno si vuole più occupare.Fonte: Ilenia De Rosa da Il MattinoVico Equense – «La prima grande funivia delle nostre regioni, ideata dai nostri tecnici, costruita dalle nostre maestranze, e destinata ad aumentare le attrazioni della plaga partenopea, di cui Monte Faito è una delle più attraenti, maliose perle». Così la definivano i giornali nel ’52. E’ stata una delle più grandi innovazioni nell’ambito dei trasporti territoriali dell’epoca; oggi è ferma e il suo futuro è a rischio. La funivia di monte Faito è stata aperta al pubblico il 24 agosto 1952 con lo scopo prevalentemente turistico di collegare la montagna con la linea costiera. La stazione a valle è stata creata nei pressi di quella della Circumvesuviana di Castellammare di Stabia, sulla linea Napoli-Sorrento con l’obiettivo di creare un ottimo interscambio tra treno e funivia. Il mezzo permetteva in 8 minuti di raggiungere la montagna, rendendola accessibile a tutti. Le cabine erano due e partivano in contemporanea dalle due stazioni, con una capacità di trasporto di 35 persone; una capienza che garantiva una portata di 500 utenti l’ora. «Attraverso la funivia, il Faito sarà la meta preferita di tutti i turisti: diventerà come Capri e Pompei, come il Vesuvio, Paestum ed Ercolano questo angolo divino, dove tutto sembra circonfuso di sogno e donde spicca la bellezza ineguagliabile del mare di Napoli». Così scrivevano i giornali di un veicolo che aveva tutte le potenzialità per dare un nuovo impulso al turismo. Il «polmone verde» della penisola è, infatti, presto diventato una delle mete turistiche più ambite del territorio: dai soggiorni lunghi alle gite del fine settimana. Nel 1960, nella giornata di Ferragosto, si è verificato l’unico incidente che riguarda l’impianto: al primo cavalletto, la cabina proveniente da Faito, probabilmente per l’alta velocità, si è sganciata dai fili di trazione, schiantandosi sui binari della ferrovia sottostante e provocando la morte di due persone.

Dopo tale incidente sono stati necessari lavori di manutenzione che hanno portato anche alla sostituzione delle due cabine, il cui colore è cambiato: da avorio e rosso in celeste. La vita della funivia è, poi, trascorsa tranquilla fino al 1988 quando sono cominciati i lavori di ammodernamento finanziati sia dalla Regione Campania che dal Ministero dei trasporti per un totale di circa 3miliardi e mezzo di lire. L’impianto è stato riaperto nel 1990 e le vetture sono state nuovamente cambiate, questa volta in livrea grigia con righe rosse e il simbolo della Circumvesuviana sia sulla fiancata anteriore che quella posteriore. La funivia era abitualmente in funzione dal 1º aprile al 31 ottobre. I giorni di maggiore affluenza erano quelli di pasquetta, 25 aprile, 1° maggio, ferragosto. Un collegamento importante, dunque, sia per i visitatori che per gli abitanti della montagna. Circa un centinaio le persone che vivono lì, 8 gli esercizi commerciali attivi tra cui bar, rifugi e ristoranti, numerosi i tecnici delle stazioni di ripetizione dei segnali Rai e Mediaset che ogni giorno si recano sulla montagna. Dopo 60 anni di attività nel settembre del 2012 la funivia ha avuto uno stop e nessuno ha più potuto usufruire del servizio. Tutti speravano in una chiusura temporanea ma oggi il rischio di vederla morire è alto. Di quel tanto decantato «gioiello» oggi nessuno si vuole più occupare.Fonte: Ilenia De Rosa da Il Mattino

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